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Con buona pace delle parità, dell’articolo 3 della Costituzione Italiana, dei diritti acquisiti dai lavoratori, della “Legge che è uguale per tutti”, del “rigore da adottare in fatto di previdenza”, delle statistiche sulle aspettative di vita, dei tagli sulle spese statali ecc. ecc., le pensioni in Italia sono regolate con l’elastico, flessibili ed adattabili a secondo degli individui ai quali si riferiscono.
Così per la Casta degli “eletti” in Parlamento, ma anche dei Consiglieri Regionali di alcune Regioni italiane, il diritto alla pensione scatta dopo appena 5 anni di presenza fra gli scranni legislativi, anzi 4 anni 6 mesi e un giorno.
Tra l’altro la pensione non sarà vincolata ai contributi versati, infatti ad una contribuzione di circa 1.000 euro mensili, dopo un mandato di 4 anni e mezzo, un parlamentare prenderà in futuro un vitalizio di quasi 2.500 euro, che diventano 5.000 dopo due legislature e oltre 7.000 dopo 15 anni di lavoro parlamentare.
Di questo ne saranno felici tutti coloro che devono maturare 40 anni di contribuzione, con un anno di limbo di finestra dinamica, per poter avere diritto alla quiescenza retribuita con una pensione parametrata proprio ai contributi versati.
Propongo pertanto una modifica sostanziale della Costituzione Italiana, proprio come vuole fare Berlusconi, ma la mia idea si riferisce solo all’articolo 3 che dovrebbe recitare da oggi in poi così:
LA LEGGE E’ UGUALE PER TANTI, MA NON PER POCHI ELETTI