Caccia alla Chimera – CAPITOLO 19

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Mussi si allontanò all’esterno dello studio dopo aver chiesto con notevole gentilezza a Franco Sereni un suo formale consenso.

Dopo alcuni minuti tornò con un baule metallico di forma piuttosto strana, simile a quella adottata per certi strumenti musicali.
Prima di aprire il contenitore guardò negli occhi Sereni ed iniziò un breve chiarimento introduttivo a quella che in seguito sarebbe risultata la più imprevedibile delle possibili spiegazioni della morte di Magnusson.
               Toren dopo il rapimento, chiamiamolo pure così perché in effetti questo è stato specialmente nei confronti di Samuel, era rimasto a Stoccolma dove aveva continuato a lavorare come infermiere professionale.
Quando la sua malattia lo aveva costretto alla quasi totale immobilità Magnusson aveva quindi richiamato il suo ex-collaboratore per farsi assistere negli ultimi giorni di vita; da scienziato ormai sapeva benissimo di essere giunto al capolinea.
Toren gli è stato accanto per quasi un anno finché un giorno Samuel gli ha chiesto di convocare un giornalista televisivo perché avrebbe voluto fare quell’appello che lei conosce benissimo.
               Sì certo! Quello del servizio di Lisa Betty Foster, la nostra collega di You Globe.
               Già, proprio lei. E fu proprio Toren a scegliere quella giornalista, signor Sereni….. le dice nulla?
 
Ferdinando Mussi, battendo leggermente la mano destra sullo strano astuccio di metallo ed in quel profondo silenzio che era piombato nella stanza, puntò nuovamente il suo sguardo magnetico verso gli occhi di Sereni che ne rimase quasi dominato; un turbine di ipotesi, di volti conosciuti, di possibili omicidi gli girò improvvisamente nella testa.
Scelse a quel punto di giungere alla verità passo dopo passo, se no l’impatto con tutta la realtà sarebbe risultato sconvolgente, almeno in quel momento di piena confusione per il suo animo.
 
               Torniamo però alla morte di Magnusson, per ora approfondiamo questa storia.
               Come vuole lei.
Toren mi chiamò una sera per raccontarmi l’evoluzione della malattia di Magnusson e da dove era nato quell’appello televisivo legato alla speranza di poter rivedere il figlio.
Il giorno dopo presi il primo volo per Stoccolma, avevo visto la sua invocazione in TV ed ero preoccupato dall’evolversi della malattia dell’amico e da quel suo desiderio che sembrava essere proprio l’ultimo, quindi da esaudire a tutti i costi.
               Capisco – disse Sereni inclinando la testa.
               Quando ci trovammo faccia a faccia, dopo quaranta anni, abbiamo pianto come bambini, ma la commozione non mi spinse comunque a rivelargli nulla.
Così come riteneva Toren, anche per me confessare a quell’uomo in fin di vita il nostro tradimento sarebbe stato inutile e devastante per il suo spirito.
Poi arrivò anche Polasacra, che fino a quel momento sembrava sparito dalla faccia della terra, e la nostra emozione arrivò all’apice. Ci sentivamo un po’ come quei vecchi compagni di liceo che si rincontrano a distanza di quarant’anni dal diploma.
Alla fine del nostro incontro però venne fuori un’altra sua richiesta che ci lasciò senza parole.
In Svezia l’eutanasia è stata legalizzata dalla locale Autorità Nazionale nel 2010, quindi per Magnusson, svedese e malato terminale, la scelta appariva del tutto plausibile. Toren, anche lui svedese e abituato a situazioni similari, dopo un primo shock dovuto al fatto che la richiesta gli era stata formalizzata da un amico, si mise comunque a disposizione.
Polasacra, abituato solo a mettere al mondo la gente, rimase sconvolto al solo pensiero di dover andare, anche se solo per una volta, nel senso opposto a quello della vita, pur considerando più che giustificabile il desiderio dell’amico di farla finita.
Per me fu diverso, molto diverso. Io sono italiano, cristiano e conservatore. Aggiunga che ho una certa età e queste evoluzioni della nostra società non riesco più ad affrontarle con la stessa elasticità di una volta.
Esistono degli assiomi etici ai quali ho sempre creduto, adeguarmi ora a tutte le deroghe imposte dai tempi e ad una umanità certamente più matura, mi risulta sinceramente difficile.
               Quindi lei non accettò.
               No, accettai…..ci pensai, fui travolto dagli scrupoli di coscienza, dall’idea di dover fare ancora del male ad un amico….ma accettai. Mi resi conto che le sue sofferenze erano diventate insostenibili, non doveva essere così per un essere umano.
Fu in quel preciso momento che pensai, dopo ben quarant’anni, a quale era stato il reale stimolo che aveva avuto Magnusson nel compimento del progetto Chimera, aveva avuto forse una profetica visione della fine dolorosa che l’avrebbe aspettato in futuro, suo figlio quindi non doveva essere così, non avrebbe dovuto soffrire in alcun modo.
Anche se le sacre scritture parlano di un uomo generato a immagine e somiglianza del suo creatore, Magnusson sapendo invece che dolore e patimenti sono sempre state componenti primarie della vita di ogni essere vivente, voleva che la sua creatura fosse migliore, più forte … forse anche …più simile a Dio, come doveva essere e non era stato. 
Solo in quel momento, di fronte a quell’uomo che voleva morire, compresi il vero significato della nascita di Richard.
A tutti questi nostri pensieri però si aggiungeva anche la difficoltà di operare senza far venire fuori la vecchia storia della Chimera. Dovevamo depistare a tutti i costi i giornalisti; la polizia svedese non avrebbe di certo indagato essendo legale l’eutanasia ma i giornali e le TV, dopo quel pubblico appello, avrebbero scandagliato persino i fondali di quella storia.
Pensai così di nascondere l’eutanasia di Magnusson sfruttando proprio la natura misteriosa della Chimera; avrei dato in pasto al mostro la verità della chiusura sacrosanta di un’esistenza a sua volta preda del dolore e della sofferenza.
La giudicai una buona idea, e la proposi a tutti anche senza studiare molto sui particolari che invece furono definiti in seguito.
         Accettarono, anche Magnusson che in fondo del “dopo” aveva a cuore solo il benessere di suo figlio.
         Ci lasciammo così con la promessa di ritornare a Stoccolma la settimana successiva, più organizzati e pronti per poter realizzare quel desiderio finale del nostro amico.
               E’ stata proprio in quella settimana di buco, prima del vostro ritorno in Svezia, che Mastrelli ha effettuato quelle sue due interviste televisive per il suo programma.
               Sì, esattamente. Quando tornai qui a Firenze pensai di avvertire anche Ester Serrano che venne a trovarmi due giorni dopo. Di certo non potevamo discutere di quella cosa per telefono ed Ester, che è stata sempre imprevedibile e fattiva, mi anticipò nella visita, intendevo infatti andare io a Göteborg, ma non fu così.
Rimase un solo giorno a Firenze, ma fu sufficiente a farci elaborare quel piano di depistaggio che lei ormai avrà intuito. Poi tornò nel suo B&B.
               Quindi la Serrano non era presente quando siete tornati a Stoccolma per concedere l’eutanasia a Magnusson.
               No, fu un incarico che ci siamo accollati noi soli, in quanto destinatari diretti dell’ultimo desiderio di Samuel; l’aveva chiesto solo a noi tre, e dovevamo essere noi tre da soli a curare l’operazione finale.
Arrivammo così la settimana seguente a Stoccolma, armati di tutto punto. Polasacra dal Brasile con tutta la sua perizia medica da utilizzare all’incontrario rispetto a quanto aveva fatto per tutta una vita, e io con questo bagaglio, debitamente schermato all’interno con componentistica da laboratorio di radiologia per nascondere il reale contenuto ai metaldetector degli aeroporti.
 
Mussi raccontò dunque a Sereni tutti i particolari di quel drammatico momento in cui lui, Toren e Polasacra praticarono l’eutanasia a Samuel Magnusson. Erano due dottori di fama internazionale ed un espertissimo infermiere professionale, lo scienziato svedese non poteva avere migliore assistenza per quella sua scelta finale.

Prima dell’ultimo saluto però i tre amici gli rivelarono l’identità segreta della Chimera e Magnusson volle scrivere una breve lettera da consegnare dopo la sua morte a Richard, ma solo nel caso in cui la verità fosse venuta a galla in futuro.

Se ne andò con un sorriso, a chiunque sarebbe sembrata una smorfia, una ennesima manifestazione di quel dolore che l’aveva accompagnato negli ultimi tempi, ma i suoi tre amici ne compresero il vero significato, era proprio una rivelazione somatica di quella serenità che lo pervadeva nell’ultimo atto della sua vita.
Aveva raggiunto finalmente gli obiettivi principali della sua intera esistenza, la chimera non era più tale, suo figlio avrebbe continuato ad esistere proprio come aveva voluto con tanta determinazione e per lui, dopo tanto tempo, finalmente non c’era più nessun dolore.
 
Sereni tornò a Milano.
Tutto ormai gli appariva diverso, e non certo per quello stolto continuo cambiamento che la nostra schizofrenica umanità ci impone da una decina d’anni in funzione di stolte necessità di mercato o di demagogiche scelte politiche.
Era proprio tutto diverso: la sua voglia di fare carriera sembrava essersi disfatta, i suoi concetti sui corretti rapporti sociali erano cambiati profondamente, le sue convinzioni etiche totalmente modificate, la stessa idea di vita non era più quella di prima, e soprattutto si rendeva conto che, una volta divulgata per intero quella storia, chiunque al mondo avrebbe modificato di conseguenza il proprio pensiero, anche se con finalità diverse.
Pensò alla profezia di Nostradamus, tanto cara a Mastrelli:
 
Quando i venti precederanno per tre volte i Cavalieri dell’Apocalisse,
Uomo e bestia insieme, si mostreranno dopo lungo errare.
L’illusione della scienza farà grande scandalo,
Ma la fine riunirà speranze e frutti della grande caccia.
 
Era avvenuto proprio tutto ciò che era stato previsto nella famosa quartina, ormai decodificata:
Nel duemiladodici
un uomo, con i geni di un animale nel suo DNA,
si presenterà dopo quarant’anni dalla sua nascita.
L’idea della scienza di creare un uomo perfetto farà scalpore,
Ma alla fine della storia (nel 2012), la grande ricerca scientifica
(ma anche quella mediatica di stampa e TV), farà scoprire al mondo
che è possibile aumentare a dismisura le aspettative umane di vita (speranze)
proprio per quel risultato della sperimentazione scientifica (frutto)
che ne possiede pienamente la capacità
 
Franco pensò a come YouGlobe avrebbe potuto dare questa notizia sconvolgente, a come le cose sarebbero cambiate per tutti, già dal giorno dopo.
Cosa sarebbe accaduto nel momento in cui ogni uomo avesse preso coscienza di poter allungare la propria vita di oltre 50/60 anni?
Come sarebbe stata accettata l’idea che la corsa alla ricerca dell’immortalità, intrapresa dall’uomo fin da quando ha messo piede sulla terra, si era praticamente conclusa?
E cosa avrebbero fatto le multinazionali del farmaco una volta scoperto dell’esistenza di una pratica scientifica che può far sparire oltre la metà delle più gravi patologie che affliggono l’umanità?
Franco pensava poi agli aspetti beffardi e ironici conseguenti ad un possibile aumento così forte dell’età media umana in chiave pensionistica….dopo tutte le balordaggini imposte dai governi europei, e da quello italiano in particolare, ai propri cittadini e appena un anno prima.
Sapeva inoltre che la successiva puntata del “Mistero della Chimera” era prevista per la sera del 21 dicembre, quindi il giorno successivo, ed era in grande apprensione per come avrebbero potuto impiantare il programma con tutto quello che c’era da dire.
 
Il mondo è già profondamente cambiato con l’entrata in vigore dell’Accordo di Praga dello scorso autunno e della valuta unica mondiale “Star”, ma è stato oggi: 21 dicembre 2012 che si può parlare veramente del passaggio da un’era ad un’altra, proprio come previsto dal calendario Maya.
Sergio Figuccia

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