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Mussi si allontanò all’esterno dello studio dopo aver chiesto con notevole gentilezza a Franco Sereni un suo formale consenso.
Prima dell'ultimo saluto però i tre amici gli rivelarono l'identità segreta della Chimera e Magnusson volle scrivere una breve lettera da consegnare dopo la sua morte a Richard, ma solo nel caso in cui la verità fosse venuta a galla in futuro.
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A Cinzia era bastata una sola telefonata per la conferma di quanto aveva immediatamente ipotizzato nel momento in cui Navarro le aveva segnalato il secondo cognome della Serrano.
Una sola telefonata per la ratifica del suo ingresso nel mondo oscuro delle inquietudini, delle incertezze connesse al futuro.
Si sentiva pronta ad affrontare un intero esercito di dubbi, almeno nella sfera che competeva il suo animo, lo spazio immenso, ma comunque limitato, del suo esclusivo ego. Ma quello che temeva maggiormente, forse proprio per la sua professione di giornalista, era l’opinione pubblica; non sapeva come presentare la cosa ai telespettatori, come impostare la comunicazione ufficiale di quanto era emerso dalle indagini di quei giorni nella successiva puntata del “Mistero della Chimera”, che sarebbe andata in onda appena due giorni dopo e che, alla luce di quanto scoperto separatamente dai tre conduttori proprio in quegli ultimi giorni, sembrava essere destinata ad essere l’ultima della serie.
Per non pensarci su eccessivamente cercò di pungolare maggiormente la sua curiosità di brava giornalista lavorando mentalmente sulle altre verità ancora in sospeso.
Cinzia, Walter e Franco infatti si erano ripetutamente parlati per telefono, ma nessuno di loro aveva voluto segnalare agli altri due quanto aveva scoperto. Ognuno si era limitato a manifestare il proprio convincimento sul fatto che la ormai prossima riunificazione dei dati, raccolti nell’ultima settimana da loro tre, avrebbe certamente svelato per intero tutte le verità sulla Chimera.
Così Cinzia, non essendo a conoscenza di quanto scoperto da Franco Sereni, si concentrò sull’animale che poteva essere stato incrociato con i geni della Chimera. Pensò al velociraptor ed alla strana somiglianza che quell’animale preistorico aveva con la mitologica figura del “drago”, a parte le ali ovviamente.
La profezia di Nostradamus parlava di “uomo e bestia insieme” nel 2012, ma per la cultura orientale, e nello zodiaco cinese in particolare, già a gennaio 2012 l’umanità era entrata nella costellazione del “drago”.
Quindi il DNA del velociraptor le sembrava funzionare meglio di qualsiasi altro animale. Inoltre nel codice di Dresda, unico dei quattro codici Maya che ha resistito alla dominazione spagnola, l’altra profezia relativa alla “fine dei tempi” prevista nel 2012, anche essa esaminata da Walter, parlava di zampilli d’acqua fuoriusciti dalle fauci di un drago e di una grande oscurità sulla quale vincerà poi la luce.
Il drago-sauro quindi è presente sia nelle predizioni occidentali di Nostradamus e dei Maya, sia in quelle orientali sull’anno del “dragone”.
Potevano essere coincidenze, ma troppo specifiche per non tenerne conto.
Cinzia pensò allo zodiaco cinese che presenta la figura del drago, imperante nel 2012, come essere nobile, carismatico e potente, ma anche esigente, dogmatico ed altero. Tutte caratteristiche perfettamente calzanti con la Chimera, ormai da lei identificata.
Nel frattempo Walter faceva i conti con la “sua verità”, senza avere cognizione delle ultime news di Sereni e soprattutto di Cinzia.
Aveva toccato con mano l’unica traccia mai battuta: la “pista del depistaggio”, avrebbe detto Franco con i suoi soliti giochi di parole; una sorta di ossimoro con il quale avrebbe dovuto fare i conti in futuro, per poter cavare fuori quel ragno che dentro il buco aveva tessuto una tela micidiale.
Per quanto strano potesse apparire a quel punto, tutto ciò che si era detto in precedenza veniva interamente annullato; come sempre la classica chiusura del cerchio passava da una inversione di rotta radicale e la verità sarebbe apparsa solo tornando indietro nel tempo all’origine della vicenda.
Da parte sua Walter, avendo ormai accertato che le apparenze erano risultate frutto di quel castello di carte che loro stessi avevano costruito, sul volo aereo di ritorno dalla Svezia elaborava mentalmente le ipotesi riguardanti le due identità della Chimera nelle sue componenti umana e animalesca.
Franco Sereni invece aveva in mano quasi tutte le chiavi di volta dell’intera vicenda.
Gli unici tasselli che gli mancavano erano in possesso di Cinzia, ma ancora lui non ne era al corrente, e di uno dei componenti dell’equipe scientifica del 1968 che non aveva conosciuto in quanto era stato intervistato in precedenza da Walter.
Tornando dal Brasile così, prima di rientrare a Milano, decise di fare tappa a Firenze per la definizione degli ultimi approfondimenti del caso.
Polasacra infatti gli aveva suggerito di parlare con Ferdinando Mussi per comprendere meglio i dettagli della fine di Magnusson.
Così come era avvenuto con Walter, Mussi incontrò Franco Sereni nel suo studio presso il Museo di Storia Naturale, ma stavolta la situazione era molto diversa.
Mussi non aveva più il coltello dalla parte del manico, come quando aveva incrociato Mastrelli. Il suo nuovo interlocutore era ormai al corrente di come erano andate effettivamente le cose, gli occorrevano solo piccoli dettagli, ormai poco influenti nella storia.
- Dottor Mussi sto arrivando direttamente dal Brasile dove sono riuscito a parlare finalmente con il dottor Kurt Polasacra. Mi ha raccontato tutto: della malattia di Magnusson, della sua immensa sofferenza, della sua voglia di farla finita, della soluzione scientifica alla instabilità della Chimera risolta da Polasacra quando Richard aveva appena tre anni ecc.ecc.
Mi mancano solo i dettagli sulla sua morte e so, ormai con certezza, che solo lei potrà fornirmeli.
Franco Sereni si dimostrava molto risoluto, anzi nel suo approccio risultò quasi sgradevole per la sua determinazione, ma la cosa funzionò e Mussi, da vecchio combattente sconfitto, cedette le armi.
- Polasacra doveva restare irreperibile, non riesco a capire come siete riusciti a scovarlo in quella favela.
Lei a questo punto avrà compreso che, contrariamente a quanto dichiarato da Fredik Larsen e da Ester Serrano, i rapporti all’interno del nostro staff sono sempre stati ottimi. I falsi contrasti fra di noi erano funzionali al depistaggio che abbiamo impiantato per far considerare Magnusson come un uomo essenzialmente solo…in realtà non è mai stato così.
L’unico punto di vista non condiviso in tutta questa vicenda ha sempre riguardato proprio la divulgazione ai media e a tutta l’umanità in caso di piena riuscita dell’esperimento.
Prima della separazione di Richard dalla macchina che aveva gestito il suo sviluppo fetale, Magnusson aveva più volte manifestato la volontà di esternare il suo successo per storicizzarlo, nonostante l’illegalità di quel tipo di attività scientifica.
Per mesi abbiamo cercato di dissuaderlo; a nessuno di noi sarebbe piaciuto essere sbattuto sulle prime pagine dei giornali con l’etichetta di scienziato pazzo, stile Mengele, per intenderci. E tale possibilità non deve sembrarle una mia esagerazione, sarebbe stato certamente così. Eravamo nel 1968, oggi forse quel tipo di sperimentazione genetica sarebbe apparsa a passo con i tempi, ma allora il solo scenario possibile era il nostro arresto e la pubblica lapidazione tramite giornali e TV.
Non volevamo assolutamente correre questo rischio. Oltretutto ci eravamo affezionati tutti a Richard, e pensare cosa avrebbe dovuto affrontare nella società cosiddetta civile, se l’esperimento fosse stato pubblicato ufficialmente, ci faceva venire la pelle d’oca.
Avevamo visto crescere quel bambino, giorno dopo giorno, e ognuno di noi stava a guardarlo per ore e ore dietro quei vetri; come potevamo pensare di darlo in pasto alla stampa, all’infame mondo della televisione e certamente agli assistenti sociali che l’avrebbero scippato al padre naturale?
Sarebbe stato considerato un mostro, anche se l’unico effetto dell’esperimento nel nascituro, come peraltro ampiamente previsto, era stata la perfezione assoluta sia nel corpo che nello spirito. I mostri sarebbero stati invece ben altri: quelli che avrebbero giudicato, per esempio, quelli che avrebbero impedito a Richard una vita normale, che l’avrebbero esaminato centimetro per centimetro, forse anche per negare la più piccola delle soddisfazioni a Magnusson.
Lui però insistiva per mandare le “partecipazioni”, anche a costo di rischiare la galera e di perdere la patria potestà del bambino.
Sereni lo interruppe con una sua osservazione spontanea.
- E dire che sia Larsen che la Serrano ci hanno detto l’esatto contrario.
- Certo! Dovevano far sospettare di Kurt Polasacra per farlo apparire il cattivo della situazione. Ora siete troppo vicini alla verità per continuare a fingere e tentare di depistarvi ancora.
Volevamo tutti bene a Samuel Magnusson, ma non potevamo permettere che il bambino potesse correre inutili rischi di iper-esposizioni mediatiche, e di sparire magari dentro qualche altro laboratorio scientifico governativo e, ancora peggio, in chissà quale parte del mondo.
Al riguardo tutti noi avevamo ipotizzato scenari orrendi dei possibili sviluppi, con il convolgimento di servizi segreti, di altri scienziati imbavagliati dal segreto di Stato, di immondi politici in cerca di gloria, di militari senza scrupoli a caccia di nuove armi ….di…di...insomma…lei sa che eravamo nel ’68, provenivamo dalla guerra fredda, dalla crisi di Cuba del ’62, quell’anno c’era stata anche l’invasione della Cecoslovacchia da parte dei carri armati sovietici che avevano messo fine alla Primavera di Praga….una tale scoperta avrebbe fatto gola a chissà quanti personaggi dell’epoca!
- Ma probabilmente anche oggi sarebbe così!
- Bravissimo! E proprio per questo che abbiamo depistato in tutti i modi le vostre ricerche. Non volevamo che Richard corresse anche oggi i rischi che aveva corso nel momento in cui era nato. Abbiamo cercato di proteggerlo in tutti i modi.
- Mi perdoni dottor Mussi, credo di cominciare a intravedere una luce nel tunnel della confusione in cui mi trovo dall’inizio di questa indagine….ma ancora tante cose non mi sono chiare. La prego, andiamo per gradi e ricominciamo daccapo, partendo proprio dal momento della nascita di Richard, pardon! Dal distacco della Chimera dalla macchina che l’aveva, per così dire, tenuto in gestazione.
- Parto, è proprio la parola giusta, dal momento in cui Magnusson aveva staccato a Richard il cordone ombelicale, ovviamente artificiale anche quello.
Assistemmo ad una scena che nessuno di noi potrà mai dimenticare. Samuel se ne stava lì in piedi col bambino in braccio che lo guardava in silenzio, erano uno di fronte all’altro e si fissavano reciprocamente occhi negli occhi.
Eravamo certi che Richard avesse già sviluppato buone capacità visive, proprio grazie alle caratteristiche dei geni inseriti nel suo DNA.
Molti di noi piangevano per l’emozione e lui, con quel marmocchio che lo guardava fisso negli occhi, era proprio felice, e come vuole fare sempre un uomo innamorato, avrebbe certamente esposto ai quattro venti quel frutto suo e della sua creatività scientifica.
Fu in quel momento che tre di noi si scambiarono uno sguardo che poteva essere solo indice di piena apertura alla complicità.
Nel pomeriggio di quello stesso giorno iniziammo a tramare…sì, oggi parlo di tramare perché da anni mi sono pentito di quell’azione, in fondo pur agendo per il bene di Richard abbiamo dato una pugnalata al cuore di Samuel Magnusson, è stata una forma di tradimento a tutti gli effetti. Allora però ci sembrò tutto diverso, tutto ampiamente giustificato dalla necessità di proteggere il bambino.
- Mi ha parlato di tre collaboratori, uno era chiaramente lei….e gli altri due.
- Kurt Polasacra ed Ester Serrano, ed è stata proprio lei a proporci la soluzione al problema della collocazione di Richard. Serviva una buona famiglia che potesse crescerlo nel migliore dei modi, possibilmente nascondedogli la sua vera natura così Ester ci prospettò la possibilità di affidarlo a sua sorella e suo cognato che da anni volevano a tutti i costi un figlio, e che dopo tanti inutili tentativi erano riusciti a prendersi solo l’esaurimento nervoso.
Dopo una lunga telefonata con sua sorella, Ester ci confermò che la coppia aveva accettato con gioia. Organizzammo così il rapimento di Richard e lo mandammo in porto la notte del giorno successivo a quello della sua nascita.
- E gli altri componenti dell’equipe erano al corrente?
- Sì, aderirono tutti all’idea di dare una famiglia diversa alla Chimera all’insaputa di Magnusson, ma fuori dal nostro terzetto solo Toren sapeva quali sarebbero stati i genitori adottivi. Era presente ad una delle nostre discussioni ed aveva sentito tutto, agli altri preferimmo non dire nulla.
Anche Franco Sereni venne così a conoscenza dell’identità della Chimera, doveva tuttavia chiarire ancora con Mussi il ruolo da lui rivestito nella morte di Magnusson che risultava peraltro sempre più avvolta nel mistero, nonostante i chiarimenti ricevuti sul vecchio rapimento del 1968 e sul vero nome del figlio dello scienziato svedese.
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Franco Sereni controllò attentamente il tabulato dei voli aerei da Rio de Janeiro.
I suoi ragazzi avevano fatto proprio un bel lavoro, non era facile entrare in possesso di simili elenchi e dei relativi dati sensibili senza apposite autorizzazioni, le investigazioni private non sono mai state alla stessa stregua di una indagine di Polizia.
Il giornalista si rese subito conto che occorreva parlare con Kurt Polasacra senza neanche guardare l’altro tabulato relativo ai voli in arrivo nella città brasiliana.
Il nome dello scienziato era infatti regolarmente registrato in partenza proprio in uno dei periodi immediatamente precedenti alla morte di Magnusson, quindi il suo nome tornava prepotentemente nell’ambito dei sospettati.
Quello che Navarro aveva raccontato a Cinzia Forestieri poteva anche essere vero, Polasacra si dedicava anima e corpo ormai da anni ai bambini della favelas di Rio, però un viaggio a Stoccolma l’aveva pur fatto negli ultimi mesi, ed a Stoccolma c’era Magnusson. Anche se non l’aveva ucciso lui era comunque sulla scena del delitto e la sua presenza a Rio non costituiva più un alibi valido.
Per il programma c’erano ancora quattro giorni di tempo, così Franco decise di partire per Rio de Janeiro senza dire niente a nessuno, comunicò solo la sua assenza alla direzione del TG black per farsi sostituire dal suo vice nei notiziari di quelle sere.
Aveva troppa fretta di concludere, un dubbio cominciava a roderlo dentro e voleva a tutti i costi giungere alla conclusione del caso prima di Walter e Cinzia e non certo per scalzarli o per acquisire notorietà mediatica, la sua era essenzialmente correttezza professionale congiunta a spirito umanitario, il desiderio dello scoop era ormai passato in secondo piano.
Trovare la missione all’interno della favela Parada de Lucas non fu di certo facile per Franco, ma alla fine riuscì nel suo intento e si presentò ad una suora chiedendo del dottor Polasacra.
La religiosa andò a chiamarlo entrando in un locale basso con una piccola porta protetta a suo modo da una serie di fili di spago nei quali erano state infilzate diverse decine di tappi di sughero.

Polasacra uscì velocemente dal locale, forse convinto che si dovesse trattare di una delle solite richieste di un suo intervento nella routine giornaliera della missione, ma quando vide Sereni che lo aspettava si bloccò improvvisamente e guardò il suo interlocutore con una smorfia piuttosto eloquente.
- Doveva pur accadere prima o poi – disse rassegnato – me l’aspettavo da un giorno all’altro.
- Suppongo dalla sua reazione che lei sappia chi sono io.
- Certo! Le pare che solo perché mi trovo in una favela brasiliana sono fuori dal resto del mondo? Anche qui abbiamo i cellulari, le antenne satellitari, le televisioni ecc. ecc. Sono solo un uomo che vuole trascorrere la sua vecchiaia a fare del bene al prossimo, mantenendo le distanze da una società che non ama più. Tutto il can-can che state creando attorno a questo caso mi sta nauseando.
Polasacra fece segno a Sereni di sedersi, ma in quel momento il giornalista di YouGlobe si rese conto che lì intorno non c'era una sedia almeno nell'arco di cento metri, si accomodò quindi a terra subito imitato dallo scienziato italo-svedese, il tutto sotto lo sguardo curioso della suora.

- Mi spiace che lei mi veda come un disturbatore venuto dal mondo che lei ha voluto abbandonare, ma le assicuro che non è così. La mia presenza qui è dovuta a ben altre motivazioni che non la banale ricerca di un ennesimo scoop mediatico….
- … Che già avete abbondantemente realizzato con questa storia – lo interruppe Polasacra.
- Ha ragione, ha ragione! Ma lei non ritiene che trovare la soluzione finale agli enigmi della Chimera non costituisca anche la fine di questa gallina dalle uova d’oro per la nostra compagnia televisiva? In effetti ci converrebbe stiracchiare il più possibile questa vicenda per mantenere molto alto l’indice degli ascolti e per il massimo del tempo possibile, magari affidandoci semplicemente agli inquirenti istituzionali e alle polizie locali con i lunghissimi tempi che ne conseguono. Un esempio di questa tecnica mediatica è facilmente rilevabile nel caso del delitto di Avetrana; la Rai e le reti di Mediaset ci sono andate a nozze fra il 2010 e il 2011, ne hanno fatto un evento “storico”, televisivamente parlando si intende. Pur trattandosi di un dramma familiare e dell’assassinio di un’adolescente era pur sempre un omicidio maturato in un ambiente domestico per un intreccio di gelosia, sesso e coinvolgimenti sentimentali, nulla di nuovo nella letteratura criminale, eppure fra approfondimenti, speciali e talk show in prima serata hanno tirato su una mostruosità giornalistica durata oltre un anno e mezzo. Peraltro in queste condizioni di estrema popolarità gli stessi protagonisti, per quanto squallidi e immorali, finiscono col ricevere anche gratificazioni in termini di celebrità immeritata dal loro comportamento criminale. Scrivono libri per editori senza scrupoli, si fanno pagare per interviste da giornalisti scorretti ecc. ecc., proprio una oscenità in termini di etica. Non vogliamo proprio ripetere la stessa porcheria, dobbiamo chiudere al più presto questa vicenda giungendo alla verità senza indugi o forzati rallentamenti mediatici. Io in particolare comincio a pensare che i primi a dover mettere la parola fine dobbiamo essere proprio noi di YouGlobe.
La estrema sincerità che Franco Sereni aveva mostrato nella sua risposta finì col convincere Polasacra almeno ad ammorbidire l’iniziale avversione manifestata nei confronti del giornalista.
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Cinzia quel pomeriggio camminò per una decina di chilometri, ai passanti distratti di una metropoli immersa nella propria routine giornaliera sembrò un ectoplasma in preda alle improvvise folate di un fastidioso vento venuto da nulla.
Camminò con lo sguardo perso nel vuoto e un’andatura meccanica che la rendeva più simile ad un burattino cibernetico più che ad un essere umano.
Qualcuno la riconobbe e si voltò per strada al suo passaggio, ma vedendola così dimessa e assente pensò di essersi sbagliato.
La gente immagina i propri beniamini televisivi sempre nello stesso modo in cui appaiono dinanzi le telecamere, non pensa proprio che possano essere sottoposti anche loro a sbalzi di umore o alle naturali preoccupazioni di ogni essere umano.
Li rappresenta come entità superiori, quasi aliene; quello schermo trasparente non costituisce solo una demarcazione fisica spazio-temporale, è anche il confine fra la realtà e la fantasia, fra il misero quotidiano che si sta vivendo e un felice iperuranio composto da esseri straordinari.
Così quando li vede nel proprio habitat, con caratteristiche conformi ad una creatura terrestre, magari li disconosce e li respinge; Cinzia Forestieri non poteva essere quella donna svagata in preda a chissà quali oscuri pensieri, era solo somigliante alla star televisiva, e forse neanche tanto.
Quando giunse alla sede di YouGlobe era giunta anche ad una conclusione: quello che aveva scoperto non doveva essere rivelato per il momento, era troppo presto e la notizia costituiva solo un particolare di una verità che stava pian piano venendo a galla, la punta di un enorme iceberg sommerso che aveva rivelato la sua presenza mostrando di sé solamente un piccolo significativo dettaglio. Probabilmente il corso degli eventi l’avrebbe aiutata in futuro a far venire fuori quel dato in modo meno traumatico, più naturale.
Scelse dunque il silenzio, e fu una segretezza assoluta, anche nei confronti dei suoi due colleghi di lavoro.
Franco Sereni era pronto alla trasmissione, così pure Walter che però attendeva notizie di Cinzia per organizzarsi per la diretta televisiva.
Quando la vide arrivare negli studi, mogia mogia e inzuppata d’acqua piovana nonostante l’ombrello tardivamente utilizzato, le andò subito incontro.
- Com’è andata?
- Mah! Direi bene. Navarro è un simpaticone, mi ha raccontato tante cose di quel periodo e mi ha parlato compiutamente di Kurt Polasacra … eravamo proprio fuori strada. L’aiutante principale di Magnusson è l’ultimo dei personaggi da prendere in considerazione nella ricerca dell’identità del killer seriale.
La Forestieri raccontò al suo compagno tutto quanto aveva appreso nel suo incontro col pittore spagnolo, rispettando ovviamente quel vincolo che si era posta.
- Ok! Direi di prepararci per la trasmissione …. Ma non ti vedo bene! Cos’hai mi sembri un po’ in pallone.
- Sì, non sto tanto bene Walter….vorrei andare a casa, non mi sento proprio capace di affrontare una diretta televisiva.
Vennero così tutti e due da me in sala regia e concordammo di mandare in onda solo Franco e Walter, una coppia inedita per il programma, ma anche questo avrebbe contribuito alla curiosità popolare ed al conseguente incremento nell’indice di ascolto.
Al termine del programma Franco chiamò Walter nella saletta riunioni.
- Ho alcune novità interessanti, non ho detto nulla in trasmissione perché volevo parlarne prima con te. Potremo giocarcele nella prossima diretta nel migliore dei modi.
- Sì, anche io ho saputo qualcosa dall’ultima intervista di Cinzia con Navarro, poi lei si è sentita male ed ho pensato di rinviare anche io l’analisi delle relative conclusioni. Dai! …comincia tu.
- Va bene! Come sai ho mandato alcuni collaboratori sia in Svezia che a Tel Aviv per conoscere l’andamento delle indagini delle rispettive polizie. Sono ragazzi bravissimi che hanno lavorato in passato per “Chi l’ha visto”.
Intanto hanno pensato di analizzare tutti i tabulati dei voli da e per l’Italia dall’inizio dell’anno; l’idea era quella di beccare qualche spostamento sospetto dei nostri sospetti, scusa il gioco di parole, ma è proprio calzante.
- E cos’hanno trovato?
- E’ stato proprio un lavoraccio, ma ne è valsa la pena. Hanno scoperto un curioso traffico di nominativi a noi piuttosto noti, e proprio negli ultimi mesi.
Per esempio: cosa è andata a fare a Firenze Ester Serrano prima di essere uccisa dalla Chimera? E cosa è andato a fare Mussi a Stoccolma?
- Uhmm!! Strani viaggi … e strane coincidenze; a Firenze abita Mussi e a Stoccolma c’era Magnusson.
- Appunto! E poi, la Serrano aveva 80 anni e camminava accompagnandosi col bastone, perché si è sottoposta ad un viaggio in aereo così lungo da Göteborg fino all’aeroporto di Peretola, lasciando pure chiuso il suo bed and breakfast?
E perché Mussi è partito da Firenze la settimana successiva a quella dell’arrivo della Serrano? Sono interrogativi che mi stanno girando vorticosamente in testa da alcuni giorni creando una certa corrente d’aria…
- Già – disse Walter ridendo – la famosa “corrente di pensiero”.
Ridacchiarono entrambi divertiti da quei continui giochi di parole che sembravano inesauribili quando si dialogava con Franco Sereni.
Poi Walter tornò per primo sul pianeta terra.
- Quindi si muoveva qualcosa fra i veterani del vecchio gruppo di lavoro, e prima ancora dell’uccisione di Magnusson.
- E non solo! I ragazzi hanno scoperto che uno dei due infermieri che badava allo scienziato svedese fino all’omicidio era quell’Ulrik Toren che aveva fatto parte dello staff del 1968 in qualità di paramedico.
- Ahh!! Certo! Quindi l’ho incontrato, era lì quando sono andato a trovare Magnusson per la prima volta. In effetti, ripensandoci, erano due gli infermieri: una giovane donna ed un uomo molto più anziano….quindi lui era Toren…porco cane! A saperlo avrei intervistato anche lui, magari quando Magnusson dormiva per poter chiedere le stesse cose e confrontare le risposte di entrambi.
- Certo non potevi saperlo. Mica si può chiedere subito il cognome a chi si incontra casualmente per la prima volta, e per giunta mentre si sta cercando tutt’altra persona.
- Sì, ma lui non si è neanche fatto avanti per segnalarmelo, nonostante sapesse il motivo della mia presenza in casa di Magnusson. Forse non aveva alcun interesse a farmi sapere chi fosse. Uhmm! Mi puzza di bruciato.
Sereni riprese il bandolo della discussione.
- Facendo il punto della situazione, abbiamo ora il quadro completo dei nove personaggi che hanno fatto parte dell’equipe scientifica, cioè dei “magnifci sette” collaboratori, del loro capo e del fotografo aggiunto al gruppo.
Di Magnusson, Serrano e Avrahm sappiamo che sono le vittime, Toren, Larsen, Mussi e Navarro sono ancora in vita e, fatta esclusione per l’infermiere, sono stati tutti contattati ed intervistati, la McDoing è morta anche lei un po’ di tempo fa, ma non sappiamo ancora se la sua fine possa essere collegata anch’essa agli omicidi seriali della Chimera, e di Polasacra me ne devi parlare tu perché Cinzia ha scoperto dove è nascosto.
Walter raccontò tutto quello che aveva appreso dalla sua compagna, venuto fuori dall’incontro avuto con Juan Josè Navarro.
Alla fine chiese al collega un approfondimento nelle indagini del suo staff.
- Visto il bel lavoro che hanno fatto i tuoi ragazzi in Svezia ho pensato di fare un tentativo. Nonostante quello che ha detto Navarro su Polasacra, vorrei approfondire la sua reale posizione nella storia.
Potresti far controllare anche i tabulati delle partenze e degli arrivi dell’aeroporto di Rio de Janeiro?
- Certo! Mi sembra una buona idea. Se è vero che Polasacra è estraneo alla vicenda non dovrebbe apparire in nessuno dei tabulati dei viaggiatori degli ultimi mesi. Vedremo.
Mastrelli decise comunque di partire ancora una volta per la Svezia.
Aveva troppe cose da studiare a fondo e troppe cose erano accadute dopo la sua ultima visita a Stoccolma.
Con un po’ di difficoltà convinse Cinzia a lasciarlo andare; non capì per quale motivo, ma la sua compagna sembrava non voler restare sola.
Dalla sera precedente gli appariva assente e quasi timorosa, ogni discussione sul programma finiva col risultare un motivo in più per alzare la tensione fra loro due.
In ogni caso Walter si imbarcò il giorno dopo e, concedendo il massimo dell’attendibilità ad una sua strana sensazione, decise di andare a Göteborg invece che a Stoccolma.

Al bed and breakfast di Ester Serrano gli aprì la nipote della defunta dottoressa svedese.
Ottimo italiano anche quello della giovane signora, subentrata nella gestione della struttura turistica alla zia, terza vittima della Chimera.

A Walter il viso della donna parve in qualche modo familiare, ma non ci pensò più di tanto ed iniziò col tempestarla di domande.
Parlarono per una mezz’ora abbondante seduti nel salottino di ingresso del b&b, fino al momento in cui giunse uno strano suono dall’interno della casa, una specie di tonfo sordo che non presagiva nulla di buono.
A quel punto la nuova proprietaria della struttura era improvvisamente impallidita.
La cosa non sfuggì a Mastrelli che suppose subito qualcosa di importante per la sua indagine.
Si sollevò istantaneamente dalla poltrona e guardando fisso negli occhi della giovane donna disse:
- Signora, attualmente ha ospiti nella struttura?
- Veramente ….veramente no – rispose con voce tremolante.
Walter a quel punto si sentì quasi autorizzato a precipitarsi in direzione della stanza dalla quale era giunto quel curioso schianto.
Aprì di colpo la porta e senza abituare gli occhi all'oscurità scorse perfettamente nel buio una figura umana, si trovò di fronte l’ultima persona che avrebbe potuto pensare di vedere.
Dopo Cinzia era toccato a lui andare incontro ad un’altra improvvisa verità che stravolgeva qualsiasi ipotesi investigativa.
Aveva scoperto per primo, ma solo per caso, una delle principali fonti degli elementi che fino a quel momento avevano indirizzato le indagini di tutti verso direzioni diverse da quella corretta.
La Polizia svedese, quella israeliana, i collaboratori di Franco Sereni, Cinzia Forestieri, i giornalisti di mezzo mondo, gli anchorman televisivi, nessun fino a quell’istante aveva pensato che tutta la storia della Chimera potesse avere un simile epilogo.
Ma a Walter venne in mente in quello stesso istante, che tutta quella storia potesse essere il frutto di un enorme bluff, proprio al fine di creare lo scoop mediatico di cui lui stesso era stato artefice.
Fu un solo pensiero…poi la verità gli apparve più chiara e incontrovertibile, come peraltro era sempre stata.
Fu un solo flash, un lampo di pensiero che viaggiò nella sua testa, fra le sue sinapsi, ad una velocità che avrebbe fatto impallidire la stessa luce.
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Juan José Navarro era la chiave di volta nelle indagini condotte dal gruppo di giornalisti di YouGlobe in parallelo a quelle ufficiali della Polizia svedese e di quella israeliana.
Gli investigatori si erano attivati solo in questi due Stati perché solo lì erano avvenuti i delitti; nel resto del mondo dominavano invece solo curiosità, pettegolezzi e una infinità di dibattiti televisivi, talk show specialistici e articoli sulla stampa, tutti a condimento del nostro straordinario programma “Il Mistero della Chimera”, seguitissimo in tutti continenti.
Come concordato Cinzia andò a trovare Navarro presso l’Accademia “Rubens” di Milano dove il pittore spagnolo insegnava da anni.
Navarro si mostrò disponibile al dialogo e non infastidito dall’essere coinvolto nella vicenda suo malgrado.
- Mi aspettavo la visita di uno di voi, ho seguito il programma di YouGlobe ed ho capito che eravate sulle mie tracce….ma le assicuro che la mia figura è marginale in tutta questa storia e che posso contribuire ben poco alle vostre indagini, se non fosse stato così mi sarei fatto avanti io stesso.
- Ed in effetti le devo chiedere solo qualche piccolo dettaglio, inizio col più importante: Dove si trova ora Kurt Polasacra?
- Certo! Mi rendo conto che questa è la notizia che vi serve maggiormente in questo momento e che solo io posso darvi, ma è l’unica cosa che conosco in più rispetto al bagaglio delle informazioni già in vostro possesso.
- Ecco! Quindi ci venga incontro …dobbiamo parlare a tutti i costi con Polasacra.
- Kurt è da circa nove anni in Brasile, all’interno di una missione di accoglienza per bambini abbandonati di una favela di Rio de Janeiro. Ecco …. questa è l’ultima foto che mi ha mandato qualche mese fa.
Navarro porse a Cinzia la foto che aveva già in tasca in previsione della visita della giornalista.

- Ma è incredibile!
- Cosa?
- Eravamo tutti convinti che Polasacra potesse essere coinvolto in qualche modo nei tre delitti della Chimera, se non direttamente magari come mandante o diretto interessato. Ora, sinceramente, vedendo questa foto non ce lo vedo proprio ad uccidere tre persone.
- Non è detto signora!! Non è detto. – Navarro aveva uno strano sorriso ironico stampato sul volto – Tutto è possibile. Kurt potrebbe aver lasciato i suoi bambini a Parada de Lucas, la favela si chiama così, ed essersi imbarcato prima per il Medio Oriente e dopo aver ucciso Samuel Avrahm a Tel Aviv, aver fatto un salto in Svezia per far fuori prima Magnusson e poi la Serrano. Tutto è possibile, con i potenti mezzi messi a disposizione dalla nostra società iper-tecnologica.
L’artista spagnolo non riuscì a trattenere una sommessa risatina che tuttavia tentò di contenere non appena si rese conto che la sua ironia aveva contribuito ad alimentare le perplessità della giornalista italiana.
Cinzia se ne stava a testa bassa con gli occhi puntati su quella foto, che di per sé non significava nulla ma che trascinava dietro una lunghissima serie di interrogativi da far invidia alla muraglia cinese.
Navarro non se la sentì di infierire ancora di più su Cinzia dopo lo tsunami di dubbi che le aveva involontariamente trasmesso, e riprese il filo logico del suo discorso evitando ulteriori voli pindarici nel mondo del sarcasmo.
- Tutto è possibile signora Forestieri, ma Kurt Polasacra non è capace di uccidere neanche una di quelle intollerabili zanzare che assediano la sua missione a Rio de Janeiro, ha speso una vita a far nascere la gente, a metterla al mondo in tutti i modi, anche nelle condizioni più difficili e improbabili e l’esperimento della Chimera ne è l’esempio più emblematico. No, signora, Polasacra non ha ucciso nessuno; tutto quello che ha fatto sino ad oggi va proprio nella direzione opposta. Magnusson lo ha chiamato nel suo gruppo proprio per la fama che si era fatto nei primi anni ’60 in campo di natalità, era proprio un mago nel suo campo.
- Ci credo, ci credo proprio. Un uomo che si dedica anima e corpo ad un’attività del genere, sacrificando tutto il resto, non sarebbe proprio capace né di uccidere né di convincere qualcuno a farlo. Anche se non lo conosco personalmente, la foto e le sue parole mi hanno convinto. A proposito! Come conosce Polasacra e come mai era presente al suo esperimento segretissimo del 1968? E non mi dica che non è così perché siamo in possesso di un suo disegno di Magnusson datato proprio 1968.
- E chi vuole negarlo? E’ stata l’esperienza più bella ed interessante della mia vita, forse perché la prima in campo professionale, forse perché tanto coinvolgente ed emozionante da risultare indimenticabile, sta di fatto che anche a distanza di oltre quaranta anni la ricordo ancora nei minimi particolari.
- Come lei sa io sono spagnolo, a quei tempi avevo appena 19 anni e sia i professori che i parenti, dopo il diploma, mi avevano gratificato con una valanga di apprezzamenti per le mie capacità artistiche, che talvolta utilizzavo anche in campo fotografico.
Un’amica di mia madre, Ester Serrano, era stata invitata dallo scienziato svedese Samuel Magnusson a partecipare ad un esperimento di grande interesse scientifico della durata di circa un anno. Non sapevamo di cosa si trattasse ma Ester era entusiasta e, essendo a conoscenza che Magnusson cercava anche un fotografo che potesse seguire l’esperimento per storicizzarlo, mi chiese se ero disponibile ad unirmi al loro gruppo scientifico che si stava formando. Quando accettai propose la cosa a Magnusson che approvò senza alcun indugio.
Mi ritrovai così a meno di vent’anni in uno staff di prim’ordine che nel suo specifico settore ha praticamente scritto la storia, anche se la gente l’ha scoperto solo ora con la vicenda del rapimento della chimera.
- Quindi lei faceva parte dell’equipe in qualità di reporter ufficiale, ma come mai non abbiamo trovato il suo cognome nell’elenco dei collaboratori di Magnusson?
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- Ero stato inizialmente aggregato come esterno al gruppo di lavoro, una specie di periodo di prova. Poi sono diventato il beniamino degli otto componenti ufficiali, forse perché ero il più giovane o forse perché ero entrato nelle grazie di Kurt Polasacra che apprezzava particolarmente la mia abilità di ritrattista, così divenni il nono membro dello staff.
Magnusson e Polasacra però mi chiesero di limitare al massimo i miei interventi fotografici.
Avevano paura che l’esperimento potesse risultare un fallimento e che il Governo svedese, che finanziava da anni l’istituto di ricerca di Magnusson con finalità ben diverse, potesse tagliare i fondi una volta venuto a conoscenza di un insuccesso di quel genere; ben altra cosa sarebbe stato invece giustificare a posteriori il cambio di rotta nelle ricerche nell’eventualità di una piena riuscita dell’esperimento, in ogni caso meglio mantenere basso il profilo pubblico della prova.
Io finii così col fare qualche disegno dei protagonisti, compreso quello di Magnusson che è in vostro possesso e alcune foto che sviluppai e stampai io stesso all’interno dei laboratori dove si svolgeva la sperimentazione sulla chimera.
Prevedendo una visita dello staff del “Mistero della Chimera” ho tirato fuori dal mio archivio la vecchia foto dell’intero gruppo che realizzai con l’autoscatto per poter essere tutti presenti nell’immagine, fu l’unica occasione nella quale l’intero staff riuscì ad essere immortalato … dovrebbe essere qui da qualche parte.

Navarro iniziò a rovistare dentro una borsa a tracolla azzurra finchè tirò fuori una ingiallita fotografia in formato quadrato. Consegnandola a Cinzia Forestieri aggiunse un particolare alla sua risposta che in seguito sarebbe risultato fondamentale.
- Forse non avete trovato i miei dati perché la Serrano mi registrò col mio secondo cognome. Come saprà in Spagna i figli portano sia il cognome del padre che quello della madre. Io mi chiamo Juan José Navarro Torres, quindi forse avete trovato solo il cognome Torres e non l’avete collegato alla mia identità.
- No, - disse Cinzia ormai esperta dei dati tecnici e amministrativi che aveva tirato fuori dal faldone di Magnusson insieme a Walter – risultano registrati solo le generalità dei “magnifici sette” e di Magnusson, probabilmente lo scienziato svedese si è guardato bene dall’ufficializzare fin dall’inizio la presenza di un fotoreporter all’interno del gruppo di lavoro che avrebbe potuto essere sottoposto a pressioni esterne per documentare un eventuale fallimento. Sarebbe saltato fuori all’ultimo minuto in caso di successo dell’esperimento.
- Già, probabilmente è stato proprio così.
Ecco, nella foto può vedere da sinistra Fredik Larsen accanto a Ferdinando Mussi, seduta sullo sgabello Rebecca McDoing, subito dietro c’è Ulrik Toren, poi in piedi ci siamo io e Polasacra e più a destra Samuel Avrahm e Ester Serrano, dinanzi a tutti, seduto sullo sgabello, riconoscerà chiaramente Samuel Magnusson.
- Siamo riusciti ad intervistare Larsen, Mussi e lei e prima dei loro omicidi Magnusson e Serrano, Polasacra è in Brasile, di Avrahm sappiamo che è stato anche lui vittima della Chimera, ma non abbiamo notizie dei due paramedici aggregati allo staff: Toren e McDoing, lei mi sa dire qualcosa in merito?
- Non ho notizie certe di Ulrik Toren, credo che sia ancora in Svezia e forse in pensione; so invece che la McDoing purtroppo è morta in Scozia qualche anno fa.
- Potrebbe essere stata anche lei vittima della Chimera?
- Nel vostro programma, con deduzioni quasi inoppugnabili, avete collegato i tre omicidi attribuendoli tutti a Richard. Ma io mi chiedo da telespettatore, qual’è il movente comune? Se lei ha una risposta a questa domanda potrebbe anche aggiungere la morte della McDoing alla strage della Chimera.
Io non conosco i particolari della morte di Rebecca McDoing, è stato Kurt a segnalarmela a suo tempo, ma penso che se si dovesse trattare di morte violenta non dovrebbe risultare troppo azzardato collegare anche quest’evento allo stesso killer di Magnusson e company, ma in questo caso tutti noi del vecchio gruppo di lavoro potremmo essere a rischio, e le confesso che la cosa inizia a preoccupare anche me.
- Come manifestato nel programma televisivo, abbiamo pensato che il movente comune possa essere la vendetta per l’alto grado di diversità imposta alla Chimera.
Potrebbe sentirsi un essere troppo strano e straordinario per potersi integrare col resto dell’umanità, e pertanto risultare totalmente isolato rispetto al prossimo che gli vive accanto. Tra l’altro se Richard ha seguito il nostro programma avrà anche percepito la totale disapprovazione della massa di telespettatori per questo genere di sperimentazioni estreme e può aver reagito con la violenza verso lo staff medico che l’ha fatto nascere.
Ma non credo proprio che lei rischi qualcosa; non ha fatto parte del gruppo operativo e ancora la notizia della sua presenza in quel laboratorio del 1968 non è stata resa pubblica e la Chimera non può esserne a conoscenza. D’altra parte è una informazione che, se lei dovesse ritenere necessario, possiamo evitare di divulgare.
- Sì, la prego di evitare il più possibile un mio coinvolgimento personale nella storia e nel suo programma in particolare. Non sappiamo con chi, o con che cosa, abbiamo a che fare….meglio andare cauti.
- Va bene, oggi stesso dirò ai miei colleghi di non divulgare il suo nominativo nell’ambito della nostra indagine giornalistica.
Un’ultima curiosità: lei mi ha parlato dei doppi cognomi spagnoli, ma i dati relativi ad Ester Serrano riportano tutti un solo cognome, lei conosce l’altro?
- Certo! Come le ho detto era un’amica di famiglia.
Fu a quel punto che Cinzia sarebbe voluta sparire dalla faccia della terra.
Quel secondo cognome rivelato da Navarro le arrivò addosso come un colpo di cannone, uno schianto in pieno petto che giunse fino agli abissi del suo animo.
Congedatasi da Navarro iniziò a camminare fra le strade di una nebbiosa Milano da odiare, non da bere.
Quella notizia non poteva né essere bevuta né ingoiata in alcun modo, era proprio indigeribile, doveva vomitarla da qualche parte.
Accelerò il passo per tornare al più presto negli studi di YouGlobe e parlarne con Walter, Franco e me, ma preferì non prendere il taxi, non voleva contatti con estranei in quel momento tanto difficile.
Mentre camminava sotto una sottile e irritante pioggia pomeridiana, mista a smog e gas di scarico, un turbine di sensazioni e ipotesi la trascinava via da quel grigio marciapiede metropolitano per portarla in un universo parallelo, in una sfera di magnetici pensieri e di surreali congetture che nulla avevano di umano, almeno per lei, almeno per quel preciso momento della sua vita.
Pensò a lungo, ma le sue considerazioni erano soggette a quello stesso incessante piovasco cui era sottoposto il suo corpo; le sue idee erano quindi esigue fiammelle in preda all’acqua che il cielo sembrava inviargli contro proprio per estinguerle.
Lo shock subito da quella notizia era stato tale da farle scartare in automatico la eventualità di una semplice coincidenza, di una sempre possibile omonimia.
Si era già calata nella urgenza di dover metabolizzare al più presto quella che considerava ormai una verità spiacevole, appresa tra l’altro in modo troppo improvviso.
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La prima grande sorpresa dalle indagini del terzetto di giornalisti di YouGlobe venne fuori da una delle interviste che Cinzia stava portando a termine fra gli artisti associati al portale web Pittorica.it

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Walter, Cinzia e Franco Sereni si incontrarono per la prima volta già il giorno dopo della notifica, da parte di Rossetti, delle variazioni apportate dal CdA di YouGlobe al programma “Il Mistero della Chimera”.
Si strinsero per la prima volta la mano, e fu una stretta di sincera amicizia, nello studio televisivo appositamente realizzato per la trasmissione; ovviamente la riunione ebbe luogo a “porte chiuse”, oltre ai tre presentatori ufficiali ero presente solo io in qualità di regista.
D’altra parte era un incontro con finalità organizzative interne e i tre lettori dei TG erano anche autori del programma, non era necessaria la presenza di nessun altro elemento che potesse annullare l’estrema segretezza delle notizie che costituiva la regola principale de “Il Mistero della Chimera”. E prima di ogni puntata del programma i relativi contenuti erano proprio un mistero per tutti, tranne per noi quattro.
Ruppe il ghiaccio Cinzia, salutando Sereni con un sincero e amichevole sorriso.
- Ciao Franco, finalmente ci possiamo incontrare a otto occhi…prima di oggi ci lanciavamo solo frecciate acide tramite i giornali.
- Hai ragione! Forse sono risultato un po’ aggressivo nella conferenza stampa, ma vi giuro che non era assolutamente nelle mie intenzioni scalzarvi dal programma, so benissimo che è una vostra “creatura” e non voglio scipparvela come qualcuno ha fatto a Magnusson portandogli via il figlio.
- Sinceramente devo confessarti che non ci aspettavamo questa tua correttezza professionale – aggiunse Walter.
- Non tutti sono ciò che sembrano, le apparenze ingannano, ecc. ecc., potrei sciorinarti una decina di proverbi sullo stesso tono … ma la realtà è che mi credevate uno stronzo…è vero o no?
Risero tutti piacevolmente dopo l’ammissione di Walter di aver mal interpretato le intenzioni di Franco; dopo si misero subito al lavoro scartabellando fra le carte, gli appunti e i documenti dello scienziato svedese.
Franco giocò il suo jolly.
- Prevedendo di poter entrare nel programma in vostro aiuto ho avviato già da una decina di giorni le indagini per conto del TG black e i miei collaboratori sono riusciti a scovare una cosa che farà ulteriore scalpore.
- Cioè? – disse Cinzia incuriosita
- Ebbene! Le probabili vittime della Chimera sono tre … non due.
Walter ebbe uno scatto di rabbia.
- Ma porco cane! Nel solo giro di un giorno i morti sono passati da uno a tre?
- Non esattamente. I ragazzi hanno cercato anche fuori dalla Svezia i componenti dello staff di Magnusson, ed hanno scoperto che uno di loro è deceduto in circostanze misteriose qualche mese fa a Tel Aviv.
- Quindi si tratta di Samuel Avrahm, il medico pre-natale israeliano?
- Esattamente! Considerando i tempi, sembrerebbe che sia lui la prima vittima della Chimera, Magnusson è stato ucciso qualche giorno dopo.
- Quindi Richard se ne andrebbe in giro con quel fisico da mostro preistorico dal Medio Oriente fino alla Svezia per ammazzare tutti coloro che l’hanno fatto nascere?….ci credo poco! – Sbottò Walter allargando le braccia e sbattendole subito dopo sui braccioli della poltroncina. – A proposito! Ma come avete collegato la morte di Avrahm con la Chimera.
- Stesso movente, stesso modus operandi…per quanto con qualche distinguo.
- Che sarebbe?
- Samuel Avrahm è stato trovato morto a casa sua, come le altre due vittime, privo della parte addominale e delle viscere, come le altre due vittime; l’unica differenza sta nella tipologia del morso….è unico nei casi di Magnusson e della Serrano, sembrerebbero invece multipli e più piccoli sul corpo di Avrahm.
Sostanzialmente però appare effetto della stessa mano…pardon delle stesse fauci.
Cinzia intervenne seminando dubbi.
- Ma se hai detto che i morsi sono più piccoli?
Sereni sembrò tentennare.
- Sssì…è vero…. Però la Polizia israeliana parla di un animale con denti molto acuminati ed una ferocia pari solo a quella di un predatore carnivoro di grande taglia. Sono comunque ancora in corso accertamenti al riguardo.
- Io so - disse Walter – che le polizie scientifiche di qualsiasi nazione, e figuriamoci gli israeliani, sono in possesso di strumenti che permettono di risalire alla esatta natura del killer.
- Certo! Studiando il DNA, sempre che sia presente, la tipologia della dentatura ecc. ecc. Ma tu hai dichiarato nel tuo programma che gli svedesi hanno già confermato che si è trattato senza alcun dubbio del morso di un velociraptor.
- Sì, ma nel solo caso di Magnusson, e con una inspiegabile totale assenza di DNA di qualsivoglia natura ….un mistero nel mistero. Non so nulla invece della Serrano, perché sembra che l’omicidio sia avvenuto poco prima della mia partenza da Stoccolma, ma il cadavere è stato trovato carbonizzato, quindi non troveranno neanche le tracce lasciate sul corpo per risalire alla dentatura e figuriamoci al DNA.
- Io, purtroppo, ho una certa esperienza in fatti di cronaca nera, un assassino seriale, per quanto segua sempre una sua precisa linea di condotta, il “modus operandi” appunto, può anche essere costretto a delle varianti per la grande diversità delle situazioni cui va incontro in ogni delitto. Le probabilità che si tratti dello stesso killer sono altissime.
- Ma stiamo parlando di un animale….di una belva!
- Non dimenticare, Walter, che ha in corpo principalmente i geni di un uomo.
- Sempre che sia Richard la causa di tutto questo! Potremmo parlare di due esseri diversi.
- Sssì……potremmo…..ma obiettivamente è poco probabile.
- Già!....E’ poco probabile!
Walter si inchinò alla lucida analisi di Franco Sereni, riconoscendo nel suo inconscio, la maggiore esperienza del collega in eventi di quel tipo, lui da queste cose era lontano “mille miglia”.
Da quell’incontro iniziò una costante e genuina collaborazione fra Walter e Cinzia da una parte e Franco Sereni con la sua equipe dall’altra.
Il programma spesso veniva presentato, come prima, dalla coppia Mastrelli-Forestieri, ma Franco Sereni subentrava in tutti i collegamenti esterni, nei reportage dall’estero e talvolta si trovava in studio come esperto e consulente criminologo.
Il tutto fece sollevare ancora di più gli indici di ascolto del programma; la somma algebrica dei fan di Mastrelli e della Forestieri con quelli di Franco Sereni, non poteva di certo condurre ad un risultato diverso….e io, dalla mia cabina di regia, raccoglievo con i miei collaboratori record su record.
Da un lato ci vergognavamo un po’ per la sensazione che avevamo di speculare su quelle tre povere vittime e sulla disgraziata vita della Chimera, anche in seguito a quella reazione che Mastrelli aveva avuto nella dannata serata della divulgazione della notizia sulla morte di Magnusson, ma da un altro punto di vista non potevamo fare a meno di gioire per la grande considerazione che avevamo guadagnato, sia all’interno della nostra azienda, sia fra il pubblico che ci seguiva assiduamente.

Al di là delle disgrazie e delle tragedie altrui per noi della “sala regia” della testata giornalisti TG white il 2012 è stato un anno bellissimo, ricco di successi, di gloria e di denaro che arrivava a vagonate ad ogni superamento di record di ascolto, nonostante la recessione iniziata in Italia ed in Europa già alla fine del 2011 e durata fino all’estate successiva.
Intanto nel mondo l’ordinamento strutturale dell’umanità intera cambiava giorno per giorno, configurandosi sempre più come unica comunità globale.
Le scaramucce finanziarie, iniziate in Europa nel 2010, giunsero all’apice fra il dicembre 2011 e il mese di marzo 2012, con quella che fu denominata: “terza guerra mondiale”, uno strano conflitto di ultima generazione combattuto con l’arma della speculazione economica al posto dei carri armati e delle bombe tradizionali.
Dopo una prima prova generale effettuata nel 2008 con i titoli tossici americani, la guerra esplose in tutta la sua potenza in Europa, a colpi di rating, di spread, di rischi di default per intere nazioni, di chiusure in negativo delle borse ecc. ecc., tutti strumenti prima improponibili per combattere una disputa fra potenze mondiali, ma oggi perfetti per disturbare artificiosamente tutti i mercati della terra e destabilizzare i governi della nazioni da conquistare, principalmente quelle occidentali.
L’obiettivo di questo conflitto, e degli occulti signori della guerra che hanno tramato per realizzarla e vincerla, è stato quello di globalizzare l’intero pianeta, traguardo raggiunto nell’autunno 2012 con l’unificazione delle cinque maggiori valute mondiali (sterlina, dollaro, euro, yen e yuan) nella nuova valuta planetaria “star”, graficamente considerata il simbolo comune per culture tante diverse fra loro.

L’intesa sulla moneta unica mondiale sarà definitivamente concretizzata nel 2015, ma la ratifica dell’autunno di quest’anno costituisce il passo fondamentale del cambiamento che porterà alla totale eliminazione delle speculazioni finanziarie internazionali, che tanto hanno pesato nella nostra vita di questi ultimi anni.
Dal punto di vista politico, dopo le guerre di liberazione dai regimi dittatoriali degli Stati del nord-Africa e successivamente nel centro-Africa, da parte di tutte le nazioni della terra è stato sottoscritto, proprio oggi 21 dicembre 2012, l’Accordo di Praga, con il quale è stato creato un unico governo mondiale di tipo federale sulle tracce dell’ex-O.N.U., che da oggi avrà dunque carattere di autorità politica e di comando su tutti gli Stati aderenti e sulle relative amministrazioni politiche locali, ridotte a mere direzioni decentrate del potere costituito.
Si è quindi realizzato alla fine di questo 2012 quel famoso “Nuovo Ordine Mondiale” del quale avevano parlato, anticipando i tempi, John Fitzgerald Kennedy, suo fratello Robert, Henry Kissinger, fino ad arrivare a George W. Bush e ultimamente anche Barack Obama.
Si suppone e si auspica che questi cambiamenti debbano condurre ad un lungo periodo di stabilità mondiale, così come profetizzato dal popolo Maja, e per ben 400 anni consecutivi, proprio per la fine del 2012, al termine della quinta era del proprio calendario.

Oggi, 21 dicembre 2012, vi sto raccontando la storia di Walter e della Chimera proprio perché sono perfettamente conscio che le due profezie: quella dei Maya e quella di Nostradamus sull’uomo-bestia, si sono di fatto concretizzate al termine di questo fantastico anno. Una concomitanza di eventi iniziati nel lontano passato e conclusi in contemporanea in questo dicembre, pochi giorni prima della festività del Natale cristiano che quest’anno assumerà quindi una valenza del tutto particolare.
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All’aeroporto Walter trovò, a sorpresa, oltre Cinzia anche i suoi genitori.
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Come aveva detto a Cinzia, Mastrelli partì lo stesso pomeriggio per Firenze per andare a trovare lo zoologo Ferdinando Mussi.




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L’atmosfera era satura di pulviscolo grigio, mentre i raggi della luce giallo-arancio di un pallido sole calante filtravano indiscreti fra le ricche fronde delle felci, disegnando nell’aria infiniti nastri paralleli che degradavano colori e forme dell’intero paesaggio in scale cromatiche crescenti.
Il silenzio era costantemente rotto da un’alternanza di suoni sommessi, simili a bisbigli, e da spaventose urla ferine, orrendi rauchi barriti che stracciavano l’aria come artigli infernali arpeggianti sull’immenso pentagramma delle frequenze sonore.
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Nascosto sotto il fogliame di una cicadacea nana, Walter riusciva a vedere un’ampia zona circostante, e in particolare una piccola radura dove un cucciolo di stegosauro stava masticando voracemente la fresca vegetazione ai piedi di una conifera.
Si rendeva perfettamente conto di stare in un sogno, ma le sue percezioni sensoriali erano tanto forti da coinvolgerlo totalmente; si sentiva comunque presente, nonostante la sua onirica essenza non fosse in alcun modo opinabile, ed era proprio quella presa di coscienza a concedergli una estrema serenità d’animo nonostante lo scenario fosse tanto pericoloso e selvaggio.
Il piccolo di stegosauro tirava di continuo piccoli rami dalla parte bassa della conifera e porzioni intere del cespuglio di felci, che sotto quella gragnola di strappi si stava lentamente estinguendo.
D’improvviso sbucò alla sua destra una figura umana nuda, uscì dal groviglio della vegetazione molto lentamente e con movenze circospette iniziò ad avvicinarsi al cucciolo di dinosauro.
La sua postura, flessa in avanti, ricordava a Walter quella di un gatto in agguato su due zampe, pronto allo slancio finale sulla preda.
Dapprima non riusciva a mettere a fuoco i connotati del volto, tuttavia man mano che la silhouette si avvicinava all’ignaro stegosauro, si rendeva conto di una straordinaria somiglianza, c’era qualcosa di estremamente familiare.
Improvvisamente un brivido gli corse lungo la schiena ed ebbe la sgradevolissima sorpresa di vedere se stesso sui lineamenti di quell’uomo.
Comprese subito che non era una sensazione, era proprio un suo clone che stava attaccando un sauro vegetariano, ma la straordinaria apparizione non finiva lì.
Giunto in prossimità della sua preda, a circa sei/sette metri da essa, il suo sosia nudo iniziò ad alzare le braccia verso l’alto, entrambe piegate a 90° all’altezza dei gomiti con le mani girate in avanti; il movimento cessò quando le mani si allinearono alle spalle parallelamente al terreno.
La posizione ricordava un po’ quella di un canguro, ma proprio mentre Walter faceva questa riflessione una enorme coda iniziò a fuoriuscire serpeggiando dal fondo schiena di quella orrenda creatura.
Contemporaneamente la fronte, il naso e l’intera mascella si allungarono in avanti, una doppia linea di aguzzi denti cominciò ad evidenziarsi all’interno delle fauci di quell’essere in trasformazione.
Le cosce si ingrossarono mostruosamente così come tutto il resto della muscolatura; sulla parte anteriore delle mani, ma soprattutto dei piedi, si allungarono con velocità sorprendente enormi artigli verdi.
La figura restò in posizione eretta senza modificare la propria altezza, ma quell’improvvisa metamorfosi del corpo aveva fatto apparire sulla scena il terrorizzante fisico di un velociraptor.

La belva balzò sul piccolo stegosauro che, colto di sorpresa più ancora di quanto lo era stato Walter, era caduto di fianco e si difendeva ingenuamente alzando verso l’alto le zampe non a contatto del terreno, scoprendo così l’intero addome privo di qualunque protezione.
Il predatore colpì la sua vittima alla gola con gli artigli delle zampe posteriori, e nell’istante successivo proprio all’addome, profittando dell’ulteriore scopertura del ventre del cucciolo, causata dalla sua rotazione verso l’alto, sull’asse del dorso, per la reazione al primo colpo subito.
Dalle ferite inferte il sangue iniziò a fuoriuscire a zampilli di varie altezze e intensità, lo stegosauro aveva avuto la fortuna di morire all’istante perché colpito alla carotide, altri suoi simili, che subivano il colpo iniziale alla trachea, avevano invece una lunga agonia.
Mentre il frutto di quella modificazione genetica si ergeva sul cadavere della sua vittima, urlando al cielo la sua vittoria con orrendi ruggiti atoni e prolungati, un nuovo suono si inserì nella truculenta scena primordiale. Era una sorta di vibrazione acustica che sembrava concludere ogni barrito del velociraptor con uno sordo strascico metallico:
UUAAARRH.!!..RIINN!!…UUUAARRRHHH!!..RIINNN!!
Sulle prime Walter non riusci a capire cosa potesse generare nella gola del predatore quello strano borboglio, dal cespuglio dove aveva trovato rifugio formulò subito alcune ipotesi:
- il sangue della vittima, rimasto nell’esofago dell’assassino dopo il primo morso, iniziava a gorgogliare;
- l’apparato respiratorio del cacciatore vibrava in seguito alla tensione nervosa accumulata nell’atto finale dell’assalto.
- Lo stegosauro non era morto sul colpo e rantolando era entrato in sintonia con le urla di vittoria del suo carnefice.
Comprese però ben presto che non era nulla di tutto questo quando il suo cellulare iniziò ad illuminarsi ad intervalli regolari; ebbe conferma del suo errore quando sul display apparve il nome di Cinzia.
A quel punto, dopo una rapida osservazione a 360 gradi della stanza d’albergo dove era alloggiato, e un leggero sollevamento dal materasso sul quale stava dormendo, rispose alla chiamata della sua donna, interrompendo così, con un certo sollievo, quell’incubo preistorico che l’aveva occupato per tutta la notte
- Buon giorno amore mio! Passata bene la notte?
- Una schifezza!
- Perché cos’è successo? – Cinzia sembrò sinceramente preoccupata e Walter si premurò di rasserenarla immediatamente.
- Niente di che. Ieri ho parlato con Fredik Larsen, uno dei medici dell’equipe di Magnusson. Mi ha rivelato che lo zoologo Ferdinando Mussi aveva ipotizzato che l’animale componente della chimera potesse essere un sauro preistorico…un velociraptor in particolare. Mi sono tanto impressionato che ho sognato per tutta la notte scontri all’ultimo sangue fra simpatici e delicati esserini del Giurassico.
Cinzia sorrise visibilmente confortata dal fatto che non si era trattato di un malore fisico né di una disavventura personale. Subito dopo però mise a fuoco la notizia che aveva ricevuto.
- Ma come poteva tenere sotto controllo una fusione del genere? Un animale estinto da migliaia di secoli e così diverso dall’essere umano, quale valore aggiunto avrebbe potuto dare alla chimera?
- Appunto. Anche io mi sono chiesto le stesse cose. Conto di andare a trovare Mussi che abita a Firenze, parto proprio oggi pomeriggio…vediamo cosa mi racconta in proposito. Tu però non dire ancora nulla nel programma, ho paura che l’opinione pubblica possa terrorizzarsi all’idea che vi sono buone probabilità che un mostro mezzo uomo e mezzo dinosauro sia in giro da qualche parte del mondo. Approfondiamo prima l’argomento con altre testimonianze e poi vediamo.
- Sì, certo sono perfettamente d’accordo. Anche perché le condizioni in cui è stato ritrovato il cadavere di Magnusson lasciano credere che si tratti proprio di una bestia preistorica.
- Infatti. Le enormi tracce di artigli o di denti riscontrate sull’addome di Magnusson mi hanno subito fatto pensare ad un possibile attacco della chimera contro suo padre, dopo l’ufficializzazione mondiale del risultato di quell’esperimento di trent’anni fa.
Forse fino ad oggi Richard non sapeva nulla sulla sua vera natura, e quando ha scoperto di essere frutto di una simile porcheria genetica si è vendicato sul suo genitore sfruttando proprio la sua componente animalesca. Comunque sono solo illazioni, devo andare più a fondo.
- Ok! Io da parte mia devo darti una notizia che forse non ti farà piacere.
- Piove sul bagnato…va bene…dai spara!
- No, gioia mia! Non voglio di certo farti del male, è solo una novità dell’ultima ora che circola nei corridoi di YouGlobe. Sembra che Franco Sereni, il lettore del TG black, voglia impossessarsi dei servizi sul caso “chimera” perché riguardano casi di cronaca nera e quindi ricadono nelle sue competenze.
- E Rossetti che è il direttore della testata TG white cosa ne pensa?
- Sembrerebbe costretto ad ammettere l’oggettiva competenza settoriale del TG black, Rossetti prende tempo perché vuole parlarne con te al tuo rientro, ma credo proprio che abbia le spalle al muro.
- Franco Sereni dovrà mangiarsi un altro po’ il fegato prima di impossessarsi del nostro programma.
- Ma tu mi manchi tantissimo! Quanto dovrò aspettarti ancora?
- Stai tranquilla amore. Massimo altri due o tre giorni; fine settimana torno a casa, te lo prometto.
Walter riprese a dormire rasserenato dalla telefonata di Cinzia che, per quanto breve e portatrice della notizia sulla nuova presa di posizione di Sereni, lo aveva comunque ritemprato nello spirito dopo quell’orrendo sogno primordiale.
Walter dormì un sonno senza sogni, era ignaro di quanto nel frattempo stava avvenendo nella sede di YouGlobe.
La testata giornalistica del TG black aveva organizzato una conferenza stampa alla quale si presentò puntualissimo il solo Franco Sereni.
Circondato da decine di telecamere e microfoni a giraffa, il lettore più cinico del mondo, così era soprannominato Sereni, parlava a braccio stando in piedi in sala stampa.
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- Ho dovuto accettare sino ad oggi tutti i record di ascolto registrati da Mastrelli, Pastrone e compagni, perché la testata TG white ha avuto un’ottima idea editoriale che è riuscita a sfruttare nel miglior modo possibile.
Ma ora non è concepibile lasciare in mano a loro questo giocattolo mediatico.
Le regole parlano chiaro e vanno rispettate.
La testata white non può occuparsi di approfondimenti di notizie che riguardano vittime umane, ed in particolare omicidi per i quali siano ancora in corso indagini giudiziarie.
A quel punto Sereni sollevò alcuni fogli di carta che aveva portato con sé mostrandoli alle telecamere.
- Eccolo qua! Quello che ho citato è la parte finale dell’articolo 3 dell’accordo interno sottoscritto dalle testate giornalistiche di YouGlobe, secondo i criteri stabiliti per tutte le televisioni del mondo dal codice Roosby ; è scritto nero su bianco, e non è una metafora sui due colori dei nostri TG.
Qualcuno rise.
- Quello che vale per Mastrelli vale per me e viceversa.
Un giornalista dal fondo della sala lanciò una provocazione.
- Quindi lei vorrebbe impossessarsi della gallina dalle uova d’oro che ha portato indici di ascolto stratosferici alla testata rivale del suo TG black.
Sereni rispose indispettito.
- Intanto il Tg black non è mio, io ne sono solo un lettore e, in questo caso, anche il portavoce, ma voglio essere sincero: se il programma fosse risultato un flop non avrei avuto alcun interesse a chiederne l’attribuzione, ma considerando che è avvenuto il contrario, mantenere così le cose significherebbe scartare un jolly in una partita di burraco, favorendo così in modo eccessivo l’avversario.
Per carità, io rispetto e stimo Mastrelli, ma in fatto di audience siamo avversari a tutti gli effetti, anche se all’interno dello stesso gruppo televisivo.
Mi sto limitando ad utilizzare le regole e le normative che, una volta accettate, non possono essere contestate in corso d’opera…proprio come quando si gioca a carte.
La conferenza stampa si chiuse con l’ufficializzazione della richiesta, da parte di Franco Sereni e della Testata TG black, di conferimento del programma televisivo “Il mistero della Chimera”…la piccola creatura giornalistica di Mastrelli, appena nata.
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