Telecamere nelle scuole e nelle case di riposo

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Forse non avete fatto caso all’irrazionale circostanza che certi eventi, prima del tutto assenti o almeno poco presenti nelle cronache giornalistiche, diventano improvvisamente “fatti quotidiani“, con una ripetitività che li fa apparire quasi scontati episodi della nostra vita di tutti i giorni.

Spesso si tratta di vicende gravi che, proprio per la loro inspiegabile ciclicità, rischiano prima o poi di uscire dall’attenzione pubblica e dalla considerazione istituzionale quasi cronicizzandone l’attualità.

In certe occasioni la colpa di queste continue repliche nel tempo è da attribuire esclusivamente alla pedanteria della stampa e dei media in genere che tendono, facendo da esagerata cassa di risonanza di questi eventi, a generare (per quanto in buona fede) le emulazioni dei soliti idioti che si appagano nel diffondere sempre nuove “mode di tendenza“.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, si tratta di fenomeni che nascono da disagi sociali e crescono nell’indifferenza, se non nell’acquiescenza popolare generando danni enormi, fino a far insorgere l’opinione pubblica e generare le giuste repressioni delle autorità di controllo.

In questo genere di casistica l’ultimo esempio può facilmente essere identificato nelle violenze psicologiche e fisiche denunciate in molte case di riposo per anziani e i diverse scuole materne italiane.

Nei decenni passati il fenomeno era tenuto nascosto alla massa popolare, forse perché ritenuto secondario, ma eccome se esisteva! Gli ultra-sessantenni ricorderanno certamente le bacchettate sui palmi delle mani di maestri e maestre arpie degli anni ’60, i lager dei manicomi della metà del secolo scorso, il rigore (spesso eccessivo) della classe insegnante al tempo in cui la scuola era considerata “maestra di vita” e la cui autorità veniva accettata puntigliosamente da genitori e da studenti. Oggi invece i tg e la stampa tradizionale si sono riempiti di decine di casi di ignobili abusi e angherie perpetrati contro anziani, malati e bambini, proprio le classi sociali più deboli e più meritevoli di cure e affetto.

Evidentemente ciò che prima, esercitato in forme pressoché soft, veniva accettato come metodologia di controllo e di disciplina educativa, oggi non può che venire bandito come sopruso e, come tale, giustamente perseguito dalla legge in quanto trasformatosi in vera e propria violenza e sopraffazione su minori o incapaci.

Ma cosa c’è dietro questi eventi che si ripetono continuamente nel tempo, quali sono gli input che fanno impazzire i cervelli di educatoribadantiinfermieri e maestri fino a farli diventare veri e propri aguzzini?

In primis non dobbiamo dimenticare al riguardo gli effetti disastrosi della più deleteria legge di tutti i tempi della Repubblica Italiana: la nefasta legge fornero-monti. In molte circostanze infatti gli addetti, sia nelle case di riposo sia nelle scuole, pur avendo superato abbondantemente i sessant’anni, si ritrovano costretti dalla crudeltà sadica di una normativa che viola palesemente la dignità umana (e anche questa è violenza), a dover gestire l’iperattività di molti bambini o l’imprevedibilità di anziani affetti da demenza senile o dall’Alzheimer pur non possedendo più i requisiti di attenzionepazienza e capacità operativa che l’età avanzata tende a guastare e che risultano invece più che necessari in un’attività tanto delicata.

In ogni caso, qualunque possa essere l’attenuante, questi eventi non devono più verificarsi, ben venga dunque la legge sull’istallazione (ma dovrebbe essere obbligatoria) di telecamere a circuito chiuso negli asili nido e nelle case di riposo, la cui proposta è stata già approvata nello scorso mese di ottobre alla Camera ma che potrebbe bloccarsi al Senato come già avvenuto nel 2016.

Che non si parli però di violazione della privacy perché di inosservanze di questo tipo ne avvengono a migliaia nel nostro Paese (basti pensare al mercato nero delle banche dati, che produce le persecuzioni telefoniche del tele-marketing e delle truffe di molti call-center, oppure alle telecamere di controllo già tanto diffuse sul territorio ai fini della sicurezza pubblica), e se accettiamo le violazioni a fini commerciali o di gestione del potere dobbiamo accoglierle favorevolmente anche per l’eliminazione di una piaga che sta prendendo troppo campo in ambito sociale.

Un’ultima osservazione: sia chiaro che le violenze in argomento registrate fino a oggi, per quanto molto diffuse sui social, sui media e sulla stampa tradizionale, restano pur sempre dei casi sporadici e non una “regola”. Centinaia di migliaia di operatori e operatrici del settore hanno lavorato, e continuano a lavorare, con coscienza e abnegazione, anche in assenza di telecamere, quindi per gli eventi denunciati non devono essere assolutamente colpevolizzate intere categorie di addetti compiendo il solito errore di “fare di tutta l’erba un fascio“.

Leggete cosa ha scritto in merito un (o una) utente di Facebook:

“METTETE LE TELECAMERE NELLE SCUOLE !
Mettetele non solo per far vedere il brutto, il negativo, lo schifo …
Mettetele e fate vedere l’insegnante che NON SI IMBOSCA (come pensano i CRETINI) ma che accoglie i bambini con un abbraccio, un sorriso, una carezza … o quando si siede accanto al bambino “difficile” per tranquillizzarlo, senza trascurare nessuno, che corre se scappa, che prende anche calci, pugni, parolacce…
Mettetele queste telecamere e troverete chi fa la mamma mentre accarezza, pulisce nasi gocciolanti, allaccia scarpe, apre bottigliette e merendine, abbottona giacche e sistema sciarpe ogni mattina…e lo fa sempre con Amore e con quel sorriso che i bambini ricambiano scaldandoci il cuore. Troverete maestre e maestri che ogni giorno si sforzano di rendere bello quel momento così magico che si chiama Scuola … che s’inventano strategie per rendere tutto divertente, accarezzare il bambino sussurrandogli all’orecchio che la Scuola è il posto più sicuro dove trascorrere il suo tempo, insegnandogli a leggere e scrivere giocando … accarezzarli senza ferire quelle meravigliose o sfortunate “Vite”che il destino gli ha affidato. Questa è la Scuola che conosco, che Amo, e che vorrei far conoscere a tutti.
Mettetele pure queste telecamere!”
(E. P. )

Sergio Figuccia

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