Una meravigliosa cascata di mimosa

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Anche quest’anno si festeggiano le donne dedicando loro un giorno dell’anno, come si fa per i lavoratori, per i papà, per la Liberazione, per la Repubblica, per i nonni, per i single, per gli omosessuali ecc. ecc.

Ma siamo poi così sicuri che questo genere di celebrazione “specifica” sia di giovamento alle donne?

Già da tempo qualche dubbio è sorto in merito, soprattutto per le stesse festeggiate che iniziano a sentirsi a disagio nel ruolo che questa ricorrenza impone loro. La necessità di glorificare qualcuno o qualcosa nasce infatti dal bisogno di riproporre un’antica memoria, o dalla fierezza da manifestare pubblicamente per certe diversità sociali, ma le donne non rientrano in nessuno dei due casi.

La figura femminile sta al di sopra di qualsiasi presupposto di festeggiamento in quanto è l’essenza stessa della vita che celebriamo in pratica ogni giorno della nostra esistenza. Dedicare una sola giornata a chi ci ha messo al mondo, o a coloro che rappresentano la parte essenziale delle nostre famiglie (compagne, mogli e figlie), mi sembra alquanto riduttivo e, riflettendoci su, rischia pure di presentare l’8 marzo come l’ennesimo rito che evidenzia solo una diversità, in fondo l’esatto contrario cui ambiscono invece tutte le donne del mondo.

Purtroppo l’originario fattore stimolante che stava alla base di questo giorno speciale è via via mutato col trascorrere del tempo, trasformandosi negli ultimi anni da sacrosanta recriminazione di uguaglianza, in una società ancora imbevuta di tracotante maschilismo, a sfacciata manifestazione di orgoglio femminile che non può che ingenerare sciocchi risentimenti aumentando nuovamente le distanze fra l’uomo e la donna.

In pratica, quello che prima costituiva la celebrazione dei traguardi conquistati dalle donne si è trasformato in un nuovo stimolo per mantenere vivi i fuochi di una ridicola guerra di genere che non giova proprio a nessuno. L’uomo, anche se in ritardo e molto lentamente, sta ormai accettando la parità sociale con la donna, almeno nella gran parte dei Paesi civili; isterici rigurgiti di femminismo integrale quindi, possono solo nuocere fortemente al processo di equivalenza universale già in corso.

Piuttosto che vantare esclusività tutte al femminile in ambiti lavorativi, artistici o sociali, che in fondo non fanno altro che ghettizzarle ulteriormente, le donne dovrebbero invece lottare a fianco degli uomini più evoluti (perché di bestie e canaglie al maschile ce ne sono ancora tanti in giro), contro altre mostruosità che purtroppo continuano a essere perpetrate in varie parti del mondo contro il genere femminile e a qualsiasi età anagrafica.

L’8 marzo dovrebbe essere dunque il giorno in cui tutti noi urliamo all’intero pianeta la nostra rabbia contro l’infibulazione, praticata in Egitto, Sudan, Somalia, Eritrea, Senegal, Guinea, Mali, contro le inaudite violenze subite fin da bambine dalle donne pakistane, indiane, afghane, irachene, contro i matrimoni combinati in giovane età in Ciad, Yemen, India, Nepal, contro la mancanza di leggi che tutelino le donne in Guatemala, spesso uccise e violentate per strada, contro gli sfregi al volto per futili motivi imposti dai mariti alle loro mogli in India, contro i femminicidi e gli stupri che in Italia sembrano non finire mai, insomma di motivi per fare cortei e manifestazioni in favore delle donne ce ne sono tantissimi, e tutti molto più validi dello sbandieramento di un orgoglio femminile che rischia di mettere in secondo piano la necessità di conferire alle donne il doveroso rispetto globale che meritano; in questa battaglia gli uomini civili e di buon senso sono comunque dalla loro parte, di certo non i nemici da combattere.

Oggi è l’8 marzo: VIVA LA DONNA IN OGNI PARTE DEL MONDO!

Sergio Figuccia

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