Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Lo stupido “Postulato di Andreotti” che recita: <<il potere logora chi non ce l’ha>> ha avuto di recente la sua ennesima dimostrazione di totale inesattezza e di massima ottusità.
In realtà il potere prima o poi, se non metabolizzato correttamente e con onestà, finisce col nuocere gravemente alla salute di “chi ce l’ha”.
BastI vedere l’accanimento con il quale Mubarak sta attaccato alla sua postazione, quale nuova Sfinge egizia del terzo millennio. Il rischio di perdere questa sorta di droga psichica fa subentrare nel “malato” la paura di dover subire nel futuro vere e proprie “crisi di astinenza” da potere, peraltro confessate dallo stesso Andreotti negli anni successivi alla perdita del ruolo di “stella di prima grandezza” della politica italiana.
In passato, “malati terminali” di questa gravissima sindrome alterativa della personalità, non hanno neanche compreso i pericoli connessi a questa loro ostinazione nel mantenere fino all’ultimo la leadership politica, giungendo a cadere vittime di rivolte popolari o di stravolgimenti sociali comunque annunciati. Una fuga o una razionale rinuncia al potere, con passaggio di testimone ad eredi politici accettati dal popolo e dal resto del mondo, avrebbe permesso loro di salvare la pellaccia.. ed invece!….qualche esempio?: Mussolini, Hitler, Ceausescu, Saddam Hussein..per parlare solo degli ultimi in ordine di tempo.
Qualche storico di parte ha decodificato questa cocciutaggine estrema come una sorta di “coraggio” da leader politico, paragonandola alla volontà del “capitano” di abbandonare la nave per ultimo e solo quando questa sta ormai affondando. Ma è un grave errore di interpretazione; in questi casi “la barca” non affonda, non può affondare…lo Stato resiste comunque a qualsiasi crisi del singolo, la gente vuole solo cambiare i propri rappresentanti, quindi non è un atto di coraggio restare in groppa alla tigre infuriata, al contrario… è codardia, paura di dover mollare il malloppo e perdere il piedistallo sul quale si erano accumulate per anni forze e autorità delle quali il “povero” leader non può più fare a meno.
Parliamoci chiaro: il popolo elegge, è vero, ma prima o poi ha tutto il diritto di cambiare idea…meglio accontentarlo senza prendere (o perdere) tempo.
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Dovunque ci giriamo ci sono bestie feroci che tentano di azzannare i nostri portafogli. Dobbiamo stare attenti e diffidare di qualsiasi cosa, specialmente di tutto ciò che ci viene prospettato come inaspettato colpo di fortuna o come il più grande affare della nostra vita…dietro c’è sempre la fregatura. Per chi sta in agguato, in attesa di una nostra distrazione o leggerezza, ogni occasione è buona per fare business alle nostre spalle.
Non possiamo neanche permetterci il lusso di dare credito alle denominazioni più note, ai marchi storici della pubblicità, alle istituzioni…chiunque ricerca il profitto ad ogni costo, e le vittime siamo sempre noi: utenti e consumatori.
I metodi adottati sono soprattutto di tipo psicologico e sfruttano spesso le nuove tecnologie: pubblicità ossessiva, messaggi subliminali, spam, phishing sono ormai di uso comune nelle televisioni e nella rete internet.
Nell’articolo del 2/12/2010 del mio blog ho già descritto due consumate tecniche adottate dallo stesso Stato che ci dovrebbe tutelare (in quanto democratica espressione centrale del popolo sovrano) e che invece “fa cassa” sfruttando le nostre debolezze e la nostra stessa morte.
Nel caso che pongo all’attenzione dei lettori, invece, è la Rai a fare cassa, come se non bastassero gli introiti della pubblicità e la tassa sul televisore che lo Stato annualmente gira alla stessa Rai (questo erroneamente viene chiamato “canone”, perché in pratica di questo si tratta, ma per la evidente incongruenza di un canone senza monopolio e in presenza di emittenti private, nel recente passato è stato furbamente trasformato in “tassa di proprietà del televisore”).
La Rai dunque, non contenta degli introiti percepiti, continua a lucrare sfruttando sempre i propri utenti, in questo caso facendo leva sulla vana speranza degli italiani di vincere qualcosa senza troppi sforzi.
Sul finale del programma televisivo di Rai 1 “L’eredità”, presentato da Carlo Conti, viene proposto il gioco “Chi l’ha detto?” che consiste nell’indovinare da casa, tramite telefono o SMS, il nome dell’interprete che canta una frase specifica.
Si tratta sempre di canzoni molto conosciute, le cui strofe sono state cantate da generazioni diverse e in pratica “storicizzate”. La soluzione pertanto è facilissima ed induce alla telefonata milioni di telespettatori.
E qui interviene l’avvoltoio……la telefonata è indirizzata al numero 894001, che è uno dei cosiddetti "numeri telefonici a valore aggiunto", numeri telefonici speciali destinati alla vendita di servizi professionali, chiamando i quali viene addebitata all'utente chiamante una tariffa telefonica superiore a quella usuale e parte della quale viene restituita all'Azienda erogatrice del servizio, cioè la RAI.
L’incasso per la cara emittente pubblica sarà di circa 1 euro a telespettatore, mentre il premio finale, peraltro in buoni acquisto e con decine di “paletti” specifici per il relativo utilizzo, è di soli 1.000 euro.
Fatti i debiti conti (non Carlo…quello sta lì a fare il “lavaggio del cervello” per invogliare alla massima partecipazione popolare) la RAI dovrebbe incassare, visto l’alto indice di ascolto e l’ampio gradimento nazionale, non meno di 300.000 euro (calcolando che su una media di 6 milioni di telespettatori a puntata riescano a telefonare solo 1/20 di essi). Dovendo spendere solo 1.000 euro……mi sembra un bel business, tra l’altro anche giornaliero.
Lo stesso trucco: facile domanda e risposte a pagamento, viene adottato anche da molte emittenti private che trasmettono in ambito locale. In quest’ultimo caso l’induzione alla partecipazione viene amplificata da una lunga serie di false telefonate precedenti con risposte bizzarramente errate (in realtà telefonano complici, se non gli stessi impiegati del network).
Io stesso ho assistito a questo quiz: "Chi ha cantato “Nel blu dipinto di blu”? Ebbene la presentatrice, collusa anche lei, fingeva di rispondere a telefonate esterne che indicavano soluzioni del tipo: Massimo Ranieri, Mino Reitano, Claudio Villa, Gianni Morandi e così via, roba da far girare e rigirare nella tomba il povero Modugno.
Si tratta di un modo per far denaro senza aumentare il PIL nazionale, semplicemente prendendo per il culo la gente direttamente a domicilio. D’altronde, parafrasando Albanese si può dire purtroppo che: “C’è PIL per tutti”.
La vera soluzione a questo scempio?: Lasciate cuocere nel loro brodo questi imbonitori televisivi. Quando vi propongono un quiz con domandina evidentemente troppo facile, spegnete la tv e andate a recitare un “Requiem” a Mike Buongiorno, l’unico presentatore televisivo della storia capace di fare quiz in modo onesto e professionale.