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	<title>amici &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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	<title>amici &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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		<title>Insano egoismo di una insana società</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/insano-egoismo-di-una-insana-societa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2020 11:55:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; Il degrado della nostra società è giunto ormai a livelli preoccupanti. Nei social spesso si]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-3883" src="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2020/12/joaquin-phoenix-in-joker.jpeg" alt="" width="478" height="316" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2020/12/joaquin-phoenix-in-joker.jpeg 600w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2020/12/joaquin-phoenix-in-joker-300x199.jpeg 300w" sizes="(max-width: 478px) 100vw, 478px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>degrado</strong> della nostra società è giunto ormai a livelli preoccupanti. Nei <strong>social</strong> spesso si legge di gente stanca che tende a richiudersi in se stessa, delusa da amici e parenti imbrigliati dalla rete di <strong>personalismi </strong>ed<strong> egoismo</strong> estremo che caratterizzano da tempo i nostri rapporti umani.</p>
<p>Sono proprio questi due elementi a caratterizzare la quasi totalità del nostro prossimo e basare il proprio futuro sul &#8220;<em>copia e incolla</em>&#8221; nelle nostre coscienze di queste <em><strong>aberrazioni sociali</strong></em> riteniamo possa risultare ancora peggio di doverle subire dagli altri.</p>
<p>Si legge troppo spesso: &#8220;<strong><em>meglio pensare a un poco di sano egoismo</em></strong>&#8220;, oppure &#8220;<strong><em>visto che dilaga ovunque il menefreghismo, anche io mi allinierò a questa corrente di pensiero e penserò solo a me stesso</em></strong>&#8220;.</p>
<p>Chi vi scrive detesta chi cura solo il proprio &#8220;<em>orticello</em>&#8221; passando magari sui &#8220;<em>cadaveri</em>&#8221; di coloro che vengono visti solo come &#8220;<em><strong>competitor</strong></em>&#8220;, odia coloro che pensano che &#8220;<strong>amicizia</strong>&#8221; significhi solo poter sfruttare a proprio favore la conoscenza con gente già inserita nel <strong>sistema di potere</strong>, biasima fortemente chi cerca in tutti i modi di dimostrarsi &#8220;<em>importante</em>&#8221; nel proprio ambito lavorativo soprattutto di fronte a persone che da quell&#8217;ambito sono estranee. Infine depreca chi cerca &#8220;<em>visibilità</em>&#8221; mediatica a tutti i costi, magari gettando fango sul <em>resto del mondo</em>, nella stupida convinzione di poter così guadagnare &#8220;<em>punti</em>&#8221; in proprio favore, magari tradendo proprio i veri amici e la poca gente onesta e sincera che ancora ci circonda (<em>d&#8217;altra parte la &#8220;<strong>competizione</strong>&#8221; sfrenata e indiscriminata è la peggiore piaga della società contemporanea, incapace ormai di gestire con serenità e sincerità qualsiasi rapporto interpersonale</em>).</p>
<p>Ecco perché il sottoscritto non vuole somigliare in alcun modo a questi <strong>escrementi della nostra società</strong> e spera fortemente di non vedere mai i propri amici in preda a questo genere di impulsi, l&#8217;<strong>EGOISMO NON E&#8217; MAI SANO</strong>.</p>
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		<title>La banalità diventa regola</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/la-banalita-diventa-regola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2018 10:37:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quantità immense di foto, video, immagini di opere pittoriche, aforismi, spesso retorici e ridondanti,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quantità immense di foto, video, immagini di opere pittoriche, aforismi, spesso retorici e ridondanti, vengono postati giornalmente in un turbinio pirotecnico di dati informatici che “dura” meno di un giorno, se non persino poche ore. <span id="more-9370"></span><br />
Poi tutto viene fagocitato dagli archivi dei <strong>social network</strong> in funzione delle varie date e ore di pubblicazione; tutto va in coda, su fondo pagina, dentro i tasti degli anni precedenti, in un enorme guazzabuglio che <span class="text_exposed_show">fa sparire “<strong>tutto</strong>“, pur mantenendolo in una sorta di “<strong>coma farmacologico</strong>” nei bassifondi virtuali dei social network.</span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p>Non parliamo poi degli “<strong>eventi</strong>“, tutto ciò che implica coinvolgimento dei gruppi di amici, magari per festeggiare un semplicissimo compleanno, o per celebrare la vittoria in un torneo di burraco, viene trasformato in “<strong>EVENTO</strong>“.</p>
<p>Prima un “<strong>evento</strong>” era una circostanza attesa e auspicata sia dai relativi protagonisti, sia da folte schiere di pubblico; oggi viene invece <strong>banalizzato e annichilito</strong> da una serie infinita di iniziative personali di dubbio interesse popolare e di discutibile qualità.</p>
<p>Diventa evento (<em>scusate il gioco di parole</em>) persino la caduta del primo dentino di nostro figlio, certamente un momento storico per noi genitori, ma di sicuro non il più importante degli appuntamenti mondani per lo zio della cognata del consuocero del nostro panettiere di fiducia, anche se risulta nell’elenco dei nostri “<strong>amici</strong>” fin da quando ci siamo registrati per la prima volta su <strong>Facebook</strong>.</p>
<p>Ogni evento sparisce nel pubblico oblio già il giorno stesso della sua inaugurazione, spazzato via dal “<strong>vento elettronico</strong>” dei massicci flussi informatici successivi … e forse, chissà, proprio per questo viene chiamato “<strong>e-vento</strong>”.</p>
<p>I <strong>social</strong>, con i loro <strong>automatismi</strong> e i loro “canti da sirene”, ci stanno “massacrando” la personalità,<strong>illudendoci di essere sempre grandissimi protagonisti della vita pubblica</strong>, mantenendo invece pressoché inalterati i nostri rapporti sociali, “conquistati” nella realtà senza l’uso del pc.</p>
<p>Per utilizzarli dunque nel migliore dei modi e per esaltarne la indubbia valenza, dovremmo considerarci meno “<strong>protagonisti</strong>” e più disponibili ad appartenere a una <strong>comunità</strong>, accantonando possibilmente l’inconfessato <strong>desiderio egocentristico e autoreferenziale</strong> di essere <strong>al centro dell’attenzione di tutti</strong> … <strong>nei social network non servono né i leader né i capitani di ventura, almeno lì, conta solamente il popolo, la comunità nella sua interezza.</strong></p>
</div>
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		<title>Mediocrità e mitomania camminano a braccetto</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/mediocrita-e-mitomania-camminano-a-braccetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2017 11:08:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nello scorso mese di giugno il blog &#8220;Striscia la Protesta.it&#8221; ha pubblicato un breve articolo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nello scorso mese di giugno il blog &#8220;<strong>Striscia la Protesta.it</strong>&#8221; ha pubblicato un breve articolo sul tema dei <strong>mitomani</strong> che ormai ci ritroviamo in mezzo ai piedi in qualsiasi luogo e circostanza.<span id="more-9125"></span></p>
<p>L’articolo del 28 giugno u.s., intitolato “<strong>I mitomani ci stanno invadendo</strong>” (cliccate <strong><a href="http://www.striscialaprotesta.it/2017/06/28/i-mitomani-ci-stanno-invadendo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a> </strong>per leggerlo),  propone un’interpretazione del fenomeno estrapolata da un’intervista che l’attore e regista <strong>Carlo Verdone</strong> ha concesso a “<em><strong>Repubblica.it</strong></em>“.</p>
<p>Verdone li chiama giustamente “<strong>cazzari</strong>“, e in effetti, riassumendone tutte le possibili sfaccettature, il concetto di <strong>mitomania</strong> potrebbe essere comunque racchiuso nella principale azione compiuta costantemente da questo genere di individui: “<strong>sparare cazzate</strong>“.</p>
<p>Il celebre attore ha più volte rappresentato sul grande schermo personaggi del genere, ora vorrei identificarne meglio i “<strong>connotati</strong>” sociali con una <strong>profilazione</strong> un po’ più caratterizzante.</p>
<p>Il mitomane (<em>o cazzaro</em>):</p>
<ol>
<li>Stravolge i fatti, magari anche inconsapevolmente (<em>ma di norma con specifica volontà</em>), modificandone a proprio uso e consumo la reale natura o distorcendone gli effetti, le componenti e il ruolo dei protagonisti al fine di apparire, agli occhi degli altri, il personaggio principale degli eventi e non il mediocre comprimario qual è nella realtà.</li>
<li>Vive una sorta di realtà parallela nella quale, con la fantasia, tende a mascherare la propria estrema <strong>mediocrità</strong> cercando di apparire, e spesso ci riesce anche, un essere di elevato valore e di grandi capacità.</li>
<li>Ha una <strong>cultura approssimativa</strong>, basata essenzialmente sulle pur scarne esperienze personali, sul “<strong>sentito dire</strong>“, e sulle continue ricerche compiute tramite <strong>Google</strong> e le visite sui siti internet; tuttavia cerca di presentarsi sempre come uomo/donna di grande intelligenza e preparazione, trasformando così il dozzinale nozionismo informatico in un fantasioso patrimonio di conoscenza in realtà del tutto inesistente.</li>
<li>Tende a identificarsi in “<strong>modelli</strong>” precostituiti di personaggi celebri o di comune frequentazione che attirano la sua attenzione, ma che, una volta emulatane l’essenza, vorrebbe sparissero nel nulla in quanto divenuti, nella sua fantasia, suoi odiati <strong>competitor</strong>.</li>
<li>Sui <strong>social network</strong> può presentarsi in due modalità estremamente diverse: o <strong>muto “osservatore” non partecipante</strong>, ottenendo così elementi “utili alla propria conoscenza” passiva, indotta dalle storie di vita altrui, senza rischiare possibili magre figure nel confronto con gli altri utenti; o <strong>esaltato esibizionista</strong> che sgrana continuamente insulse “<strong>perle di saggezza</strong>” piene di retorica e pseudo-raziocinio, possibilmente “estrapolate” dai post di amici e conoscenti vari.</li>
<li>Non ha alcun <strong>rispetto</strong> per il prossimo, anche se finge ipocritamente di mostrarlo solo verso chi gli fa più comodo.</li>
<li>Cerca sempre di far sue le <strong>esperienze</strong> degli altri, ma non nel senso di approfondimento della conoscenza, piuttosto nella possibilità di vantare come propria qualcosa che l’ha visto solo banale comprimario  e non principale realizzatore.</li>
<li>Tende inevitabilmente all’<strong>autoreferenzialità</strong> e all’<strong>autoglorificazione</strong> parlando solo di se stesso, delle proprie esperienze e vantando “<strong>successi</strong>” in qualsiasi campo, anche se in realtà fa una vita più che mediocre; disconosce però, con cieca caparbietà, tutto ciò che di positivo e valido possa essere stato realizzato da chi gli sta attorno perché <strong>vede in ogni affermazione degli altri una propria personale sconfitta</strong>.</li>
<li>Scientificamente è stato provato che la mitomania può assumere carattere <strong>patologico</strong> nelle personalità maggiormente coinvolte in questa devianza (<strong><em>pseudologia fantastica</em></strong>).</li>
<li>Spesso la causa di quest’aberrazione è da ricercare in <strong>traumi giovanili</strong> derivanti da piccoli <strong>insuccessi</strong> malamente interpretati come gravi <strong>fallimenti. </strong>La reazione può portare dunque o a immaginare per sé <strong>una vita solo di vittorie e consensi</strong>, anche dove non ce ne sono proprio, (<em>fino ad arrivare al “<strong>titanismo</strong>“</em>) oppure, in alternativa, a <strong>forme depressive</strong> di vario livello. In quest’ultimo caso quindi la mitomania può essere considerata un <strong>atteggiamento auto-protettivo alternativo alla depressione; </strong>come dire:<strong> meglio esaltati che avviliti.</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mi piace o non mi piace, questo è il problema</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/mi-piace-o-non-mi-piace-questo-e-il-problema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 May 2017 07:55:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Purtroppo non risulta molto chiara alla massa degli utenti che la sfera delle reazioni e delle interazioni]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo non risulta molto chiara alla massa degli utenti che la sfera delle reazioni e delle interazioni sui social network è del tutto simile a quella che avviene al di fuori della rete.<span id="more-8478"></span></p>
<p>Il fatto di postare qualcosa sul proprio diario o sulla propria pagina non vuol dire assolutamente che a ogni pubblicazione debba corrispondere un numero di likes pari o proporzionale al numero dei collegamenti acquisiti all’interno del social (<em>i cosiddetti “amici”</em>).</p>
<p>Già il modo stesso con il quale viene generato nel tempo il proprio numero di <strong>follower</strong> (<em>amici, amici degli amici, semplici conoscenti, amici di semplici conoscenti … e così via</em>) la dice lunga sulla reale consistenza numerica di chi ci segue realmente, così come nell’ambito della nostra società reale conosciamo tantissime persone ma di queste solo poche sono sinceramente legate alle vicende della nostra vita.</p>
<p>A questo dobbiamo aggiungere che, per quanto alto possa essere il numero dei nostri “<strong><em>amici</em></strong>” sul diario di <strong>Facebook</strong>, fra di essi, <strong>INEVITABILMENTE</strong>, saranno sempre presenti:</p>
<ul>
<li><strong>quelli che mettono il “mi piace” solo sui post frivoli e dilettevoli</strong> (<em>cani che ballano, gatti che fanno le capriole, uccelli canterini, gente che cade ecc</em>.);</li>
<li><strong>quelli che non vogliono darti “importanza” anche se ti visualizzano sempre sulla loro home</strong>;</li>
<li><strong>gli ipocriti, che fingono di seguirti ma che, in realtà, di te non gliene frega proprio nulla e, dopo qualche like, si aggregano alla categoria precedente</strong>;</li>
<li><strong>quelli che contestano qualsiasi cosa, anche l’ovvietà, e che neanche pagati sono disponibili a concederti il “piacere” di prenderti in considerazione. </strong>Questi utenti, che spesso adoperano un linguaggio scurrile ricco di parole tronche e abbreviazioni infantili, sono chiamati tecnicamente “<strong>troll</strong>” e, proprio come i personaggi delle tradizioni popolari scandinave (<em>vedere anche il “<strong>Signore degli Anelli</strong>“</em>) sono veri e propri <strong>disturbatori</strong>, sfruttati anche da certi partiti politici per “colpire” gli avversari.</li>
<li><strong>quelli che non leggono, per cocciutaggine costituzionale e ignoranza cronica, i post o i commenti troppo lunghi ritenendo la brevità un valore aggiunto, </strong>mentre si sa benissimo che certi concetti complessi necessitano di un certo numero di parole per essere ben compresi e non far cadere i lettori in equivoci e fraintendimenti (<em>lo stesso social network <strong>Twitter</strong>, celebre proprio per i limiti dei caratteri imposti nei suoi post, è tornato indietro su questa scelta e sulla sua originaria policy in tal senso</em>);</li>
<li><strong>quelli che non partecipano attivamente al dibattito nei social, per non rischiare critiche e in genere per non esporsi, ma che studiano quotidianamente ciò che fanno o scrivono tutti gli altri che conoscono</strong>; questi sono chiamati “<strong>guardoni</strong>” e risultano forse i più detestabili perché si muovono fra l’ignavia patologica e la perversa curiosità.</li>
<li>infine ci sono<strong> quelli che frequentano saltuariamente i social e non ne conoscono bene le dinamiche, </strong>visionano pochi post degli amici e, anche volendosi inserire nel dibattito, non sanno neanche cosa scrivere.</li>
</ul>
<p>Insomma nei social c’è la stessa variegata “fauna” che incontriamo per strada o che ci vive accanto giornalmente con le proprie personalissime convinzioni.</p>
<p>Certi <strong>studi scientifici</strong> hanno dimostrato che quando postiamo qualcosa sui social generiamo un rilascio di <strong>dopamina</strong> attivando una specifica area del cervello che ci da una sorta di piacere legato all’<strong>ILLUSIONE</strong> di essere popolari.</p>
<p>E ciò, purtroppo, genera <strong>dipendenza</strong> e talvolta <strong>delusione o depressione</strong> se prendiamo coscienza della futilità di quello che facciamo o dell’abbaglio che abbiamo preso nel ritenerci celebrità del web.</p>
<p>Ci sono utenti che non ottengono “<strong>like</strong>” in quasi tutti i loro post, pur avendo un numero elevato di <strong>follower </strong>e proponendo sempre dibattiti o problematiche interessantissimi. A loro non interessano minimamente questi “dati statistici” di <strong>gradimento fittizio </strong>la cui eventuale assenza costituisce solo un <strong>falso problema</strong> del quale è opportuno disinteressarsi totalmente, l’importante è invece proporre <strong>cose intelligenti e utili alla collettività</strong>, frivolezze e banalità, per quanto popolari possano risultare nel breve termine, alla fine cadono inesorabilmente nel “dimenticatoio” e nell’indifferenza totale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Facebook: la banalizzazione di tutto</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/facebook-la-banalizzazione-di-tutto/</link>
					<comments>https://blog.figuccia.com/facebook-la-banalizzazione-di-tutto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2015 10:38:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’avvento dei social network è stato interpretato dalla massa popolare dell’intero pianeta come]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’avvento dei <strong>social network</strong> è stato interpretato dalla massa popolare dell’intero pianeta come la più grande ventata di indipendenza nella storia dell’intera umanità.<span id="more-2988"></span><span id="more-5684"></span></p>
<p>Ogni essere umano dotato di computer ha ritenuto infatti, semplicemente registrandosi su <strong>Facebook</strong>, di essersi trasformato in <strong>editore</strong> di se stesso, <strong>scrittore</strong>, <strong>giornalista</strong> freelance, <strong>opinionista</strong>, <strong>giudice</strong> qualificato, in piena libertà e, soprattutto, senza spendere un centesimo.</p>
<p>In minima parte è anche vero, ma è nelle “<strong>dimensioni</strong>” la vera differenza, come dire che ogni uomo possa ritenersi potenzialmente un <strong>Rocco</strong> <strong>Siffredi</strong> pur avendo prerogative fisiche del tutto <strong>standard</strong>.</p>
<p>La vera forza divulgativa dei social network, a parte la pubblicità (<em>chissà fino a che punto disinteressata</em>) che attualmente stanno facendo in loro favore le televisioni  pubbliche e private, sta proprio nell’<strong>aggregazione</strong>, nella <strong>capacità di raggruppare utenti,</strong> di generare “<strong>unioni</strong>”, di mettere sotto un’unica “etichetta” tantissima gente con uguali intenti o simili affinità.</p>
<p>La massiva <strong>divulgazione</strong> dei dati pubblicati (<em>o “postati” come si dice convenzionalmente</em>) è diventata certamente la vera pietra miliare della <strong>comunicazione</strong>, ma non è assolutamente ciò che molti utenti sono convinti che sia, perché presentarsi “<strong>da soli</strong>” non serve a nulla e si resta “isolati” pressoché come prima.</p>
<p>Chi accede al proprio spazio personale su un social network, per fare un esempio, o alla sua pagina gestita in qualità di amministratore, non si espone immediatamente di fronte a una <strong>platea globale,</strong> come sono convinte purtroppo molte persone, ma inizialmente si trova proprio solo con se stesso, come quando si osserva di fronte lo specchio del proprio bagno, piano piano dovrà dunque costruirsi un suo “<strong>pubblico</strong>”, quelli che il social network “<strong>Facebook</strong>” chiama più semplicemente “<strong>amici</strong>”.</p>
<p>Col tempo, e in base alle effettive conoscenze in campo “<strong>reale</strong>” (<em>senza coinvolgere gente sconosciuta perché ciò è severamente vietato dalla policy di Facebook</em>), questa platea comincia a diventare sempre più grande, ma il nostro pubblico resterà sempre nell’ordine di grandezza del numero delle nostre <strong>effettive relazioni sociali</strong>.  Quindi se vogliamo fare i “<strong>predicatori</strong>” o gli <strong>opinionisti</strong> in termini più ampi e più prossimi al “globale”, dobbiamo scegliere altri canali o aggregarci in gruppi “<strong>virali</strong>” che possono invece espandersi <strong>esponenzialmente,</strong> proprio per la loro capacità di attingere contemporaneamente ai “<strong>bacini di utenza</strong>” di ogni singolo componente del gruppo che agisce da <strong>fattore moltiplicativo della diffusione</strong>.</p>
<p>In poche parole, chi si sente un <strong>padreterno</strong> solo perché è iscritto a Facebook e <strong>pubblica le proprie idee sul suo diario</strong> senza avere tuttavia una <strong>platea sufficiente</strong>, è come se “parlasse da solo” o se tentasse, “<strong>pescando</strong>” nel proprio acquario, di catturare<strong> attenzione oceanica</strong>.</p>
<p>Anche i numeri dei commenti o dei  “<strong>mi piace</strong>” sui post di una determinata pagina possono facilmente trarre in inganno. Intanto i commenti per essere “<strong>validi</strong>” devono risultare coerenti al tema proposto nel relativo articolo e qualitativamente <strong>efficaci</strong> al dibattito; inoltre le “risposte” ad un commento andrebbero inserite sotto al relativo commento, non come ulteriore intervento, perché una eventuale replica alla replica trasformerebbe il “campo-commenti” in un “<strong>campo</strong>” da tennis o in un tavolo di ping pong (<em>quindi con due o 4 giocatori al massimo</em>)  invece che di un tavolo di discussione multipla.</p>
<p>Poi, una pagina con soli <strong>50 iLike</strong> che però rispondono tutti e con regolarità ad ogni post, <strong>non è comunque paragonabile</strong>, come potenzialità ed effettiva forza di divulgazione, a una pagina con <strong>10.000 fan, </strong>anche se in massima parte <strong>leggono solo senza intervenire </strong>(<em>modalità detta “<strong>silenziosa</strong>“, ultimamente molto utilizzata, anche se va in senso contrario allo spirito di una comunità virtuale dove i “<strong>guardoni ignavi</strong>” che <strong>rifiutano il confronto</strong> o per alterigia o per atavica scadente autostima, non sono di certo benvoluti</em>) .</p>
<p>Insomma i social network sono giganteschi “<strong>recipienti</strong>” stracolmi di dati, e il massiccio utilizzo di questi strumenti, senza un minimo di conoscenza specifica del loro funzionamento, serve a ben poco e resta un’attività “<strong>fine a se stessa</strong>“; certo “<strong>chi si accontenta gode</strong>“, e coloro che si avvalgono dei social in ambiti ristretti illudendosi invece di “<strong>parlare</strong>” col mondo, non si pongono alcun <strong>dubbio in merito alla reale efficacia di questo loro impegno</strong>, ma in fondo: “<strong>contenti loro, contenti tutti</strong>“.</p>
<p>Ben altra cosa è invece l’aggregazione, l’inserimento in qualità di “<strong>follower</strong>” (<em>sostenitore</em>) all’interno di entità già costituite che hanno raccolto nel tempo <strong>ampio consenso popolare</strong>. In quest’ultimo caso la <strong>visibilità</strong> degli interventi è certamente da rapportare ai grandi numeri, non alla solita, monocorde e circoscritta <strong>cerchia di “amici”</strong>…. ma, in questa eventualità, viene a mancare l’<strong>autoesaltazione</strong> <strong>da protagonismo puro </strong>di cui sopra, quella <strong>mera illusione</strong> di essere al centro dell’<strong>attenzione globale</strong> per la propria essenza diretta, magari per aver iniziato una discussione con un post provocatorio all’interno di un proprio spazio esclusivo, dove il “<strong>titolare</strong>” ufficiale è il “<strong>padrone assoluto</strong>” che ha il potere di <strong>accogliere o cancellare i propri seguaci</strong>, quasi che quel diario fosse un <strong>castello feudale</strong> in cui il “<strong>signore</strong>” regna sovrano; un potere virtuale dunque, ma pur sempre un “<strong>potere</strong>” da opporre a quello, ben più reale e oppressivo, che si subisce passivamente da cittadini, contribuenti e uomini del popolo.</p>
<p>Quantità immense di foto, video, immagini di opere d’arte, brani letterari vengono <strong>postati giornalmente in un turbinio pirotecnico di dati informatici</strong> che “dura” meno di un giorno, se non persino poche ore. Poi tutto viene <strong>fagocitato</strong> dagli archivi dei social network in funzione delle varie date e ore di pubblicazione; tutto va <strong>in coda</strong>, su <strong>fondo pagina</strong>, dentro i tasti degli anni precedenti, in un enorme <strong>guazzabuglio</strong> che fa sparire “<strong>il tutto</strong>“, pur mantenendolo in una sorta di “<strong>coma farmacologico</strong>” nei <strong>bassifondi virtuali</strong> dei social network.</p>
<p>Non parliamo poi degli “<strong>eventi</strong>“, tutto ciò che implica coinvolgimento dei gruppi di amici, magari per festeggiare un semplicissimo compleanno, o per celebrare la vittoria in un torneo di burraco, viene trasformato in “<strong>EVENTO</strong>“.</p>
<p>Prima un “evento” era una circostanza attesa e auspicata sia dai relativi protagonisti, sia da folte schiere di pubblico; oggi viene invece <strong>banalizzato</strong> e <strong>annichilito</strong> da una serie infinita di <strong>iniziative personali</strong> di dubbio interesse popolare e di discutibile qualità.</p>
<p><strong>Diventa evento</strong> (<em>scusate il gioco di parole</em>) persino la caduta del primo dentino di nostro figlio, certamente un momento storico per noi genitori, ma di sicuro non il più importante degli <strong>appuntamenti mondani</strong> per lo zio della cognata del consuocero del nostro panettiere di fiducia, anche se risulta nell’elenco dei nostri “<strong>amici</strong>” fin da quando ci siamo registrati per la prima volta su Facebook.</p>
<p>Ogni evento sparisce nel <strong>pubblico oblio</strong> già il giorno stesso della sua inaugurazione, spazzato via dal “<span style="text-decoration: underline;"><strong>vento elettronico</strong></span>” dei <strong>massicci flussi informatici successivi</strong> … e forse, chissà, proprio per questo viene chiamato “<strong>e-vento</strong>”.</p>
<p>I social, con i loro automatismi e i loro “canti da sirene”, ci stanno “massacrando” la personalità, illudendoci di essere sempre grandissimi protagonisti della vita pubblica,  ma mantenendo invece pressoché inalterati i nostri rapporti sociali, conquistati senza l’uso del pc.</p>
<p>Per utilizzarli dunque nel migliore dei modi e per esaltarne la <strong>indubbia valenza</strong>, dovremmo considerarci meno “protagonisti” e più disponibili ad appartenere a una comunità, accantonando possibilmente l’inconfessato desiderio egocentristico di essere al centro dell’attenzione di tutti … <strong>nei</strong> <strong>social network</strong> <strong>non servono né i leader né i capitani di ventura,</strong> <strong>almeno lì conta il popolo</strong>.</p>
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		<title>Amici nemici, un problema generazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2013 10:49:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Questa folle società]]></category>
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					<description><![CDATA[  Vi siete guardati intorno negli ultimi anni?  Avete notato differenze fra i rapporti interpersonali]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p>Vi siete guardati intorno negli ultimi anni?  Avete notato differenze fra i <strong>rapporti interpersonali</strong> della vostra generazione e quelli intrattenuti dai vostri figli con i loro amici?</p>
<p><span id="more-2695"></span>*</p>
<p>La stirpe degli <strong>ultra cinquantenni</strong> di oggi si è da tempo <strong>inaridita</strong>.</p>
<p>E’ triste, e non certo retorico, dover ammettere che i <strong>valori sociali</strong> di chi ha superato il mezzo secolo di vita sono evaporati nella ionosfera e poi, passando dal buco dell’ozono, sono finiti nel nulla cosmico.</p>
<p>C’è da chiedersi dunque perché non collima più, per esempio, il concetto di “<strong>amicizia</strong>” fra moderni ultra cinquantenni con quello fra giovani di<strong> età inferiore ai 30 anni</strong> o perché gli odierni attempati si incaponiscono a perseguire ancora logiche di <strong>casta</strong> o di <strong>associazionismi occulti</strong> per il raggiungimento dei loro obiettivi <em>(spesso anche personalissimi o infami), </em>quando i loro stessi figli hanno preso coscienza dei cambiamenti sociali  adeguandosi alle nuove necessità e affrontandone coraggiosamente, da soli e senza alcun aiuto esterno, i conseguenti problemi <em>(<span style="text-decoration: underline;">altro che bamboccioni! </span></em><span style="text-decoration: underline;"><em>–</em><em> E</em><em>’</em><em> vero fornero? E</em><em>’</em></span><em><span style="text-decoration: underline;"> vero padoa schioppa, dovunque tu sia</span>?).</em></p>
<p><strong>Gli anziani di oggi costituiscono invece una generazione disgraziata</strong>.</p>
<p>Non sono più capaci di intrattenere rapporti sinceri e leali con quelli che una volta si chiamavano “<strong>amici</strong>”; o rompono i legami che ritengono troppo “<strong>ingombranti</strong>”, per invidia, gelosia o per quella esasperante smania di “<strong>confronto</strong>” che spesso li vede perdenti, oppure continuano a “<strong>trascinarsi</strong>” dietro <strong>falsi rapporti amichevoli</strong> basati solo su possibili opportunità da sfruttare in futuro, se non in un parassitario presente, vissuto magari all’ombra di quell’ “amico” che non spenderà comunque mai un solo centesimo per ricambiare quel ruffiano legame sopportato solamente per pura ostentazione di superiorità.</p>
<p>Brutta generazione! <strong>Che ha vissuto il ’68 ribellandosi e il 2012 facendosi soggiogare</strong>, che ha creduto nella vera amicizia solo fino al momento in cui ha dovuto fare i conti con un concetto considerato ormai molto più determinante per la società contemporanea: <strong>il protagonismo</strong>.</p>
<p><strong>Successo a tutti i costi</strong>, <strong>egocentrismo assoluto</strong>, <strong>voglia di spiccare</strong> in qualche modo sugli altri, <strong>carrierismo esasperato</strong>, sono tutte alterazioni sociali che hanno condotto alla <strong>deformazione dei rapporti</strong> fra un singolo individuo e un altro.</p>
<p>Il <strong>fenomeno</strong>, partito già dagli anni ’80, come sempre dall’<strong>America</strong> (<em>vera fucina di stronzate di livello universale, che poi vengono automaticamente scimmiottate nel resto dell’occidente</em>) con il celebre “<strong>edonismo reaganiano</strong>“, si è purtroppo consolidato in Italia con il “<strong>berlusconismo</strong>“, altro fenomeno, stavolta nostrano, che ha portato al massimo del parossismo il <strong>culto della competizione</strong> <strong>e dell’apparenza</strong>.</p>
<p>La generazione che è stata maggiormente permeata da queste due “correnti di pensiero” (<em>chiamiamole così per non offendere chi ne è stato contagiato</em>) è stata proprio quella degli attuali ultra-cinquantenni, mentre le nuove generazioni ne sembrano esenti (<em>speriamo continui così anche in futuro</em>).</p>
<p>Per gli “<strong>infettati</strong>” non c’è più spazio per la <strong>solidarietà sociale</strong>, anche se “ufficialmente” si presentano con la maschera che il Premio Nobel per la Letteratura<strong> José Saramago</strong> ha definito la “<strong>maschera della falsità</strong>“. Esternamente gente cordiale, sensibile, altruista, internamente insulsi individui gretti, egoisti, presuntuosi e aridi. Non si “muovono” se non hanno ritorni economici o di “immagine”, <strong>non sono disponibili a concedere nulla senza un concambio adeguato</strong>.</p>
<p>Saramago, qualche giorno prima di morire, ha detto: “<strong><em>Non viviamo una crisi economica, questa è una crisi morale, per questo sarà molto difficile uscirne</em></strong>“, e il filosofo <strong>Emil Cioran</strong> ha affermato in coerenza: “<em><strong>Oggi quasi nessuno riesce a fare a meno della propria maschera. Si ha troppa paura di farsi vedere a cuore nudo dagl’altri, mostrarsi nella propria schiettezza, aprirsi con fiducia,  farsi capire per quello che realmente si sente e si prova. Tutto nasce da questo complesso di timori. Siamo soltanto maschere che non hanno il coraggio di essere</strong></em>“.</p>
<p>In questo scenario un “<strong>amico</strong>“  diventa solo un numero in più sui contatti di <strong>Facebook</strong>, per dirla alla maniera di <strong>Pirandello</strong>: un fastidioso antagonista da “<strong>trattare con i guanti gialli</strong>“.</p>
<p>Un “amico” diventa un <strong>ex</strong> nel momento in cui non si riesce a tenerne il passo, o a dimostrare di esserne in qualche modo superiore, nonostante la propria innegabile <strong>mediocrità</strong> dovrebbe invece costituire un razionale deterrente a qualsiasi genere di <strong>competitività</strong> nei confronti di certo prossimo <strong>maggiormente qualificato</strong>.</p>
<p>Ognuno si ritene un “<strong>padre eterno</strong>” e si ostina in penosi tentativi per dimostrarlo; gli “<strong>altri</strong>” (<em>praticamente tutto il resto del mondo</em>) sono solo <strong>“personaggi di contorno”</strong> che devono essere funzionali esclusivamente alla propria esaltazione. </p>
<p>Guai se gli “altri” che si aggirano nella più vicina orbita hanno invece capacità e talento superiori! Vanno immediatamente epurati e trattati appositamente con il massimo del <strong>disinteresse</strong> e con la più estrema <strong>indifferenza</strong>, se non magari “accoltellati” (<em>in senso metaforico ovviamente</em>) dietro le spalle e in contumacia, nel patetico tentativo di sminuirne il valore all’interno del <strong>gruppo</strong>, con la mera illusione di riuscire così a conquistare “punti” per se stessi e poter risalire dagli ultimi posti della “classifica sociale”.</p>
<p>L’ammirazione e il consenso per il prossimo, in questo contesto, sono da abolire in toto. L’amico deve essere un <strong>essere inferiore</strong>, un <strong>sottomesso</strong>, oppure, e questa è l’unica eccezione, deve essere già in possesso di quel “<strong>potere</strong>” che può essere asservito alle proprie smanie di “<strong>ascesa</strong>“. Lui però, l’amico potente,  non muoverà mai un dito al riguardo, proprio al contrario di quello che facevano gli “amici” della generazione precedente.</p>
<p>Brutta davvero!  Altro che “<strong>generazione di ferro</strong>”!</p>
<p>La nostra (<em>perché anche io che vi scrivo purtroppo ne faccio parte</em>) è proprio una generazione di “<strong>falliti rampanti</strong>”, quelli che leggendo (<em>sempre che disposti intanto ad ammettere di averlo fatto</em>) risponderanno subito: “<strong>Pensa per te … io non sono un fallito</strong>”; gli stessi personaggi che non hanno ancora compreso che <span style="text-decoration: underline;"><strong> in questa cloaca sociale a “emergere” sono spesso solo gli “stronzi”.</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Quest&#8217;articolo è anche presente sul blog &#8220;Striscia la protesta&#8221; al link:</span></strong></span><strong><span style="text-decoration: underline;">  <a href="http://www.striscialaprotesta.it/2013/07/08/amici-nemici-un-problema-generazionale/#more-3086">http://www.striscialaprotesta.it/2013/07/08/amici-nemici-un-problema-generazionale/#more-3086</a></span></strong></p>
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