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 La vergine di Norimberga... di Sergio Figuccia
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Sergio Figuccia (del 16/03/2012 @ 07:00:00, in Caccia alla Chimera-Capitoli, clickato 1548 volte)

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Mussi si allontanò all’esterno dello studio dopo aver chiesto con notevole gentilezza a Franco Sereni un suo formale consenso.

Dopo alcuni minuti tornò con un baule metallico di forma piuttosto strana, simile a quella adottata per certi strumenti musicali.
Prima di aprire il contenitore guardò negli occhi Sereni ed iniziò un breve chiarimento introduttivo a quella che in seguito sarebbe risultata la più imprevedibile delle possibili spiegazioni della morte di Magnusson.
-               Toren dopo il rapimento, chiamiamolo pure così perché in effetti questo è stato specialmente nei confronti di Samuel, era rimasto a Stoccolma dove aveva continuato a lavorare come infermiere professionale.
Quando la sua malattia lo aveva costretto alla quasi totale immobilità Magnusson aveva quindi richiamato il suo ex-collaboratore per farsi assistere negli ultimi giorni di vita; da scienziato ormai sapeva benissimo di essere giunto al capolinea.
Toren gli è stato accanto per quasi un anno finché un giorno Samuel gli ha chiesto di convocare un giornalista televisivo perché avrebbe voluto fare quell’appello che lei conosce benissimo.
-               Sì certo! Quello del servizio di Lisa Betty Foster, la nostra collega di You Globe.
-               Già, proprio lei. E fu proprio Toren a scegliere quella giornalista, signor Sereni….. le dice nulla?
 
Ferdinando Mussi, battendo leggermente la mano destra sullo strano astuccio di metallo ed in quel profondo silenzio che era piombato nella stanza, puntò nuovamente il suo sguardo magnetico verso gli occhi di Sereni che ne rimase quasi dominato; un turbine di ipotesi, di volti conosciuti, di possibili omicidi gli girò improvvisamente nella testa.
Scelse a quel punto di giungere alla verità passo dopo passo, se no l’impatto con tutta la realtà sarebbe risultato sconvolgente, almeno in quel momento di piena confusione per il suo animo.
 
-               Torniamo però alla morte di Magnusson, per ora approfondiamo questa storia.
-               Come vuole lei.
Toren mi chiamò una sera per raccontarmi l’evoluzione della malattia di Magnusson e da dove era nato quell’appello televisivo legato alla speranza di poter rivedere il figlio.
Il giorno dopo presi il primo volo per Stoccolma, avevo visto la sua invocazione in TV ed ero preoccupato dall’evolversi della malattia dell’amico e da quel suo desiderio che sembrava essere proprio l’ultimo, quindi da esaudire a tutti i costi.
-               Capisco – disse Sereni inclinando la testa.
-               Quando ci trovammo faccia a faccia, dopo quaranta anni, abbiamo pianto come bambini, ma la commozione non mi spinse comunque a rivelargli nulla.
Così come riteneva Toren, anche per me confessare a quell’uomo in fin di vita il nostro tradimento sarebbe stato inutile e devastante per il suo spirito.
Poi arrivò anche Polasacra, che fino a quel momento sembrava sparito dalla faccia della terra, e la nostra emozione arrivò all’apice. Ci sentivamo un po’ come quei vecchi compagni di liceo che si rincontrano a distanza di quarant’anni dal diploma.
Alla fine del nostro incontro però venne fuori un’altra sua richiesta che ci lasciò senza parole.
In Svezia l’eutanasia è stata legalizzata dalla locale Autorità Nazionale nel 2010, quindi per Magnusson, svedese e malato terminale, la scelta appariva del tutto plausibile. Toren, anche lui svedese e abituato a situazioni similari, dopo un primo shock dovuto al fatto che la richiesta gli era stata formalizzata da un amico, si mise comunque a disposizione.
Polasacra, abituato solo a mettere al mondo la gente, rimase sconvolto al solo pensiero di dover andare, anche se solo per una volta, nel senso opposto a quello della vita, pur considerando più che giustificabile il desiderio dell’amico di farla finita.
Per me fu diverso, molto diverso. Io sono italiano, cristiano e conservatore. Aggiunga che ho una certa età e queste evoluzioni della nostra società non riesco più ad affrontarle con la stessa elasticità di una volta.
Esistono degli assiomi etici ai quali ho sempre creduto, adeguarmi ora a tutte le deroghe imposte dai tempi e ad una umanità certamente più matura, mi risulta sinceramente difficile.
-               Quindi lei non accettò.
-               No, accettai…..ci pensai, fui travolto dagli scrupoli di coscienza, dall’idea di dover fare ancora del male ad un amico….ma accettai. Mi resi conto che le sue sofferenze erano diventate insostenibili, non doveva essere così per un essere umano.
Fu in quel preciso momento che pensai, dopo ben quarant’anni, a quale era stato il reale stimolo che aveva avuto Magnusson nel compimento del progetto Chimera, aveva avuto forse una profetica visione della fine dolorosa che l’avrebbe aspettato in futuro, suo figlio quindi non doveva essere così, non avrebbe dovuto soffrire in alcun modo.
Anche se le sacre scritture parlano di un uomo generato a immagine e somiglianza del suo creatore, Magnusson sapendo invece che dolore e patimenti sono sempre state componenti primarie della vita di ogni essere vivente, voleva che la sua creatura fosse migliore, più forte … forse anche …più simile a Dio, come doveva essere e non era stato. 
Solo in quel momento, di fronte a quell’uomo che voleva morire, compresi il vero significato della nascita di Richard.
A tutti questi nostri pensieri però si aggiungeva anche la difficoltà di operare senza far venire fuori la vecchia storia della Chimera. Dovevamo depistare a tutti i costi i giornalisti; la polizia svedese non avrebbe di certo indagato essendo legale l’eutanasia ma i giornali e le TV, dopo quel pubblico appello, avrebbero scandagliato persino i fondali di quella storia.
Pensai così di nascondere l’eutanasia di Magnusson sfruttando proprio la natura misteriosa della Chimera; avrei dato in pasto al mostro la verità della chiusura sacrosanta di un’esistenza a sua volta preda del dolore e della sofferenza.
La giudicai una buona idea, e la proposi a tutti anche senza studiare molto sui particolari che invece furono definiti in seguito.
         Accettarono, anche Magnusson che in fondo del “dopo” aveva a cuore solo il benessere di suo figlio.
         Ci lasciammo così con la promessa di ritornare a Stoccolma la settimana successiva, più organizzati e pronti per poter realizzare quel desiderio finale del nostro amico.
-               E’ stata proprio in quella settimana di buco, prima del vostro ritorno in Svezia, che Mastrelli ha effettuato quelle sue due interviste televisive per il suo programma.
-               Sì, esattamente. Quando tornai qui a Firenze pensai di avvertire anche Ester Serrano che venne a trovarmi due giorni dopo. Di certo non potevamo discutere di quella cosa per telefono ed Ester, che è stata sempre imprevedibile e fattiva, mi anticipò nella visita, intendevo infatti andare io a Göteborg, ma non fu così.
Rimase un solo giorno a Firenze, ma fu sufficiente a farci elaborare quel piano di depistaggio che lei ormai avrà intuito. Poi tornò nel suo B&B.
-               Quindi la Serrano non era presente quando siete tornati a Stoccolma per concedere l’eutanasia a Magnusson.
-               No, fu un incarico che ci siamo accollati noi soli, in quanto destinatari diretti dell’ultimo desiderio di Samuel; l’aveva chiesto solo a noi tre, e dovevamo essere noi tre da soli a curare l’operazione finale.
Arrivammo così la settimana seguente a Stoccolma, armati di tutto punto. Polasacra dal Brasile con tutta la sua perizia medica da utilizzare all’incontrario rispetto a quanto aveva fatto per tutta una vita, e io con questo bagaglio, debitamente schermato all’interno con componentistica da laboratorio di radiologia per nascondere il reale contenuto ai metaldetector degli aeroporti.
 
Mussi raccontò dunque a Sereni tutti i particolari di quel drammatico momento in cui lui, Toren e Polasacra praticarono l’eutanasia a Samuel Magnusson. Erano due dottori di fama internazionale ed un espertissimo infermiere professionale, lo scienziato svedese non poteva avere migliore assistenza per quella sua scelta finale.

Prima dell'ultimo saluto però i tre amici gli rivelarono l'identità segreta della Chimera e Magnusson volle scrivere una breve lettera da consegnare dopo la sua morte a Richard, ma solo nel caso in cui la verità fosse venuta a galla in futuro.

Se ne andò con un sorriso, a chiunque sarebbe sembrata una smorfia, una ennesima manifestazione di quel dolore che l’aveva accompagnato negli ultimi tempi, ma i suoi tre amici ne compresero il vero significato, era proprio una rivelazione somatica di quella serenità che lo pervadeva nell’ultimo atto della sua vita.
Aveva raggiunto finalmente gli obiettivi principali della sua intera esistenza, la chimera non era più tale, suo figlio avrebbe continuato ad esistere proprio come aveva voluto con tanta determinazione e per lui, dopo tanto tempo, finalmente non c’era più nessun dolore.
 
Sereni tornò a Milano.
Tutto ormai gli appariva diverso, e non certo per quello stolto continuo cambiamento che la nostra schizofrenica umanità ci impone da una decina d’anni in funzione di stolte necessità di mercato o di demagogiche scelte politiche.
Era proprio tutto diverso: la sua voglia di fare carriera sembrava essersi disfatta, i suoi concetti sui corretti rapporti sociali erano cambiati profondamente, le sue convinzioni etiche totalmente modificate, la stessa idea di vita non era più quella di prima, e soprattutto si rendeva conto che, una volta divulgata per intero quella storia, chiunque al mondo avrebbe modificato di conseguenza il proprio pensiero, anche se con finalità diverse.
Pensò alla profezia di Nostradamus, tanto cara a Mastrelli:
 
Quando i venti precederanno per tre volte i Cavalieri dell’Apocalisse,
Uomo e bestia insieme, si mostreranno dopo lungo errare.
L’illusione della scienza farà grande scandalo,
Ma la fine riunirà speranze e frutti della grande caccia.
 
Era avvenuto proprio tutto ciò che era stato previsto nella famosa quartina, ormai decodificata:
Nel duemiladodici
un uomo, con i geni di un animale nel suo DNA,
si presenterà dopo quarant’anni dalla sua nascita.
L’idea della scienza di creare un uomo perfetto farà scalpore,
Ma alla fine della storia (nel 2012), la grande ricerca scientifica
(ma anche quella mediatica di stampa e TV), farà scoprire al mondo
che è possibile aumentare a dismisura le aspettative umane di vita (speranze)
proprio per quel risultato della sperimentazione scientifica (frutto)
che ne possiede pienamente la capacità
 
Franco pensò a come YouGlobe avrebbe potuto dare questa notizia sconvolgente, a come le cose sarebbero cambiate per tutti, già dal giorno dopo.
Cosa sarebbe accaduto nel momento in cui ogni uomo avesse preso coscienza di poter allungare la propria vita di oltre 50/60 anni?
Come sarebbe stata accettata l’idea che la corsa alla ricerca dell’immortalità, intrapresa dall’uomo fin da quando ha messo piede sulla terra, si era praticamente conclusa?
E cosa avrebbero fatto le multinazionali del farmaco una volta scoperto dell’esistenza di una pratica scientifica che può far sparire oltre la metà delle più gravi patologie che affliggono l’umanità?
Franco pensava poi agli aspetti beffardi e ironici conseguenti ad un possibile aumento così forte dell’età media umana in chiave pensionistica….dopo tutte le balordaggini imposte dai governi europei, e da quello italiano in particolare, ai propri cittadini e appena un anno prima.
Sapeva inoltre che la successiva puntata del “Mistero della Chimera” era prevista per la sera del 21 dicembre, quindi il giorno successivo, ed era in grande apprensione per come avrebbero potuto impiantare il programma con tutto quello che c’era da dire.
 
Il mondo è già profondamente cambiato con l’entrata in vigore dell’Accordo di Praga dello scorso autunno e della valuta unica mondiale “Star”, ma è stato oggi: 21 dicembre 2012 che si può parlare veramente del passaggio da un’era ad un’altra, proprio come previsto dal calendario Maya.
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Di Sergio Figuccia (del 09/03/2012 @ 07:00:00, in Caccia alla Chimera-Capitoli, clickato 1681 volte)

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A Cinzia era bastata una sola telefonata per la conferma di quanto aveva immediatamente ipotizzato nel momento in cui Navarro le aveva segnalato il secondo cognome della Serrano.

Una sola telefonata per la ratifica del suo ingresso nel mondo oscuro delle inquietudini, delle incertezze connesse al futuro.

Si sentiva pronta ad affrontare un intero esercito di dubbi, almeno nella sfera che competeva il suo animo, lo spazio immenso, ma comunque limitato, del suo esclusivo ego. Ma quello che temeva maggiormente, forse proprio per la sua professione di giornalista, era l’opinione pubblica; non sapeva come presentare la cosa ai telespettatori, come impostare la comunicazione ufficiale di quanto era emerso dalle indagini di quei giorni nella successiva puntata del “Mistero della Chimera”, che sarebbe andata in onda appena due giorni dopo e che, alla luce di quanto scoperto separatamente dai tre conduttori proprio in quegli ultimi giorni, sembrava essere destinata ad essere l’ultima della serie.

Per non pensarci su eccessivamente cercò di pungolare maggiormente la sua curiosità di brava giornalista lavorando mentalmente sulle altre verità ancora in sospeso.

Cinzia, Walter e Franco infatti si erano ripetutamente parlati per telefono, ma nessuno di loro aveva voluto segnalare agli altri due quanto aveva scoperto. Ognuno si era limitato a manifestare il proprio convincimento sul fatto che la ormai prossima riunificazione dei dati, raccolti nell’ultima settimana da loro tre, avrebbe certamente svelato per intero tutte le verità sulla Chimera.

Così Cinzia, non essendo a conoscenza di quanto scoperto da Franco Sereni, si concentrò sull’animale che poteva essere stato incrociato con i geni della Chimera. Pensò al velociraptor ed alla strana somiglianza che quell’animale preistorico aveva con la mitologica figura del “drago”, a parte le ali ovviamente.

La profezia di Nostradamus parlava di “uomo e bestia insieme” nel 2012, ma per la cultura orientale, e nello zodiaco cinese in particolare, già a gennaio 2012 l’umanità era entrata nella costellazione del “drago”.

Quindi il DNA del velociraptor le sembrava funzionare meglio di qualsiasi altro animale. Inoltre nel codice di Dresda, unico dei quattro codici Maya che ha resistito alla dominazione spagnola, l’altra profezia relativa alla “fine dei tempi” prevista nel 2012, anche essa esaminata da Walter, parlava di zampilli d’acqua fuoriusciti dalle fauci di un drago e di una grande oscurità sulla quale vincerà poi la luce.

Il drago-sauro quindi è presente sia nelle predizioni occidentali di Nostradamus e dei Maya, sia in quelle orientali sull’anno del “dragone”.

Potevano essere coincidenze, ma troppo specifiche per non tenerne conto.

Cinzia pensò allo zodiaco cinese che presenta la figura del drago,  imperante nel 2012, come essere nobile, carismatico e potente, ma anche esigente, dogmatico ed altero. Tutte caratteristiche perfettamente calzanti  con la Chimera, ormai da lei identificata.

 

Nel frattempo Walter faceva i conti con la “sua verità”, senza avere cognizione delle ultime news di Sereni e soprattutto di Cinzia.

Aveva toccato con mano l’unica traccia mai battuta: la “pista del depistaggio”, avrebbe detto Franco con i suoi soliti giochi di parole; una sorta di ossimoro con il quale avrebbe dovuto fare i conti in futuro, per poter cavare fuori quel ragno che dentro il buco aveva tessuto una tela micidiale.

Per quanto strano potesse apparire a quel punto, tutto ciò che si era detto in precedenza veniva interamente annullato; come sempre la classica chiusura del cerchio passava da una inversione di rotta radicale e la verità sarebbe apparsa solo tornando indietro nel tempo all’origine della vicenda.

Da parte sua Walter, avendo ormai accertato che le apparenze erano risultate frutto di quel castello di carte che loro stessi avevano costruito, sul volo aereo di ritorno dalla Svezia elaborava mentalmente le ipotesi riguardanti le due identità della Chimera nelle sue componenti umana e animalesca.

 

Franco Sereni invece aveva in mano quasi tutte le chiavi di volta dell’intera vicenda.

Gli unici tasselli che gli mancavano erano in possesso di Cinzia, ma ancora lui non ne era al corrente, e di uno dei componenti dell’equipe scientifica del 1968 che non aveva conosciuto in quanto era stato intervistato in precedenza da Walter.

Tornando dal Brasile così, prima di rientrare a Milano, decise di fare tappa a Firenze per la definizione degli ultimi approfondimenti del caso. 

Polasacra infatti gli aveva suggerito di parlare con Ferdinando Mussi per comprendere meglio i dettagli della fine di Magnusson.

 Così come era avvenuto con Walter, Mussi incontrò Franco Sereni nel suo studio presso il Museo di Storia Naturale, ma stavolta la situazione era molto diversa.

Mussi non aveva più il coltello dalla parte del manico, come quando aveva incrociato Mastrelli. Il suo nuovo interlocutore era ormai al corrente di come erano andate effettivamente le cose, gli occorrevano solo piccoli dettagli, ormai poco influenti nella storia.

-               Dottor Mussi sto arrivando direttamente dal Brasile dove sono riuscito a parlare finalmente con il dottor Kurt Polasacra. Mi ha raccontato tutto: della malattia di Magnusson, della sua immensa sofferenza, della sua voglia di farla finita, della soluzione scientifica alla instabilità della Chimera risolta da Polasacra quando Richard aveva appena tre anni ecc.ecc.

Mi mancano solo i dettagli sulla sua morte e so, ormai con certezza, che solo lei potrà fornirmeli.

 

Franco Sereni si dimostrava molto risoluto, anzi nel suo approccio risultò quasi sgradevole per la sua determinazione, ma la cosa funzionò e Mussi, da vecchio combattente sconfitto, cedette le armi.

-               Polasacra doveva restare irreperibile, non riesco a capire come siete riusciti a scovarlo in quella favela.

Lei a questo punto avrà compreso che, contrariamente a quanto dichiarato da Fredik Larsen e da Ester Serrano, i rapporti all’interno del nostro staff sono sempre stati ottimi. I falsi contrasti fra di noi erano funzionali al depistaggio che abbiamo impiantato per far considerare Magnusson come un uomo essenzialmente solo…in realtà non è mai stato così.

L’unico punto di vista non condiviso in tutta questa vicenda ha sempre riguardato proprio la divulgazione ai media e a tutta l’umanità in caso di piena riuscita dell’esperimento.

Prima della separazione di Richard dalla macchina che aveva gestito il suo sviluppo fetale, Magnusson aveva più volte manifestato la volontà di esternare il suo successo per storicizzarlo, nonostante l’illegalità di quel tipo di attività scientifica.

Per mesi abbiamo cercato di dissuaderlo; a nessuno di noi sarebbe piaciuto essere sbattuto sulle prime pagine dei giornali con l’etichetta di scienziato pazzo, stile Mengele, per intenderci. E tale possibilità non deve sembrarle una mia esagerazione, sarebbe stato certamente così. Eravamo nel 1968, oggi forse quel tipo di sperimentazione genetica sarebbe apparsa a passo con i tempi, ma allora il solo scenario possibile era il nostro arresto e la pubblica lapidazione tramite giornali e TV.

Non volevamo assolutamente correre questo rischio. Oltretutto ci eravamo affezionati tutti a Richard, e pensare cosa avrebbe dovuto affrontare nella società cosiddetta civile, se l’esperimento fosse stato pubblicato ufficialmente, ci faceva venire la pelle d’oca.

Avevamo visto crescere quel bambino, giorno dopo giorno, e ognuno di noi stava a guardarlo per ore e ore dietro quei vetri; come potevamo pensare di darlo in pasto alla stampa, all’infame mondo della televisione e certamente agli assistenti sociali che l’avrebbero scippato al padre naturale?

Sarebbe stato considerato un mostro, anche se l’unico effetto dell’esperimento nel nascituro, come peraltro ampiamente previsto, era stata la perfezione assoluta sia nel corpo che nello spirito.   I mostri sarebbero stati invece ben altri: quelli che avrebbero giudicato, per esempio, quelli che avrebbero impedito a Richard una vita normale, che l’avrebbero esaminato centimetro per centimetro, forse anche per negare la più piccola delle soddisfazioni a Magnusson.

Lui però insistiva per mandare le “partecipazioni”, anche a costo di rischiare la galera e di perdere la patria potestà del bambino.

 

Sereni lo interruppe con una sua osservazione spontanea.

-               E dire che sia Larsen che la Serrano ci hanno detto l’esatto contrario.

-               Certo! Dovevano far sospettare di Kurt Polasacra per farlo apparire il cattivo della situazione. Ora siete troppo vicini alla verità per continuare a fingere e tentare di depistarvi ancora. 

Volevamo tutti bene a Samuel Magnusson, ma non potevamo permettere che il bambino potesse correre inutili rischi di iper-esposizioni mediatiche, e di sparire magari dentro qualche altro laboratorio scientifico governativo e, ancora peggio, in chissà quale parte del mondo.

Al riguardo tutti noi avevamo ipotizzato scenari orrendi dei possibili sviluppi, con il convolgimento di servizi segreti, di altri scienziati imbavagliati dal segreto di Stato, di immondi politici in cerca di gloria, di militari senza scrupoli a caccia di nuove armi ….di…di...insomma…lei sa che eravamo nel ’68, provenivamo dalla guerra fredda, dalla crisi di Cuba del ’62, quell’anno c’era stata anche l’invasione della Cecoslovacchia da parte dei carri armati sovietici che avevano messo fine alla Primavera di Praga….una tale scoperta avrebbe fatto gola a chissà quanti personaggi dell’epoca!

-               Ma probabilmente anche oggi sarebbe così!

-               Bravissimo! E proprio per questo che abbiamo depistato in tutti i modi le vostre ricerche. Non volevamo che Richard corresse anche oggi i rischi che aveva corso nel momento in cui era nato. Abbiamo cercato di proteggerlo in tutti i modi.

-               Mi perdoni dottor Mussi, credo di cominciare a intravedere una luce nel tunnel della confusione in cui mi trovo dall’inizio di questa indagine….ma ancora tante cose non mi sono chiare. La prego, andiamo per gradi e ricominciamo daccapo, partendo proprio dal momento della nascita di Richard, pardon! Dal distacco della Chimera dalla macchina che l’aveva, per così dire, tenuto in gestazione.

-               Parto, è proprio la parola giusta, dal momento in cui Magnusson aveva staccato a Richard il cordone ombelicale, ovviamente artificiale anche quello.

Assistemmo ad una scena che nessuno di noi potrà mai dimenticare. Samuel se ne stava lì in piedi col bambino in braccio che lo guardava in silenzio, erano uno di fronte all’altro e si fissavano reciprocamente occhi negli occhi.

Eravamo certi che Richard avesse già sviluppato buone capacità visive, proprio grazie alle caratteristiche dei geni inseriti nel suo DNA.

Molti di noi piangevano per l’emozione e lui, con quel marmocchio che lo guardava fisso negli occhi, era proprio felice, e come vuole fare sempre un uomo innamorato, avrebbe certamente esposto ai quattro venti quel frutto suo e della sua creatività scientifica.

Fu in quel momento che tre di noi si scambiarono uno sguardo che poteva essere solo indice di piena apertura alla complicità.

Nel pomeriggio di quello stesso giorno iniziammo a tramare…sì, oggi parlo di tramare perché da anni mi sono pentito di quell’azione, in fondo pur agendo per il bene di Richard abbiamo dato una pugnalata al cuore di Samuel Magnusson, è stata una forma di tradimento a tutti gli effetti. Allora però ci sembrò tutto diverso, tutto ampiamente giustificato dalla necessità di proteggere il bambino.

-               Mi ha parlato di tre collaboratori, uno era chiaramente lei….e gli altri due.

-               Kurt Polasacra ed Ester Serrano, ed è stata proprio lei a proporci la soluzione al problema della collocazione di Richard. Serviva una buona famiglia che potesse crescerlo nel migliore dei modi, possibilmente nascondedogli la sua vera natura così Ester ci prospettò la possibilità di affidarlo a sua sorella e suo cognato che da anni volevano a tutti i costi un figlio, e che dopo tanti inutili tentativi erano riusciti a prendersi solo l’esaurimento nervoso.

Dopo una lunga telefonata con sua sorella, Ester ci confermò che la coppia aveva accettato con gioia. Organizzammo così il rapimento di Richard e lo mandammo in porto la notte del giorno successivo a quello della sua nascita.

-               E gli altri componenti dell’equipe erano al corrente?

-               Sì, aderirono tutti all’idea di dare una famiglia diversa alla Chimera all’insaputa di Magnusson, ma fuori dal nostro terzetto solo Toren sapeva quali sarebbero stati i genitori adottivi. Era presente ad una delle nostre discussioni ed aveva sentito tutto, agli altri preferimmo non dire nulla.

 Anche Franco Sereni venne così a conoscenza dell’identità della Chimera, doveva tuttavia chiarire ancora con Mussi il ruolo da lui rivestito nella morte di Magnusson che risultava peraltro sempre più avvolta nel mistero, nonostante i chiarimenti ricevuti sul vecchio rapimento del 1968 e sul vero nome del figlio dello scienziato svedese.

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Franco Sereni controllò attentamente il tabulato dei voli aerei da Rio de Janeiro.

I suoi ragazzi avevano fatto proprio un bel lavoro, non era facile entrare in possesso di simili elenchi e dei relativi dati sensibili senza apposite autorizzazioni, le investigazioni private non sono mai state alla stessa stregua di una indagine di Polizia.

Il giornalista si rese subito conto che occorreva parlare con Kurt Polasacra senza neanche guardare l’altro tabulato relativo ai voli in arrivo nella città brasiliana.

Il nome dello scienziato era infatti regolarmente registrato in partenza proprio in uno dei periodi immediatamente precedenti alla morte di Magnusson, quindi il suo nome tornava prepotentemente nell’ambito dei sospettati.

Quello che Navarro aveva raccontato a Cinzia Forestieri poteva anche essere vero, Polasacra si dedicava anima e corpo ormai da anni ai bambini della favelas di Rio, però un viaggio a Stoccolma l’aveva pur fatto negli ultimi mesi, ed a Stoccolma c’era Magnusson. Anche se non l’aveva ucciso lui era comunque sulla scena del delitto e la sua presenza a Rio non costituiva più un alibi valido.

Per il programma c’erano ancora quattro giorni di tempo, così Franco decise di partire per Rio de Janeiro senza dire niente a nessuno, comunicò solo la sua assenza alla direzione del TG black per farsi sostituire dal suo vice nei notiziari di quelle sere.

Aveva troppa fretta di concludere, un dubbio cominciava a roderlo dentro e voleva a tutti i costi giungere alla conclusione del caso prima di Walter e Cinzia e non certo per scalzarli o per acquisire notorietà mediatica, la sua era essenzialmente correttezza professionale congiunta a spirito umanitario, il desiderio dello scoop era ormai passato in secondo piano.

Trovare la missione all’interno della favela Parada de Lucas non fu di certo facile per Franco, ma alla fine riuscì nel suo intento e si presentò ad una suora chiedendo del dottor Polasacra.

La religiosa andò a chiamarlo entrando in un locale basso con una piccola porta protetta a suo modo da una serie di fili di spago nei quali erano state infilzate diverse decine di tappi di sughero.

Polasacra uscì velocemente dal locale, forse convinto che si dovesse trattare di una delle solite richieste di un suo intervento nella routine giornaliera della missione, ma quando vide Sereni che lo aspettava si bloccò improvvisamente e guardò il suo interlocutore con una smorfia piuttosto eloquente.

-               Doveva pur accadere prima o poi – disse rassegnato – me l’aspettavo da un giorno all’altro.

-               Suppongo dalla sua reazione che lei sappia chi sono io.

-               Certo! Le pare che solo perché mi trovo in una favela brasiliana sono fuori dal resto del mondo? Anche qui abbiamo i cellulari, le antenne satellitari, le televisioni ecc. ecc. Sono solo un uomo che vuole trascorrere la sua vecchiaia a fare del bene al prossimo, mantenendo le distanze da una società che non ama più. Tutto il can-can che state creando attorno a questo caso mi sta nauseando.

Polasacra fece segno a Sereni di sedersi, ma in quel momento il giornalista di YouGlobe si rese conto che lì intorno non c'era una sedia almeno nell'arco di cento metri, si accomodò quindi a terra subito imitato dallo scienziato italo-svedese, il tutto sotto lo sguardo curioso della suora.

-               Mi spiace che lei mi veda come un disturbatore venuto dal mondo che lei ha voluto abbandonare, ma le assicuro che non è così. La mia presenza qui è dovuta a ben altre motivazioni che non la banale ricerca di un ennesimo scoop mediatico….

-               … Che già avete abbondantemente realizzato con questa storia – lo interruppe Polasacra.

-               Ha ragione, ha ragione! Ma lei non ritiene che trovare la soluzione finale agli enigmi della Chimera non costituisca anche la fine di questa gallina dalle uova d’oro per la nostra compagnia televisiva?    In effetti ci converrebbe stiracchiare il più possibile questa vicenda per mantenere molto alto l’indice degli ascolti e per il massimo del tempo possibile, magari affidandoci semplicemente agli inquirenti istituzionali e alle polizie locali con i lunghissimi tempi che ne conseguono.     Un esempio di questa tecnica mediatica è facilmente rilevabile nel caso del delitto di Avetrana; la Rai e le reti di Mediaset ci sono andate a nozze fra il 2010 e il 2011, ne hanno fatto un evento “storico”, televisivamente parlando si intende.    Pur trattandosi di un dramma familiare e dell’assassinio di un’adolescente era pur sempre un omicidio maturato in un ambiente domestico per un intreccio di gelosia, sesso e coinvolgimenti sentimentali, nulla di nuovo nella letteratura criminale, eppure fra approfondimenti, speciali e talk show in prima serata hanno tirato su una mostruosità giornalistica durata oltre un anno e mezzo.     Peraltro in queste condizioni di estrema popolarità gli stessi protagonisti, per quanto squallidi e immorali, finiscono col ricevere anche gratificazioni in termini di celebrità immeritata dal loro comportamento criminale. Scrivono libri per editori senza scrupoli, si fanno pagare per interviste da giornalisti scorretti ecc. ecc., proprio una oscenità in termini di etica.   Non vogliamo proprio ripetere la stessa porcheria, dobbiamo chiudere al più presto questa vicenda giungendo alla verità senza indugi o forzati rallentamenti mediatici. Io in particolare comincio a pensare che i primi a dover mettere la parola fine dobbiamo essere proprio noi di YouGlobe.

La estrema sincerità che Franco Sereni aveva mostrato nella sua risposta finì col convincere Polasacra almeno ad ammorbidire l’iniziale avversione manifestata nei confronti del giornalista.

-               Non sono andato via dall’Europa per fuggire dalle mie responsabilità e la mia accoglienza … diciamo fredda, non è dovuta ad antipatia nei confronti della classe dei giornalisti che comunque fanno il loro lavoro, anche se spesso un po’ fuori dalle righe.
Ho vissuto sempre sforzandomi di dare un senso alla mia presenza sulla terra e penso di esserci riuscito soprattutto ora, in questo buco oscuro del mondo.
Sono passato da diverse esperienze nella mia vita, da una iniziale attività di ostetricia post laurea all’accettazione di quell’invito di Samuel Magnusson di far parte di un gruppo sperimentale di ricercatori scientifici, alla creazione di un’associazione di artisti operanti in Italia ed in particolare a Palermo da dove provengono alcuni dei miei parenti, fino a questa mia ultima avventura in Brasile che mi sta concedendo il massimo degli appagamenti possibili per un medico, ma forse anche per un qualunque essere umano.
Ho da fare con bambini che non hanno nulla, che non sanno cosa vuol dire una carezza o un sorriso da parte di un genitore, che vedono il futuro solo come un tunnel dell’orrore nel quale dover entrare per evitare un orrore ancora più grande perché già a portata di mano. Spesso li vedo tremare e non certo per il freddo, hanno dentro tutto la vergogna che un essere umano può accumulare anche solo per il fatto di esistere, di dover affrontare per forza di cose una umanità immonda e infame che li ritiene rifiuti prima ancora di consumarli.
Posso confessarle che gli unici momenti della mia vita in cui posso dire di essere stato veramente felice sono quelli in cui ho visto sbocciare sulle loro labbra il primo sorriso, dopo quella infinita serie di ghigni e smorfie di sofferenza che sono costretto a vedere dal momento della loro accoglienza nella missione.
Li raccogliamo spesso per le strade prima che vengano intercettati dagli squadroni della morte e dobbiamo fare salti mortali per fargli raggiungere un grado sufficiente di fiducia nel prossimo.
Sono come piccole belve feroci da addomesticare, ma una volta riusciti nell’intento possiamo proprio dire che il nostro gruppo ha compiuto un vero miracolo, ed a quel punto io mi sento pienamente gratificato nella mia essenza di essere vivente, è ormai l’unico scopo della mia vita.
 
-               Ma ci sono stati momenti in cui lei ha lasciato i suoi bambini, anche se solo per qualche giorno, ed il motivo di questi allontanamenti dalla sua missione non può che essere stato il suo vecchio legame con l’esperimento “Chimera”.
 
Polasacra inchinò il capo ma continuò a rispondere al suo interlocutore, semplicemente cambiò l’obiettivo del suo sguardo passando dallo sguardo di Sereni alla terra battuta che fungeva da pavimento nel suo centro missionario.
 
-               E’ vero. Sono dovuto andare urgentemente a Stoccolma perché convocato da Ulrik Toren, uno dei due infermieri che faceva parte del nostro gruppo scientifico del 1968.
Ulrik era tornato nel 2005 come assistente sanitario da Magnusson per l’aggravarsi della sua malattia. Nella telefonata che fece per richiamarmi in Svezia mi raccontò che, dopo tanto tempo dallo scioglimento del nostro staff, Samuel ricordava ancora con piacere il legame che si era creato ai tempi dell’esperimento, e per questo aveva voluto al suo capezzale proprio uno degli infermieri della vecchia equipe, tra l’altro uno dei pochi che era rimasto in Svezia ed a Stoccolma in particolare.
Toren mi disse che Magnusson negli ultimi tempi era sempre più inquieto, prima di morire voleva a tutti i costi rivedere il figlio e che sarebbe stato giusto almeno tentare di accontentarlo. Mi raccontò anche del suo appello in TV che era andato in onda il giorno prima della sua telefonata e che io non avevo visto.
 
Sereni però interruppe il racconto di Kurt Polasacra.
-               Dottore, mi perdoni ma c’è qualcosa che non quadra. Ester Serrano ha raccontato al mio collega Mastrelli che i rapporti all’interno dello staff scientifico dell’esperimento “chimera” non erano buoni, lei ora mi fa capire invece che le relazioni fra i componenti erano addirittura idilliache, tanto da far rimpiangere a Magnusson quel lontano e breve periodo di collaborazione con tutti voi.
 
Polasacra per la prima volta sorrise.
-               Ogni essere umano interpreta il mondo che gli sta attorno in maniera diversa da tutti gli altri.  Tante volte poi, pur coincidendo in massima parte, le opinioni vengono espresse in modi tanto eterogenei da far apparire le cose da punti di vista diametralmente opposti. Tutto sta nel rapporto fra quanto recepito e modalità di espressione del proprio pensiero; raramente si riesce a trasmettere correttamente la realtà del “vissuto”.  
Non vorrei finire col fare filosofia spicciola , ma credo che la Serrano abbia mal interpretato i rapporti interpersonali instaurati nella nostra piccola comunità di allora, o quantomeno non li ha raccontati con coerenza.
E’ vero, qualche screzio c’è stato, ma si è trattato solo di piccole controversie fra professionisti di alto livello messi praticamente a confronto in un progetto comune. Mi creda, se fossero stati altri a ricoprire quegli incarichi sarebbe scoppiata una guerra mondiale. Invece andò tutto bene fino in fondo.
-               Quindi un gruppo molto unito.
-               Direi proprio di sì.
-               Ma torniamo alla telefonata di Toren.
-               Quando Ulrik mi telefonò fu come l’aver riesumato dalle profondità della memoria un pezzo di vita ormai seppellito dal tempo….quarant’anni sono quarant’anni perbacco!   Eppure non mi sono sentito di abbandonare il vecchio amico e sono andato a trovarlo senza alcuna esitazione, sapevo che ormai gli restava poco da vivere.
-               E cosa vi siete detti quando vi siete rincontrati dopo circa quaranta anni.
-               Le parole hanno poca importanza in questi casi, vale più un abbraccio sincero ed uno sguardo affettuoso al quale potersi aggrappare per salvare la propria anima. E questo valeva sia per me che per lui.
-               Dottore Polasacra, lei sa dove si trova Richard attualmente, e se il mancato incontro col padre potrebbe condurlo effettivamente ad una morte in tempi brevi per non aver ricevuto il prodotto immunizzante scoperto da Magnusson?
-               Io ho una risposta ad entrambe le sue domande.
Il rimedio al bio-rigetto, come noi chiamammo questo pericolo a lungo termine per la Chimera, l’avevo risolto io dopo appena tre anni dalla nascita di Richard e, sapendo dove si trovava, avevo provveduto a somministrarglielo già nel 1971.
-               Quindi Richard è salvo da allora e non occorre fare alcuna corsa contro al tempo.
-               Certo! Ormai è al sicuro.
-               Questa è una buona notizia e sarà stato lei a comunicarla a Magnusson non appena vi siete incontrati?
-               Sì, ovviamente. Era il suo peggiore tormento, più che la sua stessa malattia. Anche lui aveva scoperto la soluzione a quel problema, ma solo pochi anni fa e sapere che suo figlio era fuori pericolo fu per lui una gioia immensa.
 
Polasacra raccontò a Franco Sereni altri particolari inediti della storia, ma per completare il quadro al giornalista occorrevano ancora due tasselli:  l’identità della Chimera e l’animale con il quale erano stati incrociati i suoi geni.
 
Sul nome Polasacra volle tacere, sapeva che ormai il suo interlocutore era vicino alla verità e non voleva essere lui a rivelarla perché lo riteneva un altro tradimento, sarebbe stato lo stesso giornalista a scoprirla da solo, ed in poco tempo.
 
-               Allora, considerando che non mi vuole dire altro, glielo chiedo a bruciapelo. Qual è l’animale che avete incrociato con il DNA di Richard? So che solo lei al mondo ne è a conoscenza.
-               Sì, è una parte del progetto che abbiamo elaborato e definito solo io Magnusson. Ma sa cosa mi sembra bizzarro in tutta questa storia?
-               Cosa?
-               Avete avuto tutti la risposta sotto il naso e non ve ne siete accorti, a noi sembrava quasi una ovvietà, la prima cosa che avreste capito o almeno intuito. Invece vi è sfuggita completamente, forse perché eravate distratti da altro: dal realizzare lo scoop televisivo, per esempio, o dal ricercare i protagonisti della vicenda per mezzo mondo, fra Svezia, Italia, Brasile e Israele … mah! Non saprei! In ogni caso fino ad oggi nessuno ha capito.
 
Franco Sereni, dopo quella rivelazione che aveva chiuso il lungo colloquio con Polasacra, tornò così in Italia col bagaglio carico di notizie e di soluzioni a gran parte degli enigmi della Chimera.
Il suo era stato uno dei viaggi più proficui del terzetto di giornalisti, ma ancora non conosceva gli enormi passi avanti nelle indagini che avevano fatto contestualmente sia Cinzia che Walter.
Nel momento in cui si sarebbero riuniti, tutti i dati raccolti avrebbero dato una svolta definitiva nello sviluppo della vicenda. Erano ormai ad un passo dalla verità.
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Il protagonismo e l’invidia sono i mali peggiori del terzo millennio. Se ognuno di noi rinunciasse a cercare nei traguardi degli altri le proprie aspirazioni, certamente potremmo vivere in un mondo migliore.

Sergio Figuccia

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