Facebook: istruzioni per l’uso

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Le regole principali che valgono per tutti i social-network, bene o male, sono abbastanza note, anche perché, specialmente nel caso di Facebook, sbagliare può significare il blocco temporaneo dell’account.

Ma in molti casi le scorrettezze degli utenti esulano dalle direttive delle stesse strutture web, dalle loro policy, e dai protocolli messi in essere per non far violare le leggi in vigore sulla privacy e la correttezza di informazione.

In queste circostanze si può parlare di irriverenza o scortesia fra fruitori del servizio; quasi sempre si tratta di sconvenienze compiute in buona fede, magari per poca conoscenza delle meccaniche dei social-network, ma in qualche caso è l’arroganza e l’incontrollata ambizione di “farsi notare” in rete a tutti i costi che spinge certi personaggi alla costante violazione dei più banali principi del vivere civile, anche se in ambito di rapporti informatici.

Sperando di non dare la sensazione di voler assurgere a “grande saggio” del web, e precisando che questo mio sincero consiglio è finalizzato esclusivamente al desiderio, forse puramente utopistico, di far funzionare le cose nel migliore dei modi, segnalo a tutti gli “amici” di Facebook due “sgarbi” che, specialmente negli ultimi tempi, ho rilevato in rete:

–          1) Taggare i nomi dei propri amici in una foto accompagnata da un testo, equivale a “spedire” i contenuti del post a tutti i nominativi indicati, proprio come se si trattasse di una email indirizzata a centinaia di destinatari. Se da un lato l’operazione perviene al risultato di divulgare al massimo il post (all’intero numero dei contatti registrati sul proprio diario), dall’altro questo stesso annuncio viene pressoché “imposto” a tutti i riceventi che vengono, tra l’altro, coinvolti pubblicamente nell’argomento con i loro nomi letti da chiunque, anche in assenza di commenti relativi. Potrebbe dunque verificarsi l’assurda circostanza di ritrovarsi implicati, anche marginalmente, in aride polemiche alle quali non si aveva la minima voglia di partecipare. E’ molto più corretto postare solo sul proprio diario o sulla propria pagina, “sperando” che l’argomento possa risultare di interesse per coloro che si ritroveranno il post inserito nella home personale fra tutte le altre pubblicazioni dei relativi amici; non si raggiungeranno subito alti numeri di visualizzazioni, ma la divulgazione del proprio pensiero risulterà certamente più rispettosa nei confronti del nostro “prossimo” e non una sorta di “violenza mediatica” come quella compiuta giornalmente per “diritto di informazione” dalle televisioni pubbliche o private che siano.

–          2) Quando, operando come al precedente punto 1), ci si ritrova impegnati in uno sterile ping-pong di offese, polemiche, “sgarbi”, battibecchi, sospetti ecc. ecc., nel quale vengono invischiate diverse decine di persone, registrando un’analoga pletora di commenti di variopinte tipologie, si decide di cancellare in seguito tutto, solo per una infantile minaccia di querela palesata da una delle parti coinvolte nel bisticcio, quest’azione non si presenta certo come “atto di coraggio” da parte di chi ha iniziato la polemica e che, dopo aver coinvolto tanta gente si ritira “in buon ordine” (o meglio batte in ritirata) annullando di conseguenza tutti i pensieri, i pareri e le opinioni di tutti coloro che lui stesso aveva voluto coinvolgere per divulgare al massimo il proprio post, giusto o sbagliato che sia. Non vale a nulla giustificare il depennamento del post e di tutti i commenti con la tutela per i partecipanti al dibattito, perché non taggando gli “amici” in fase di pubblicazione ogni intervenuto si sarebbe preso la responsabilità di inserirsi nella discussione. In parole povere: “ci poteva pensare prima”, la tardiva eliminazione dimostra solo mancanza di fermezza nell’esposizione delle proprie argomentazioni preferendo una indecorosa “marcia indietro” personale per evitare future rogne legali. MEGLIO NON SCRIVERE NULLA SU FACEBOOK QUANDO NON SI HA IL CORAGGIO DI COMBATTERE PER LE PROPRIE IDEE

Sergio Figuccia

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