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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Sergio Figuccia (del 16/03/2012 @ 07:00:00, in Caccia alla Chimera-Capitoli, clickato 1546 volte)

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Mussi si allontanò all’esterno dello studio dopo aver chiesto con notevole gentilezza a Franco Sereni un suo formale consenso.

Dopo alcuni minuti tornò con un baule metallico di forma piuttosto strana, simile a quella adottata per certi strumenti musicali.
Prima di aprire il contenitore guardò negli occhi Sereni ed iniziò un breve chiarimento introduttivo a quella che in seguito sarebbe risultata la più imprevedibile delle possibili spiegazioni della morte di Magnusson.
-               Toren dopo il rapimento, chiamiamolo pure così perché in effetti questo è stato specialmente nei confronti di Samuel, era rimasto a Stoccolma dove aveva continuato a lavorare come infermiere professionale.
Quando la sua malattia lo aveva costretto alla quasi totale immobilità Magnusson aveva quindi richiamato il suo ex-collaboratore per farsi assistere negli ultimi giorni di vita; da scienziato ormai sapeva benissimo di essere giunto al capolinea.
Toren gli è stato accanto per quasi un anno finché un giorno Samuel gli ha chiesto di convocare un giornalista televisivo perché avrebbe voluto fare quell’appello che lei conosce benissimo.
-               Sì certo! Quello del servizio di Lisa Betty Foster, la nostra collega di You Globe.
-               Già, proprio lei. E fu proprio Toren a scegliere quella giornalista, signor Sereni….. le dice nulla?
 
Ferdinando Mussi, battendo leggermente la mano destra sullo strano astuccio di metallo ed in quel profondo silenzio che era piombato nella stanza, puntò nuovamente il suo sguardo magnetico verso gli occhi di Sereni che ne rimase quasi dominato; un turbine di ipotesi, di volti conosciuti, di possibili omicidi gli girò improvvisamente nella testa.
Scelse a quel punto di giungere alla verità passo dopo passo, se no l’impatto con tutta la realtà sarebbe risultato sconvolgente, almeno in quel momento di piena confusione per il suo animo.
 
-               Torniamo però alla morte di Magnusson, per ora approfondiamo questa storia.
-               Come vuole lei.
Toren mi chiamò una sera per raccontarmi l’evoluzione della malattia di Magnusson e da dove era nato quell’appello televisivo legato alla speranza di poter rivedere il figlio.
Il giorno dopo presi il primo volo per Stoccolma, avevo visto la sua invocazione in TV ed ero preoccupato dall’evolversi della malattia dell’amico e da quel suo desiderio che sembrava essere proprio l’ultimo, quindi da esaudire a tutti i costi.
-               Capisco – disse Sereni inclinando la testa.
-               Quando ci trovammo faccia a faccia, dopo quaranta anni, abbiamo pianto come bambini, ma la commozione non mi spinse comunque a rivelargli nulla.
Così come riteneva Toren, anche per me confessare a quell’uomo in fin di vita il nostro tradimento sarebbe stato inutile e devastante per il suo spirito.
Poi arrivò anche Polasacra, che fino a quel momento sembrava sparito dalla faccia della terra, e la nostra emozione arrivò all’apice. Ci sentivamo un po’ come quei vecchi compagni di liceo che si rincontrano a distanza di quarant’anni dal diploma.
Alla fine del nostro incontro però venne fuori un’altra sua richiesta che ci lasciò senza parole.
In Svezia l’eutanasia è stata legalizzata dalla locale Autorità Nazionale nel 2010, quindi per Magnusson, svedese e malato terminale, la scelta appariva del tutto plausibile. Toren, anche lui svedese e abituato a situazioni similari, dopo un primo shock dovuto al fatto che la richiesta gli era stata formalizzata da un amico, si mise comunque a disposizione.
Polasacra, abituato solo a mettere al mondo la gente, rimase sconvolto al solo pensiero di dover andare, anche se solo per una volta, nel senso opposto a quello della vita, pur considerando più che giustificabile il desiderio dell’amico di farla finita.
Per me fu diverso, molto diverso. Io sono italiano, cristiano e conservatore. Aggiunga che ho una certa età e queste evoluzioni della nostra società non riesco più ad affrontarle con la stessa elasticità di una volta.
Esistono degli assiomi etici ai quali ho sempre creduto, adeguarmi ora a tutte le deroghe imposte dai tempi e ad una umanità certamente più matura, mi risulta sinceramente difficile.
-               Quindi lei non accettò.
-               No, accettai…..ci pensai, fui travolto dagli scrupoli di coscienza, dall’idea di dover fare ancora del male ad un amico….ma accettai. Mi resi conto che le sue sofferenze erano diventate insostenibili, non doveva essere così per un essere umano.
Fu in quel preciso momento che pensai, dopo ben quarant’anni, a quale era stato il reale stimolo che aveva avuto Magnusson nel compimento del progetto Chimera, aveva avuto forse una profetica visione della fine dolorosa che l’avrebbe aspettato in futuro, suo figlio quindi non doveva essere così, non avrebbe dovuto soffrire in alcun modo.
Anche se le sacre scritture parlano di un uomo generato a immagine e somiglianza del suo creatore, Magnusson sapendo invece che dolore e patimenti sono sempre state componenti primarie della vita di ogni essere vivente, voleva che la sua creatura fosse migliore, più forte … forse anche …più simile a Dio, come doveva essere e non era stato. 
Solo in quel momento, di fronte a quell’uomo che voleva morire, compresi il vero significato della nascita di Richard.
A tutti questi nostri pensieri però si aggiungeva anche la difficoltà di operare senza far venire fuori la vecchia storia della Chimera. Dovevamo depistare a tutti i costi i giornalisti; la polizia svedese non avrebbe di certo indagato essendo legale l’eutanasia ma i giornali e le TV, dopo quel pubblico appello, avrebbero scandagliato persino i fondali di quella storia.
Pensai così di nascondere l’eutanasia di Magnusson sfruttando proprio la natura misteriosa della Chimera; avrei dato in pasto al mostro la verità della chiusura sacrosanta di un’esistenza a sua volta preda del dolore e della sofferenza.
La giudicai una buona idea, e la proposi a tutti anche senza studiare molto sui particolari che invece furono definiti in seguito.
         Accettarono, anche Magnusson che in fondo del “dopo” aveva a cuore solo il benessere di suo figlio.
         Ci lasciammo così con la promessa di ritornare a Stoccolma la settimana successiva, più organizzati e pronti per poter realizzare quel desiderio finale del nostro amico.
-               E’ stata proprio in quella settimana di buco, prima del vostro ritorno in Svezia, che Mastrelli ha effettuato quelle sue due interviste televisive per il suo programma.
-               Sì, esattamente. Quando tornai qui a Firenze pensai di avvertire anche Ester Serrano che venne a trovarmi due giorni dopo. Di certo non potevamo discutere di quella cosa per telefono ed Ester, che è stata sempre imprevedibile e fattiva, mi anticipò nella visita, intendevo infatti andare io a Göteborg, ma non fu così.
Rimase un solo giorno a Firenze, ma fu sufficiente a farci elaborare quel piano di depistaggio che lei ormai avrà intuito. Poi tornò nel suo B&B.
-               Quindi la Serrano non era presente quando siete tornati a Stoccolma per concedere l’eutanasia a Magnusson.
-               No, fu un incarico che ci siamo accollati noi soli, in quanto destinatari diretti dell’ultimo desiderio di Samuel; l’aveva chiesto solo a noi tre, e dovevamo essere noi tre da soli a curare l’operazione finale.
Arrivammo così la settimana seguente a Stoccolma, armati di tutto punto. Polasacra dal Brasile con tutta la sua perizia medica da utilizzare all’incontrario rispetto a quanto aveva fatto per tutta una vita, e io con questo bagaglio, debitamente schermato all’interno con componentistica da laboratorio di radiologia per nascondere il reale contenuto ai metaldetector degli aeroporti.
 
Mussi raccontò dunque a Sereni tutti i particolari di quel drammatico momento in cui lui, Toren e Polasacra praticarono l’eutanasia a Samuel Magnusson. Erano due dottori di fama internazionale ed un espertissimo infermiere professionale, lo scienziato svedese non poteva avere migliore assistenza per quella sua scelta finale.

Prima dell'ultimo saluto però i tre amici gli rivelarono l'identità segreta della Chimera e Magnusson volle scrivere una breve lettera da consegnare dopo la sua morte a Richard, ma solo nel caso in cui la verità fosse venuta a galla in futuro.

Se ne andò con un sorriso, a chiunque sarebbe sembrata una smorfia, una ennesima manifestazione di quel dolore che l’aveva accompagnato negli ultimi tempi, ma i suoi tre amici ne compresero il vero significato, era proprio una rivelazione somatica di quella serenità che lo pervadeva nell’ultimo atto della sua vita.
Aveva raggiunto finalmente gli obiettivi principali della sua intera esistenza, la chimera non era più tale, suo figlio avrebbe continuato ad esistere proprio come aveva voluto con tanta determinazione e per lui, dopo tanto tempo, finalmente non c’era più nessun dolore.
 
Sereni tornò a Milano.
Tutto ormai gli appariva diverso, e non certo per quello stolto continuo cambiamento che la nostra schizofrenica umanità ci impone da una decina d’anni in funzione di stolte necessità di mercato o di demagogiche scelte politiche.
Era proprio tutto diverso: la sua voglia di fare carriera sembrava essersi disfatta, i suoi concetti sui corretti rapporti sociali erano cambiati profondamente, le sue convinzioni etiche totalmente modificate, la stessa idea di vita non era più quella di prima, e soprattutto si rendeva conto che, una volta divulgata per intero quella storia, chiunque al mondo avrebbe modificato di conseguenza il proprio pensiero, anche se con finalità diverse.
Pensò alla profezia di Nostradamus, tanto cara a Mastrelli:
 
Quando i venti precederanno per tre volte i Cavalieri dell’Apocalisse,
Uomo e bestia insieme, si mostreranno dopo lungo errare.
L’illusione della scienza farà grande scandalo,
Ma la fine riunirà speranze e frutti della grande caccia.
 
Era avvenuto proprio tutto ciò che era stato previsto nella famosa quartina, ormai decodificata:
Nel duemiladodici
un uomo, con i geni di un animale nel suo DNA,
si presenterà dopo quarant’anni dalla sua nascita.
L’idea della scienza di creare un uomo perfetto farà scalpore,
Ma alla fine della storia (nel 2012), la grande ricerca scientifica
(ma anche quella mediatica di stampa e TV), farà scoprire al mondo
che è possibile aumentare a dismisura le aspettative umane di vita (speranze)
proprio per quel risultato della sperimentazione scientifica (frutto)
che ne possiede pienamente la capacità
 
Franco pensò a come YouGlobe avrebbe potuto dare questa notizia sconvolgente, a come le cose sarebbero cambiate per tutti, già dal giorno dopo.
Cosa sarebbe accaduto nel momento in cui ogni uomo avesse preso coscienza di poter allungare la propria vita di oltre 50/60 anni?
Come sarebbe stata accettata l’idea che la corsa alla ricerca dell’immortalità, intrapresa dall’uomo fin da quando ha messo piede sulla terra, si era praticamente conclusa?
E cosa avrebbero fatto le multinazionali del farmaco una volta scoperto dell’esistenza di una pratica scientifica che può far sparire oltre la metà delle più gravi patologie che affliggono l’umanità?
Franco pensava poi agli aspetti beffardi e ironici conseguenti ad un possibile aumento così forte dell’età media umana in chiave pensionistica….dopo tutte le balordaggini imposte dai governi europei, e da quello italiano in particolare, ai propri cittadini e appena un anno prima.
Sapeva inoltre che la successiva puntata del “Mistero della Chimera” era prevista per la sera del 21 dicembre, quindi il giorno successivo, ed era in grande apprensione per come avrebbero potuto impiantare il programma con tutto quello che c’era da dire.
 
Il mondo è già profondamente cambiato con l’entrata in vigore dell’Accordo di Praga dello scorso autunno e della valuta unica mondiale “Star”, ma è stato oggi: 21 dicembre 2012 che si può parlare veramente del passaggio da un’era ad un’altra, proprio come previsto dal calendario Maya.
 
Di Sergio Figuccia (del 09/03/2012 @ 07:00:00, in Caccia alla Chimera-Capitoli, clickato 1679 volte)

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A Cinzia era bastata una sola telefonata per la conferma di quanto aveva immediatamente ipotizzato nel momento in cui Navarro le aveva segnalato il secondo cognome della Serrano.

Una sola telefonata per la ratifica del suo ingresso nel mondo oscuro delle inquietudini, delle incertezze connesse al futuro.

Si sentiva pronta ad affrontare un intero esercito di dubbi, almeno nella sfera che competeva il suo animo, lo spazio immenso, ma comunque limitato, del suo esclusivo ego. Ma quello che temeva maggiormente, forse proprio per la sua professione di giornalista, era l’opinione pubblica; non sapeva come presentare la cosa ai telespettatori, come impostare la comunicazione ufficiale di quanto era emerso dalle indagini di quei giorni nella successiva puntata del “Mistero della Chimera”, che sarebbe andata in onda appena due giorni dopo e che, alla luce di quanto scoperto separatamente dai tre conduttori proprio in quegli ultimi giorni, sembrava essere destinata ad essere l’ultima della serie.

Per non pensarci su eccessivamente cercò di pungolare maggiormente la sua curiosità di brava giornalista lavorando mentalmente sulle altre verità ancora in sospeso.

Cinzia, Walter e Franco infatti si erano ripetutamente parlati per telefono, ma nessuno di loro aveva voluto segnalare agli altri due quanto aveva scoperto. Ognuno si era limitato a manifestare il proprio convincimento sul fatto che la ormai prossima riunificazione dei dati, raccolti nell’ultima settimana da loro tre, avrebbe certamente svelato per intero tutte le verità sulla Chimera.

Così Cinzia, non essendo a conoscenza di quanto scoperto da Franco Sereni, si concentrò sull’animale che poteva essere stato incrociato con i geni della Chimera. Pensò al velociraptor ed alla strana somiglianza che quell’animale preistorico aveva con la mitologica figura del “drago”, a parte le ali ovviamente.

La profezia di Nostradamus parlava di “uomo e bestia insieme” nel 2012, ma per la cultura orientale, e nello zodiaco cinese in particolare, già a gennaio 2012 l’umanità era entrata nella costellazione del “drago”.

Quindi il DNA del velociraptor le sembrava funzionare meglio di qualsiasi altro animale. Inoltre nel codice di Dresda, unico dei quattro codici Maya che ha resistito alla dominazione spagnola, l’altra profezia relativa alla “fine dei tempi” prevista nel 2012, anche essa esaminata da Walter, parlava di zampilli d’acqua fuoriusciti dalle fauci di un drago e di una grande oscurità sulla quale vincerà poi la luce.

Il drago-sauro quindi è presente sia nelle predizioni occidentali di Nostradamus e dei Maya, sia in quelle orientali sull’anno del “dragone”.

Potevano essere coincidenze, ma troppo specifiche per non tenerne conto.

Cinzia pensò allo zodiaco cinese che presenta la figura del drago,  imperante nel 2012, come essere nobile, carismatico e potente, ma anche esigente, dogmatico ed altero. Tutte caratteristiche perfettamente calzanti  con la Chimera, ormai da lei identificata.

 

Nel frattempo Walter faceva i conti con la “sua verità”, senza avere cognizione delle ultime news di Sereni e soprattutto di Cinzia.

Aveva toccato con mano l’unica traccia mai battuta: la “pista del depistaggio”, avrebbe detto Franco con i suoi soliti giochi di parole; una sorta di ossimoro con il quale avrebbe dovuto fare i conti in futuro, per poter cavare fuori quel ragno che dentro il buco aveva tessuto una tela micidiale.

Per quanto strano potesse apparire a quel punto, tutto ciò che si era detto in precedenza veniva interamente annullato; come sempre la classica chiusura del cerchio passava da una inversione di rotta radicale e la verità sarebbe apparsa solo tornando indietro nel tempo all’origine della vicenda.

Da parte sua Walter, avendo ormai accertato che le apparenze erano risultate frutto di quel castello di carte che loro stessi avevano costruito, sul volo aereo di ritorno dalla Svezia elaborava mentalmente le ipotesi riguardanti le due identità della Chimera nelle sue componenti umana e animalesca.

 

Franco Sereni invece aveva in mano quasi tutte le chiavi di volta dell’intera vicenda.

Gli unici tasselli che gli mancavano erano in possesso di Cinzia, ma ancora lui non ne era al corrente, e di uno dei componenti dell’equipe scientifica del 1968 che non aveva conosciuto in quanto era stato intervistato in precedenza da Walter.

Tornando dal Brasile così, prima di rientrare a Milano, decise di fare tappa a Firenze per la definizione degli ultimi approfondimenti del caso. 

Polasacra infatti gli aveva suggerito di parlare con Ferdinando Mussi per comprendere meglio i dettagli della fine di Magnusson.

 Così come era avvenuto con Walter, Mussi incontrò Franco Sereni nel suo studio presso il Museo di Storia Naturale, ma stavolta la situazione era molto diversa.

Mussi non aveva più il coltello dalla parte del manico, come quando aveva incrociato Mastrelli. Il suo nuovo interlocutore era ormai al corrente di come erano andate effettivamente le cose, gli occorrevano solo piccoli dettagli, ormai poco influenti nella storia.

-               Dottor Mussi sto arrivando direttamente dal Brasile dove sono riuscito a parlare finalmente con il dottor Kurt Polasacra. Mi ha raccontato tutto: della malattia di Magnusson, della sua immensa sofferenza, della sua voglia di farla finita, della soluzione scientifica alla instabilità della Chimera risolta da Polasacra quando Richard aveva appena tre anni ecc.ecc.

Mi mancano solo i dettagli sulla sua morte e so, ormai con certezza, che solo lei potrà fornirmeli.

 

Franco Sereni si dimostrava molto risoluto, anzi nel suo approccio risultò quasi sgradevole per la sua determinazione, ma la cosa funzionò e Mussi, da vecchio combattente sconfitto, cedette le armi.

-               Polasacra doveva restare irreperibile, non riesco a capire come siete riusciti a scovarlo in quella favela.

Lei a questo punto avrà compreso che, contrariamente a quanto dichiarato da Fredik Larsen e da Ester Serrano, i rapporti all’interno del nostro staff sono sempre stati ottimi. I falsi contrasti fra di noi erano funzionali al depistaggio che abbiamo impiantato per far considerare Magnusson come un uomo essenzialmente solo…in realtà non è mai stato così.

L’unico punto di vista non condiviso in tutta questa vicenda ha sempre riguardato proprio la divulgazione ai media e a tutta l’umanità in caso di piena riuscita dell’esperimento.

Prima della separazione di Richard dalla macchina che aveva gestito il suo sviluppo fetale, Magnusson aveva più volte manifestato la volontà di esternare il suo successo per storicizzarlo, nonostante l’illegalità di quel tipo di attività scientifica.

Per mesi abbiamo cercato di dissuaderlo; a nessuno di noi sarebbe piaciuto essere sbattuto sulle prime pagine dei giornali con l’etichetta di scienziato pazzo, stile Mengele, per intenderci. E tale possibilità non deve sembrarle una mia esagerazione, sarebbe stato certamente così. Eravamo nel 1968, oggi forse quel tipo di sperimentazione genetica sarebbe apparsa a passo con i tempi, ma allora il solo scenario possibile era il nostro arresto e la pubblica lapidazione tramite giornali e TV.

Non volevamo assolutamente correre questo rischio. Oltretutto ci eravamo affezionati tutti a Richard, e pensare cosa avrebbe dovuto affrontare nella società cosiddetta civile, se l’esperimento fosse stato pubblicato ufficialmente, ci faceva venire la pelle d’oca.

Avevamo visto crescere quel bambino, giorno dopo giorno, e ognuno di noi stava a guardarlo per ore e ore dietro quei vetri; come potevamo pensare di darlo in pasto alla stampa, all’infame mondo della televisione e certamente agli assistenti sociali che l’avrebbero scippato al padre naturale?

Sarebbe stato considerato un mostro, anche se l’unico effetto dell’esperimento nel nascituro, come peraltro ampiamente previsto, era stata la perfezione assoluta sia nel corpo che nello spirito.   I mostri sarebbero stati invece ben altri: quelli che avrebbero giudicato, per esempio, quelli che avrebbero impedito a Richard una vita normale, che l’avrebbero esaminato centimetro per centimetro, forse anche per negare la più piccola delle soddisfazioni a Magnusson.

Lui però insistiva per mandare le “partecipazioni”, anche a costo di rischiare la galera e di perdere la patria potestà del bambino.

 

Sereni lo interruppe con una sua osservazione spontanea.

-               E dire che sia Larsen che la Serrano ci hanno detto l’esatto contrario.

-               Certo! Dovevano far sospettare di Kurt Polasacra per farlo apparire il cattivo della situazione. Ora siete troppo vicini alla verità per continuare a fingere e tentare di depistarvi ancora. 

Volevamo tutti bene a Samuel Magnusson, ma non potevamo permettere che il bambino potesse correre inutili rischi di iper-esposizioni mediatiche, e di sparire magari dentro qualche altro laboratorio scientifico governativo e, ancora peggio, in chissà quale parte del mondo.

Al riguardo tutti noi avevamo ipotizzato scenari orrendi dei possibili sviluppi, con il convolgimento di servizi segreti, di altri scienziati imbavagliati dal segreto di Stato, di immondi politici in cerca di gloria, di militari senza scrupoli a caccia di nuove armi ….di…di...insomma…lei sa che eravamo nel ’68, provenivamo dalla guerra fredda, dalla crisi di Cuba del ’62, quell’anno c’era stata anche l’invasione della Cecoslovacchia da parte dei carri armati sovietici che avevano messo fine alla Primavera di Praga….una tale scoperta avrebbe fatto gola a chissà quanti personaggi dell’epoca!

-               Ma probabilmente anche oggi sarebbe così!

-               Bravissimo! E proprio per questo che abbiamo depistato in tutti i modi le vostre ricerche. Non volevamo che Richard corresse anche oggi i rischi che aveva corso nel momento in cui era nato. Abbiamo cercato di proteggerlo in tutti i modi.

-               Mi perdoni dottor Mussi, credo di cominciare a intravedere una luce nel tunnel della confusione in cui mi trovo dall’inizio di questa indagine….ma ancora tante cose non mi sono chiare. La prego, andiamo per gradi e ricominciamo daccapo, partendo proprio dal momento della nascita di Richard, pardon! Dal distacco della Chimera dalla macchina che l’aveva, per così dire, tenuto in gestazione.

-               Parto, è proprio la parola giusta, dal momento in cui Magnusson aveva staccato a Richard il cordone ombelicale, ovviamente artificiale anche quello.

Assistemmo ad una scena che nessuno di noi potrà mai dimenticare. Samuel se ne stava lì in piedi col bambino in braccio che lo guardava in silenzio, erano uno di fronte all’altro e si fissavano reciprocamente occhi negli occhi.

Eravamo certi che Richard avesse già sviluppato buone capacità visive, proprio grazie alle caratteristiche dei geni inseriti nel suo DNA.

Molti di noi piangevano per l’emozione e lui, con quel marmocchio che lo guardava fisso negli occhi, era proprio felice, e come vuole fare sempre un uomo innamorato, avrebbe certamente esposto ai quattro venti quel frutto suo e della sua creatività scientifica.

Fu in quel momento che tre di noi si scambiarono uno sguardo che poteva essere solo indice di piena apertura alla complicità.

Nel pomeriggio di quello stesso giorno iniziammo a tramare…sì, oggi parlo di tramare perché da anni mi sono pentito di quell’azione, in fondo pur agendo per il bene di Richard abbiamo dato una pugnalata al cuore di Samuel Magnusson, è stata una forma di tradimento a tutti gli effetti. Allora però ci sembrò tutto diverso, tutto ampiamente giustificato dalla necessità di proteggere il bambino.

-               Mi ha parlato di tre collaboratori, uno era chiaramente lei….e gli altri due.

-               Kurt Polasacra ed Ester Serrano, ed è stata proprio lei a proporci la soluzione al problema della collocazione di Richard. Serviva una buona famiglia che potesse crescerlo nel migliore dei modi, possibilmente nascondedogli la sua vera natura così Ester ci prospettò la possibilità di affidarlo a sua sorella e suo cognato che da anni volevano a tutti i costi un figlio, e che dopo tanti inutili tentativi erano riusciti a prendersi solo l’esaurimento nervoso.

Dopo una lunga telefonata con sua sorella, Ester ci confermò che la coppia aveva accettato con gioia. Organizzammo così il rapimento di Richard e lo mandammo in porto la notte del giorno successivo a quello della sua nascita.

-               E gli altri componenti dell’equipe erano al corrente?

-               Sì, aderirono tutti all’idea di dare una famiglia diversa alla Chimera all’insaputa di Magnusson, ma fuori dal nostro terzetto solo Toren sapeva quali sarebbero stati i genitori adottivi. Era presente ad una delle nostre discussioni ed aveva sentito tutto, agli altri preferimmo non dire nulla.

 Anche Franco Sereni venne così a conoscenza dell’identità della Chimera, doveva tuttavia chiarire ancora con Mussi il ruolo da lui rivestito nella morte di Magnusson che risultava peraltro sempre più avvolta nel mistero, nonostante i chiarimenti ricevuti sul vecchio rapimento del 1968 e sul vero nome del figlio dello scienziato svedese.

 
Di Sergio Figuccia (del 02/03/2012 @ 07:00:00, in Caccia alla Chimera-Capitoli, clickato 1505 volte)

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Franco Sereni controllò attentamente il tabulato dei voli aerei da Rio de Janeiro.

I suoi ragazzi avevano fatto proprio un bel lavoro, non era facile entrare in possesso di simili elenchi e dei relativi dati sensibili senza apposite autorizzazioni, le investigazioni private non sono mai state alla stessa stregua di una indagine di Polizia.

Il giornalista si rese subito conto che occorreva parlare con Kurt Polasacra senza neanche guardare l’altro tabulato relativo ai voli in arrivo nella città brasiliana.

Il nome dello scienziato era infatti regolarmente registrato in partenza proprio in uno dei periodi immediatamente precedenti alla morte di Magnusson, quindi il suo nome tornava prepotentemente nell’ambito dei sospettati.

Quello che Navarro aveva raccontato a Cinzia Forestieri poteva anche essere vero, Polasacra si dedicava anima e corpo ormai da anni ai bambini della favelas di Rio, però un viaggio a Stoccolma l’aveva pur fatto negli ultimi mesi, ed a Stoccolma c’era Magnusson. Anche se non l’aveva ucciso lui era comunque sulla scena del delitto e la sua presenza a Rio non costituiva più un alibi valido.

Per il programma c’erano ancora quattro giorni di tempo, così Franco decise di partire per Rio de Janeiro senza dire niente a nessuno, comunicò solo la sua assenza alla direzione del TG black per farsi sostituire dal suo vice nei notiziari di quelle sere.

Aveva troppa fretta di concludere, un dubbio cominciava a roderlo dentro e voleva a tutti i costi giungere alla conclusione del caso prima di Walter e Cinzia e non certo per scalzarli o per acquisire notorietà mediatica, la sua era essenzialmente correttezza professionale congiunta a spirito umanitario, il desiderio dello scoop era ormai passato in secondo piano.

Trovare la missione all’interno della favela Parada de Lucas non fu di certo facile per Franco, ma alla fine riuscì nel suo intento e si presentò ad una suora chiedendo del dottor Polasacra.

La religiosa andò a chiamarlo entrando in un locale basso con una piccola porta protetta a suo modo da una serie di fili di spago nei quali erano state infilzate diverse decine di tappi di sughero.

Polasacra uscì velocemente dal locale, forse convinto che si dovesse trattare di una delle solite richieste di un suo intervento nella routine giornaliera della missione, ma quando vide Sereni che lo aspettava si bloccò improvvisamente e guardò il suo interlocutore con una smorfia piuttosto eloquente.

-               Doveva pur accadere prima o poi – disse rassegnato – me l’aspettavo da un giorno all’altro.

-               Suppongo dalla sua reazione che lei sappia chi sono io.

-               Certo! Le pare che solo perché mi trovo in una favela brasiliana sono fuori dal resto del mondo? Anche qui abbiamo i cellulari, le antenne satellitari, le televisioni ecc. ecc. Sono solo un uomo che vuole trascorrere la sua vecchiaia a fare del bene al prossimo, mantenendo le distanze da una società che non ama più. Tutto il can-can che state creando attorno a questo caso mi sta nauseando.

Polasacra fece segno a Sereni di sedersi, ma in quel momento il giornalista di YouGlobe si rese conto che lì intorno non c'era una sedia almeno nell'arco di cento metri, si accomodò quindi a terra subito imitato dallo scienziato italo-svedese, il tutto sotto lo sguardo curioso della suora.

-               Mi spiace che lei mi veda come un disturbatore venuto dal mondo che lei ha voluto abbandonare, ma le assicuro che non è così. La mia presenza qui è dovuta a ben altre motivazioni che non la banale ricerca di un ennesimo scoop mediatico….

-               … Che già avete abbondantemente realizzato con questa storia – lo interruppe Polasacra.

-               Ha ragione, ha ragione! Ma lei non ritiene che trovare la soluzione finale agli enigmi della Chimera non costituisca anche la fine di questa gallina dalle uova d’oro per la nostra compagnia televisiva?    In effetti ci converrebbe stiracchiare il più possibile questa vicenda per mantenere molto alto l’indice degli ascolti e per il massimo del tempo possibile, magari affidandoci semplicemente agli inquirenti istituzionali e alle polizie locali con i lunghissimi tempi che ne conseguono.     Un esempio di questa tecnica mediatica è facilmente rilevabile nel caso del delitto di Avetrana; la Rai e le reti di Mediaset ci sono andate a nozze fra il 2010 e il 2011, ne hanno fatto un evento “storico”, televisivamente parlando si intende.    Pur trattandosi di un dramma familiare e dell’assassinio di un’adolescente era pur sempre un omicidio maturato in un ambiente domestico per un intreccio di gelosia, sesso e coinvolgimenti sentimentali, nulla di nuovo nella letteratura criminale, eppure fra approfondimenti, speciali e talk show in prima serata hanno tirato su una mostruosità giornalistica durata oltre un anno e mezzo.     Peraltro in queste condizioni di estrema popolarità gli stessi protagonisti, per quanto squallidi e immorali, finiscono col ricevere anche gratificazioni in termini di celebrità immeritata dal loro comportamento criminale. Scrivono libri per editori senza scrupoli, si fanno pagare per interviste da giornalisti scorretti ecc. ecc., proprio una oscenità in termini di etica.   Non vogliamo proprio ripetere la stessa porcheria, dobbiamo chiudere al più presto questa vicenda giungendo alla verità senza indugi o forzati rallentamenti mediatici. Io in particolare comincio a pensare che i primi a dover mettere la parola fine dobbiamo essere proprio noi di YouGlobe.

La estrema sincerità che Franco Sereni aveva mostrato nella sua risposta finì col convincere Polasacra almeno ad ammorbidire l’iniziale avversione manifestata nei confronti del giornalista.

-               Non sono andato via dall’Europa per fuggire dalle mie responsabilità e la mia accoglienza … diciamo fredda, non è dovuta ad antipatia nei confronti della classe dei giornalisti che comunque fanno il loro lavoro, anche se spesso un po’ fuori dalle righe.
Ho vissuto sempre sforzandomi di dare un senso alla mia presenza sulla terra e penso di esserci riuscito soprattutto ora, in questo buco oscuro del mondo.
Sono passato da diverse esperienze nella mia vita, da una iniziale attività di ostetricia post laurea all’accettazione di quell’invito di Samuel Magnusson di far parte di un gruppo sperimentale di ricercatori scientifici, alla creazione di un’associazione di artisti operanti in Italia ed in particolare a Palermo da dove provengono alcuni dei miei parenti, fino a questa mia ultima avventura in Brasile che mi sta concedendo il massimo degli appagamenti possibili per un medico, ma forse anche per un qualunque essere umano.
Ho da fare con bambini che non hanno nulla, che non sanno cosa vuol dire una carezza o un sorriso da parte di un genitore, che vedono il futuro solo come un tunnel dell’orrore nel quale dover entrare per evitare un orrore ancora più grande perché già a portata di mano. Spesso li vedo tremare e non certo per il freddo, hanno dentro tutto la vergogna che un essere umano può accumulare anche solo per il fatto di esistere, di dover affrontare per forza di cose una umanità immonda e infame che li ritiene rifiuti prima ancora di consumarli.
Posso confessarle che gli unici momenti della mia vita in cui posso dire di essere stato veramente felice sono quelli in cui ho visto sbocciare sulle loro labbra il primo sorriso, dopo quella infinita serie di ghigni e smorfie di sofferenza che sono costretto a vedere dal momento della loro accoglienza nella missione.
Li raccogliamo spesso per le strade prima che vengano intercettati dagli squadroni della morte e dobbiamo fare salti mortali per fargli raggiungere un grado sufficiente di fiducia nel prossimo.
Sono come piccole belve feroci da addomesticare, ma una volta riusciti nell’intento possiamo proprio dire che il nostro gruppo ha compiuto un vero miracolo, ed a quel punto io mi sento pienamente gratificato nella mia essenza di essere vivente, è ormai l’unico scopo della mia vita.
 
-               Ma ci sono stati momenti in cui lei ha lasciato i suoi bambini, anche se solo per qualche giorno, ed il motivo di questi allontanamenti dalla sua missione non può che essere stato il suo vecchio legame con l’esperimento “Chimera”.
 
Polasacra inchinò il capo ma continuò a rispondere al suo interlocutore, semplicemente cambiò l’obiettivo del suo sguardo passando dallo sguardo di Sereni alla terra battuta che fungeva da pavimento nel suo centro missionario.
 
-               E’ vero. Sono dovuto andare urgentemente a Stoccolma perché convocato da Ulrik Toren, uno dei due infermieri che faceva parte del nostro gruppo scientifico del 1968.
Ulrik era tornato nel 2005 come assistente sanitario da Magnusson per l’aggravarsi della sua malattia. Nella telefonata che fece per richiamarmi in Svezia mi raccontò che, dopo tanto tempo dallo scioglimento del nostro staff, Samuel ricordava ancora con piacere il legame che si era creato ai tempi dell’esperimento, e per questo aveva voluto al suo capezzale proprio uno degli infermieri della vecchia equipe, tra l’altro uno dei pochi che era rimasto in Svezia ed a Stoccolma in particolare.
Toren mi disse che Magnusson negli ultimi tempi era sempre più inquieto, prima di morire voleva a tutti i costi rivedere il figlio e che sarebbe stato giusto almeno tentare di accontentarlo. Mi raccontò anche del suo appello in TV che era andato in onda il giorno prima della sua telefonata e che io non avevo visto.
 
Sereni però interruppe il racconto di Kurt Polasacra.
-               Dottore, mi perdoni ma c’è qualcosa che non quadra. Ester Serrano ha raccontato al mio collega Mastrelli che i rapporti all’interno dello staff scientifico dell’esperimento “chimera” non erano buoni, lei ora mi fa capire invece che le relazioni fra i componenti erano addirittura idilliache, tanto da far rimpiangere a Magnusson quel lontano e breve periodo di collaborazione con tutti voi.
 
Polasacra per la prima volta sorrise.
-               Ogni essere umano interpreta il mondo che gli sta attorno in maniera diversa da tutti gli altri.  Tante volte poi, pur coincidendo in massima parte, le opinioni vengono espresse in modi tanto eterogenei da far apparire le cose da punti di vista diametralmente opposti. Tutto sta nel rapporto fra quanto recepito e modalità di espressione del proprio pensiero; raramente si riesce a trasmettere correttamente la realtà del “vissuto”.  
Non vorrei finire col fare filosofia spicciola , ma credo che la Serrano abbia mal interpretato i rapporti interpersonali instaurati nella nostra piccola comunità di allora, o quantomeno non li ha raccontati con coerenza.
E’ vero, qualche screzio c’è stato, ma si è trattato solo di piccole controversie fra professionisti di alto livello messi praticamente a confronto in un progetto comune. Mi creda, se fossero stati altri a ricoprire quegli incarichi sarebbe scoppiata una guerra mondiale. Invece andò tutto bene fino in fondo.
-               Quindi un gruppo molto unito.
-               Direi proprio di sì.
-               Ma torniamo alla telefonata di Toren.
-               Quando Ulrik mi telefonò fu come l’aver riesumato dalle profondità della memoria un pezzo di vita ormai seppellito dal tempo….quarant’anni sono quarant’anni perbacco!   Eppure non mi sono sentito di abbandonare il vecchio amico e sono andato a trovarlo senza alcuna esitazione, sapevo che ormai gli restava poco da vivere.
-               E cosa vi siete detti quando vi siete rincontrati dopo circa quaranta anni.
-               Le parole hanno poca importanza in questi casi, vale più un abbraccio sincero ed uno sguardo affettuoso al quale potersi aggrappare per salvare la propria anima. E questo valeva sia per me che per lui.
-               Dottore Polasacra, lei sa dove si trova Richard attualmente, e se il mancato incontro col padre potrebbe condurlo effettivamente ad una morte in tempi brevi per non aver ricevuto il prodotto immunizzante scoperto da Magnusson?
-               Io ho una risposta ad entrambe le sue domande.
Il rimedio al bio-rigetto, come noi chiamammo questo pericolo a lungo termine per la Chimera, l’avevo risolto io dopo appena tre anni dalla nascita di Richard e, sapendo dove si trovava, avevo provveduto a somministrarglielo già nel 1971.
-               Quindi Richard è salvo da allora e non occorre fare alcuna corsa contro al tempo.
-               Certo! Ormai è al sicuro.
-               Questa è una buona notizia e sarà stato lei a comunicarla a Magnusson non appena vi siete incontrati?
-               Sì, ovviamente. Era il suo peggiore tormento, più che la sua stessa malattia. Anche lui aveva scoperto la soluzione a quel problema, ma solo pochi anni fa e sapere che suo figlio era fuori pericolo fu per lui una gioia immensa.
 
Polasacra raccontò a Franco Sereni altri particolari inediti della storia, ma per completare il quadro al giornalista occorrevano ancora due tasselli:  l’identità della Chimera e l’animale con il quale erano stati incrociati i suoi geni.
 
Sul nome Polasacra volle tacere, sapeva che ormai il suo interlocutore era vicino alla verità e non voleva essere lui a rivelarla perché lo riteneva un altro tradimento, sarebbe stato lo stesso giornalista a scoprirla da solo, ed in poco tempo.
 
-               Allora, considerando che non mi vuole dire altro, glielo chiedo a bruciapelo. Qual è l’animale che avete incrociato con il DNA di Richard? So che solo lei al mondo ne è a conoscenza.
-               Sì, è una parte del progetto che abbiamo elaborato e definito solo io Magnusson. Ma sa cosa mi sembra bizzarro in tutta questa storia?
-               Cosa?
-               Avete avuto tutti la risposta sotto il naso e non ve ne siete accorti, a noi sembrava quasi una ovvietà, la prima cosa che avreste capito o almeno intuito. Invece vi è sfuggita completamente, forse perché eravate distratti da altro: dal realizzare lo scoop televisivo, per esempio, o dal ricercare i protagonisti della vicenda per mezzo mondo, fra Svezia, Italia, Brasile e Israele … mah! Non saprei! In ogni caso fino ad oggi nessuno ha capito.
 
Franco Sereni, dopo quella rivelazione che aveva chiuso il lungo colloquio con Polasacra, tornò così in Italia col bagaglio carico di notizie e di soluzioni a gran parte degli enigmi della Chimera.
Il suo era stato uno dei viaggi più proficui del terzetto di giornalisti, ma ancora non conosceva gli enormi passi avanti nelle indagini che avevano fatto contestualmente sia Cinzia che Walter.
Nel momento in cui si sarebbero riuniti, tutti i dati raccolti avrebbero dato una svolta definitiva nello sviluppo della vicenda. Erano ormai ad un passo dalla verità.
 
Di Sergio Figuccia (del 24/02/2012 @ 07:00:00, in Caccia alla Chimera-Capitoli, clickato 1608 volte)

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Cinzia quel pomeriggio camminò per una decina di chilometri, ai passanti distratti di una metropoli immersa nella propria routine giornaliera sembrò un ectoplasma in preda alle improvvise folate di un fastidioso vento venuto da nulla.

Camminò con lo sguardo perso nel vuoto e un’andatura meccanica che la rendeva più simile ad un burattino cibernetico più che ad un essere umano.

Qualcuno la riconobbe e si voltò per strada al suo passaggio, ma vedendola così dimessa e assente pensò di essersi sbagliato.

La gente immagina i propri beniamini televisivi sempre nello stesso modo in cui appaiono dinanzi le telecamere, non pensa proprio che possano essere sottoposti anche loro a sbalzi di umore o alle naturali preoccupazioni di ogni essere umano.

Li rappresenta come entità superiori, quasi aliene; quello schermo trasparente non costituisce solo una demarcazione fisica spazio-temporale, è anche il confine fra la realtà e la fantasia, fra il misero quotidiano che si sta vivendo e un felice iperuranio composto da esseri straordinari.

Così quando li vede nel proprio habitat, con caratteristiche conformi ad una creatura terrestre, magari li disconosce e li respinge; Cinzia Forestieri non poteva essere quella donna svagata in preda a chissà quali oscuri pensieri, era solo somigliante alla star televisiva, e forse neanche tanto.

Quando giunse alla sede di YouGlobe era giunta anche ad una conclusione: quello che aveva scoperto non doveva essere rivelato per il momento, era troppo presto e la notizia costituiva solo un particolare di una verità che stava pian piano venendo a galla, la punta di un enorme iceberg sommerso che aveva rivelato la sua presenza mostrando di sé solamente un piccolo significativo dettaglio. Probabilmente il corso degli eventi l’avrebbe aiutata in futuro a far venire fuori quel dato in modo meno traumatico, più naturale.

Scelse dunque il silenzio, e fu una segretezza assoluta, anche nei confronti dei suoi due colleghi di lavoro.

Franco Sereni era pronto alla trasmissione, così pure Walter che però attendeva notizie di Cinzia per organizzarsi per la diretta televisiva.

Quando la vide arrivare negli studi, mogia mogia e inzuppata d’acqua piovana nonostante l’ombrello tardivamente utilizzato, le andò subito incontro.

-               Com’è andata?

-               Mah! Direi bene. Navarro è un simpaticone, mi ha raccontato tante cose di quel periodo e mi ha parlato compiutamente di Kurt Polasacra … eravamo proprio fuori strada. L’aiutante principale di Magnusson è l’ultimo dei personaggi da prendere in considerazione nella ricerca dell’identità del killer seriale.

 La Forestieri raccontò al suo compagno tutto quanto aveva appreso nel suo incontro col pittore spagnolo, rispettando ovviamente quel vincolo che si era posta.

-               Ok! Direi di prepararci per la trasmissione …. Ma non ti vedo bene! Cos’hai mi sembri un po’ in pallone.

-               Sì, non sto tanto bene Walter….vorrei andare a casa, non mi sento proprio capace di affrontare una diretta televisiva.

Vennero così tutti e due da me in sala regia e concordammo di mandare in onda solo Franco e Walter, una coppia inedita per il programma, ma anche questo avrebbe contribuito alla curiosità popolare ed al conseguente incremento nell’indice di ascolto.

Al termine del programma Franco chiamò Walter nella saletta riunioni.

-               Ho alcune novità interessanti, non ho detto nulla in trasmissione perché volevo parlarne prima con te. Potremo giocarcele nella prossima diretta nel migliore dei modi.

-               Sì, anche io ho saputo qualcosa dall’ultima intervista di Cinzia con Navarro, poi lei si è sentita male ed ho pensato di rinviare anche io l’analisi delle relative conclusioni. Dai! …comincia tu.

-               Va bene! Come sai ho mandato alcuni collaboratori sia in Svezia che a Tel Aviv per conoscere l’andamento delle indagini delle rispettive polizie. Sono ragazzi bravissimi che hanno lavorato in passato per “Chi l’ha visto”.

Intanto hanno pensato di analizzare tutti i tabulati dei voli da e per l’Italia dall’inizio dell’anno; l’idea era quella di beccare qualche spostamento sospetto dei nostri sospetti, scusa il gioco di parole, ma è proprio calzante.

-               E cos’hanno trovato?

-               E’ stato proprio un lavoraccio, ma ne è valsa la pena. Hanno scoperto un curioso traffico di nominativi a noi piuttosto noti, e proprio negli ultimi mesi.

Per esempio: cosa è andata a fare a Firenze Ester Serrano prima di essere uccisa dalla Chimera? E cosa è andato a fare Mussi a Stoccolma?

-               Uhmm!! Strani viaggi … e strane coincidenze; a Firenze abita Mussi e a Stoccolma c’era Magnusson.

-               Appunto! E poi, la Serrano aveva 80 anni e camminava accompagnandosi col bastone, perché si è sottoposta ad un viaggio in aereo così lungo da Göteborg fino all’aeroporto di Peretola, lasciando pure chiuso il suo bed and breakfast?

E perché Mussi è partito da Firenze la settimana successiva a quella dell’arrivo della Serrano? Sono interrogativi che mi stanno girando vorticosamente in testa da alcuni giorni creando una certa corrente d’aria…

-               Già – disse Walter ridendo – la famosa “corrente di pensiero”.

Ridacchiarono entrambi divertiti da quei continui giochi di parole che sembravano inesauribili quando si dialogava con Franco Sereni.

Poi Walter tornò per primo sul pianeta terra.

-               Quindi si muoveva qualcosa fra i veterani del vecchio gruppo di lavoro, e prima ancora dell’uccisione di Magnusson.

-               E non solo! I ragazzi hanno scoperto che uno dei due infermieri che badava allo scienziato svedese fino all’omicidio era quell’Ulrik Toren che aveva fatto parte dello staff del 1968 in qualità di paramedico.

-               Ahh!! Certo! Quindi l’ho incontrato, era lì quando sono andato a trovare Magnusson per la prima volta. In effetti, ripensandoci, erano due gli infermieri: una giovane donna ed un uomo molto più anziano….quindi lui era Toren…porco cane! A saperlo avrei intervistato anche lui, magari quando Magnusson dormiva per poter chiedere le stesse cose e confrontare le risposte di entrambi.

-               Certo non potevi saperlo. Mica si può chiedere subito il cognome a chi si incontra casualmente per la prima volta, e per giunta mentre si sta cercando tutt’altra persona.

-               Sì, ma lui non si è neanche fatto avanti per segnalarmelo, nonostante sapesse il motivo della mia presenza in casa di Magnusson. Forse non aveva alcun interesse a farmi sapere chi fosse. Uhmm! Mi puzza di bruciato.

Sereni riprese il bandolo della discussione.

-        Facendo il punto della situazione, abbiamo ora il quadro completo dei nove personaggi che hanno fatto parte dell’equipe scientifica, cioè dei “magnifci sette” collaboratori, del loro capo e del fotografo aggiunto al gruppo.

Di Magnusson, Serrano e Avrahm sappiamo che sono le vittime, Toren, Larsen, Mussi e Navarro sono ancora in vita e, fatta esclusione per l’infermiere, sono stati tutti contattati ed intervistati, la McDoing è morta anche lei un po’ di tempo fa, ma non sappiamo ancora se la sua fine possa essere collegata anch’essa agli omicidi seriali della Chimera, e di Polasacra me ne devi parlare tu perché Cinzia ha scoperto dove è nascosto.

Walter raccontò tutto quello che aveva appreso dalla sua compagna, venuto fuori dall’incontro avuto con Juan Josè Navarro.

Alla fine chiese al collega un approfondimento nelle indagini del suo staff.

-               Visto il bel lavoro che hanno fatto i tuoi ragazzi in Svezia ho pensato di fare un tentativo. Nonostante quello che ha detto Navarro su Polasacra, vorrei approfondire la sua reale posizione nella storia.

Potresti far controllare anche i tabulati delle partenze e degli arrivi dell’aeroporto di Rio de Janeiro?

-               Certo! Mi sembra una buona idea. Se è vero che Polasacra è estraneo alla vicenda non dovrebbe apparire in nessuno dei tabulati dei viaggiatori degli ultimi mesi. Vedremo.

Mastrelli decise comunque di partire ancora una volta per la Svezia.

Aveva troppe cose da studiare a fondo e troppe cose erano accadute dopo la sua ultima visita a Stoccolma.

Con un po’ di difficoltà convinse Cinzia a lasciarlo andare; non capì per quale motivo, ma la sua compagna sembrava non voler restare sola.

Dalla sera precedente gli appariva assente e quasi timorosa, ogni discussione sul programma finiva col risultare un motivo in più per alzare la tensione fra loro due.

In ogni caso Walter si imbarcò il giorno dopo e, concedendo il massimo dell’attendibilità ad una sua strana sensazione, decise di andare a Göteborg invece che a Stoccolma.

Al bed and breakfast di Ester Serrano gli aprì la nipote della defunta dottoressa svedese.

Ottimo italiano anche quello della giovane signora, subentrata nella gestione della struttura turistica alla zia, terza vittima della Chimera.

A Walter il viso della donna parve in qualche modo familiare, ma non ci pensò più di tanto ed iniziò col tempestarla di domande.

Parlarono per una mezz’ora abbondante seduti nel salottino di ingresso del b&b, fino al momento in cui giunse uno strano suono dall’interno della casa, una specie di tonfo sordo che non presagiva nulla di buono.

A quel punto la nuova proprietaria della struttura era improvvisamente impallidita.

 La cosa non sfuggì a Mastrelli che suppose subito qualcosa di importante per la sua indagine.

Si sollevò istantaneamente dalla poltrona e guardando fisso negli occhi della giovane donna disse:

-               Signora, attualmente ha ospiti nella struttura?

-               Veramente ….veramente no – rispose con voce tremolante. 

Walter a quel punto si sentì quasi autorizzato a precipitarsi in direzione della stanza dalla quale era giunto quel curioso schianto.

Aprì di colpo la porta e senza abituare gli occhi all'oscurità scorse perfettamente nel buio una figura umana, si trovò di fronte l’ultima persona che avrebbe potuto pensare di vedere.

Dopo Cinzia era toccato a lui andare incontro ad un’altra improvvisa verità che stravolgeva qualsiasi ipotesi investigativa.

Aveva scoperto per primo, ma solo per caso, una delle principali fonti degli elementi che fino a quel momento avevano indirizzato le indagini di tutti verso direzioni diverse da quella corretta.

La Polizia svedese, quella israeliana, i collaboratori di Franco Sereni, Cinzia Forestieri, i giornalisti di mezzo mondo, gli anchorman televisivi, nessun fino a quell’istante aveva pensato che tutta la storia della Chimera potesse avere un simile epilogo.

Ma a Walter venne in mente in quello stesso istante, che tutta quella storia potesse essere il frutto di un enorme bluff, proprio al fine di creare lo scoop mediatico di cui lui stesso era stato artefice.

Fu un solo pensiero…poi la verità gli apparve più chiara e incontrovertibile, come peraltro era sempre stata.

Fu un solo flash, un lampo di pensiero che viaggiò nella sua testa, fra le sue sinapsi, ad una velocità che avrebbe fatto impallidire la stessa luce.

 
Di Sergio Figuccia (del 17/02/2012 @ 07:00:00, in Caccia alla Chimera-Capitoli, clickato 1691 volte)

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Juan José Navarro era la chiave di volta nelle indagini condotte dal gruppo di giornalisti di YouGlobe in parallelo a quelle ufficiali della Polizia svedese e di quella israeliana. 

Gli investigatori si erano attivati solo in questi due Stati perché solo lì erano avvenuti i delitti; nel resto del mondo dominavano invece solo curiosità, pettegolezzi e una infinità di dibattiti televisivi, talk show specialistici e articoli sulla stampa, tutti a condimento del nostro straordinario programma “Il Mistero della Chimera”, seguitissimo in tutti continenti.

 

Come concordato Cinzia andò a trovare Navarro presso l’Accademia “Rubens” di Milano dove il pittore spagnolo insegnava da anni.

Navarro si mostrò disponibile al dialogo e non infastidito dall’essere coinvolto nella vicenda suo malgrado.

 
 

 -             Mi aspettavo la visita di uno di voi, ho seguito il programma di YouGlobe ed ho capito che    eravate sulle mie tracce….ma le assicuro che la mia figura è marginale in tutta questa storia e che posso contribuire ben poco alle vostre indagini, se non fosse stato così mi sarei fatto avanti io stesso.

 -            Ed in effetti le devo chiedere solo qualche piccolo dettaglio, inizio col più importante: Dove si trova ora Kurt Polasacra?

 -             Certo! Mi rendo conto che questa è la notizia che vi serve maggiormente in questo momento e che solo io posso darvi, ma è l’unica cosa che conosco in più rispetto al bagaglio delle informazioni già in vostro possesso.

 

-               Ecco! Quindi ci venga incontro …dobbiamo parlare a tutti i costi con Polasacra.

 

-               Kurt è da circa nove anni in Brasile, all’interno di una missione di accoglienza per bambini abbandonati di una favela di Rio de Janeiro. Ecco …. questa è l’ultima foto che mi ha mandato qualche mese fa.

 

Navarro porse a Cinzia la foto che aveva già in tasca in previsione della visita della giornalista.

 

-               Ma è incredibile!

-               Cosa?

-               Eravamo tutti convinti che Polasacra potesse essere coinvolto in qualche modo nei tre delitti della Chimera, se non direttamente magari come mandante o diretto interessato. Ora, sinceramente, vedendo questa foto non ce lo vedo proprio ad uccidere tre persone.

-               Non è detto signora!! Non è detto. – Navarro aveva uno strano sorriso ironico stampato sul volto – Tutto è possibile. Kurt potrebbe aver lasciato i suoi bambini a Parada de Lucas, la favela si chiama così, ed essersi imbarcato prima per il Medio Oriente e dopo aver ucciso Samuel Avrahm a Tel Aviv, aver fatto un salto in Svezia per far fuori prima Magnusson e poi la Serrano. Tutto è possibile, con i potenti mezzi messi a disposizione dalla nostra società iper-tecnologica.   

 
  

            L’artista spagnolo non riuscì a trattenere una sommessa risatina che tuttavia tentò di contenere non appena si rese conto che la sua ironia aveva contribuito ad alimentare le perplessità della giornalista italiana.

 

 

 

Cinzia se ne stava a testa bassa con gli occhi puntati su quella foto, che di per sé non significava nulla ma che trascinava dietro una lunghissima serie di interrogativi da far invidia alla muraglia cinese.

 
  

Navarro non se la sentì di infierire ancora di più su Cinzia dopo lo tsunami di dubbi che le aveva involontariamente trasmesso, e riprese il filo logico del suo discorso evitando ulteriori voli pindarici nel mondo del sarcasmo.

 

-               Tutto è possibile signora Forestieri, ma Kurt Polasacra non è capace di uccidere neanche una di quelle intollerabili zanzare che assediano la sua missione a Rio de Janeiro, ha speso una vita a far nascere la gente, a metterla al mondo in tutti i modi, anche nelle condizioni più difficili e improbabili e l’esperimento della Chimera ne è l’esempio più emblematico. No, signora, Polasacra non ha ucciso nessuno;  tutto quello che ha fatto sino ad oggi va proprio nella direzione opposta. Magnusson lo ha chiamato nel suo gruppo proprio per la fama che si era fatto nei primi anni ’60 in campo di natalità, era proprio un mago nel suo campo.

 

-               Ci credo, ci credo proprio. Un uomo che si dedica anima e corpo ad un’attività del genere, sacrificando tutto il resto, non sarebbe proprio capace né di uccidere né di convincere qualcuno a farlo. Anche se non lo conosco personalmente, la foto e le sue parole mi hanno convinto. A proposito! Come conosce Polasacra e come mai era presente al suo esperimento segretissimo del 1968? E non mi dica che non è così perché siamo in possesso di un suo disegno di Magnusson datato proprio 1968.

-               E chi vuole negarlo? E’ stata l’esperienza più bella ed interessante della mia vita, forse perché la prima in campo professionale, forse perché tanto coinvolgente ed emozionante da risultare indimenticabile, sta di fatto che anche a distanza di oltre quaranta anni la ricordo ancora nei minimi particolari.

-               Come lei sa io sono spagnolo, a quei tempi avevo appena 19 anni e sia i professori che i parenti, dopo il diploma, mi avevano gratificato con una valanga di apprezzamenti per le mie capacità artistiche, che talvolta utilizzavo anche in campo fotografico.

Un’amica di mia madre, Ester Serrano, era stata invitata dallo scienziato svedese Samuel Magnusson a partecipare ad un esperimento di grande interesse scientifico della durata di circa un anno. Non sapevamo di cosa si trattasse ma Ester era entusiasta e, essendo a conoscenza che Magnusson cercava anche un fotografo che potesse seguire l’esperimento per storicizzarlo, mi chiese se ero disponibile ad unirmi al loro gruppo scientifico che si stava formando. Quando accettai propose la cosa a Magnusson che approvò senza alcun indugio.

Mi ritrovai così a meno di vent’anni in uno staff di prim’ordine che nel suo specifico settore ha praticamente scritto la storia, anche se la gente l’ha scoperto solo ora con la vicenda del rapimento della chimera.

-               Quindi lei faceva parte dell’equipe in qualità di reporter ufficiale, ma come mai non abbiamo trovato il suo cognome nell’elenco dei collaboratori di Magnusson?

             -    Ero stato inizialmente aggregato come esterno al gruppo di lavoro, una specie di periodo di prova. Poi sono diventato il beniamino degli otto componenti ufficiali, forse perché ero il più giovane o forse perché ero entrato nelle grazie di Kurt Polasacra che apprezzava particolarmente la mia abilità di ritrattista, così divenni il nono membro dello staff.

Magnusson e Polasacra però mi chiesero di limitare al massimo i miei interventi fotografici.

Avevano paura che l’esperimento potesse risultare un fallimento e che il Governo svedese, che finanziava da anni l’istituto di ricerca di Magnusson con finalità ben diverse, potesse tagliare i fondi una volta venuto a conoscenza di un insuccesso di quel genere; ben altra cosa sarebbe stato invece giustificare a posteriori il cambio di rotta nelle ricerche nell’eventualità di una piena riuscita dell’esperimento, in ogni caso meglio mantenere basso il profilo pubblico della prova.

Io finii così col fare qualche disegno dei protagonisti, compreso quello di Magnusson che è in vostro possesso e alcune foto che sviluppai e stampai io stesso all’interno dei laboratori dove si svolgeva la sperimentazione sulla chimera.

Prevedendo una visita dello staff del “Mistero della Chimera” ho tirato fuori dal mio archivio la vecchia foto dell’intero gruppo che realizzai con l’autoscatto per poter essere tutti presenti nell’immagine, fu l’unica occasione nella quale l’intero staff riuscì ad essere immortalato …  dovrebbe essere qui da qualche parte.

 

Navarro iniziò a rovistare dentro una borsa a tracolla azzurra finchè tirò fuori una ingiallita fotografia in formato quadrato. Consegnandola a Cinzia Forestieri aggiunse un particolare alla sua risposta che in seguito sarebbe risultato fondamentale.

 

-        Forse non avete trovato i miei dati perché la Serrano mi registrò col mio secondo cognome. Come saprà in Spagna i figli portano sia il cognome del padre che quello della madre.   Io mi chiamo Juan José Navarro Torres, quindi forse avete trovato solo il cognome Torres e non l’avete collegato alla mia identità.

 

-               No, - disse Cinzia ormai esperta dei dati tecnici e amministrativi che aveva tirato fuori dal faldone di Magnusson insieme a Walter – risultano registrati solo le generalità dei “magnifici sette” e di Magnusson, probabilmente lo scienziato svedese si è guardato bene dall’ufficializzare fin dall’inizio la presenza di un fotoreporter all’interno del gruppo di lavoro che avrebbe potuto essere sottoposto a pressioni esterne per documentare un eventuale fallimento. Sarebbe saltato fuori all’ultimo minuto in caso di successo dell’esperimento.

 

-               Già, probabilmente è stato proprio così.

 

Ecco, nella foto può vedere da sinistra Fredik Larsen accanto a Ferdinando Mussi, seduta sullo sgabello Rebecca McDoing, subito dietro c’è Ulrik Toren, poi in piedi ci siamo io e Polasacra e più a destra Samuel Avrahm e Ester Serrano, dinanzi a tutti, seduto sullo sgabello, riconoscerà chiaramente Samuel Magnusson.

-               Siamo riusciti ad intervistare Larsen, Mussi e lei e prima dei loro omicidi Magnusson e Serrano, Polasacra è in Brasile, di Avrahm sappiamo che è stato anche lui vittima della Chimera, ma non abbiamo notizie dei due paramedici aggregati allo staff: Toren e McDoing, lei mi sa dire qualcosa in merito?

-               Non ho notizie certe di Ulrik Toren, credo che sia ancora in Svezia e forse in pensione; so invece che la McDoing purtroppo è morta in Scozia qualche anno fa.

-               Potrebbe essere stata anche lei vittima della Chimera?

-               Nel vostro programma, con deduzioni quasi inoppugnabili, avete collegato i tre omicidi attribuendoli tutti a Richard. Ma io mi chiedo da telespettatore, qual’è il movente comune? Se lei ha una risposta a questa domanda potrebbe anche aggiungere la morte della McDoing alla strage della Chimera.

Io non conosco i particolari della morte di Rebecca McDoing, è stato Kurt a segnalarmela a suo tempo, ma penso che se si dovesse trattare di morte violenta non dovrebbe risultare troppo azzardato collegare anche quest’evento allo stesso killer di Magnusson e company, ma in questo caso tutti noi del vecchio gruppo di lavoro potremmo essere a rischio, e le confesso che la cosa inizia a preoccupare anche me.

-               Come manifestato nel programma televisivo, abbiamo pensato che il movente comune possa essere la vendetta per l’alto grado di diversità imposta alla Chimera.

Potrebbe sentirsi un essere troppo strano e straordinario per potersi integrare col resto dell’umanità, e pertanto risultare totalmente isolato rispetto al prossimo che gli vive accanto. Tra l’altro se Richard ha seguito il nostro programma avrà anche percepito la totale disapprovazione della massa di telespettatori per questo genere di sperimentazioni estreme e può aver reagito con la violenza verso lo staff medico che l’ha fatto nascere.

Ma non credo proprio che lei rischi qualcosa; non ha fatto parte del gruppo operativo e ancora la notizia della sua presenza in quel laboratorio del 1968 non è stata resa pubblica e la Chimera non può esserne a conoscenza. D’altra parte è una informazione che, se lei dovesse ritenere necessario, possiamo evitare di divulgare.

-        Sì, la prego di evitare il più possibile un mio coinvolgimento personale nella storia e nel suo programma in particolare. Non sappiamo con chi, o con che cosa, abbiamo a che fare….meglio andare cauti.

-               Va bene, oggi stesso dirò ai miei colleghi di non divulgare il suo nominativo nell’ambito della nostra indagine giornalistica.

Un’ultima curiosità: lei mi ha parlato dei doppi cognomi spagnoli, ma i dati relativi ad Ester Serrano riportano tutti un solo cognome, lei conosce l’altro?

-               Certo! Come le ho detto era un’amica di famiglia.

Fu a quel punto che Cinzia sarebbe voluta sparire dalla faccia della terra.

Quel secondo cognome rivelato da Navarro le arrivò addosso come un colpo di cannone, uno schianto in pieno petto che giunse fino agli abissi del suo animo.

Congedatasi da Navarro iniziò a camminare fra le strade di una nebbiosa Milano da odiare, non da bere.

Quella notizia non poteva né essere bevuta né ingoiata in alcun modo, era proprio indigeribile, doveva vomitarla da qualche parte.

Accelerò il passo per tornare al più presto negli studi di YouGlobe e parlarne con Walter, Franco e me, ma preferì non prendere il taxi, non voleva contatti con estranei in quel momento tanto difficile.

Mentre camminava sotto una sottile e irritante pioggia pomeridiana, mista a smog e gas di scarico, un turbine di sensazioni e ipotesi la trascinava via da quel grigio marciapiede metropolitano per portarla in un universo parallelo, in una sfera di magnetici pensieri e di surreali congetture che nulla avevano di umano, almeno per lei, almeno per quel preciso momento della sua vita. 

 Pensò a lungo, ma le sue considerazioni erano soggette a quello stesso incessante piovasco cui era sottoposto il suo corpo; le sue idee erano quindi esigue fiammelle in preda all’acqua che il cielo sembrava inviargli contro proprio per estinguerle.

Sentiva dentro di sé una enorme difficoltà ad articolare le sue riflessioni;   il cervello le sembrava un rugginoso meccanismo che riusciva a procedere solo a scatti nel suo movimento.

Lo shock subito da quella notizia era stato tale da farle scartare in automatico la eventualità di una semplice coincidenza, di una sempre possibile omonimia.

Si era già calata nella urgenza di dover metabolizzare al più presto quella che considerava ormai una verità spiacevole, appresa tra l’altro in modo troppo improvviso. 

 

 
Di Sergio Figuccia (del 10/02/2012 @ 07:00:00, in Caccia alla Chimera-Capitoli, clickato 1336 volte)

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La prima grande sorpresa dalle indagini del terzetto di giornalisti di YouGlobe venne fuori da una delle interviste che Cinzia stava portando a termine fra gli artisti associati al portale web Pittorica.it

 
La Forestieri era andata nell’atelier della pittrice palermitana Celeste Salemi ed alla fine dell’intervista, chiudendo il microfono, aveva iniziato la sua ricerca occulta di informazioni.
 
-        Ecco fatto...così dovrebbe andar bene.
 
-  Vi ringrazio, Le interviste su YouTube per ogni artista sono ormai la migliore promozione, almeno per quanto riguarda internet.
 
-   Appunto per questo è stata creato il portale Pittorica. Ma, a proposito tu hai conosciuto Kurt Polasacra, il primo fondatore della nostra associazione culturale?
 
-  Sì, ho conosciuto Polasacra nel 2000, mi ha contattato per farmi iscrivere a pittorica.it, in quel periodo Kurt stava organizzando la nascita del sito web ed era in cerca di artisti siciliani da poter associare. Ma è sparito dalla circolazione da diversi anni....chissà dov’è andato, ....se non lo sapete voi?!!
  
-        Infatti i titolari di Pittorica ora sono altre persone,  ma tu sapevi di cosa si occupava?
-        Mah! Sapevo solo che era un operatore nel campo artistico e fra le mie opere apprezzava particolarmente questa – Celeste Salemi prese da un gruppo di opere appoggiate alla parete una grande tela di un metro di larghezza con un suo coloratissimo dipinto materico - come vedi è un ritratto, lui impazziva per questo genere di pittura… Ma perchè non era un gallerista?
-        E’ stato sempre anche un appassionato d’arte – ammise Cinzia - ma è soprattutto un esperto in bioingegneria di fama mondiale, lo stiamo cercando disperatamente...di lui abbiamo solo un ritratto....questo...che pare sia stato realizzato da un tuo collega artista spagnolo, Juan Josè Navarro.
Cinzia mostrò alla pittrice il disegno che aveva portato con sé. 
 
-               Ah! Sì, lo conosco....lo conosco. Juan Josè è un ottimo ritrattista….guarda ho una raccolta di suoi ritratti a carboncino - disse uscendo fuori da un cassetto una carpetta piena di disegni in bianco e nero - vedi?...ha uno stile molto preciso, quasi fotografico, anche simile a quello mio, ma lui utilizza solo matite, sanguigne Conté o carboncini, mentre io prediligo i dipinti ad olio con finitura lucida e magari con piccoli inserti a tutto tondo.
Mentre Celeste Salemi mostrava a Cinzia i fogli con i vari ritratti di Navarro, che lei conservava gelosamente da anni, dopo una fitta serie di profili di artisti facenti parte del gruppo culturale saltò fuori un disegno che la giornalista conosceva benissimo.
Nel vederlo Cinzia trasalì, come poteva appartenere a quella raccolta di volti di artisti italiani quel ritratto che aveva visto in mano a Walter mentre scartabellava nella documentazione fornitagli da Magnusson?
-               Celestina…fermati! Ma questo chi è?
-               Ah!...Non saprei…sono quasi tutti ritratti di pittori o scultori ben noti, tutti iscritti all’associazione culturale, mentre….que..sto, in effetti…non lo conosco. Sembra un’opera più vecchia, ma comunque lo stile è quello…si vede benissimo, è un lavoro di Navarro, non c’è alcun dubbio, proprio come quello di Polasacra che mi hai mostrato, ma che è molto più recente.
-               Come mai questa roba è in tuo possesso?
-               Navarro era amico di Polasacra, avevano ideato insieme il progetto di accompagnare le biografie degli artisti presenti sulle pagine web di Pittorica con i suoi ritratti a matita e carboncino, invece di utilizzare le solite foto. Juan Josè li aveva realizzati quasi tutti e per ogni opera originale aveva fatto fare delle serigrafie che aveva omaggiato a tutti gli artisti iscritti.
Come accade sempre in tutti gli ambienti, sia artistici che non, c’è chi apprezza o almeno rispetta il lavoro degli altri e c’è chi se ne frega totalmente perché pensa solo a promuovere se stesso. Così molti miei colleghi hanno buttato le copie dei ritratti mentre io, che sono invece una sincera amante dell’arte, li ho conservati gelosamente.
-               E l’idea di pubblicare su internet i ritratti di Navarro?
-               Si è persa nel nulla insieme a Kurt Polasacra.
-               E Navarro invece è rintracciabile?
-               Sì, certo! So dove abita e lavora. Forse fra gli artisti del sito sono solo io a sapere dove si trova, anche lui andando via non ha certo distribuito i suoi nuovi biglietti da visita; sparendo l’entusiasmo per una nuova iniziativa le persone con le quali si è condiviso cominciano a disperdersi, proprio come quando finisce un amore si allontanano anche gli amici che vi gravitavano intorno.
Da Palermo si è trasferito a Milano, lì insegna in una Accademia privata….ti do l’indirizzo.
 
Il solito briefing, che precedeva sempre la diretta televisiva del giorno successivo, quella volta risultò particolarmente ricco di novità e notizie da vagliare per la trasmissione.
Cinzia si giocò subito il jolly.
-               Guardate cosa è saltato fuori dalla raccolta di disegni di Navarro in possesso della pittrice Celeste Salemi che ho intervistato ieri a Palermo.
-               Ma questa è la copia del ritratto a matita di Magnusson che abbiamo trovato nel faldone del 1968 risalente al tempo del suo esperimento scientifico – disse Walter sgranando gli occhi.
-               Esatto! E la cosa più strana è che l’autore di questo ritratto, come nel caso di quello di Kurt Polasacra, è sempre Juan Josè Navarro.
Franco Sereni, che si era presentato con un vistoso cerotto sopra il sopraciglio sinistro, si inserì nel dialogo con la più ovvia delle osservazioni, buttata lì sul tavolo, quasi fosse necessario esprimere ad alta voce una considerazione che tutti e tre avevano fatto mentalmente in contemporanea alla visione del disegno.
-               Solo che questo disegno ritrae Magnusson da giovane, proprio al tempo dell’esperimento della chimera, mentre quello di Polasacra è relativamente recente.
-               Se ne deduce che Navarro, oltre che Polasacra, conosceva bene anche Magnusson…fin dal 1968.
-               Io ho il recapito di Navarro, lavora e risiede qui a Milano, e conto di incontrarlo già domani stesso.
Franco sollevò una perplessità legata all’imminenza del programma televisivo.
-               Ma se domani vai da lui, probabilmente non arriverai in tempo a presentare il “Mistero della Chimera”?
-               Abbiamo detto che siamo tutti e tre intercambiabili, quindi domani sera presenterete voi maschietti, in caso mi fate subentrare in collegamento esterno, tanto sono sempre qui a Milano e mandare un cameraman in città non è poi così problematico.
-               E se fosse pericoloso? – esclamò Walter piuttosto preoccupato.
-               E perché dovrebbe esserlo?
-               Non lo so. Ci muoviamo all’interno di un evento di cronaca che ha visto già tre morti ammazzati e non abbiamo la minima idea di chi sia l’assassino. Questo Navarro che tu vuoi andare a trovare da sola evidentemente conosce benissimo sia Polasacra che Magnusson fino dal 1968, chi ci dice che non possa essere colluso con la Chimera o comunque col responsabile degli omicidi?
-               Non credo che sia così….ma non chiedermi perché; diciamo che è puro istinto femminile. Sono certa di non correre alcun pericolo.
Franco aveva fretta di dire la sua e tentò con una acrobazia dialettica un cambio di argomento “al volo”.
-               Ok! Se per Walter va bene io sono d’accordo e passerei alle ultime news sulle indagini della Polizia, proprio sugli omicidi di cui sopra.
-               Certo non mi stai dando troppo tempo per riflettere – rispose Mastrelli un po’ contrariato dalla forzatura del collega – ma ho la sensazione che questa tua premura sia anche la causa del cerotto che hai applicato sulla fronte, non è vero?
-               C’è una connessione, in effetti…ma non del tipo che pensi tu. Diciamo che il cerotto è solo la naturale evoluzione di ciò che ha avviato l’iter di quanto ho fretta di comunicarvi.
L’altra notte mi sono svegliato per il solito “piscix-stop”…
-               Piscix-stop? – Walter sorrise con punto interrogativo stampato in faccia.
-               Sì, quella simpatica abitudine di tutti i cinquantenni di interrompere la corsa del sonno per cambiare l’acqua, proprio come si fa in Formula Uno per cambiare le gomme.
-               Quello veramente è il pit-stop…comunque apprezzo la metafora.
-               Mi sono alzato in tutta fretta e correndo verso il box….cioè il bagno, non ho preso le giuste misure allo stipite e l’ho colpito in pieno rimbalzando di un metro e mezzo all’indietro. Sono anche caduto a terra … un miracolo che non ho sbattuto anche la nuca dopo aver fatto fuori il sopraciglio al primo colpo.
-               Bella carambola! Complimenti! – rise di cuore Cinzia.
-               Già! Ma voi vi chiederete cosa c’entra tutto questo con le indagini sugli omicidi della Chimera….Saprete certamente che un colpo in testa di questo genere può causare o amnesia improvvisa o tutto il contrario. Nel mio caso si è verificato il secondo tipo di effetto….proprio una fulminazione, un’idea improvvisa che altrimenti non mi sarebbe mai venuta.
-               Viva lo stipite e il piscix-stop!! – esclamò divertito Walter.
-               La Polizia svedese non collabora assolutamente con la nostra inchiesta giornalistica, sono abbottonatissimi e non trapela nulla al di fuori dello stretto giro degli inquirenti sulle indagini istituzionali degli omicidi Magnusson e Serrano, avvenuti entrambi in terra svedese. Ma io, dopo quel terribile botto in testa, ho ricordato di aver conosciuto a Stoccolma nel ’72 una ragazza del posto, allora era una ragazza, con la quale sono rimasto in ottimi rapporti anche se non la sentivo da diversi anni. Avevo saputo che aveva fatto una notevole carriera proprio all’interno della Polizia di Stato del suo paese….non c’era migliore occasione per riprendere i contatti.
-               Ah ecco! E tu così sei andato a Stoccolma per…per ….diciamo …indagare con la poliziotta … o meglio….nella poliziotta – Walter canzonava a ruota libera.
-               Ma no! Mi ha detto che proprio lei è nel gruppo della Scientifica e sono riuscito a scoprire cosa è venuto fuori dalle due autopsie.
-               Cacchio!! Allora facevi sul serio! Scusami … ma già pensavo che il cerotto copriva qualcos’altro che un taglio o un ematoma.
-               Allora? Volete sapere cosa ho scoperto o mi volete accusare ancora di essermi divertito con le forze dell’ordine nordiche?
-               No, no!! Dicci tutto.

 
-               Allora: Nel cadavere di Magnusson non sono state riscontrate tracce di DNA diverso da quello della vittima, unica presenza estranea alcune particelle di limatura metallica. Inoltre, per quanto non vi sia certezza, sembrerebbe che l’enorme morso sia stato inferto post-mortem, ciò spiegherebbe la scarsità di tracce ematiche sulla scena del delitto.
Cinzia intervenne con una certa soddisfazione.
-               Di questo ce ne eravamo accorti pure noi guardando la foto del cadavere e il poco sangue sul letto, presente solo a chiazze, che a noi erano sembrate le impronte dell’animale che aveva attaccato Magnusson.
-               No, infatti, quelle non sono impronte dell’animale che ha dato il morso alla vittima, vista la zannata dovrebbero essere molto più grandi. Pare invece che siano impronte di mani umane poi confuse strisciando qualcosa sul lenzuolo per farle somigliare alle zampe di una bestia. Insomma la stazza della bestia non è conforme alle impronte riscontrate.
-               Quindi la scena è stata alterata da chi a compiuto il delitto.
-               Sì…sembra proprio che siano stati compiuti atti di depistaggio nel momento stesso dell’omicidio. La maggiore stranezza al riguardo è la totale mancanza di un DNA, sia umano che animale, sul cadavere di Magnusson.
Dopo un morso del genere doveva pur restare qualche traccia di saliva, di cellule epiteliali o addirittura di sangue diverso da quello della vittima….invece niente di niente.
-               E’ veramente strano – commentò Cinzia – e cosa è venuto fuori invece dall’autopsia della Serrano?
-               Anche in questo caso l’intervento necroscopico ha fatto sorgere altri dubbi. Intanto il cadavere è risultato eccessivamente danneggiato dalla combustione, e si sa che un corpo carbonizzato non concede troppi margini alle possibilità di scoprire dati interessanti. Il cadavere della Serrano presenta caratteristiche di violenza subita molto simili a quelle di Magnusson, ma non si comprende il perché della ulteriore crudeltà del fuoco imposto post-mortem; peraltro non è risultato neanche possibile analizzare i margini del solito enorme morso al centro dell’addome, la carbonizzazione ha sgretolato i margini e non appena i medici legali hanno messo mano agli strumenti per prelevare qualche campione, il materiale organico si è sbriciolato in cenere.
-               Quindi non si può sapere se la mandibola assassina sia la stessa? – disse Walter a conferma di quanto esposto da Franco.
-               Appunto! Siamo .. appunto e a capo …. Vi piace il gioco di parole?
-               Sì, però la matrice sembra proprio comune in tutti e tre i delitti, anche se qualcosa ancora mi sfugge -  Cinzia sembrava avere un’intuizione ancora non del tutto messa a fuoco - Dietro ogni omicidio c’è sempre qualcosa di diverso, non abbiamo ancora tutti i dati della morte di Samuel Avrahm, ma già la Polizia israeliana ha parlato di dentatura più piccola, mentre i due omicidi avvenuti in Svezia mi sembrano completamente diversi, fatta esclusione per il solito morso della Chimera … o di chi per lui … Non so! Un serial killer dovrebbe avere un unico modus operandi, in questo caso mi sembra che adotti invece troppe varianti, e nessuna di queste appare occasionale o dovuta a necessità dell’ultimo minuto intervenute all’improvviso. Non mi convince proprio!!
 
Franco, Walter e Cinzia chiusero con il dubbio la riunione, decisero però di non divulgare né l’orrenda foto di Magnusson sbranato dalla Chimera, nonostante l’interesse mediatico che avrebbe certamente avuto, né le notizie che la poliziotta, amica di Franco Sereni, aveva dato sottobanco agli autori del programma televisivo.
Alla luce di quanto emerse in seguito, erano comunque giunti inconsapevolmente ad un punto cruciale nell’indagine e, nonostante tutti i lati oscuri ancora presenti, erano ormai molto prossimi alla soluzione finale.
 
Di Sergio Figuccia (del 03/02/2012 @ 07:00:00, in Caccia alla Chimera-Capitoli, clickato 1210 volte)

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Walter, Cinzia e Franco Sereni si incontrarono per la prima volta già il giorno dopo della notifica, da parte di Rossetti, delle variazioni apportate dal CdA di YouGlobe al programma “Il Mistero della Chimera”.

Si strinsero per la prima volta la mano, e fu una stretta di sincera amicizia, nello studio televisivo appositamente realizzato per la trasmissione; ovviamente la riunione ebbe luogo a “porte chiuse”, oltre ai tre presentatori ufficiali ero presente solo io in qualità di regista.

D’altra parte era un incontro con finalità organizzative interne e i tre lettori dei TG erano anche autori del programma, non era necessaria la presenza di nessun altro elemento che potesse annullare l’estrema segretezza delle notizie che costituiva la regola principale de “Il Mistero della Chimera”. E prima di ogni puntata del programma i relativi contenuti erano proprio un mistero per tutti, tranne per noi quattro.

Ruppe il ghiaccio Cinzia, salutando Sereni con un sincero e amichevole sorriso.

-               Ciao Franco, finalmente ci possiamo incontrare a otto occhi…prima di oggi ci lanciavamo solo frecciate acide tramite i giornali.

-               Hai ragione! Forse sono risultato un po’ aggressivo nella conferenza stampa, ma vi giuro che non era assolutamente nelle mie  intenzioni scalzarvi dal programma, so benissimo che è una vostra “creatura” e non voglio scipparvela come qualcuno ha fatto a Magnusson portandogli via il figlio.

-               Sinceramente devo confessarti che non ci aspettavamo questa tua correttezza professionale – aggiunse Walter.

-               Non tutti sono ciò che sembrano, le apparenze ingannano, ecc. ecc., potrei sciorinarti una decina di proverbi sullo stesso tono … ma la realtà è che mi credevate uno stronzo…è vero o no?

Risero tutti piacevolmente dopo l’ammissione di Walter di aver mal interpretato le intenzioni di Franco; dopo si misero subito al lavoro scartabellando fra le carte, gli appunti e i documenti dello scienziato svedese.

 

Franco giocò il suo jolly.

-               Prevedendo di poter entrare nel programma in vostro aiuto ho avviato già da una decina di giorni le indagini per conto del TG black e  i miei collaboratori sono riusciti a scovare una cosa che farà ulteriore scalpore.

-               Cioè? – disse Cinzia incuriosita

-               Ebbene! Le probabili vittime della Chimera sono tre … non due.

Walter ebbe uno scatto di rabbia.

-               Ma porco cane! Nel solo giro di un giorno i morti sono passati da uno a tre?

-               Non esattamente. I ragazzi hanno cercato anche fuori dalla Svezia i componenti dello staff di Magnusson, ed hanno scoperto che uno di loro è deceduto in circostanze misteriose qualche mese fa a Tel Aviv.

-               Quindi si tratta di Samuel Avrahm, il medico pre-natale israeliano?

-               Esattamente! Considerando i tempi, sembrerebbe che sia lui la prima vittima della Chimera, Magnusson è stato ucciso qualche giorno dopo.

-               Quindi Richard se ne andrebbe in giro con quel fisico da mostro preistorico dal Medio Oriente fino alla Svezia per ammazzare tutti coloro che l’hanno fatto nascere?….ci credo poco! – Sbottò Walter allargando le braccia e sbattendole subito dopo sui braccioli della poltroncina. – A proposito! Ma come avete collegato la morte di Avrahm con la Chimera.

-               Stesso movente, stesso modus operandi…per quanto con qualche distinguo.

-               Che sarebbe?

-               Samuel Avrahm è stato trovato morto a casa sua, come le altre due vittime, privo della parte addominale e delle viscere, come le altre due vittime; l’unica differenza sta nella tipologia del morso….è unico nei casi di Magnusson e della Serrano, sembrerebbero invece multipli e più piccoli sul corpo di Avrahm.

Sostanzialmente però appare effetto della stessa mano…pardon delle stesse fauci.

Cinzia intervenne seminando dubbi.

-               Ma se hai detto che i morsi sono più piccoli?

Sereni sembrò tentennare.

-               Sssì…è vero…. Però la Polizia israeliana parla di un animale con denti molto acuminati ed una ferocia pari solo a quella di un predatore carnivoro di grande taglia. Sono comunque ancora in corso accertamenti al riguardo.

-               Io so - disse Walter – che le polizie scientifiche di qualsiasi nazione, e figuriamoci gli israeliani, sono in possesso di strumenti che permettono di risalire alla esatta natura del killer.

-               Certo! Studiando il DNA, sempre che sia presente, la tipologia della dentatura ecc. ecc. Ma tu hai dichiarato nel tuo programma che gli svedesi hanno già confermato che si è trattato senza alcun dubbio del morso di un velociraptor.

-               Sì, ma nel solo caso di Magnusson, e con una inspiegabile totale assenza di DNA di qualsivoglia natura ….un mistero nel mistero. Non so nulla invece della Serrano, perché sembra che l’omicidio sia avvenuto poco prima della mia partenza da Stoccolma, ma il cadavere è stato trovato carbonizzato, quindi non troveranno neanche le tracce lasciate sul corpo per risalire alla dentatura e figuriamoci al DNA.

-               Io, purtroppo, ho una certa esperienza in fatti di cronaca nera, un assassino seriale, per quanto segua sempre una sua precisa linea di condotta, il “modus operandi” appunto, può anche essere costretto a delle varianti per la grande diversità delle situazioni cui va incontro in ogni delitto. Le probabilità che si tratti dello stesso killer sono altissime.

-               Ma stiamo parlando di un animale….di una belva!

-               Non dimenticare, Walter, che ha in corpo principalmente i geni di un uomo.

-               Sempre che sia Richard la causa di tutto questo! Potremmo parlare di due esseri diversi.

-               Sssì……potremmo…..ma obiettivamente è poco probabile.

-               Già!....E’ poco probabile!

Walter si inchinò alla lucida analisi di Franco Sereni, riconoscendo nel suo inconscio, la maggiore esperienza del collega in eventi di quel tipo, lui da queste cose era lontano “mille miglia”.

Da quell’incontro iniziò una costante e genuina collaborazione fra Walter e Cinzia da una parte e Franco Sereni con la sua equipe dall’altra.

Il programma spesso veniva presentato, come prima, dalla coppia Mastrelli-Forestieri, ma Franco Sereni subentrava in tutti i collegamenti esterni, nei reportage dall’estero e talvolta si trovava in studio come esperto e consulente criminologo.

Il tutto fece sollevare ancora di più gli indici di ascolto del programma; la somma algebrica dei fan di Mastrelli e della Forestieri con quelli di Franco Sereni, non poteva di certo condurre ad un risultato diverso….e io, dalla mia cabina di regia, raccoglievo con i miei collaboratori record su record.

Da un lato ci vergognavamo un po’ per la sensazione che avevamo di speculare su quelle tre povere vittime e sulla disgraziata vita della Chimera, anche in seguito a quella reazione che Mastrelli aveva avuto nella dannata serata della divulgazione della notizia sulla morte di Magnusson, ma da un altro punto di vista non potevamo fare a meno di gioire per la grande considerazione che avevamo guadagnato, sia all’interno della nostra azienda, sia fra il pubblico che ci seguiva assiduamente.

Al di là delle disgrazie e delle tragedie altrui per noi della “sala regia” della testata giornalisti TG white il 2012 è stato un anno bellissimo, ricco di successi, di gloria e di denaro che arrivava a vagonate ad ogni superamento di record di ascolto, nonostante la recessione iniziata in Italia ed in Europa già alla fine del 2011 e durata fino all’estate successiva.

Intanto nel mondo l’ordinamento strutturale dell’umanità intera cambiava giorno per giorno, configurandosi sempre più come unica comunità globale.

Le scaramucce finanziarie, iniziate in Europa nel 2010, giunsero all’apice fra il dicembre 2011 e il mese di marzo 2012, con quella che fu denominata: “terza guerra mondiale”,  uno strano conflitto di ultima generazione combattuto con l’arma della speculazione economica al posto dei carri armati e delle bombe tradizionali.

Dopo una prima prova generale effettuata nel 2008 con i titoli tossici americani, la guerra esplose in tutta la sua potenza in Europa, a colpi di rating, di spread, di rischi di default per intere nazioni, di chiusure in negativo delle borse ecc. ecc., tutti strumenti prima improponibili per combattere una disputa fra potenze mondiali, ma oggi perfetti per disturbare artificiosamente tutti i mercati della terra e destabilizzare i governi della nazioni da conquistare, principalmente quelle occidentali.

L’obiettivo di questo conflitto, e degli occulti signori della guerra che hanno tramato per realizzarla e vincerla, è stato quello di  globalizzare l’intero pianeta, traguardo raggiunto nell’autunno 2012 con l’unificazione delle cinque maggiori valute mondiali (sterlina, dollaro, euro, yen e yuan) nella nuova valuta planetaria “star”, graficamente considerata il simbolo comune per culture tante diverse fra loro.

L’intesa sulla moneta unica mondiale sarà definitivamente concretizzata nel 2015, ma la ratifica dell’autunno di quest’anno costituisce il passo fondamentale del cambiamento che porterà alla totale eliminazione delle speculazioni finanziarie internazionali, che tanto hanno pesato nella nostra vita di questi ultimi anni.

Dal punto di vista politico, dopo le guerre di liberazione dai regimi dittatoriali degli Stati del nord-Africa e successivamente nel centro-Africa, da parte di tutte le nazioni della terra è stato sottoscritto, proprio oggi 21 dicembre 2012, l’Accordo di Praga, con il quale è stato creato un unico governo mondiale di tipo federale sulle tracce dell’ex-O.N.U., che da oggi  avrà dunque carattere di autorità politica e di comando su tutti gli Stati aderenti e sulle relative amministrazioni politiche locali, ridotte a mere direzioni decentrate del potere costituito.

Si è quindi realizzato alla fine di questo 2012 quel famoso “Nuovo Ordine Mondiale” del quale avevano parlato, anticipando i tempi, John Fitzgerald Kennedy, suo fratello Robert, Henry Kissinger, fino ad arrivare a George W. Bush e ultimamente anche Barack Obama.

Si suppone e si auspica che questi cambiamenti debbano condurre ad un lungo periodo di stabilità mondiale, così come profetizzato dal popolo Maja, e per ben 400 anni consecutivi, proprio per la fine del 2012, al termine della quinta era del proprio calendario.

Oggi, 21 dicembre 2012, vi sto raccontando la storia di Walter e della Chimera proprio perché sono perfettamente conscio che le due profezie: quella dei Maya e quella di Nostradamus sull’uomo-bestia, si sono di fatto concretizzate al termine di questo fantastico anno. Una concomitanza di eventi iniziati nel lontano passato e conclusi in contemporanea in questo dicembre, pochi giorni prima della festività del Natale cristiano che quest’anno assumerà quindi una valenza del tutto particolare.

 
Di Sergio Figuccia (del 27/01/2012 @ 07:00:00, in Caccia alla Chimera-Capitoli, clickato 1150 volte)

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All’aeroporto Walter trovò, a sorpresa, oltre Cinzia anche i suoi genitori.

Non li vedeva da qualche settimana, anche se il contatto telefonico era sempre costante, almeno una volta al giorno.
Il signor Giorgio Mastrelli era da qualche anno in pensione, ma lasciare il posto in banca per lui non era stato particolarmente traumatico, come per altri suoi colleghi.
Continuava a prestare consulenza finanziaria in uno studio privato del quale era socio fondatore, ma aveva finalmente anche il tempo per seguire gli interessi di famiglia, legati ai suoi fondi di investimento e all’amministrazione di un alcuni immobili in locazione, certamente in maniera più approfondita di quando era costretto a stare otto ore al giorno sulla sua scrivania di funzionario nell’azienda di credito dove aveva prestato servizio per quasi quarant’anni.
Sua madre Adele Zarzi, ex professoressa di scienze, si occupava invece delle faccende domestiche di routine ma anche della gestione della villa di famiglia con darsena sul lago di Como, dove in estate andavano a villeggiare anche Walter e Cinzia.
Insomma, Walter da buon figlio unico di famiglia benestante se la sarebbe passata molto bene anche senza il suo ottimo lavoro all’interno di YouGlobe.
-               Come mai questa sorpresa? – chiese abbracciando entrambi i suoi genitori dopo aver baciato Cinzia.
-               Avevamo desiderio di vederti in carne ed ossa e non dietro uno schermo televisivo – esordì suo padre.
-               Dovresti conciliare le tue esigenze lavorative con il bisogno di abbracciarti che hanno i tuoi vecchi – incalzò la madre.
-               Porca miseria! Ma sempre di vecchiaia parlate?....Ma se sembrate due teen-ager scappati da scuola!!
-               Menzogna, figlio mio! Generosa e affettuosa menzogna…ma sempre di bugia si tratta.
-               No, non è vero papà…vi trovo realmente in splendida forma.
 
Presero tutti insieme il primo taxi e partirono verso “quel ramo del lago di Como” dove già si era già trasferita la famiglia Mastrelli per trascorrere l’estate.
 
In auto, inevitabilmente, il discorso cadde sulla incessante caccia alla chimera intrapresa da Walter e Cinzia.
Fu papà Mastrelli che prese subito l'argomento.
-        Raccontaci cosa hai scoperto di nuovo durante questa tua trasferta.
 
 -          Mah! Ti confesso che sono un po' scoraggiato; sono tutti molto disponibili, ma in   pratica nessuno mi ha detto qualcosa di veramente interessante. Sono sempre allo stesso punto, tra l'altro ora c'è pure il morto e le cose si complicano.
 
Walter uscì dalla tasca la foto della scena del delitto e la porse a Cinzia.
-        Guarda che orrore la foto del cadavere di Magnusson, mai visto nulla di simile...gli manca in pratica tutta la zona viscerale.
-        Ma è strano ….- notò Cinzia
-        Cosa?
-        Per quanto siano presenti molte macchie ematiche…mi sembra … umhhh!!
-        Che c’è Cinzia!....Mi sembri il Tenente Colombo…cosa vuoi dirmi?
-        Penso che sul luogo di un omicidio così cruento debba esserci molto più sangue, gli spruzzi dovrebbero essere ovunque, e invece sono solo in prossimità del cadavere….poi mancano le parti della zona addominale…sono state asportate dall’assassino?
-        Porca miseria, Cinzia! Seguire C.S.I in televisione ti ha indottrinato! Sì, qualcosa in merito la scientifica svedese me l’aveva già segnalata, non pensavo che tu potessi giungere alle stesse conclusioni solo alla prima osservazione di una foto anche poco dettagliata ….complimenti!!
-        Il cervello funziona indipendentemente dalla quantità di dati immagazzinati, ma una maggiore conoscenza aiuta di certo a riflettere meglio.
-        Manco tre giorni … e scopro di convivere con Piero Angela.
In auto risero tutti di cuore, compreso il tassista anche se cercò di non farsi notare.
 
-               Dai!! Finiscila di scherzare, qui c’è proprio qualcosa di strano.
-               Ne sono convinto anche io, c’è pure la posizione che non mi convince…uno che si trova di fronte ad un bestione preistorico dovrebbe cercare di scappare, o se il bestione lo colpisce nel sonno dovrebbe rimanere sul posto, morendo in pratica sul colpo…e invece il cadavere viene trovato di traverso, perpendicolare alla normale postura sul letto….mah!! Non mi convince proprio.
 
Intervenne il signor Mastrelli.
-               E il secondo delitto è ancora più strano…..
-               Quale secondo delitto?? – reagì Walter saltando letteralmente sul sedile dell’auto.
-               Ah, già…tu eri in volo quando hanno dato la notizia.
-               Ma quale notizia, cosa mi sono perso?
Cinzia prese per il braccio Walter nel tentativo di rasserenarlo e di stemperare la tensione che improvvisamente era esplosa all’interno del taxi.
-               Mentre tu tornavi da Firenze la Polizia svedese ha comunicato che è stata trovata uccisa anche Ester Serrano. L’hanno trovata nel giardino di casa sua, pare morsa come Magnusson, ma in più il corpo è stato bruciato. La Scientifica è risalita all’identità del cadavere solo grazie ad una protesi dentaria ed al suo bastone di metallo, uniche cose rimaste integre nel rogo che ha carbonizzato completamente il cadavere. La zona addominale, anche se distrutta dalle fiamme sembrerebbe alterata da un unico grande morso.
-               Ancora la chimera!!
-               Già! Sembra proprio così.
 
Il papà di Walter approfittò dell’ultima frase di Cinzia per iniziare quella discussione che evidentemente tentava di instaurare da tempo e che costituiva il vero motivo della presenza in aeroporto sua e della moglie accanto a Cinzia.
-        Io e mamma volevamo dirti qualcosa in proposito. Ci siamo resi conto che la questione sta diventando ogni giorno sempre più pericolosa. Da quando hai dato in pasto alla stampa ed al mondo intero la tua ipotesi sul collegamento della vicenda con la profezia di Nostradamus la situazione sembra precipitare in un baratro di violenza.
Non voglio di certo attribuirti colpe che non hai, ma sta di fatto che da quando ti occupi così approfonditamente della storia la Chimera sembra aver preso la decisione di attaccare tutti i componenti dell’originale staff dello scienziato svedese.
-               Visto che parliamo di Svezia da quello che dici sembra che io abbia scatenato il Kraken, il mostro marino della mitologia scandinava.
-               No, non voglio dire questo…ma non puoi negare che il risveglio della Chimera coincide pericolosamente con l’enorme interesse televisivo “scatenato” da te…adoperiamo pure il tuo termine.
 
L’autista del taxi guidava con la testa proiettata all’indietro per seguire meglio la discussione.
 
Come tanti altri diversi milioni di persone nel mondo era un appassionato della vicenda e non   gli sembrava vero poter attingere notizie fresche in anteprima assoluta, e proprio direttamente  dalle star televisive protagoniste dello show mediatico, presenti in carne ed ossa nella sua auto.
 
   
 A quel punto intervenne la signora Adele.
-           Devi capire che papà ed io siamo molto preoccupati per te e Cinzia, siete sottoposti al rischio di una ritorsione della Chimera.
-           Ma che c’entriamo noi con la Chimera? Che possa odiare chi l’ha messo al mondo è concepibile, ma perché prendersela anche con me e Cinzia?
-        Pensaci un poco. – riprese Giorgio Mastrelli – siete stati voi a destare l’attenzione su di lui, a risvegliarlo dal suo lungo sonno e ad aprire la caccia contro quest’essere che se ne stava nascosto nel suo mondo, senza disturbare nessuno.
Walter iniziò ad innervosirsi e alzò il tono della voce.
-               Intanto la caccia alla Chimera, come la chiami tu, è stata aperta per salvargli la vita in seguito all’appello di suo padre, e poi per me e Cinzia questo è lavoro…il nostro lavoro. Il programma che abbiamo realizzato è frutto della nostra attività professionale. Il nostro mestiere è quello di diffondere le notizie, di aprire dibattiti, di informare la gente…se no saremmo entrati in banca pure noi, come hai fatto tu.
-               Ma perché devi offendere papà? – incalzò la mamma di Walter, ottenendo però una strana risposta da suo marito.
-               E perché dovrei offendermi? Il fatto di essere entrato in banca non è un certo un demerito, anche questo è un mestiere …proprio come quello di giornalista. Se nel corso degli anni le banche sono diventate quello che sono la colpa è di alcuni banchieri, della loro incapacità e della loro tendenza a truffare che oggi ci fa sembrare tanti avvoltoi….ma prima non era così.
-               Certo! – commentò Cinzia – ogni lavoro ha la sua dignità, tutto sta nel mondo in cui si affronta la propria professione. Noi lo facciamo con entusiasmo e impegno, proprio come ha fatto lei per tanti anni, signor Mastrelli, non è voglia di protagonismo come potrebbe apparire mettendoci sullo stesso piano di tanti nostri colleghi affamati di gloria mediatica.
-               Ma tu cosa vorresti papà? Che lasciassimo tutto, proprio in questo momento!
-               No di certo, ormai siete troppo coinvolti, ma potreste mollare un po’ di responsabilità ad altri vostri colleghi di YouGlobe….per esempio a Franco Sereni, ho sentito la sua conferenza stampa, ora vorrebbe condurre lui il vostro programma proprio in seguito agli omicidi di questa vicenda che hanno stravolto le competenze all’interno della vostra compagnia televisiva.
-               Ora ti ci metti pure tu con questa storia di Franco Sereni! Ci incontreremo proprio domani con il direttore dell’emittente…sapremo così cosa ha deciso in proposito e ci comporteremo di conseguenza. Forse la tua richiesta sarà esaudita per superiori volontà, ma per noi sarà una sconfitta, questo lo capisci, vero?
-               Per il bene che ti vogliamo io e mamma non possiamo di certo augurarci che le cose vadano male nel tuo lavoro, i tuoi successi sono anche i nostri, ma in questa storia predominano le nostre paure e preferiremmo che tu e Cinzia foste meno esposti.
 
Il tassista molto lentamente riportò la testa nella originale posizione, abbandonando la discussione dei suoi clienti. Aveva già sentito abbastanza, e non poteva nascondere una forte delusione nell’aver sentito, direttamente dagli interessati, che i suoi idoli televisivi sarebbero probabilmente usciti dal palcoscenico mediatico.
 
Il giorno dopo per Walter e Cinzia fu un’altra giornata indigesta.
Al loro arrivo a YouGlobe trovarono ad attenderli il solerte Pippo Bretoli, il proto della testata TG white, che corse subito verso di loro non appena li intravide all’ingresso dello studio televisivo.
 
 
-              Ragazzi! Credo ci siano novità per voi. Vi vuole parlare il direttore Rossetti, mi ha dato incarico di portarvi subito da lui non   appena  arrivati…mi dispiace, mi sa che in previsione non c’è nulla di buono per questo colloquio.
 
-                Non ti preoccupare – rispose a tono Walter – i miei nonni sono siciliani, e li si dice in questi casi: “chiu scuru ri mienzannuotti un pò fari” (n.d.a.: “più buio di mezzanotte non può fare”).
 
-               E cosa vorrebbe dire?
 
-               Che siamo già nel momento di massima oscurità, da questo momento in poi la situazione può solo migliorare.
 
-               Mi sembra di capire che le cose già non vi vanno troppo bene.
 
-               Appunto!!
 
Walter diede l’ultima risposta prendendo per il braccio Cinzia per condurla verso la stanza di Rossetti; la mossa rivelò con chiarezza il forte nervosismo di Mastrelli.
La sua compagna si sforzò di limitare la propria resistenza a quella costrizione nel tentativo di limitare e contenere quello straripamento di ira.
-        Ma perché tanta fretta? Lascialo aspettare il “signor direttore”. Qualsiasi comunicazione debba darci non può di certo ignorare la nostra dignità.
-        Hai ragione, scusami – rispose Walter rallentando l’andatura e lasciando scivolare la sua mano sul braccio di Cinzia, dopo aver mollato la presa – abbiamo tutto il tempo per andarlo a trovare, in fondo siamo arrivati ora.
 
Andarono a prendere un caffè al bar aziendale, Cinzia fumò la sua immancabile sigaretta mattutina, Walter diede un’occhiata al Corriere della Sera, poi tornarono allo studio di registrazione del TG, lasciando sbigottito Pippo Bretoli che, relativamente all’incontro con la direzione, aveva consigliato invece la massima solerzia.
Infine, con comodo e notevolmente alleggeriti da stress ed ansia, tornarono sui loro passi iniziali e si diressero verso la stanza di Rossetti.
 
Il direttore non fece alcun cenno sul loro ritardo, anzi la sua espressione contrita diede a Walter e Cinzia un segnale di senso diametralmente opposto alla idea che si erano fatti sulle caratteristiche formali di quell’approccio.
Andò loro incontro non appena entrati nella sua stanza, e facendoli sedere sulle due poltroncine dinanzi la sua scrivania, si accomodò su una terza scomoda sedia dattilo che aveva tirato verso di sé dal fondo della stanza.
In pratica si accomodarono tutti insieme oltre la scrivania dirigenziale, concedendo al colloquio caratteristiche di informalità e grande confidenza.
 
Walter pensò: “ma guarda questo figlio di sua madre come mi sta servendo la cicuta”
-               Ragazzi perdonatemi. So che sto interrompendo il vostro lavoro, ma ho necessità di comunicarvi una decisione del Consiglio di Amministrazione di YouGlobe che purtroppo vi riguarda direttamente. Sarete già al corrente della richiesta avanzata dal vostro collega Franco Sereni, vero?
-               Certamente – sbofonchiò Walter a denti stretti.
-               Purtroppo le regole gli danno pienamente ragione. L’omicidio iniziale di Magnusson e quello recentissimo di Ester Serrano fanno passare le competenze dell’evento alla testata “TG black”, sia per quanto riguarda il trattamento, sia per i relativi approfondimenti giornalistici .
-               Ok, ce l’aspettavamo. – Walter si alzò dalla sedia ed allungò la mano per salutare Rossetti – Gli porga i nostri auguri per la sua nuova trasmissione…e..
-               No, no!! Walter, non è stato deciso il passaggio in toto del programma da una testata all’altra…..io non avrei mai accettato una simile porcheria.
Walter, un po’ sorpreso, tornò a sedersi accogliendo un esplicito gesto al riguardo inoltratogli con la mano dal direttore che era rimasto seduto.
-               Il progetto del “Mistero della Chimera” è tutto nostro…anzi vostro, per dirla tutta. Privarci di un “gioiellino” che tira tanta audience sarebbe stata una vera follia da parte del TG white.
Il Consiglio di Amministrazione ha stabilito, in base ad una mia specifica proposta ma, devo riconoscere con il pieno consenso di Franco Sereni e del TG black, che presenterete tutti e tre il programma, che le pertinenze investigative passeranno all’altra testata che metterà a disposizione tutto il suo personale specializzato, e che la titolarità delle trasmissioni sarà condivisa fra le due testate.
-               Ma così cambierà ben poco, specialmente per noi due – osservò Cinzia.
-               Appunto! Mi dispiace che dovrete condividere l’attività con Franco Sereni, ma tutto sommato è una persona preparata, e soprattutto lavora con uno staff di grande esperienza nel settore delle inchieste. D’altra parte, con tutti i fatti di cronaca nera con cui hanno a che fare ogni giorno ‘sti ragazzi e con tutta la concorrenza delle altre reti, se non avessero capacità investigative potrebbero chiudere.
Il commiato di Walter e Cinzia da Rossetti fu tutto in chiave di cordialità, esattamente all’opposto dell’approccio iniziale. Non avevano previsto, neppure lontanamente, che i vertici di YouGlobe potessero intervenire in modo tanto magnanimo e salomonico nei loro confronti; anche la disponibilità di Sereni di collaborare, rinunciando a sostituirsi ai conduttori precedenti, li aveva colti di sorpresa.
Non tutto il male viene per nuocere. Avrebbero avuto il sostegno di un ulteriore conduttore e di una equipe di investigatori specializzati, alcuni provenienti dalla RAI, ex-collaboratori del format “Chi l’ha visto”, mentre la mia regia veniva confermata anche con il nuovo intervento in partner-ship della testata TG black.
 
Di Sergio Figuccia (del 20/01/2012 @ 07:00:00, in Caccia alla Chimera-Capitoli, clickato 1405 volte)

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Come aveva detto a Cinzia, Mastrelli partì lo stesso pomeriggio per Firenze per andare a trovare lo zoologo Ferdinando Mussi.

Il giorno successivo non risultò difficile a Walter rintracciare lo studioso italiano dello staff di Magnusson, in quanto, nonostante la sua avanzata età prossima agli ottanta anni, continuava a lavorare presso il Museo di Storia Naturale di Firenze, e più precisamente nella Sezione di Geologia e Paleontologia.

Walter lo andò a trovare proprio sul posto di lavoro, riteneva che fra italiani si sarebbero capiti meglio, e in effetti risultò così.
Nonostante i suoi 77 anni suonati era ancora un uomo piuttosto giovanile, pochi capelli grigi, un diabolico pizzetto bianco ed uno sguardo profondo ed ipnotico, quasi imbarazzante, incorniciato da due sopracciglia cenerine che agli estremi si incurvavano verso l’alto, come sagome di ali di uccelli in volo.
Dopo i preamboli di consuetudine, Walter gli chiese subito, senza mezzi termini:
-               Ho saputo che lei, al tempo della nascita del figlio di Magnusson, era certo che i geni innescati nel clone dello scienziato fossero stati prelevati da un esemplare di velociraptor. Aveva avuto al riguardo una specifica confidenza dal suo capo-team?
-               Assolutamente no! Magnusson era abbottonatissimo in merito. Condivideva questo segreto solo con Polasacra, anche se tra i due non correva proprio buon sangue. Io però sapevo che qualche anno prima si era incontrato con alcuni paleontologi di sua conoscenza che avevano scoperto dalle parti di Kilpisjärvi un esemplare magnificamente conservato dai ghiacci.
Quel ritrovamento era risultato già straordinario perché il fossile era stato ritrovato molto più a nord di quanto si potesse prevedere. Alcuni precedenti ritrovamenti in Mongolia avevano accertato che questo sauro del Cretaceo avesse il suo habitat molto più a sud.  Probabilmente prima della sua estinzione, in seguito a qualche cataclisma naturale, poteva essere migrato in Finlandia e poi in Svezia attraverso la Russia. L’altra straordinarietà del ritrovamento stava nelle ottime condizioni di conservazione.
Colleghi che lo conoscevano più a fondo e che frequentavano saltuariamente il nostro gruppo di lavoro, mi avevano riferito che Magnusson era tornato notevolmente cambiato da quell’incontro con i paleontologi. Era più deciso ad andare avanti nell’esperimento, contrariamente alle sue tante indecisioni precedenti, aveva un atteggiamento più propositivo nei confronti dell’intero team…era insomma in un certo senso proprio un altro uomo.
-               Quindi la sua deduzione è collegata essenzialmente a quella scoperta del fossile ed al conseguente interessamento da parte di Magnusson.
-               Non solamente. Il dottor Samuel, come lo chiamavamo tutti noi del gruppo, aveva preso la decisione di portare a termine quell’esperimento perché voleva che le generazioni future dell’uomo potessero essere più forti e preparate ad affrontare le ostilità sociali che negli anni ’60 sembravano prospettarsi nel futuro dell’intera umanità.
Secondo lui la collettività era diventata arida e malvagia e l’egoismo faceva da padrone assoluto, inoltre le rivolte studentesche, i movimenti di massa, e il vacillare di molti governi e sistemi politici, si mostravano proprio come l’inizio della “fine”; occorreva quindi essere preparati psicologicamente e fisicamente ad affrontare tutte le avversità possibili.
Lei forse non era ancora nato, signor Mastrelli, ma nel 1968 non si viveva di certo nella serenità.
-               Perché oggi invece!! Abbiamo ancora in corso la “terza guerra mondiale”, combattuta a colpi di oscure speculazioni globali alle “Borse” ed alle valute di tutto il pianeta, le rivoluzioni politiche in tutto il continente africano, l’instabilità finanziaria dell’America che sta destabilizzando gli equilibri economici nel mondo, i cambiamenti climatici con i cataclismi connessi….e lei pensa ancora che nel 1968 era peggio di così?
-               Ma non sono io a pensarlo, era Magnusson, e in quel periodo storico; d’altra parte non aveva certo la palla di vetro e non poteva immaginare cosa avrebbe subito l’umanità nei successivi quarant’anni. Sta di fatto che si era convinto, e lei mi ha confermato proprio ora che non si era sbagliato, che la società stava andando incontro, fin da allora, a grandi difficoltà a livello globale e che per non soccombere occorreva maggiore forza e grandi capacità fisiche ed intellettive.
 
Mussi si immalinconì improvvisamente, inclinando la testa verso il basso. Era stato il primo momento in cui i suoi occhi magnetici avevano allentato il contatto con quelli di Walter che ebbe la strana sensazione che lo studioso avesse vissuto in prima persona qualche esperienza traumatica durante gli oltre quarant’anni trascorsi dal 1968.
 
Poi però riprese con rinnovato vigore il suo racconto rialzando la testa e fulminando nuovamente Walter col suo sguardo rapace.
-          Per Magnusson solo individui sufficientemente preparati e geneticamente forti avrebbero potuto affrontare quella giungla spietata; i più deboli erano destinati inevitabilmente a soccombere.
Secondo me aveva riscontrato nel velociraptor le caratteristiche più idonee per rafforzare la razza umana. La sua stazza fisica non era molto diversa da quella di un uomo, contrariamente a quella di tanti altri enormi dinosauri, le sue doti di intelligenza ed astuzia lo rendevano più abile nella caccia e nell’adattamento all’ambiente esterno, la sua velocità nella corsa era paragonabile a quella dell’odierno ghepardo, che oggi detiene nell’intero regno animale la capacità di raggiungere la velocità maggiore…forse era solo una mia fissazione, ma sono ancora fermamente convinto che Magnusson inserì parte del DNA di quel velociraptor nel materiale genetico di suo figlio, e in pratica di se stesso, visto che si trattò di una clonazione.
           -   Nessuna prova scientifica, comunque.
 
           -  Certo, solo il mio istinto, ma alquanto supportato dai fatti.
 
          -   Cosa mi sa dire sulla sparizione della chimera, dietro può esserci stato l’interesse di qualcuno? E poi, il bambino aveva qualche segno particolare? Che so?!…qualche alterazione fisica che avrebbe potuto mettere in risalto la sua vera natura biologica animalesca.
 
           -    Uahu! Signor Mastrelli, ma quante domande in un sol colpo! Questa storia le sta proprio a cuore!
 
          -    Non è che mi stia particolarmente a cuore, mi ha coinvolto nel mio lavoro e cerco di venirne a capo.

 
-               Allora, andiamo per gradi. Il bambino esternamente era perfettamente normale, non aveva alcuna alterazione né deformità; d’altra parte non poteva essere che così, considerati tutti i controlli effettuati dagli specialisti pre e neo natali di caratura mondiale che lavoravano nel nostro staff.
Tanto per capirci, da quando sono stati introdotti in agricoltura gli O.G.M. - Organismi Geneticamente Modificati - lei ha mai visto una patata con i tentacoli di una medusa, o un cocomero che se ne va in giro da solo sulle sue zampette di granchio?
 
-        Certamente no! - Rispose Walter sinceramente divertito da quegli esempi.
-        Appunto! Nella transgenesi l’inserimento nel patrimonio genetico dei prodotti agricoli di geni animali non implica di certo una trasformazione tanto radicale. Possono aumentare leggermente le dimensioni, migliorare le qualità organolettiche e la resistenza agli attacchi dei parassiti, ma tutto qui! Non vedremo mai una scimmia verde con foglie al posto dei peli.
         Lo stesso vale per la nostra chimera, che secondo gli studi di Magnusson avrebbe usufruito delle migliori caratteristiche di ogni sua singola componente, per quanto gli esempi che le ho fatto su impossibili OGM non potessero in alcun modo essere di ausilio per lui, per il semplice motivo che i primi organismi modificati geneticamente furono creati solo quattro anni dopo, nel 1972, da Stanley Cohen e Herbert Boyer.
-               Ma se l’enorme morso che ha ucciso lo scienziato fosse attribuibile proprio alla chimera qualcosa di strano dovrebbe pur avere quell’uomo, anche esteticamente. Mandibola, denti, cavità orale…tutto dovrebbe essere proporzionato agli effetti del suo attacco e lei che è zoologo dovrebbe darmene atto.
Mussi puntò lo sguardo negli occhi di Walter quasi a volerne sfidare le capacità intellettive.
-               Intanto sono un biologo, il titolo di zoologo accademicamente non esiste; si tratta solo di una sorta di specializzazione derivata da approfondimenti in una certa branca degli studi. Ma questo non può di certo condurmi a negare ciò che lei ha rilevato correttamente.
La forma fisica stabile della chimera è certamente quella di un essere umano apparentemente normale, ma l’alterazione genetica potrebbe indurre improvvise e rilevanti modifiche del suo statu quo ante….in poche parole, non è affatto escluso che la chimera possa cambiare bruscamente sesso e aspetto strutturale in seguito a eventi esterni in grado di alterarne gli equilibri interni….che so: uno sbalzo d’umore, uno scatto d’ira, un forte shock ecc. ecc.
-               Quindi potrebbe essere un uomo, una donna, potrebbe tramutarsi improvvisamente in un mostro preistorico…insomma tutta roba da fumetti della Marvel.
-               Ricordi che abbiamo a che fare con una forma nuova di essere vivente, del tutto sconosciuta. Per quanto possiamo ironizzarci su, non possiamo avere alcuna certezza al riguardo; e le dirò di più: qualsiasi alterazione potrebbe avere perfino carattere di reversibilità temporale, la chimera potrebbe mutare forma, sesso e dimensioni per brevi periodi di tempo, tornando poi quella di prima.
-               Come il dottor Jekill e mister Hyde, siamo a posto! Ma lei non crede che un bestione di quella portata, entrando di notte in una casa debba provocare un bel po’ di frastuono? Non dico come un elefante in un negozio di porcellane…ma giù di lì. Magnusson invece è stato colpito nel silenzio più totale, senza alcuna traccia del suo predatore, fatta esclusione dei famosi morsi sulla sua pancia.
-               Non so che dirle….potrebbe aver subito una mutazione solo dopo esser penetrato nella stanza di Magnusson … e poi magari essere tornato nella sua forma di “homo sapiens sapiens”, che poi è la razza umana attualmente dimorante sulla terra …insomma, non è roba per me, è la polizia scientifica svedese che deve trovare una risposta a tutto questo, io faccio un altro mestiere.
 
Walter restò in silenzio per qualche secondo, poi riprese il dialogo. A Mussi apparve quasi rassegnato in quella sua espressione finale che gli scaturì direttamente dalla coscienza quasi fosse un pensiero espresso a voce alta.
 
-               Non sarò però io a divulgare questa ipotesi agli utenti della televisione per la quale lavoro, anche se la cosa può apparire inusuale per un giornalista, non vado a caccia di notizie ad effetto per aumentare gli indici di ascolto, voglio solo scoprire la verità.
 
Mastrelli si congedò da Mussi e prenotò subito il volo di ritorno a casa col suo cellulare mentre usciva dal Museo di Storia Naturale; non poteva di certo sapere che stava andando incontro ad altri problemi che stavano aspettando proprio il suo ritorno per saltargli addosso.
 
Di Sergio Figuccia (del 13/01/2012 @ 07:00:00, in Caccia alla Chimera-Capitoli, clickato 1229 volte)

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L’atmosfera era satura di pulviscolo grigio, mentre i raggi della luce giallo-arancio di un pallido sole calante filtravano indiscreti fra le ricche fronde delle felci, disegnando nell’aria infiniti nastri paralleli che degradavano colori e forme dell’intero paesaggio in scale cromatiche crescenti.   
Il silenzio era costantemente rotto da un’alternanza di suoni sommessi, simili a bisbigli, e da spaventose urla ferine, orrendi rauchi barriti che stracciavano l’aria come artigli infernali arpeggianti sull’immenso pentagramma delle frequenze sonore.


Nascosto sotto il fogliame di una cicadacea nana, Walter riusciva a vedere un’ampia zona circostante, e in particolare una piccola radura dove un cucciolo di stegosauro stava masticando voracemente la fresca vegetazione ai piedi di una conifera.
Si rendeva perfettamente conto di stare in un sogno, ma le sue percezioni sensoriali erano tanto forti da coinvolgerlo totalmente; si sentiva comunque presente, nonostante la sua onirica essenza non fosse in alcun modo opinabile, ed era proprio quella presa di coscienza a concedergli una estrema serenità d’animo nonostante lo scenario fosse tanto pericoloso e selvaggio.
Il piccolo di stegosauro tirava di continuo piccoli rami dalla parte bassa della conifera e porzioni intere del cespuglio di felci, che sotto quella gragnola di strappi si stava lentamente estinguendo.
D’improvviso sbucò alla sua destra una figura umana nuda, uscì dal groviglio della vegetazione molto lentamente e con movenze circospette iniziò ad avvicinarsi al cucciolo di dinosauro.

La sua postura, flessa in avanti, ricordava a Walter quella di un gatto in agguato su due zampe, pronto allo slancio finale sulla preda.
Dapprima non riusciva a mettere a fuoco i connotati del volto, tuttavia man mano che la silhouette si avvicinava all’ignaro stegosauro, si rendeva conto di una straordinaria somiglianza, c’era qualcosa di estremamente familiare.
Improvvisamente un brivido gli corse lungo la schiena ed ebbe la sgradevolissima sorpresa di vedere se stesso sui lineamenti di quell’uomo.
Comprese subito che non era una sensazione, era proprio un suo clone che stava attaccando un sauro vegetariano, ma la straordinaria apparizione non finiva lì.
Giunto in prossimità della sua preda, a circa sei/sette metri da essa, il suo sosia nudo iniziò ad alzare le braccia verso l’alto, entrambe piegate a 90° all’altezza dei gomiti con le mani girate in avanti; il movimento cessò quando le mani si allinearono alle spalle parallelamente al terreno.
La posizione ricordava un po’ quella di un canguro, ma proprio mentre Walter faceva questa riflessione una enorme coda iniziò a fuoriuscire serpeggiando dal fondo schiena di quella orrenda creatura.
Contemporaneamente la fronte, il naso e l’intera mascella si allungarono in avanti, una doppia linea di aguzzi denti cominciò ad evidenziarsi all’interno delle fauci di quell’essere in trasformazione.
Le cosce si ingrossarono mostruosamente così come tutto il resto della muscolatura; sulla parte anteriore delle mani, ma soprattutto dei piedi, si allungarono con velocità sorprendente enormi artigli verdi.
La figura restò in posizione eretta senza modificare la propria altezza, ma quell’improvvisa metamorfosi del corpo aveva fatto apparire sulla scena il terrorizzante fisico di un velociraptor.


La belva balzò sul piccolo stegosauro che, colto di sorpresa più ancora di quanto lo era stato Walter, era caduto di fianco e si difendeva ingenuamente alzando verso l’alto le zampe non a contatto del terreno, scoprendo così l’intero addome privo di qualunque protezione.
Il predatore colpì la sua vittima alla gola con gli artigli delle zampe posteriori, e nell’istante successivo proprio all’addome, profittando dell’ulteriore scopertura del ventre del cucciolo, causata dalla sua rotazione verso l’alto, sull’asse del dorso, per la reazione al primo colpo subito.
Dalle ferite inferte il sangue iniziò a fuoriuscire a zampilli di varie altezze e intensità, lo stegosauro aveva avuto la fortuna di morire all’istante perché colpito alla carotide, altri suoi simili, che subivano il colpo iniziale alla trachea, avevano invece una lunga agonia.
Mentre il frutto di quella modificazione genetica si ergeva sul cadavere della sua vittima,  urlando al cielo la sua vittoria con orrendi ruggiti atoni e prolungati, un nuovo suono si inserì nella truculenta scena primordiale. Era una sorta di vibrazione acustica che sembrava concludere ogni barrito del velociraptor con uno sordo strascico metallico:
UUAAARRH.!!..RIINN!!…UUUAARRRHHH!!..RIINNN!!

Sulle prime Walter non riusci a capire cosa potesse generare nella gola del predatore quello strano borboglio, dal cespuglio dove aveva trovato rifugio formulò subito alcune ipotesi:
- il sangue della vittima, rimasto nell’esofago dell’assassino dopo il primo morso, iniziava a gorgogliare;
- l’apparato respiratorio del cacciatore vibrava in seguito alla tensione nervosa accumulata nell’atto finale dell’assalto.
- Lo stegosauro non era morto sul colpo e rantolando era entrato in sintonia con le urla di vittoria del suo carnefice.
Comprese però ben presto che non era nulla di tutto questo quando il suo cellulare iniziò ad illuminarsi ad intervalli regolari; ebbe conferma del suo errore quando sul display apparve il nome di Cinzia.

A quel punto, dopo una rapida osservazione a 360 gradi della stanza d’albergo dove era alloggiato, e un leggero sollevamento dal materasso sul quale stava dormendo, rispose alla chiamata della sua donna, interrompendo così, con un certo sollievo, quell’incubo preistorico che l’aveva occupato per tutta la notte
-  Buon giorno amore mio! Passata bene la notte?
- Una schifezza!
- Perché cos’è successo? – Cinzia sembrò sinceramente preoccupata e Walter si premurò di rasserenarla immediatamente.
- Niente di che. Ieri ho parlato con Fredik Larsen, uno dei medici dell’equipe di Magnusson. Mi ha rivelato che lo zoologo Ferdinando Mussi aveva ipotizzato che l’animale componente della chimera potesse essere un sauro preistorico…un velociraptor in particolare. Mi sono tanto impressionato che ho sognato per tutta la notte scontri all’ultimo sangue fra simpatici e delicati esserini del Giurassico.
Cinzia sorrise visibilmente confortata dal fatto che non si era trattato di un malore fisico né di una disavventura personale. Subito dopo però mise a fuoco la notizia che aveva ricevuto.
- Ma come poteva tenere sotto controllo una fusione del genere? Un animale estinto da migliaia di secoli e così diverso dall’essere umano, quale valore aggiunto avrebbe potuto dare alla chimera?
- Appunto. Anche io mi sono chiesto le stesse cose. Conto di andare a trovare Mussi che abita a Firenze, parto proprio oggi pomeriggio…vediamo cosa mi racconta in proposito. Tu però non dire ancora nulla nel programma, ho paura che l’opinione pubblica possa terrorizzarsi all’idea che vi sono buone probabilità che un mostro mezzo uomo e mezzo dinosauro sia in giro da qualche parte del mondo. Approfondiamo prima l’argomento con altre testimonianze e poi vediamo.
- Sì, certo sono perfettamente d’accordo. Anche perché le condizioni in cui è stato ritrovato il cadavere di Magnusson lasciano credere che si tratti proprio di una bestia preistorica.
- Infatti. Le enormi tracce di artigli o di denti riscontrate sull’addome di Magnusson mi hanno subito fatto pensare ad un possibile attacco della chimera contro suo padre, dopo l’ufficializzazione mondiale del risultato di quell’esperimento di trent’anni fa.
Forse fino ad oggi Richard non sapeva nulla sulla sua vera natura, e quando ha scoperto di essere frutto di una simile porcheria genetica si è vendicato sul suo genitore sfruttando proprio la sua componente animalesca. Comunque sono solo illazioni, devo andare più a fondo.
- Ok! Io da parte mia devo darti una notizia che forse non ti farà piacere.
- Piove sul bagnato…va bene…dai spara!
- No, gioia mia! Non voglio di certo farti del male, è solo una novità dell’ultima ora che circola nei corridoi di YouGlobe. Sembra che Franco Sereni, il lettore del TG black, voglia impossessarsi dei servizi sul caso “chimera” perché riguardano casi di cronaca nera e quindi ricadono nelle sue competenze.
- E Rossetti che è il direttore della testata TG white cosa ne pensa?
- Sembrerebbe costretto ad ammettere l’oggettiva competenza settoriale del TG black, Rossetti prende tempo perché vuole parlarne con te al tuo rientro, ma credo proprio che abbia le spalle al muro.
- Franco Sereni dovrà mangiarsi un altro po’ il fegato prima di impossessarsi del nostro programma.
- Ma tu mi manchi tantissimo! Quanto dovrò aspettarti ancora?
- Stai tranquilla amore. Massimo altri due o tre giorni; fine settimana torno a casa, te lo prometto.

Walter riprese a dormire rasserenato dalla telefonata di Cinzia che, per quanto breve e portatrice della notizia sulla nuova presa di posizione di Sereni, lo aveva comunque ritemprato nello spirito dopo quell’orrendo sogno primordiale.
Walter dormì un sonno senza sogni, era ignaro di quanto nel frattempo stava avvenendo nella sede di YouGlobe.

La testata giornalistica del TG black aveva organizzato una conferenza stampa alla quale si presentò puntualissimo il solo Franco Sereni.
Circondato da decine di telecamere e microfoni a giraffa, il lettore più cinico del mondo, così era soprannominato Sereni, parlava a braccio stando in piedi in sala stampa.


- Ho dovuto accettare sino ad oggi tutti i record di ascolto registrati da Mastrelli, Pastrone e compagni, perché la testata TG white ha avuto un’ottima idea editoriale che è riuscita a sfruttare nel miglior modo possibile.
 Ma ora non è concepibile lasciare in mano a loro questo giocattolo mediatico.
 Le regole parlano chiaro e vanno rispettate.
 La testata white non può occuparsi di approfondimenti di notizie che riguardano vittime umane, ed in particolare omicidi per i quali siano ancora in corso indagini giudiziarie.


A quel punto Sereni sollevò alcuni fogli di carta che aveva portato con sé mostrandoli alle telecamere.
- Eccolo qua! Quello che ho citato è la parte finale dell’articolo 3 dell’accordo interno sottoscritto dalle testate giornalistiche di YouGlobe, secondo i criteri stabiliti per tutte le televisioni del mondo dal codice Roosby ; è scritto nero su bianco, e non è una metafora sui due colori dei nostri TG.
Qualcuno rise.
- Quello che vale per Mastrelli vale per me e viceversa.
Un giornalista dal fondo della sala lanciò una provocazione.
- Quindi lei vorrebbe impossessarsi della gallina dalle uova d’oro che ha portato indici di ascolto stratosferici alla testata rivale del suo TG black.
Sereni rispose indispettito.
- Intanto il Tg black non è mio, io ne sono solo un lettore e, in questo caso, anche il portavoce, ma voglio essere sincero: se il programma fosse risultato un flop non avrei avuto alcun interesse a chiederne l’attribuzione, ma considerando che è avvenuto il contrario, mantenere così le cose significherebbe scartare un jolly in una partita di burraco, favorendo così in modo eccessivo l’avversario.
 Per carità, io rispetto e stimo Mastrelli, ma in fatto di audience siamo avversari a tutti gli effetti, anche se all’interno dello stesso gruppo televisivo.
 Mi sto limitando ad utilizzare le regole e le normative che, una volta accettate, non possono essere contestate in corso d’opera…proprio come quando si gioca a carte.

La conferenza stampa si chiuse con l’ufficializzazione della richiesta, da parte di Franco Sereni e della Testata TG black, di conferimento del programma televisivo “Il mistero della Chimera”…la piccola creatura giornalistica di Mastrelli, appena nata.

 
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Il protagonismo e l’invidia sono i mali peggiori del terzo millennio. Se ognuno di noi rinunciasse a cercare nei traguardi degli altri le proprie aspirazioni, certamente potremmo vivere in un mondo migliore.

Sergio Figuccia

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