Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Quando si ascoltano le argomentazioni di Renato Brunetta, del giuslavorista Pietro Ichino, del povero Marco Biagi, e di qualche altro sostenitore della massima flessibilità sul lavoro, viene da pensare alle stranissime soluzioni all’italiana che presentano il male come componente primaria del suo stesso rimedio.
Bisogna ammettere che fa un po’ impressione, specialmente a chi non ha competenze specifiche nelle faccende “giuslavoristiche”, pensare che per trovare nuovi posti di lavoro necessiti aumentare i possibili licenziamenti.
E’ come il caso dell’antico metodo della nonna che per guarire dalla polmonite suggeriva una bella doccia gelata, o come un mio vecchio amico che mangiava frittura a più non posso per eliminare l’acidità di stomaco.
Forse siamo tutti ignoranti in quest’Italia dell’assurdo, e non riusciamo quindi a comprendere il processo mentale di questi geni del diritto del lavoro,...ma diciamocelo sinceramente: come si può credere che ritoccando il tanto celebre e “famigerato” articolo 18, con l’introduzione di una flessibilità coercitiva che permetta perdite di posti di lavoro a tempesta, si possano risolvere tutti i problemi di precarietà e disoccupazione che affliggono l’Italia dei giovani in cerca della prima occupazione?
Si tratta proprio di una allocuzione contorta, di sofismi ripiegati su se stessi in una spirale di crescita che sembra condurre molto lontano dal centro del problema, proprio come nel caso della figura geometrica alla quale mi riferisco.
E non solo ci si allontana dalla soluzione, ma si tende inesorabilmente e molto velocemente verso spazi aperti e sconosciuti nei quali agiscono anche esseri immondi, capaci di utilizzare questa opzione in modo indiscriminato e per il solo gusto di mostrare la forza del loro potere, garantendosi così la periodica esaltazione per il proprio ego.
Forse alla base di tutto può anche esserci un innocente ricorso alla possibilità di cambiare in corso d’opera una tipologia di lavoro che, in questa disgraziata era di precarietà ed incertezza, non è garantito possa essere fruttuosa per l’eternità; ma è pur vero che concedere un potere tanto forte a certi amministratori delegati di dubbia integrità mentale, morale o legale, specialmente nell’ambito del “privato”, potrebbe permettere ad un unico pazzo di buttare sulla strada centinaia di lavoratori, senza alcuna alternativa e forse anche senza alcun motivo (un esempio fra tanti è il caso Eutelia).
Già oggi sono sotto gli occhi di tutti le alchimie amministrative e logistiche che stanno portando alla chiusura di interi stabilimenti, alle cessioni di rami d’azienda, ai fallimenti, pilotati e non, di società storicizzate…figuriamoci il possibile scenario che potrebbe aprirsi con le modifiche proposte per l’articolo 18.
Prestiamo molta attenzione quindi alla flessibilità …e soprattutto a chi ci può stare dietro.
.jpg)
È di questi giorni la notizia della creazione in laboratorio di una variante “cattivissima” del virus dell’aviaria.
Evidentemente, considerato il flop pandemico di questo ceppo influenzale, e per dimostrarne comunque la possibile pericolosità, qualche “scienziato” imbecille ne ha creato uno ad hoc, potenziando quello già esistente che non era stato capace di rompere a sufficienza le tasche all’umanità intera.
Come dire: voglio dimostrare che eventuali incendi possono essere pericolosi, quindi do fuoco alla casa, buttando magari sopra la prima piccola fiamma una bella tanica di nitroglicerina rinforzata da uranio arricchito.
Viviamo sempre con la classica spada di Damocle pendente sulla testa; quando non accade nulla in natura, ci si mette pure l’uomo a creare problemi di ogni sorta.
Anche questo può essere considerato “terrorismo”, proprio come quello generato dai media che ad ogni principio di stagione invernale iniziano a tempestare mezzo mondo con notizie sugli arrivi di nuovi spaventosi virus influenzali, con l’unico scopo di favorire le multinazionali del farmaco nella vendita dei relativi vaccini.
La cinematografia spionistica e di fantascienza è piena di storie di questo tipo, ma francamente dobbiamo ammettere che non ci si discosta poi tanto dalla realtà.
Il classico studioso pazzo che crea il batterio killer da vendere alla potenza straniera come arma biologica, o che utilizza per minacciare il mondo, è ormai una figura trita e ritrita nelle sale cinematografiche, ma forse non ci rendiamo conto che si tratta della proiezione sul grande schermo di una reale ignobile attività sotterranea che, se portata alla luce del sole, viene spacciata come “ricerca scientifica“ e magari pure finanziata da denaro pubblico.
Auspico che ogni Governo del pianeta vigili su questi scienziati malati di protagonismo che a forza di creare ibridi immondi e bastardi in provetta, nell’ambito della loro pseudo ricerca bio-ingegneristica, potrebbero prima o poi portarci realmente verso una catastrofe globale difficilmente arginabile. D’altra parte non sono proprio i Vigili a dire che “gli incroci sono pericolosi”?
.jpg)
Io non amo particolarmente giocare a carte, tuttavia vorrei proporre un nuovo gioco creato da un amico, l'artista palermitano Antonino G. Perricone che peraltro si è mostrato interessato alla divulgazione su internet del suo gioco e del relativo regolamento. Riporto quindi di seguito le principali regole e...buon divertimento.
Si gioca con un mazzo di carte francesi con l’esclusione del jolly.
Quattro giocatori al tavolo – due coppie avversarie.
Inizia la manche chi dei quattro giocatori alza la carta più alta (sequenza dal basso: 2-3-4-5-6-7-8-9-10-Jack-Regina-Re-Asso)
Distribuito il mazzo di carte da sinistra a destra ad esaurimento delle stesse (13 carte per giocatore) inizia la manche il giocatore che è in possesso del Re di Cuori.
Il possessore del Re di Cuori può tuttavia optare per due possibilità
a) condurre il gioco
b) passare la mano (al giocatore alla sinistra che, se a sua volta passa pure la mano, fa tornare la mano al Re, che deve giocare obbligatoriamente con una dichiarazione di 7 (sette) prese, dichiarando pure l’atout.
Opzione a):
i giocatori dispongono le tredici carte per semi e valori (cuori, quadri, fiori, picche). Il Re chiede al compagno di dichiarare le proprie carte enunciando semplicemente il numero per ciascun seme (numero carte cuori, numero carte quadri, numero carte fiori, numero carte picche)
Il Re valutando le proprie carte può fare una delle seguenti scelte (giocare con l’atout o senza – l’atout è un seme che prevale sugli altri). Se opta per la scelta dell’atout deve dichiarare il seme ai giocatori.
In entrambe le scelte il Re deve dichiarare il numero di prese che farà insieme al compagno [minimo sette (7), massimo tredici (13)]
I giocatori hanno l’obbligo (qualora in possesso delle carte adatte) di rispondere al seme giocato dal Re, in assenza si può smazzare.
Se il Re ed il suo compagno rispettano la dichiarazione iniziale acquisiscono il seguente punteggio: 20 punti per ogni presa di cuori, 10 punti per ogni presa di altro seme (es.: dichiarando 8 prese di cuori e fatte 8 prese di cuori si avrà il seguente punteggio 160+100 – dichiarando e realizzando 8 prese di fiori il punteggio sarà 80+100).
Se il Re ed il suo compagno non rispettano la dichiarazione iniziale possono aver acquisito più o meno delle prese dichiarate.
Se ne acquisiscono di più avranno solo il punteggio delle prese (sempre secondo la regola precedente relativa ai semi) e passando agli avversari (chiamati “la mano”) il punteggio delle prese eccedenti, (es.: dichiarate 8 prese a cuori e fattene 10: punti 160 al Re e 40 agli avversari),
Se le prese fatte sono meno di quelle dichiarate alla mano passano le prese restanti più il premio di dichiarazione [es.: dichiarate 9 prese fattene 5, al Re vanno 100 punti (cuori), alla mano 160+100]
Se il Re viene preso dalla mano, la stessa si aggiudica 100 punti.
Onori:
Chi è in possesso delle seguenti combinazioni: tre Re o tre Regine o tre Jack o tre Assi dichiarate prima dell’inizio del gioco viene premiato con 100 punti se si tratta di onori di cuori o 50 punti per i rimanenti semi.
Onore Reale: Asso, Re, Regina, Jack di cuori in sequenza valgono 200 punti; la stessa sequenza con gli altri semi vale 100 punti.
Chi vince la manche, stabilito il valore dei punti, vince la differenza matematica
Vince la manche chi raggiunge 1.000 punti
Vince il gioco chi si aggiudica 2 manche su tre.

All’alba dell’ennesima possibile privatizzazione di una organizzazione pubblica come quella della Protezione Civile, sorge spontanea una domanda (come diceva su Rai3 il buon Antonio Lubrano): Cui prodest …a chi giova? (per dirla tragicamente alla Seneca, sfruttando un’altra citazione della disgraziata Medea).
Quando tanti anni fa si iniziò a parlare di privatizzazioni, l’opinione pubblica ritenne si potesse trattare di una buona chance per permettere agli utenti un reale miglioramento di tutti i servizi in genere.
Si diceva in giro, magari quando si subiva un sopruso dinanzi uno sportello statale come quello dell’Inps, di un Istituto di diritto Pubblico (leggasi Banca), o della vecchia compagnia telefonica di Stato (ricordate la Sip?), <<Vedrete…quando vi privatizzeranno! Come filerete dritto! Finirà questo lassismo!!>>.
Non è stato però così, o almeno nella maggior parte dei casi.
Dietro il progetto di un massiccio ricorso al privato non c’è mai stata la volontà di migliorare le cose in favore dei consumatori, ma il preciso proposito di concedere a ben precise lobby di potere l’opportunità di gestire liberamente i conti economici delle principali aziende pubbliche del paese.
In precedenza la responsabilità di gestire denaro pubblico pesava come un macigno, troppi paletti da rispettare, troppo gravi le pene per chi distraeva abusivamente quattrini in favore di amici o amici degli amici, troppi occhi puntati addosso. Ben diverso invece lo scenario che si è presentato con le privatizzazioni.
Le maggiori aziende nazionali sono state acquisite ovviamente da chi aveva le capacità economiche per farlo, gli stessi che prima avevano interesse a manovrarle dall’esterno, e che così hanno iniziato a gestirne i relativi capitali, stavolta con molta più libertà perché ormai società per azioni.
Per le banche (vedere anche l’articolo del 7/11/2009 “Ma che banca è?” di questo blog), ma anche per tante altre organizzazioni ex-pubbliche, è stato così molto più facile assumere o licenziare personale, appaltare a Tizio o a Filano, anziché a Caio o a Sempronio, comprare e vendere beni societari, terziarizzare liberamente qualsiasi attività interna, alienare rami d’azienda se non l’intera azienda, guidandola magari in qualche caso anche al fallimento.
Tutto potere concesso ad amministratori delegati e consigli di amministrazione, strapagati più di prima e divenuti ora anche liberi di agire per conto di aziende da loro stessi rappresentate ma forse anche manovrate da pupari ancora “più in alto”.
Ricordiamoci di tutto questo quando sentiamo parlare di cassa integrazione, di chiusura di stabilimenti, di licenziamenti di massa, di opportunità di modifica del famoso articolo 18…ricordiamoci cosa c’è realmente dietro la parola “privatizzare”.

Cammina rasentando i muri, guardando dentro le case della gente alla ricerca del punto più adatto nel quale poter meglio affondare le sue zanne assetate di sangue.
E dire che era nato “normale”, col passar del tempo però è mutato lentamente, quasi senza dare nell’occhio si è trasformato in un monstrum horribilis et detestabilis che ormai colpisce a piacimento chiunque in città.
Predilige gli ampi spazi nei quali riesce a scorgere le migliori vittime, ma non disdegna certo di insinuarsi anche nei più piccoli anfratti, succhiando anche lì a più non posso la linfa vitale che gli occorre.
Ha un padrone vampiro ed un custode senza testa. Quando il padrone ha bisogno di sangue ordina al guardiano di scatenare il malefico carnefice per le strade di Palermo, e lui, il cannibale, inizia a fagocitare tutto ciò che può entrare nelle sue immense fauci
E dire che era nato come un normale tributo, una normale e giusta tassa da pagare per il ritiro dei rifiuti casalinghi.
Poi l’abolizione parziale dell’ICI, le spese pazze, le consulenze eccessive e quant’altro possa essere stata causa del dissesto economico comunale, hanno fatto aguzzare l’ingegno (chiamiamolo pure così) ai “pensatori” comunali che hanno trasformato il dottor Jekyll in Mister Hyde. Così la sacrosanta Tarsu (Tassa sui rifiuti solidi urbani) a colpi di norme, varianti, aumenti, modifiche, eccezioni ed adattamenti ad hoc, è diventata una sorta di arma puntata sulla cittadinanza per rastrellare denaro, senza alcun criterio eticamente riconducibile all’originario spirito del tributo, i cui colpi vengono sparati dalla Serit, puro esecutore materiale che non ha alcuna possibilità di intervento in merito alle valutazioni del mandante (un killer senza testa, appunto).
Due esempi su tutti:
Regola: Chi abita in una casa grande, anche se da solo, deve pagare di più.
Dubbio: Ma perché? Considerando che produce meno rifiuti rispetto ad una famiglia di tre o quattro persone.
Alibi: La regola dice che la tassa si paga in funzione della superficie catastale.
Movente: Si può azzannare meglio chi si ritiene possa avere maggiori disponibilità economiche.
Regola: Gli Studi professionali, gli alberghi, le pensioni ecc. devono pagare ancora di più (sono cifre altissime).
Dubbio: Gli studi producono solo polvere (spesso si tratta di commercialisti, avvocati e simili che devono archiviare tutti gli incartamenti del loro lavoro e non gettano praticamente nulla); gli alberghi e le pensioni, se non hanno servizi di ristoro, generano rifiuti solidi piuttosto contenuti proprio per la limitata permanenza di ciascun cliente.
Alibi: La regola dice che la tassa si paga in funzione della superficie catastale e della tipologia del cliente (regola mutante a convenienza).
Movente: Si può azzannare meglio chi si ritiene possa avere maggiori disponibilità economiche.
Da quanto esposto si può dedurre facilmente che il Comune di Palermo ha da tempo volutamente ignorato che la TARSU è solo una tassa sul ritiro dei rifiuti, a prescindere dalle disponibilità economiche dei relativi contribuenti. Quindi l’idea di “azzannare di più chi si ritiene possa avere maggiori disponibilità economiche” sembra approssimarsi troppo pericolosamente all’istituzionalizzazione dell’odiato concetto di “pizzo”.
Nel giornale di stamattina leggo testualmente:“Il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo dichiara: “Va frenato il ricorso ai mezzi privati”.
La prima sensazione che si ha leggendo la notizia è che usare il mezzo privato sia una sorta di illegalità da frenare a tutti i costi.
In effetti da alcuni anni nei Comuni di mezza Italia è partita una campagna ecologica volta a diminuire sensibilmente l’inquinamento da “polveri sottili”, che sembrerebbe la causa principale di certe patologie respiratorie riscontrate nelle maggiori città, e questa campagna cittadina (detto così sembrerebbe un ossimoro) è in realtà anche un buon mezzo per certi Comuni di battere cassa.
Pensate che bel business c’è dietro:
· Creazione di zone a traffico limitato (le famigerate ZTL) con instaurazione di pass a pagamento e sanzioni pecuniarie per i trasgressori.
· Istituzione di punti di video-controllo con telecamere a circuito chiuso e relativi bandi di gare d’appalto per le ditte fornitrici e manutentrici.
· Realizzazione di posteggi a pagamento intorno alle ZTL debitamente controllati da “Corpi scelti” come “Vigili Urbani”, “Ausiliari della sosta”, “Ausiliari del traffico”, “Posteggiatori”, “Aiuto-Posteggiatori”, “Aiuto-Aiuto”….tutti a caccia di taglie (leggasi soldi dei cittadini con auto privata).
· Avvio di limitazione a “targhe alterne” con relative multe ed ammende per i contravventori, come sopra.
· Controllo annuale (sempre a pagamento) dei gas di scarico presso officine autorizzate con successivo controllo di avvenuto controllo da parte dei controllori del Comune (leggasi Vigili Urbani – Reparto “Polizia della marmitta”)
“Va frenato il ricorso ai mezzi privati”, ha detto la Prestigiacomo…porco cane! Ma freniamolo quest’uso di auto private!
Però, sempre dopo aver pagato la tassa annuale per la proprietà del mezzo, che poi deve stare fermo…anzi frenato.
Però, dopo aver pagato l’obolo di qualche decina di migliaia di euro alla principale società italiana produttrice per far lavorare un po’ di operai, che poi vengono tuttavia licenziati perché la gente non vuole più comprare le auto (vedi Termini Imerese).
Insomma: niente incentivi per acquisto di un autoveicolo, devi comprare però una autovettura per far ripartire l’economia, devi buttare l’auto vecchia perché inquina, devi tenere ferma comunque anche l’auto nuova un giorno sì e un giorno no…perché fa confusione nel traffico, non puoi utilizzare in ogni caso la tua auto euro50 (che è pulita, non inquinante, che produce ossigeno ed aumenta l’ozono) perché le macchinette hanno registrato un accumulo di polveri sottili nel centro storico cittadino che di conseguenza è stato chiuso interamente al traffico.
In Italia idee chiare innanzi tutto.
Io, considerando anche i malfunzionamenti dei mezzi pubblici della mia città, vado a lavorare a piedi, o strisciando in prossimità dei muri quando ho dolori articolari, sempre e comunque con la speranza che un giorno il Comune non decida di instaurare un regime di traffico “a gambe alterne”.