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	<title>Sergio Figuccia &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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	<title>Sergio Figuccia &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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		<title>La grande bellezza e il trionfo dell’ipocrisia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2014 11:58:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ieri (4/3/2014) in tv è stato trasmesso il film di Paolo Sorrentino &#8220;La grande bellezza&#8220;, vincitore del Premio Oscar 2014 quale &#8220;Miglior film straniero&#8221;. La cosa che mi ha colpito di più è stata proprio la forte volontà di voler premiare un film che &#8220;dipinge&#8221; una tristissima e patetica umanità, purtroppo tipica di parte della...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Ieri (4/3/2014) in tv è stato trasmesso il film di <b>Paolo Sorrentino </b>&#8220;<i><b>La grande bellezza</b></i>&#8220;, vincitore del Premio Oscar 2014 quale &#8220;Miglior film straniero&#8221;.</div>
<div style="text-align: justify;">La cosa che mi ha colpito di più è stata proprio la forte volontà di voler premiare un film che &#8220;dipinge&#8221; una tristissima e<b> patetica umanità</b>, purtroppo tipica di parte della società italiana di oggi, appunto &#8220;straniera&#8221; per il continente americano.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Il lavoro di<b> Sorrentino &amp; C.</b> (<i>ma forse i meriti sono interamente da condividere con la “<b>C</b>” – <b>Carlo Verdone</b>, <b>Sabrina Ferilli</b>, fotografia di <b>Luca Bigazzi</b>, musica di <b>Lele Marchitelli</b>, scenografia di <b>Stefania Cella</b>, ecc. ecc.</i>) descrive con eleganza e distacco quella <b>tapina tribù di esaltati</b> che si inebria della falsità distribuita a pioggia dalla festaiola vita notturna metropolitana per poter nascondere, a se stessa soprattutto, una triste realtà di continui fallimenti.</div>
<div style="text-align: justify;">Dietro le penose “<b>maschere</b>” degli scatenati ballerini della notte si nascondono le sventure accumulate in una tristissima vita diurna dove la finzione non riesce a trovare gli stessi spazi esplosivi conquistati invece a forza sotto la brillante luna piena romana.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">E’ la stessa pietosa “<b>umanità</b>” che, paragonandosi alla generazione dei propri figli, certamente ben più motivata a celebrare la speranza in un possibile lieto futuro, si accontenta di postare sui social network le foto di questi incontri festaioli consegnando al parossismo la propria ipocrisia nel tentativo di nascondere i fallimenti del presente.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Quei pochissimi che hanno letto un mio romanzo di<b> 5 anni </b>fa (“<b><i>I Draghi di Komodo</i></b>”) hanno riscontrato, fra le righe del racconto, lo stesso tipo di denuncia sociale: gossip, falsità, doppiezza e rapporti di amicizia improntati più sul “comodo” e sul confronto sociale che non su sinceri sentimenti di stima e affetto. Qualcuno mi ha anche fatto rilevare (<i>ma non sarei sincero nel dire che non me ne sono accorto</i>) che scene come quella del <b>funerale </b>marchiato dall’ipocrisia, o della <b>festa a bordo piscina </b>con i commenti velenosi delle donne più attempate del gruppo e la <b>sorpresa finale </b>di gusto <b>kitsch </b>(<i>nel film Serena Grandi che esce prorompente dalla torta, nel libro una modella seminuda che si tuffa in piscina dalla macchina dello sponsor</i>) sono perfettamente interfacciabili l’una con l’altra.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Evidentemente il fenomeno della<b> tribù danzante</b>, che festeggia la propria falsità con i suoi aberranti spettacoli notturni, è stato notato anche da <b>Sorrentino </b>che però ha l’enorme merito di essere riuscito a confezionarci su un grande capolavoro di “<b>rara bellezza</b>”.</div>
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		<title>Frustrazioni degli autori del terzo millennio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 12:33:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un tempo, ma ormai parliamo di uno o due secoli fa, chi riteneva di possedere un minimo di talento, non trovava particolari difficoltà a proporre all’esterno i frutti della propria creatività. Da sempre, per un artista o un creativo, risulta “necessario” poter vagliare (oggi diremmo testare) le proprie qualità raffrontandosi in qualche modo col “resto...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.5em;">Un tempo, ma ormai parliamo di uno o due secoli fa, chi riteneva di possedere un minimo di </span><b style="line-height: 1.5em;">talento</b><span style="line-height: 1.5em;">, non trovava particolari difficoltà a proporre all’esterno i frutti della propria </span><b style="line-height: 1.5em;">creatività</b><span style="line-height: 1.5em;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2690"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Da sempre, per un <b>artista </b>o un <b>creativo</b>, risulta “<b>necessario</b>” poter vagliare (<i>oggi diremmo testare</i>) le proprie qualità raffrontandosi in qualche modo col “<b>resto del mondo</b>”. Certo in passato c’era sempre il rischio di essere stroncati già in partenza, di ritrovarsi strapazzati dalla “<b>critica</b>” ufficiale o dagli addetti ai lavori pur risultando magari graditi al pubblico; ma almeno c’era facilità di approccio con i fruitori della cultura e, sincero o no, qualificato o no, magari approssimativo o superficiale, forse di parte o interessato chissà, comunque un giudizio non mancava mai e l’artista poteva farsi una sua idea sull’opportunità o meno di continuare a lavorare nel settore.<br />
E questo valeva per tutto: per la pittura, la letteratura, la fotografia, la scultura, la musica ecc. ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi <b>non è più così</b>. Tutto è inflazionato, specialmente nel mondo dell’arte e della cultura contemporanea. La produzione è divenuta <b>mastodontica </b>in qualunque campo e la qualità delle opere, seppur presente, sparisce “<b>nella massa</b>”, nella impossibilità di poter emergere dall’enorme quantità di “<b>detriti</b>” di ogni sorta che prepotentemente si riversa di continuo nel mare della creatività umana, divenuto ormai un immenso <b>oceano globale</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le difficoltà maggiori si sviluppano nella <b>letteratura</b>. Per uno scrittore del terzo millennio far leggere una qualsiasi propria creazione al resto dell’umanità è divenuta impresa ardua, specialmente se per &#8220;<b>altri</b>&#8221; intendiamo i parenti e gli amici più vicini.<br />
Qualsiasi sia il soggetto del testo è quasi impossibile trovare qualcuno che si dichiari interessato all’argomento; così, con l’alibi della scarsa <b>attrazione </b>per il tema del libro, la gente del proprio <b>entourage</b>, sulla quale si conta normalmente per un consiglio o una stuzzicante opinione  che possa migliorare la produzione letteraria, mostra solo <b>massima indifferenza </b>per il tuo lavoro e ne prende platealmente le distanze, per poi però discutere animosamente con gli altri tuoi amici, magari in tua presenza, dei nuovi libri acquistati che sta “divorando” con estremo piacere, quasi sempre “<b>minchiate galattiche</b>”, anche se loro di “astronomia” non capiscono nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là di invidie, gelosie, e sciocchi infantili antagonismi, che possono costituire un humus ideale per reazioni di questo tipo, la realtà è che in Italia, e non è un luogo comune, la massa popolare legge pochissimo e male. Non è dunque troppo strano che i campioni di incassi in libreria siano stati ultimamente soprattutto autori stranieri come <b>Dan Brown</b>, <b>Scott Fitzgerald</b>, o <b>Khaled Hosseini </b>e che un autore (<i>si fa per dire</i>) italiano che è stato presente nella top hits si chiama <b>Del Piero</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">La produzione italiana è però validissima, ma è poco conosciuta, soprattutto per ignoranza, cattiva distribuzione, scadente pubblicizzazione, e per la valanga di libri autoprodotti in self-publishing che ormai seppellisce la qualità con la quantità.<br />
Girano sempre gli <b>stessi nomi </b>e le necessità commerciali delle case editrici hanno “permesso” a molti noti autori, che non hanno di certo poteri soprannaturali per poterlo fare, di sfornare decine di libri all’anno, che firmano ovviamente con il silenzioso e sottomesso contributo di giovani “<b>assistenti</b>”, destinati a restare sempre nell’ombra.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono in pochissimi a riuscire a emergere e, <b>non sempre il successo è figlio del merito</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scrittore poco conosciuto spesso si sente <b>solo</b>, e “solo” un altro scrittore lo può comprendere, ma a quel punto subentra magari la gelosia e quel dannato pensiero (<i>totalmente infondato</i>) che fa ritenere un semplice complimento a un collega come un grave danneggiamento per la propria immagine professionale.<br />
Quindi comprendo pienamente il piacere che possa provare un autore quando riceve un&#8217;attestazione di gradimento del proprio lavoro, ma soprattutto l&#8217;ufficializzazione di una &#8220;lettura&#8221; che, altrimenti, resterebbe nella sfera delle possibilità e non in quella delle certezze. E questo vale per tutti, da <b>Eco </b>a <b>Vespa</b>, da<b> Dan Brown </b>a <b>Moccia</b>, da <b>Camilleri </b>giù giù giù giù &#8230;. fino a <b>Vincenzo Mollica</b>.</p>
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		<title>Le televisioni nazionali in mano agli incompetenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2014 12:22:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E’ da tempo cosa arcinota che la classe dirigente italiana sia ampiamente deficitaria, qualsiasi sia il campo preso in considerazione. Politica, economia, industria, scuola, banche, amministrazione pubblica, è tutto un disastro per il fallimentare (e inspiegabilmente superpagato) italico management. Ma non dobbiamo dimenticare, in questo orrido quadro di incapacità, la gestione dei media in genere...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ da tempo cosa arcinota che la <strong>classe dirigente</strong> italiana sia ampiamente deficitaria, qualsiasi sia il campo preso in considerazione.<span id="more-2691"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Politica, economia, industria, scuola, banche, amministrazione pubblica, è tutto un disastro per il fallimentare (<em>e inspiegabilmente superpagato</em>) italico management. Ma non dobbiamo dimenticare, in questo orrido quadro di incapacità, la gestione dei media in genere e delle televisioni in particolare.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.5em;">Gli esempi emblematici al riguardo sono tantissimi, ne abbiamo già parlato in questo blog il </span><strong style="line-height: 1.5em;">26 aprile del 2010</strong><span style="line-height: 1.5em;"> con l’articolo ironico “</span><a style="line-height: 1.5em;" href="http://www.striscialaprotesta.it/2010/04/26/palinsesti-intelligenti-per-spettatori-deficienti/" target="_blank">Palinsesti intelligenti per spettatori deficienti</a><span style="line-height: 1.5em;">”. Ebbene da allora non è cambiato nulla. Le televisioni continuano a “massacrare” </span><strong style="line-height: 1.5em;">sceneggiati </strong><span style="line-height: 1.5em;">e</span><strong style="line-height: 1.5em;"> fiction</strong><span style="line-height: 1.5em;">, siano esse di propria produzione, o comprate all’estero e pagate magari “un occhio della testa”.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Ultimo in Italia, dopo diverse decine di programmi interrotti alla seconda puntata o abortiti ancora prima dell’inaugurazione, se non spostati continuamente di orario e di canale di trasmissione, ecco spuntare il caso “<strong>Downton Abbey</strong>“.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <strong>serie</strong> di altissimo livello giunta alla fine della terza stagione e <strong>pluripremiata</strong> in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>telefilm</strong> è una produzione inglese di grande prestigio e qualità; ottima la fotografia, superlativi gli interpreti, accattivante il soggetto che riveste anche il carattere di importante <strong>contributo storico</strong>, una vera e propria <strong>epopea delle classi sociali</strong> nell’<strong>Inghilterra</strong> di inizio secolo scorso.  Acclamata dal pubblico di mezzo mondo e glorificata dalla critica, che forse per la prima volta ha correttamente giudicato un prodotto televisivo, in Italia invece ha fatto “<strong>flop</strong>”… come mai, direte voi?</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, i responsabili di rete se lo chiedono pure!  Lungi da quelle “teste” l’idea che siano proprio loro gli incapaci che hanno fatto fallire il lancio della fiction in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">In <strong>America</strong>, nonostante la particolare antipatia per la storia inglese, il colossal televisivo ha registrato <strong>dieci milioni di spettatori</strong> alla prima della quarta stagione, mentre in Italia le avventure di <strong>Lord Grantham e famiglia</strong> hanno portato davanti agli schermi solo 861.000 persone alla fine della terza.</p>
<p style="text-align: justify;">La spiegazione del fallimento è semplicissima, ma risulta ovviamente incomprensibile per i dirigenti televisivi che, possedendo ridotte capacità intellettive, sono arrivati perfino a dare la colpa di tutto questo agli spettatori italiani, considerati idonei a seguire solo “<strong>I Cesaroni</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">La serie ha iniziato a essere trasmessa in Italia dal canale televisivo satellitare “<strong>Diva TV</strong>” che ha diffuso le prime due stagioni. Già questa “<strong>falsa partenza</strong>” su una rete satellitare di limitato bacino di utenza è risultata penalizzante, poi, non si sa perché e non si sa per chi, la fiction è passata (<span style="text-decoration: underline;"><em><strong>sotto totale silenzio</strong></em></span>) nei palinsesti di <strong>Mediaset</strong> senza alcuna “copertura” pubblicitaria che potesse creare preventivo interesse nei telespettatori, come si fa normalmente con qualsiasi produzione televisiva in programmazione anche se scadente. E’ dunque spuntata come un fungo direttamente alla terza stagione prima su <strong>Canale 5</strong> e poi, per darle il “<strong>colpo di grazia</strong>” definitivo, è transitata su <strong>Retequattro</strong>, ultimo vagoncino del trenino <strong>Mediaset</strong>, cambiando giorno e orario e sempre senza alcuna comunicazione ai poveri telespettatori interessati che hanno dovuto fare salti mortali per seguire la loro serie preferita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, d’altra parte, i dirigenti televisivi fanno parte di quello stuolo di individui che si fanno segnalare, sponsorizzare e raccomandare dai “<strong>soliti noti</strong>” del potere occulto per poter ricoprire quegli incarichi che non sono assolutamente idonei a ricoprire. Così, una volta piazzatisi sul “<strong>trono</strong>” ne restano “<strong>intronati</strong>”, e non sono capaci di fare le scelte giuste, non riconoscono la effettiva qualità delle produzioni da mandare in onda, e distruggono, come pronipoti di <strong>Attila</strong>, tutto quello che passa sotto i loro piedi (<em>che poi è il mezzo con il quale ragionano</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Il direttore di <strong>Retequattro</strong> al riguardo ha dichiarato: “<em>Sapevamo che era un prodotto difficile perché parla alla testa e non alla pancia</em>“, e infatti lui <strong>l’ha trattato con i piedi</strong>.</p>
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		<title>Due recensioni sulla mostra Scenari Contemporanei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2013 10:46:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ La mostra &#8220;Scenari Contemporanei&#8221; (vedere precedente articolo) è stata recensita, fra gli altri, anche da Francesco M. Scorsone (SiciliaInformazioni.com) che ha profittato dell&#8217;occasione per fare il punto, nel suo specifico articolo che pubblico qui di seguito, sulla grave problematica, oggetto della collettiva e tema caro all&#8216;UNESCO, che ha patrocinato l&#8217;iniziativa artistica di &#8220;Pittorica.it&#8220;. &#8220;Fino al...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.5em;"> </span><span style="font-size: small;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">La mostra &#8220;<b>Scenari Contemporanei</b>&#8221; (<i>vedere precedente articolo</i>) è stata recensita, fra gli altri, anche da <b>Francesco M. Scorsone </b><i>(SiciliaInformazioni.com)</i><b> </b>che ha profittato dell&#8217;occasione per fare il punto, nel suo specifico articolo che pubblico qui di seguito, sulla grave problematica, oggetto della collettiva e tema caro all<b>&#8216;UNESCO,</b> che ha patrocinato l&#8217;iniziativa artistica di &#8220;<b>Pittorica.it</b>&#8220;.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;"><span id="more-2692"></span></span></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">&#8220;Fino al 24 novembre 2013 è visitabile la mostra: “Gli Artisti di Pittorica – Scenari contemporanei” alla Real Fonderia in Piazza Fonderia a Palermo. </span></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">La struttura  comunale, recentemente restaurata e allestita in modo adeguato a spazio espositivo, è stata messa a disposizione dell’Associazione Pittorica al fine di presentare, sia pure per un brevissimo  periodo (circa 10 gg.) i lavori dei 20 autori. Le opere sono incentrate sugli scenari contemporanei in termini di cambiamenti climatici (dovuti in massima parte sia all’evoluzione del pianeta come alla schizofrenia degli uomini), agli arrivismi, ai poteri forti delle società finanziarie, alle pericolosissime agenzie di rating americane, alla supremazia delle nazioni; ultimi in ordine di data sono i fatti delle trivellazioni russe nel parco nazionale dell’Artico ma potremmo parlare dei danni all’ecosistema dovuti alla caccia alle balene da parte dei giapponesi, alle pale eoliche &#8211; veri e propri ecomostri &#8211; alle trivellazioni petrolifere sconsiderate nel bacino mediorientale, così come alle grandi navi da crociera che solcano i mari ammorbandoli in modo irreversibile  con i rifiuti organici dei passeggeri. Vale la pena ricordare che i pesci usano mangiare ciò che il mare produce. Non dimentichiamoci del proverbio: “pesce grande mangia pesce piccolo” quindi il mare non ha bisogno dei biscotti, delle molliche, delle bucce e di tutti quei prodotti che, si dice, non inquinano ma di fatto inquinano. Nel Pacifico c’è un’isola chiamata  “Pacific Trash Vortex”, peraltro non è l’unica, nel medesimo oceano ce ne sono cinque, che si è formata con i rifiuti plastici trascinati dalle correnti oceaniche di dimensioni ragguardevolissime;  la più grande è stata stimata che misuri oltre 700.000 km©ü. Sono cifre da capogiro. Immense petroliere giornalmente affrontano i mari in tempesta con conseguenze a volte veramente disastrose: basti pensare al disastro della Torrey Canyon che riversò in mare 120.000 tonnellate di greggio o l’incidente al largo della Louisiana nel Golfo del Messico, un mare di petroli senza fine o il disastro della centrale atomica di Cernobyl e ancora Fukujma e poi le Filippine con il tifone Haiyan per non parlare dei terremoti, delle deportazioni di massa, dei campi profughi, dei focolai di guerra in ogni angolo della terra. Ogni giorno si registrano nel pianeta migliaia di nefandezze commesse dall’uomo che, per la ricchezza materiale, sta distruggendo la terra. </span></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">A poco servono gli appelli dell’</span></span><span style="line-height: 115%; font-size: 10pt;">UNESCO </span><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">quando non sono seguiti da interventi sul campo. Non può certamente essere affidato ad un gruppo di volenterosi che autonomamente e senza interventi esterni cercano fortemente di denunciare procedendo purtroppo in ordine sparso, i mali di un ecosistema vicino al collasso. </span></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">Non è il caso dubitare della buona fede degli artisti che si sono uniti sotto la direzione artistica di Pittorica e del suo presidente, la validissima e attivissima Teresa Ferlisi, per denunciare, attraverso le loro opere (molte delle quali hanno centrato sotto il profilo estetico il tema della mostra) ma basterà se poi tutto ciò non servirà a scuotere le coscienze? Ipotesi molto possibile. Ma è della mostra e di ciò che abbiamo visto che siamo chiamati a scrivere. Ottimi sono i lavori di Tiziana Viola Massa costretta dal suo bambino a riflettere su cosa gli stiamo riservando per l’avvenire (oltre i tralicci e le ciminiere una palla di vetro ti lascerò), di Angelo Denaro e i sili di una centrale nucleare tedesca. Un’opera certamente di denuncia contro l’estremismo del nucleare, realizzata nel 1991 e quasi irriconoscibile se non fosse per la sua “nota” caratteristica o la deturpazione, ma non solo, del paesaggio causata dalle pale eoliche nell’opera di Anna Torregrossa e ancora “l’odore” di morte per asfissia che “emana” l’opera di Antonella Affronti, maschere antigas a coprire volti che tali non sono più. Teschi spolpati da vermi, da fumi tossici, disidratati dalla forte escursione termica di una esplosione nucleare. Certamente opere che in qualche modo hanno una loro valenza di denuncia. Mi colpisce la deportazione di una interminabile colonna di donne Afgane sotto lo sguardo vigile di un soldato dell’alleanza di Sergio Figuccia: l’opera “Passaggio a Parwan” del 2009 è la triste conseguenza di una guerra iniziata da Bush per motivi economici delle grandi compagnie petrolifere  e che non finirà neanche sotto il secondo mandato di Obama malgrado gli impegni in campagna elettorale. Le bugie della politica forse fanno male tanto quanto la guerra e noi italiani che viviamo momenti difficili ne sappiamo qualcosa. Ma questo è un altro tristissimo discorso sulle guerre “dimenticate” sullo spread che sta affossando di debiti i paesi come il Portogallo, la Spagna, l’Italia, la Grecia etc.. La mostra è completata dalle opere di: Salvatore Anzalone, Marisa Battaglia, del duo Costanzo-Pintaudi, Dario Di Vincenzo, Liliana Errera, Rita Gambino, Caterina Lala, Pino Manzella, Antonietta Mazzamuto, Giuseppe Muliello, Sergio Orlando, Maria Giovanna Peri, Maria Laura Riccobono, Vincenzo Verderosa. </span></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">Va sottolineata infine la proiezione di fotografie di Giuseppe Nuccio il cui reportage sui diversi aspetti della realtà monumentale del nostro paese viene decontestualizzata e ricollocata in ambienti altri. Una ottima capacità tecnica, immagini molto accattivanti ma forse non abbastanza coinvolgenti per la gravità del tema.&#8221; </span></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">   </span></span></span><span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><span style="line-height: 115%;">Palermo li, 18.11.2013                                              <i><b>Francesco M. Scorsone </b></i></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">Altra recensione è quella di Maurizio Crispi (blog: Frammenti e pensieri sparsi):</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il 15 novembre 2013 è stata inaugurata a Palermo, nello splendido scenario espositivo della Real Fonderia Oretea alla Cala, la mostra pittorica collettiva &#8220;Gli Artisti di Pittorica&#8221;, alla sua 6^ replica con il tema portante &#8220;Scenari contemporanei&#8221;.<br />
La mostra è stata avviata in concomitanza con la Settimana nazionale UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2013.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra è stata promossa ed organizzata da &#8220;Pittorica&#8221;. Web Art promotion.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra rimarrà aperta sino al al 24 novembre 2013 con i seguenti orari: tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.</p>
<p style="text-align: justify;">Le opere (19 in tutto per 19 artisti) sono state esposte rispettando un percorso circolare dalla prima opera alla destra rispetto all&#8217;ingresso (Palermo Centro storico di Dario Vincenzo) dell&#8217;ingresso all&#8217;ultima (in realtà fuori dal catalogo assieme ad alcune altre) il cui titolo è &#8220;Lampedusa&#8221;, molto drammatica perché la spuma del mare che si genera dall&#8217;urto contro la roccia sembra trasformarsi in lava e fuoco.<br />
La circolarità fa riferimento all&#8217;idea del cerchio, come elemento di condivisione, ma nello stesso ad un percorso che non ha inizio e non ha fine e, quindi, si può entrare nel percorso in qualsiasi punto, procedendo in un senso oppure nell&#8217;altro.<br />
La mostra con le opere multiformi di cui è composta (che spaziano dalla rappresentazione realistica, eppure evocativa e carica di velenze simboliche, a quella più astratta e geometrica) getta uno sguardo poliedrico e sfaccettato sugli &#8220;scenari contemporanei&#8221;, muovendosi tra speranza e sconforto, tra ricerca di una centralità dell&#8217;uomo ad una sua dispersione nella tecnologia, ma sempre seguendo la sottile linea rossa della solitudine che permea le nostre vite, in cui l&#8217;interfaccia comunicativa è sempre più rappresentata da mondi virtuali.<br />
Pippo Cadoni , in un breve discosrso introduttivo, ha dato delle possibili chiavi di lettura, spendendo alcune parole sulla modernità e su come le opere esposte interpretino la modernità e su quali soluzioni esse possano offrire in un mondo in cui tutto &#8211; anche le più banali azioni per le più banali necessità &#8211; si genera per mezzo di un click sul bottone d&#8217;una tastiera oppure su di un telecomando.<br />
&#8220;Siamo delle idrovore energetiche&#8221; &#8211; ha soggiunto.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; possibile uscire dalla modernizzazione e dall&#8217;automazione dei click? Forse, ma gli artisti e il percorso sembrano dire no, in definitiva: una risposta che daà per scontato la trasformazione tecnologica delle nostre città e degli scenari in cui viviamo, nei cui angoli riposti, tuttavia, rimangono degli elementi insospettabilmente umani e a-tecnologici, come ad esempio nell&#8217;opera che raffigura un Godot che attende che succede qualcosa, dormendo su di una panchina che sembra essere divenuta il suo letto.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Possiamo controllare le tecnologie che ci circondano. La mostra con il suo percorso ci dice di no. Eppure, occorre che noi umani torniamo ad essere al centro della scena. Ma c&#8217;è un paradosso, perchè l&#8217;uomo a differenza degli altri animali, delcreato, non ha istinti: sopravvive solo perchè ha inventato le tecnologie. Sopravvive perchè tra il sì e il no, può dire &#8216;non so&#8217; &#8230; la possibilità di esprimere il dubbio e l&#8217;incertezza ci diversifica&#8221; (Pippo Cadoni).</p>
<p style="text-align: justify;">Ha fatto seguito una proiezione a tema del fotografo Giovanni Nuccio (peraltro autore del Progetto grafico e delle foto che corredano il pieghevole sulla mostra), all&#8217;insegna della multimedialità, a sottolineare che, pur in tentativo di evasione dalla tecnologia attraverso l&#8217;opera artistica realizzata usando le proprie mani nello sforzo creativo (e comunicativo) alla tecnologia bisogna pur sempre ritornare.</p>
<p style="text-align: justify;">Grande la varietà delle opere esposte sia per il soggetto sia per la tecnica di realizzazione.<br />
Mi ha colpito particolarmente come efficace &#8220;scenario contemporaneo&#8221; l&#8217;opera di Sergio Figuccia, Passaggio a Parwan&#8221;. Perché? Guardandola da lontano, mi era sembrato che volesse rappresentare come un corteo di pastori e di Re Magi alla volta di un presepe ubicato in un paesaggio lunare (forse per via dei rossi e dei gialli accesi delle due tuniche in primo piano) e, invece, l&#8217;opera rappresenta uno scenario di guerra come si può arguire dal minaccioso soldato in primo piano che imbraccia un mitra.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi ancora &#8220;L&#8217;Acropoli di Atene da Piazza Syntagma&#8221; di Antonietta Mazzamuto che con la sua tecnica di realizzazione simil-collage e le scritte sovraimpresse sull&#8217;immagine e, in parte, in filigrana, evoca qualcosa di antico e solenne, pur nella sconfortante modernità della cronaca a cui si allude.</p>
<p style="text-align: justify;">E &#8220;Strade&#8221; di Vincenzo Verderosa che apre un inquietante sguardo sulle rigide geometrie che ci impriogionano, reticoli di strade come gabbie, che soltando levandosi in alto a volo d&#8217;uccello possono essere colte nella loro angosciante labirintica grandezza, a somiglianza delle grandi incisioni rupestri peruviane nella piana di Nazca che possono essere decifrate soltanto guardandole da grande altezza e non certamente camminandoci sopra. Davvero inquietante.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche l&#8217;opera di Pino Manzella, dal titolo &#8220;Daniela&#8221;, merita una menzione: apparentemente è un ritratto, ma i capelli della donna si aprono ad ombrello e sembrano trasformarsi in un mare sul cui margine naviga un barcone di umanità dolente, forse clandesitini alla ricerca di un loro futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">16 novembre 2013                                                                       <b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Maurizio Crispi</b></p>
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		<title>Scenari Contemporanei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2013 16:16:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
		<category><![CDATA[collettiva]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[palermo+cala]]></category>
		<category><![CDATA[progresso+sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[Questo mio testo costituisce la presentazione della mostra collettiva di pittura &#8220;Scenari Contemporanei&#8221; esposta a Palermo presso la Real Fonderia alla Cala dal 15 al 24 novembre 2013. L&#8217;esposizione è stata patrocinata dall&#8217;UNESCO e dal Comune di Palermo (Presidenza del Consiglio e Assessorato alla Partecipazione). Ai cambiamenti continui, schizofrenici e irreversibili siamo ormai tutti abituati....]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" src="/public/perweb.jpg" alt="" width="450" height="293" align="middle" /></p>
<p>Questo mio testo costituisce la presentazione della mostra collettiva di pittura &#8220;<b>Scenari Contemporanei</b>&#8221; esposta a Palermo presso la <b>Real Fonderia</b> alla Cala dal 15 al 24 novembre 2013. L&#8217;esposizione è stata patrocinata dall&#8217;<b>UNESCO </b>e dal <b>Comune di Palermo </b>(<i><b>Presidenza del Consiglio </b>e <b>Assessorato alla Partecipazione</b></i>).</p>
<p><span id="more-2693"></span></p>
<p>Ai cambiamenti continui, schizofrenici e irreversibili siamo ormai tutti abituati.<br />
La nostra società si è adattata da tempo alla coesistenza, spesso non del tutto ortodossa, di retaggi storico-culturali di un prestigioso e compianto passato con innovazioni portate dal &#8220;vento&#8221; irrefrenabile della tecnologia e dell&#8217;evoluzione sociale.<br />
Tutti gli ambiti umani sono stati interessati dalla nascita di questo instabile nuovo sistema polimorfo: si va dall&#8217;arte all&#8217;ambiente, dalla cultura alla politica, dai rapporti sociali alla comunicazione.</p>
<p>Siamo rapidamente passati, in una manciata di anni, dai rarefatti scenari di una collettività di metà secolo scorso, ancora innamorata di quel boom economico che oggi sembra appartenere a una lontanissima era geologica, ai postumi di un sessantottismo hippy e sfrenato, fino a giungere all&#8217;orrido globalizzante e sanguinario inizio di terzo millennio dominato dalla iper-tecnologia.</p>
<p>Così sono nati incredibili ibridi che hanno forzatamente accostato al sacrosanto e civile mantenimento del ricordo e della storia le icone più note e coinvolgenti degli anni 2000.</p>
<p>Nei palazzi storici delle città d&#8217;arte sono fiorite le &#8220;padelle&#8221; satellitari, nelle assolate campagne del sud hanno preso vita orrendi complessi di comunicazione ad altissima frequenza (muos), sui profili delle montagne sono apparse gigantesche girandole che sembrano voler raffreddare i &#8220;bollenti spiriti&#8221; del cielo, nelle valli del nord corrono le lunghissime strutture parallele dell&#8217;alta velocità ferroviaria; ma possiamo proseguire con migliaia di questi esempi.</p>
<p>Il passato continua a resistere, ma deve sottoporsi anche lui al forzato trattamento di &#8220;chirurgia plastica&#8221; con impianti tecnologici ed elettronici, sempre figli del silicone e della sua incontenibile epoca, che ne stanno lentamente sfigurando i lineamenti, proprio come avviene sul volto di una vecchia diva, gonfiato e stravolto da un chirurgo pazzo che vorrebbe mantenerne i connotati di bellezza, ma che invece finisce col distruggerli definitivamente.</p>
<p>Il progresso deve camminare parallelamente alla storia, non intersecarsi con essa, convivere non vuol dire inserirsi l&#8217;uno nell&#8217;altro, ognuno deve mantenere la propria dignità semplicemente restando se stesso. Il degrado è figlio dell&#8217;incuria e della malsana contaminazione.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La profezia di Orwell e la privacy violata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2013 13:52:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
		<category><![CDATA[Il potere da potare]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Italia Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Questa folle società]]></category>
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					<description><![CDATA[  Il mio olio su tela intitolato “La profezia di George Orwell” (tratto dalla mostra personale “M.M.M. – Mute Mutazioni di Massa” anno 2007) è un chiaro riferimento alla continua violazione della nostra privacy perpetrata, senza alcuna soluzione di continuità, proprio dalla pubblica amministrazione che dovrebbe invece proteggerci al riguardo. Il quadro, come avviene spesso...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p>Il mio olio su tela intitolato “<b>La profezia di George Orwell</b>” (<i>tratto dalla mostra personale “<b>M.M.M. – Mute Mutazioni di Massa</b>” anno 2007</i>) è un chiaro riferimento alla continua violazione della nostra privacy perpetrata, senza alcuna soluzione di continuità, proprio dalla pubblica amministrazione che dovrebbe invece proteggerci al riguardo.</p>
<p><span id="more-2694"></span></p>
<p>Il quadro, come avviene spesso per l’arte in genere, diventa così occasione di confronto, di discussione.</p>
<p>Sembra ormai inevitabile che prima o poi dobbiamo adeguarci a restare “nudi” di fronte allo spietato occhio indagatore del “<b>grande fratello</b>” …. ormai il profetico romanzo “<b>1984</b>” di<b> George Orwell </b>è abbondantemente superato sia riguardo la collocazione temporale (sono passati trent’anni dalla data ipotizzata dallo scrittore), sia nella ricaduta sulla popolazione i cui effetti sembrano prospettarsi anche peggiori di quelli descritti nell’opera letteraria.</p>
<p>E il maggiore impatto sulla popolazione italiana di questa sorta di “<b>femminicidio</b>” (<i>pensiamo la privacy al femminile, e  la violenza subita risulta paragonabile alla infame brutalità che molte donne continuano a subire senza adeguate contromisure dello Stato e della società “civile</i>“) viene amplificato dalla immane, gigantesca, smisurata “presa per i fondelli” imposta dal potere politico con la inutile figura del “<b>Garante</b>“, un personaggio che detiene pro-tempore l’incarico di far finta di vigilare sullo scempio della nostra “<b>intimità</b>”, che invece viene regolarmente perpetrato in tutti i modi possibili e immaginabili.</p>
<p>Basti pensare al mercato delle “<b>banche dati</b>“, che ufficialmente è vietato senza il consenso degli interessati, ma che in effetti viene pienamente tollerato con l’apposizione di una banale firma di “accettazione” che, volente o nolente, siamo tutti costretti a mettere sui fittizi contrattini che ci vengono sottoposti quando compriamo beni di consumo o servizi.</p>
<p>E questo scambio di dati sensibili  permette poi le persecuzioni telefoniche del<b> tele-marketing </b>(<i>che il Signore abbia in gloria il suo inventore</i>), le truffe a domicilio alle persone anziane che vivono sole, le tonnellate di inutile pubblicità cartacea che ci riempie la cassetta postale di casa.  E  il “<b>Garante</b>” guarda, sorveglia, vigila, soprintende, controlla, ma…. soprattutto si intasca la sua lauta retribuzione mensile per non fare proprio <b>NULLA</b>.</p>
<p>Ma lo scambio delle “banche dati” non è il solo caso di violenza sulla privacy. Ogni giorno riscontriamo una angheria nuova ai danni della nostra ormai quasi defunta segretezza. Ci sono le telecamere che stanno “fiorendo” all’interno delle nostre città e sui cigli delle nostre strade (ma questo “lo fanno per noi”, per la nostra sicurezza… e noi che ci lamentiamo perché ci arrivano i verbali con sanzioni per centinaia di euro perché viaggiavamo con la nostra Panda a 62 Km orari!), ci sono i pass che registrano quando entriamo e usciamo dagli uffici, le fotografie satellitari di Google che ci immortalano dall’alto evidenziando la nostra alopecia, o tonsura naturale che dir si voglia, gli incroci di dati informatici fra settori diversi della pubblica amministrazione, così può essere meglio ricercata l’evasione fiscale anche se sempre nell’ambito dei soliti regolari contribuenti…. ecc. ecc.</p>
<p>Ma il più nuovo e significativo esempio è la <b>certificazione ISEE</b>, l’ennesima porcata, varata di recente da qualche “genio” della burocrazia, necessario per la prima<b> iscrizione all’Università</b>. Se non fosse per la dolorosa sensazione di “spremitura di palle” che ne viene fuori leggendo la documentazione che viene richiesta, ci sarebbe da ridere per settimane intere.</p>
<p>Altro che<b> violazione della privacy</b>! In questo caso si può parlare di “<b>catetere endo-fiscale</b>“.</p>
<p>Vi riporto qui di seguito cosa viene richiesto per produrre un pezzo di carta con un numero che, almeno in questo momento, nessuno nelle Università italiane ne può comprendere il significato:</p>
<p>&#8211; Esibizione di tutti gli eventuali redditi conseguiti nel 2012 da tutti i componenti della famiglia (non è specificata fino a quale generazione di parentela)</p>
<p>&#8211; Esibizione rendite catastali di tutti gli immobili eventualmente posseduti da tutti i componenti del nucleo familiare.</p>
<p>&#8211; Piano di ammortamento di tutti i mutui gravanti sui citati immobili</p>
<p>&#8211; Se la casa è in affitto occorre esibire il contratto di locazione corredato del timbro dell’Ufficio Registro.</p>
<p>&#8211; Situazione Patrimoniale mobiliare al 31/12/2012 con i saldi dei conti correnti bancari, dei libretti a risparmio, dei titoli posseduti (BOT, CCT ecc.) per ogni istituto di credito nel quale tutti i componenti della famiglia intrattengono i rapporti.</p>
<p>Fortunatamente non ci viene richiesto il numero di paia di scarpe posseduto da tutti i componenti del nucleo familiare (chi ha moglie e figlie femmine andrebbe in rovina), l’eventuale possesso di protesi dentarie in oro, o l’elenco completo delle bomboniere in argento ricevute ai matrimoni dei parenti fino all’ottavo grado.</p>
<p>Ma la cosa più bella è che la suddetta “esibizione” delle nostre “intimità” dovrà essere fatta, non a un funzionario dello stato che, bene o male è già in possesso della nostra dichiarazione dei redditi, ma bensì a un qualunque impiegato di un qualunque CAF che dovrà predisporre il certificato ISEE … alla faccia della privacy!</p>
<p>Questa è l’Italia del cambiamento, delle nuove normative per la crescita, delle regole per lo sviluppo e la competitività.</p>
<p>Comunque, in tutto questo, ci si mettono anche i social network e noi stessi che non abbiamo ancora le idee chiare di cosa significa postare una foto, inserire un testo sul nostro diario Facebook, comunicare con gli altri senza esporci inutilmente.</p>
<p>Spesso agiamo senza renderci conto che siamo noi stessi a violare la nostra privacy, a mettere in vetrina i nostri dati sensibili. <br />
Signori! State attenti alla vostra privacy, perchè ci sono occhi indiscreti che attentano.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Amici nemici, un problema generazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2013 10:49:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[  Vi siete guardati intorno negli ultimi anni?  Avete notato differenze fra i rapporti interpersonali della vostra generazione e quelli intrattenuti dai vostri figli con i loro amici? * La stirpe degli ultra cinquantenni di oggi si è da tempo inaridita. E’ triste, e non certo retorico, dover ammettere che i valori sociali di chi...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p>Vi siete guardati intorno negli ultimi anni?  Avete notato differenze fra i <strong>rapporti interpersonali</strong> della vostra generazione e quelli intrattenuti dai vostri figli con i loro amici?</p>
<p><span id="more-2695"></span>*</p>
<p>La stirpe degli <strong>ultra cinquantenni</strong> di oggi si è da tempo <strong>inaridita</strong>.</p>
<p>E’ triste, e non certo retorico, dover ammettere che i <strong>valori sociali</strong> di chi ha superato il mezzo secolo di vita sono evaporati nella ionosfera e poi, passando dal buco dell’ozono, sono finiti nel nulla cosmico.</p>
<p>C’è da chiedersi dunque perché non collima più, per esempio, il concetto di “<strong>amicizia</strong>” fra moderni ultra cinquantenni con quello fra giovani di<strong> età inferiore ai 30 anni</strong> o perché gli odierni attempati si incaponiscono a perseguire ancora logiche di <strong>casta</strong> o di <strong>associazionismi occulti</strong> per il raggiungimento dei loro obiettivi <em>(spesso anche personalissimi o infami), </em>quando i loro stessi figli hanno preso coscienza dei cambiamenti sociali  adeguandosi alle nuove necessità e affrontandone coraggiosamente, da soli e senza alcun aiuto esterno, i conseguenti problemi <em>(<span style="text-decoration: underline;">altro che bamboccioni! </span></em><span style="text-decoration: underline;"><em>–</em><em> E</em><em>’</em><em> vero fornero? E</em><em>’</em></span><em><span style="text-decoration: underline;"> vero padoa schioppa, dovunque tu sia</span>?).</em></p>
<p><strong>Gli anziani di oggi costituiscono invece una generazione disgraziata</strong>.</p>
<p>Non sono più capaci di intrattenere rapporti sinceri e leali con quelli che una volta si chiamavano “<strong>amici</strong>”; o rompono i legami che ritengono troppo “<strong>ingombranti</strong>”, per invidia, gelosia o per quella esasperante smania di “<strong>confronto</strong>” che spesso li vede perdenti, oppure continuano a “<strong>trascinarsi</strong>” dietro <strong>falsi rapporti amichevoli</strong> basati solo su possibili opportunità da sfruttare in futuro, se non in un parassitario presente, vissuto magari all’ombra di quell’ “amico” che non spenderà comunque mai un solo centesimo per ricambiare quel ruffiano legame sopportato solamente per pura ostentazione di superiorità.</p>
<p>Brutta generazione! <strong>Che ha vissuto il ’68 ribellandosi e il 2012 facendosi soggiogare</strong>, che ha creduto nella vera amicizia solo fino al momento in cui ha dovuto fare i conti con un concetto considerato ormai molto più determinante per la società contemporanea: <strong>il protagonismo</strong>.</p>
<p><strong>Successo a tutti i costi</strong>, <strong>egocentrismo assoluto</strong>, <strong>voglia di spiccare</strong> in qualche modo sugli altri, <strong>carrierismo esasperato</strong>, sono tutte alterazioni sociali che hanno condotto alla <strong>deformazione dei rapporti</strong> fra un singolo individuo e un altro.</p>
<p>Il <strong>fenomeno</strong>, partito già dagli anni ’80, come sempre dall’<strong>America</strong> (<em>vera fucina di stronzate di livello universale, che poi vengono automaticamente scimmiottate nel resto dell’occidente</em>) con il celebre “<strong>edonismo reaganiano</strong>“, si è purtroppo consolidato in Italia con il “<strong>berlusconismo</strong>“, altro fenomeno, stavolta nostrano, che ha portato al massimo del parossismo il <strong>culto della competizione</strong> <strong>e dell’apparenza</strong>.</p>
<p>La generazione che è stata maggiormente permeata da queste due “correnti di pensiero” (<em>chiamiamole così per non offendere chi ne è stato contagiato</em>) è stata proprio quella degli attuali ultra-cinquantenni, mentre le nuove generazioni ne sembrano esenti (<em>speriamo continui così anche in futuro</em>).</p>
<p>Per gli “<strong>infettati</strong>” non c’è più spazio per la <strong>solidarietà sociale</strong>, anche se “ufficialmente” si presentano con la maschera che il Premio Nobel per la Letteratura<strong> José Saramago</strong> ha definito la “<strong>maschera della falsità</strong>“. Esternamente gente cordiale, sensibile, altruista, internamente insulsi individui gretti, egoisti, presuntuosi e aridi. Non si “muovono” se non hanno ritorni economici o di “immagine”, <strong>non sono disponibili a concedere nulla senza un concambio adeguato</strong>.</p>
<p>Saramago, qualche giorno prima di morire, ha detto: “<strong><em>Non viviamo una crisi economica, questa è una crisi morale, per questo sarà molto difficile uscirne</em></strong>“, e il filosofo <strong>Emil Cioran</strong> ha affermato in coerenza: “<em><strong>Oggi quasi nessuno riesce a fare a meno della propria maschera. Si ha troppa paura di farsi vedere a cuore nudo dagl’altri, mostrarsi nella propria schiettezza, aprirsi con fiducia,  farsi capire per quello che realmente si sente e si prova. Tutto nasce da questo complesso di timori. Siamo soltanto maschere che non hanno il coraggio di essere</strong></em>“.</p>
<p>In questo scenario un “<strong>amico</strong>“  diventa solo un numero in più sui contatti di <strong>Facebook</strong>, per dirla alla maniera di <strong>Pirandello</strong>: un fastidioso antagonista da “<strong>trattare con i guanti gialli</strong>“.</p>
<p>Un “amico” diventa un <strong>ex</strong> nel momento in cui non si riesce a tenerne il passo, o a dimostrare di esserne in qualche modo superiore, nonostante la propria innegabile <strong>mediocrità</strong> dovrebbe invece costituire un razionale deterrente a qualsiasi genere di <strong>competitività</strong> nei confronti di certo prossimo <strong>maggiormente qualificato</strong>.</p>
<p>Ognuno si ritene un “<strong>padre eterno</strong>” e si ostina in penosi tentativi per dimostrarlo; gli “<strong>altri</strong>” (<em>praticamente tutto il resto del mondo</em>) sono solo <strong>“personaggi di contorno”</strong> che devono essere funzionali esclusivamente alla propria esaltazione. </p>
<p>Guai se gli “altri” che si aggirano nella più vicina orbita hanno invece capacità e talento superiori! Vanno immediatamente epurati e trattati appositamente con il massimo del <strong>disinteresse</strong> e con la più estrema <strong>indifferenza</strong>, se non magari “accoltellati” (<em>in senso metaforico ovviamente</em>) dietro le spalle e in contumacia, nel patetico tentativo di sminuirne il valore all’interno del <strong>gruppo</strong>, con la mera illusione di riuscire così a conquistare “punti” per se stessi e poter risalire dagli ultimi posti della “classifica sociale”.</p>
<p>L’ammirazione e il consenso per il prossimo, in questo contesto, sono da abolire in toto. L’amico deve essere un <strong>essere inferiore</strong>, un <strong>sottomesso</strong>, oppure, e questa è l’unica eccezione, deve essere già in possesso di quel “<strong>potere</strong>” che può essere asservito alle proprie smanie di “<strong>ascesa</strong>“. Lui però, l’amico potente,  non muoverà mai un dito al riguardo, proprio al contrario di quello che facevano gli “amici” della generazione precedente.</p>
<p>Brutta davvero!  Altro che “<strong>generazione di ferro</strong>”!</p>
<p>La nostra (<em>perché anche io che vi scrivo purtroppo ne faccio parte</em>) è proprio una generazione di “<strong>falliti rampanti</strong>”, quelli che leggendo (<em>sempre che disposti intanto ad ammettere di averlo fatto</em>) risponderanno subito: “<strong>Pensa per te … io non sono un fallito</strong>”; gli stessi personaggi che non hanno ancora compreso che <span style="text-decoration: underline;"><strong> in questa cloaca sociale a “emergere” sono spesso solo gli “stronzi”.</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Quest&#8217;articolo è anche presente sul blog &#8220;Striscia la protesta&#8221; al link:</span></strong></span><strong><span style="text-decoration: underline;">  <a href="http://www.striscialaprotesta.it/2013/07/08/amici-nemici-un-problema-generazionale/#more-3086">http://www.striscialaprotesta.it/2013/07/08/amici-nemici-un-problema-generazionale/#more-3086</a></span></strong></p>
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		<title>Presentato il romanzo &#8220;Caccia alla Chimera&#8221; a Napoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 17:25:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caccia alla Chimera-Media]]></category>
		<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro+vizzino]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160;   &#160; Ecco uno stralcio della presentazione di venerdì 19 aprile 2013 presso la Libreria Loffredo al Vomero (Napoli). Per ovvi motivi di sintesi si tratta solo di una parte della lunga intervista a Sergio Figuccia, l&#8217;autore del romanzo &#8220;Caccia alla Chimera&#8221;, da parte dell&#8217;editore Alessandro Vizzino (Edizioni DrawUp). Visiona le foto della presentazione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="userContent">Ecco uno stralcio della presentazione di venerdì 19 aprile 2013 presso la Libreria Loffredo al Vomero (Napoli). Per ovvi motivi di sintesi si tratta solo di una parte della lunga intervista a Sergio Figuccia, l&#8217;autore del romanzo &#8220;Caccia alla Chimera&#8221;, da parte dell&#8217;editore Alessandro Vizzino (Edizioni DrawUp).<br />
<span id="more-2696"></span><br />
</span></p>
<p><iframe loading="lazy" src="http://www.youtube.com/embed/tRLEcHpPtTc" width="450" height="253" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><a href="http://www.pittorica.it/Caccia_alla_Chimera/Presentazione_libreria_Loffredo_Napoli/album/index.html">Visiona le foto della presentazione</a></p>
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		<title>Attenzione ai falsi mecenati del XXI secolo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 09:26:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[artisti]]></category>
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		<category><![CDATA[pittori]]></category>
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					<description><![CDATA[Tutti noi dobbiamo metabolizzare un concetto che non fa certo piacere, ma che tuttavia risulta pi&#249; che mai radicato specialmente nella societ&#224; occidentale. Da molto tempo ormai non esiste pi&#249; la figura di chi riconosce, aiuta e sostiene un artista, in qualsiasi campo egli possa operare, senza pretenderne un immediato ritorno in termini economici o...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img alt="" align="middle" src="/public/collettive_mercato.jpg" /></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Tutti noi dobbiamo metabolizzare un concetto che non fa certo piacere, ma che tuttavia risulta pi&ugrave; che mai radicato specialmente nella societ&agrave; occidentale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial"><span id="more-2697"></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Da molto tempo ormai non esiste pi&ugrave; la figura di chi riconosce, aiuta e sostiene un artista, in qualsiasi campo egli possa operare, senza pretenderne un immediato ritorno in termini economici o d&rsquo;immagine.<br />
Diversi secoli fa esistevano i cosiddetti &ldquo;mecenati&rdquo;, personaggi di elevata estrazione sociale che, con grande generosit&agrave;, proteggevano e promuovevano autori che altrimenti sarebbero rimasti in ombra o, ancora peggio, avrebbero dovuto fare scelte diverse da quella artistica per poter sbarcare il lunario, rinunciando cos&igrave; del tutto all&rsquo;attivit&agrave; pi&ugrave; gradita, se non alla maggiore passione della loro vita.&nbsp;</span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Oggi invece nessuno &ldquo;fa niente per niente&rdquo;, non dobbiamo illuderci: chi si presenta a voi in qualit&agrave; di mercante, promotore artistico e, purtroppo, spesso anche come critico specializzato, in effetti ha gi&agrave; intravisto l&rsquo;opportunit&agrave; di fare business sul vostro portafoglio.<br />
Tranne qualche onesto gallerista e poche ma serie associazioni culturali, operanti sul territorio, che rappresentano in ogni caso gruppi d&rsquo;aggregazione di autori che riescono a curare i propri interessi e la propria visibilit&agrave; con piccoli impegni economici annui e sotto l&rsquo;insegna dell&rsquo;associativismo, tutte le altre iniziative sono progettate solo allo scopo di racimolare soldi a scapito di ignari autori, completamente all&rsquo;oscuro di quanto nascosto dietro certe &ldquo;macchine&rdquo; organizzative che appaiono all&rsquo;esterno, ma senza esserlo assolutamente, alquanto professionali e rodate e pertanto affidabili.</span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Si tratta di organismi composti da pochissime persone, spesso con un critico d&rsquo;arte, conosciutissimo dalla massa popolare che, nel caso, viene tuttavia impiegato come testimonial della manifestazione, non certo come curatore. Ovviamente l&rsquo;interesse dei responsabili &egrave; quello di racimolare il massimo possibile in termini di iscrizioni (quasi sempre carissime e di poco inferiori ai 1.000 euro), senza alcuna attenzione alla qualit&agrave; artistica proposta al pubblico.</span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Purtroppo ci cadono in tanti, e pi&ugrave; &ldquo;pesci&rdquo; abboccano pi&ugrave; si arricchiscono i &ldquo;pescatori&rdquo;.<br />
Dietro le quinte si raccolgono i contributi espositivi, non si incentivano di certo le vendite n&egrave; si promuovo nuovi talenti. <br />
Infatti, considerata la reale finalit&agrave; dell&rsquo;iniziativa e i veri beneficiari della stessa, risulta pi&ugrave; conveniente piazzare pi&ugrave; tele sulle pareti che non tentare di venderle.</span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Queste mostre-mercato, che forse sarebbe meglio chiamare &ldquo;mostruosi-mercati&rdquo;, si stanno diffondendo in tutta Italia senza soluzione di continuit&agrave; e spesso con l&rsquo;affascinante etichetta di &ldquo;biennale&rdquo;, un ulteriore espediente autoreferenziale che induce all&rsquo;iscrizione molti artisti alla disperata ricerca di visibilit&agrave;.</span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Amici, attenzione! &ldquo;Mala tempora currunt&rdquo;.</span></span></p>
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