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	<title>autoreferenzialità &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>Basta con le sfide e le scommesse, statevene tranquilli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2019 15:47:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“I bambini devono essere felici, non essere i migliori“, questo è il titolo di un interessantissimo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="600" height="467" src="http://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2019/07/antagonismo.jpg" alt="" class="wp-image-3722" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2019/07/antagonismo.jpg 600w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2019/07/antagonismo-300x234.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>“<em><strong>I bambini devono essere felici, non essere i migliori</strong></em>“, questo è il titolo di un interessantissimo articolo pubblicato sul “<em><strong>portalebambini.it</strong></em>” (<em>cliccate&nbsp;<a href="https://portalebambini.it/bisogna-essere-felici-non-migliori/?fbclid=IwAR2DoJ1MdAJcx2G00UHEVVVriWUuKMklEBt1_2VHyZ8CUSVnWxuq0CKIJak" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui</strong></a>&nbsp;&nbsp;per leggerlo interamente</em>).</p>



<p>E’ verissimo, ma il concetto vale anche per i genitori.</p>



<p>Inoltre la felicità abbandona gli “<strong>scontenti</strong>” sempre in&nbsp;<strong>competizione</strong>&nbsp;con gli altri anche quando non ce n’è bisogno. D’altra parte la&nbsp;<strong>rivalità sociale</strong>&nbsp;è proprio uno dei sintomi più importanti di instabilità psichica.</p>



<p>La smania di dimostrare la propria presunta “<strong><em>superiorità</em></strong>“, e la continua&nbsp;<strong>autoreferenzialità</strong>&nbsp;sbandierata verso il prossimo, può rendere un qualunque individuo molto affine a quei pazzi sciagurati che una volta vantavano la&nbsp;<strong><em>razza ariana,&nbsp;</em></strong>li ricordate?</p>



<p><strong>Rabbia, ostilità, rancore, odio&nbsp;</strong>e<strong>&nbsp;infelicità</strong>&nbsp;sono i derivati dell’insulsa&nbsp;<strong>competitività</strong>&nbsp;che purtroppo domina sulla società contemporanea; mentre&nbsp;<strong>serenità, appagamento, gioia&nbsp;</strong>e magari anche&nbsp;<strong>felicità</strong>&nbsp;sono più alla nostra portata&nbsp;<strong>se siamo capaci di rispettare chi ci vive accanto senza prevaricarlo in alcun modo</strong>.</p>



<p>Chi non è d’accordo con questo concetto continui pure nella propria stolta paranoia di voler affrontare il resto della propria vita come fosse una “<em><strong>sfida</strong></em>” eterna contro tutto e tutti, ma non illuda se stesso che questo possa renderlo, anche per una sola volta, migliore degli altri, o che il prossimo stia lì a interessarsi alle sue “<em><strong>gesta</strong></em>“, magari per glorificarle;&nbsp;&nbsp;<strong>L’ANTAGONISMO LOGORA CHI NE VUOL FARE ESCLUSIVAMENTE UNA RAGIONE DI VITA.</strong></p>
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		<title>La banalità diventa regola</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/la-banalita-diventa-regola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2018 10:37:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[Quantità immense di foto, video, immagini di opere pittoriche, aforismi, spesso retorici e ridondanti,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quantità immense di foto, video, immagini di opere pittoriche, aforismi, spesso retorici e ridondanti, vengono postati giornalmente in un turbinio pirotecnico di dati informatici che “dura” meno di un giorno, se non persino poche ore. <span id="more-9370"></span><br />
Poi tutto viene fagocitato dagli archivi dei <strong>social network</strong> in funzione delle varie date e ore di pubblicazione; tutto va in coda, su fondo pagina, dentro i tasti degli anni precedenti, in un enorme guazzabuglio che <span class="text_exposed_show">fa sparire “<strong>tutto</strong>“, pur mantenendolo in una sorta di “<strong>coma farmacologico</strong>” nei bassifondi virtuali dei social network.</span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p>Non parliamo poi degli “<strong>eventi</strong>“, tutto ciò che implica coinvolgimento dei gruppi di amici, magari per festeggiare un semplicissimo compleanno, o per celebrare la vittoria in un torneo di burraco, viene trasformato in “<strong>EVENTO</strong>“.</p>
<p>Prima un “<strong>evento</strong>” era una circostanza attesa e auspicata sia dai relativi protagonisti, sia da folte schiere di pubblico; oggi viene invece <strong>banalizzato e annichilito</strong> da una serie infinita di iniziative personali di dubbio interesse popolare e di discutibile qualità.</p>
<p>Diventa evento (<em>scusate il gioco di parole</em>) persino la caduta del primo dentino di nostro figlio, certamente un momento storico per noi genitori, ma di sicuro non il più importante degli appuntamenti mondani per lo zio della cognata del consuocero del nostro panettiere di fiducia, anche se risulta nell’elenco dei nostri “<strong>amici</strong>” fin da quando ci siamo registrati per la prima volta su <strong>Facebook</strong>.</p>
<p>Ogni evento sparisce nel pubblico oblio già il giorno stesso della sua inaugurazione, spazzato via dal “<strong>vento elettronico</strong>” dei massicci flussi informatici successivi … e forse, chissà, proprio per questo viene chiamato “<strong>e-vento</strong>”.</p>
<p>I <strong>social</strong>, con i loro <strong>automatismi</strong> e i loro “canti da sirene”, ci stanno “massacrando” la personalità,<strong>illudendoci di essere sempre grandissimi protagonisti della vita pubblica</strong>, mantenendo invece pressoché inalterati i nostri rapporti sociali, “conquistati” nella realtà senza l’uso del pc.</p>
<p>Per utilizzarli dunque nel migliore dei modi e per esaltarne la indubbia valenza, dovremmo considerarci meno “<strong>protagonisti</strong>” e più disponibili ad appartenere a una <strong>comunità</strong>, accantonando possibilmente l’inconfessato <strong>desiderio egocentristico e autoreferenziale</strong> di essere <strong>al centro dell’attenzione di tutti</strong> … <strong>nei social network non servono né i leader né i capitani di ventura, almeno lì, conta solamente il popolo, la comunità nella sua interezza.</strong></p>
</div>
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		<title>Mediocrità e mitomania camminano a braccetto</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/mediocrita-e-mitomania-camminano-a-braccetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2017 11:08:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nello scorso mese di giugno il blog &#8220;Striscia la Protesta.it&#8221; ha pubblicato un breve articolo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nello scorso mese di giugno il blog &#8220;<strong>Striscia la Protesta.it</strong>&#8221; ha pubblicato un breve articolo sul tema dei <strong>mitomani</strong> che ormai ci ritroviamo in mezzo ai piedi in qualsiasi luogo e circostanza.<span id="more-9125"></span></p>
<p>L’articolo del 28 giugno u.s., intitolato “<strong>I mitomani ci stanno invadendo</strong>” (cliccate <strong><a href="http://www.striscialaprotesta.it/2017/06/28/i-mitomani-ci-stanno-invadendo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a> </strong>per leggerlo),  propone un’interpretazione del fenomeno estrapolata da un’intervista che l’attore e regista <strong>Carlo Verdone</strong> ha concesso a “<em><strong>Repubblica.it</strong></em>“.</p>
<p>Verdone li chiama giustamente “<strong>cazzari</strong>“, e in effetti, riassumendone tutte le possibili sfaccettature, il concetto di <strong>mitomania</strong> potrebbe essere comunque racchiuso nella principale azione compiuta costantemente da questo genere di individui: “<strong>sparare cazzate</strong>“.</p>
<p>Il celebre attore ha più volte rappresentato sul grande schermo personaggi del genere, ora vorrei identificarne meglio i “<strong>connotati</strong>” sociali con una <strong>profilazione</strong> un po’ più caratterizzante.</p>
<p>Il mitomane (<em>o cazzaro</em>):</p>
<ol>
<li>Stravolge i fatti, magari anche inconsapevolmente (<em>ma di norma con specifica volontà</em>), modificandone a proprio uso e consumo la reale natura o distorcendone gli effetti, le componenti e il ruolo dei protagonisti al fine di apparire, agli occhi degli altri, il personaggio principale degli eventi e non il mediocre comprimario qual è nella realtà.</li>
<li>Vive una sorta di realtà parallela nella quale, con la fantasia, tende a mascherare la propria estrema <strong>mediocrità</strong> cercando di apparire, e spesso ci riesce anche, un essere di elevato valore e di grandi capacità.</li>
<li>Ha una <strong>cultura approssimativa</strong>, basata essenzialmente sulle pur scarne esperienze personali, sul “<strong>sentito dire</strong>“, e sulle continue ricerche compiute tramite <strong>Google</strong> e le visite sui siti internet; tuttavia cerca di presentarsi sempre come uomo/donna di grande intelligenza e preparazione, trasformando così il dozzinale nozionismo informatico in un fantasioso patrimonio di conoscenza in realtà del tutto inesistente.</li>
<li>Tende a identificarsi in “<strong>modelli</strong>” precostituiti di personaggi celebri o di comune frequentazione che attirano la sua attenzione, ma che, una volta emulatane l’essenza, vorrebbe sparissero nel nulla in quanto divenuti, nella sua fantasia, suoi odiati <strong>competitor</strong>.</li>
<li>Sui <strong>social network</strong> può presentarsi in due modalità estremamente diverse: o <strong>muto “osservatore” non partecipante</strong>, ottenendo così elementi “utili alla propria conoscenza” passiva, indotta dalle storie di vita altrui, senza rischiare possibili magre figure nel confronto con gli altri utenti; o <strong>esaltato esibizionista</strong> che sgrana continuamente insulse “<strong>perle di saggezza</strong>” piene di retorica e pseudo-raziocinio, possibilmente “estrapolate” dai post di amici e conoscenti vari.</li>
<li>Non ha alcun <strong>rispetto</strong> per il prossimo, anche se finge ipocritamente di mostrarlo solo verso chi gli fa più comodo.</li>
<li>Cerca sempre di far sue le <strong>esperienze</strong> degli altri, ma non nel senso di approfondimento della conoscenza, piuttosto nella possibilità di vantare come propria qualcosa che l’ha visto solo banale comprimario  e non principale realizzatore.</li>
<li>Tende inevitabilmente all’<strong>autoreferenzialità</strong> e all’<strong>autoglorificazione</strong> parlando solo di se stesso, delle proprie esperienze e vantando “<strong>successi</strong>” in qualsiasi campo, anche se in realtà fa una vita più che mediocre; disconosce però, con cieca caparbietà, tutto ciò che di positivo e valido possa essere stato realizzato da chi gli sta attorno perché <strong>vede in ogni affermazione degli altri una propria personale sconfitta</strong>.</li>
<li>Scientificamente è stato provato che la mitomania può assumere carattere <strong>patologico</strong> nelle personalità maggiormente coinvolte in questa devianza (<strong><em>pseudologia fantastica</em></strong>).</li>
<li>Spesso la causa di quest’aberrazione è da ricercare in <strong>traumi giovanili</strong> derivanti da piccoli <strong>insuccessi</strong> malamente interpretati come gravi <strong>fallimenti. </strong>La reazione può portare dunque o a immaginare per sé <strong>una vita solo di vittorie e consensi</strong>, anche dove non ce ne sono proprio, (<em>fino ad arrivare al “<strong>titanismo</strong>“</em>) oppure, in alternativa, a <strong>forme depressive</strong> di vario livello. In quest’ultimo caso quindi la mitomania può essere considerata un <strong>atteggiamento auto-protettivo alternativo alla depressione; </strong>come dire:<strong> meglio esaltati che avviliti.</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
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