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	<title>contro+bufale &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>Così è (se vi pare)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jul 2018 10:24:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ogni notizia che si trova sul web trova regolarmente la sua anti-notizia. Un po’ come accade alla materia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni notizia che si trova sul web trova regolarmente la sua anti-notizia. Un po’ come accade alla materia nell’intero universo alla quale si contrappone ovunque l’antimateria.</p>
<p>Ogni cosa che leggiamo ci viene annullata da qualche altra fonte che la definisce bufala. Così se la notizia è vera diventa una fake news, se è falsa si trasforma in verità assoluta.</p>
<p>Siamo proprio messi male. Quando riusciremo a capire che gran parte di questi giochini sono stati appositamente generati per invalidare nell’opinione pubblica certe verità scomode che potrebbero danneggiare gli uomini e le donne del potere?</p>
<p>Il teorema è questo: Se “automaticamente” per ogni informazione viene generato il suo esatto contrario o quantomeno una chiave di lettura opposta, possiamo stare certi che il relativo soggetto può sempre usufruire di un consenso a proprio favore della metà circa della massa popolare, anche in presenza di forti contestazioni al suo riguardo.</p>
<p>Ormai l’opinione pubblica italiana è spaccata a metà. Anche ciò che appare evidente, se non addirittura ovvio, trova comunque la sua immagine riflessa, il suo esatto contrario.</p>
<p>La verità è diventata relativa, ogni individuo ha la sua, nella più totale esaltazione del concetto pirandelliano del “Cosi è (se vi pare)“.</p>
<p>Esempi? Ne faccio solo tre, ma se ne potrebbero citare a decine.</p>
<p>I migranti africani rischiano di saturare il territorio europeo? C’è chi vede in prospettiva un pericolo e chi sostiene invece che occorre favorirli, “per umanità” e perché ci pagheranno le nostre pensioni future con i loro “infinitesimali” contributi previdenziali.</p>
<p>Un partito politico che sta al governo propone una nuova legge già programmata in precedenza dal partito avverso che governava prima? Allora diventa “propaganda” per chi in atto non può più rivendicarne la paternità.</p>
<p>Le banche rischiano di fallire e interviene lo Stato col denaro pubblico a salvarle? Allora chi è stato cliente della banca a rischio esulta per la “bella iniziativa”, tutti gli altri gridano allo scandalo per distrazione di denaro pubblico.</p>
<p>Ogni cosa appare in modo diverso a secondo dei preconcetti, delle antipatie o degli interessi di chi la sta a guardare. E questo vale in ogni campo, per qualsiasi settore della nostra società.</p>
<p>La verità oggettiva, incontestabile ed evidente non esiste più. Chi è convinto di esserne il portatore o è un povero illuso, o un arrogante azzeccagarbugli che vorrebbe pretendere di imporla agli altri.</p>
<p>L’ultimo episodio in ordine cronologico che rende benissimo l’idea è il caso di Jean-Claude Juncker, beccato diverse volte dai cineoperatori in strani atteggiamenti “ondulatori” o quantomeno bizzarri.</p>
<p>Nonostante sia nota la passione del Presidente della Commissione Europea per l’alcol, e l’evidente imbarazzo delle personalità istituzionali che hanno avuto a che fare con le sue ripetute performance al riguardo, c’è sempre qualcuno che sostiene con forza che le sue video-disavventure (qui sotto ve ne propongo una, ma in rete se ne trovano diverse) sono state causate da un’infiammazione del nervo sciatico … poverino!</p>
<p>Qualsiasi sia la causa che lo fa apparire infermo in questi filmati (l’alcol, un incidente o una qualsiasi malattia), resta la certezza che in certe condizioni sarebbe corretto farsi un po’ da parte, ma da quest’orecchio i signori del potere assoluto non ci voglio sentire. Sono TUTTI malati di protagonismo, sono accentratori, protervi e non intendono cedere un millimetro dello spazio e della visibilità mediatica che si sono conquistati.</p>
<p>La realtà, anche in questo caso, viene alterata secondo la mentalità di ciascun individuo. I video sono stati postati in rete per far notare l’effetto, non la causa. Ubriaco o malato, Juncker, si poteva evitare queste figure barbine, nessuno in futuro giudicherà il Presidente della Commissione Europea un povero martire per la sua ostinata e barcollante presenza fra i leader dei paesi membri dell’Europa. L’assenza sarebbe risultata certamente più dignitosa. Eppure ci sono stati molti utenti di internet che si sono premurati a intervenire in suo favore attribuendo alla sciatica o ai postumi di un non ben precisato incidente quella sua postura da bimbo che muove i primi passi.</p>
<p>La verità dunque è quella che volete voi, quella che più vi soddisfa … così è (se vi pare). Qualunque sia la vostra interpretazione, però, nulla cambierà nella storia, perché tutto ciò che si nasconde dietro i fatti, e che tutti si rifiutano ostinatamente di vedere, resterà sempre e comunque il motore reale del fluire degli eventi, che si fa un baffo delle nostre personali chiavi di lettura.</p>
<hr />
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		<title>Bufale, sbufale, anti-bufale</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/bufale-sbufale-anti-bufale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Mar 2017 15:50:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Alale alala! Gridavano in battaglia gli antichi Greci. Eia Eia Alalà! Urlavano i fascisti. Eccaallà!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="dfk6t-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="dfk6t-0-0"><span data-offset-key="dfk6t-0-0"><span data-text="true"><strong>Alale alala</strong>! Gridavano in battaglia gli antichi Greci. </span></span><strong>Eia Eia Alalà</strong>! Urlavano i fascisti. <strong>Eccaallà</strong>! Dicono oggi a Roma. Com’era nelle previsioni, la guerra nel web fra le disinformazioni bufalare, l’informazione indipendente, la manipolazione istituzionale dell’opinione pubblica e i demistificatori (debunker a caccia di bufale) prosegue sempre più accanita.</div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="cgu3d-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="cgu3d-0-0"><span data-offset-key="cgu3d-0-0">In un articolo di <strong>Enzo Pennetta</strong> su “NexusEdizioni.it” (<a href="http://nexusedizioni.it/it/CT/fake-news-siamo-in-guerra-nel-senso-pieno-del-termine-5422" target="_blank">cliccare qui per leggerlo</a>) rileva come <strong>internet</strong> in questi ultimi anni stia ostacolando in modi diversi l’assoluto <strong>monopolio dell’informazione</strong> detenuto da sempre dalle istituzioni pubbliche, presentandosi come il “<strong>nemico numero uno</strong>” per il potere costituito.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="5048u-0-0">Si parla in particolare delle “<strong>fake news</strong>“, quelle notizie totalmente false che alterano la credibilità di quanto viene diffuso ufficialmente dai media istituzionali o quantomeno controllati dalle istituzioni.</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="5048u-0-0">Delle cosiddette “<strong>bufale</strong>” ne abbiamo parlato recentemente anche noi nel tentativo (purtroppo non sempre riusciamo nel nostro intento di aprire gli occhi alla gente) di chiarire che non bisogna mai credere al primo colpo alle notizie che vengono diffuse in rete, specialmente a quelle rilevate su <strong>Facebook</strong>, ma neanche occorre additarle subito come “bestialità” volte a coinvolgere emotivamente l’attenzione degli utenti dei social. E’ necessario capire prima di tutto quale sia l’effettiva fonte dell’informazione, valutarne l’attendibilità e poi accettare la notizia sempre con il beneficio del dubbio, potremo essere certi della reale consistenza di quanto abbiamo letto solo nei giorni successivi, perché, bufala o no, la verità in gran parte viene sempre a galla, a meno che non si tratti della solita robaccia istituzionale tenuta segreta ai più per gestire “al meglio” il potere.</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="5048u-0-0"></div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="5048u-0-0">Ma le “<strong>bufale</strong>” più pericolose non sono certo quelle di natura pseudo-scientifica, paranormale o complottistica (scie chimiche, ufo, apparizioni mistiche ecc.), in questi casi si tratta di effettivi dubbi, generati da chi osserva la realtà in modo più analitico degli altri, che vengono però amplificati e utilizzati come fondamento di veri e propri “castelli in aria” costruiti per il protagonismo o il business commerciale di pochi operatori farlocchi. Certo gli ingenui ci cascano facilmente, ma chi è più avvezzo alle fandonie della rete, e ormai cominciano a essere in tanti, capisce subito come catalogare e archiviare queste notizie nella propria “libreria della conoscenza” e si fa delle grasse risate in merito.</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="5048u-0-0">Le “<strong>fake da guerra psicologica</strong>” sono piuttosto quelle notizie collegate alla “macchina del fango”: dichiarazioni pubbliche mai esternate, pensieri di personaggi pubblici captati nell’etere da politici arrivisti o pseudo-giornalisti da strapazzo, voci di corridoio appositamente alterate per colpire una ben precisa personalità istituzionale, e così via. Calunnie truccate da verità occulte, bufale in abito da sera per manipolare l’opinione pubblica, quindi strumentali alla gestione del potere o a possibili business commerciali sulla rete (pubblicità).</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="5048u-0-0"></div>
<p><strong>Alessandro Benigni, </strong>docente di ruolo di Filosofia e Psicologia<strong> </strong>sostiene: “S<em>e avete l’illusione di potervi esprimere liberamente, sappiatelo: questa illusione è funzionale ad un guadagno, ad un’operazione commerciale. Quindi politica, quindi di potere. Potere che viene esercitato contro di noi da chi, astutamente, resta dietro le quinte dell’intero processo di formazione del pensiero e del consenso. Perché a questo, serve Facebook”.</em></p>
<p>Poi sul sito<strong> “Berlicche” </strong>si legge: “<em>Bene, abbiamo internet. Lo sapete qual è il guaio di internet? Che una fetta enorme di contenuti passa attraverso le mani di pochi. Pensateci un attimo: siete davvero convinti che chi ha il potere possa permettere che le chiavi dell’informazione siano fuori dal suo controllo? — </em><em>I sistemi operativi, quelli che fanno funzionare il vostro computer, sono in mano ad un paio di persone. Cercate un sito, una notizia su internet? Anche qui è dominio di un paio di persone. Avete un account sui social? Chi credete che li possegga? Esatto, un paio di persone. In parecchi casi, le stesse persone. </em><em>Probabilmente, se non sei un addetto ai lavori, non ti rendi conto di quanto sia fragile la libertà della rete. — </em><em>Quel potere di cui dicevo si è accorto che le stava sparando troppo grosse, e molta gente non ci credeva più. Le persone avevano cominciato a rivolgersi ad altri canali, non controllati. Così sta correndo ai ripari. C’è una guerra civile in corso, e si combatte nell’informazione. O meglio nella <strong>disinformazione</strong>, che oggi ha raggiunto livelli parossistici proprio nei media ufficiali. — </em><em>Primo, <strong>convincere che in rete girano un sacco di balle.</strong> Secondo, che occorre fare qualcosa! </em><em>E quindi incaricare “qualcuno” di individuare ed eliminare chi propaga notizie false.</em></p>
<p>Il “diavoletto” Berlicche dunque insinua (e questa potrebbe essere una bufala o una contro-bufala istituzionale) che la eccessiva presenza di notizie false potrebbe essere stata perfino favorita (se non generata) dalle stesse istituzioni per colpire i social e l’intera internet privando, così la rete di quell’autonomia e libertà d’informazione che tanto sta danneggiando il controllo governativo dell’opinione pubblica. Bufale dunque finalizzate a “imbufalire” la libertà di pensiero del web.</p>
<p>Forse sarà anche una cattiveria, sta di fatto che la <strong>Boldrini</strong> ha selezionato quattro personaggi: <em><strong>Paolo Attivissimo</strong>, <strong>Walter Quattrociocchi</strong>, <strong>David Puente</strong> e <strong>Michelangelo Coltelli </strong></em>che  prossimamente potrebbero essere incaricati ufficialmente dal governo di “filtrare” dalla rete i siti diffusori di fake.</p>
<p>Magari l’intento statale è anche sensato (perché le bufale, da qualsiasi parte provengano, hanno proprio rotto le scatole), ma il potere che delega potere sinceramente mi spaventa un po’.</p>
<p>A parte i quattro cognomi (che sinceramente mi sembrano “apocalittici”), non sembra di trovarsi di fronte a gente impreparata: il giornalista informatico <strong>Attivissimo</strong>, per esempio, risulta tale (attivissimo) proprio nel settore delle inchieste su bufale e teorie del complotto. Insieme a <strong>Puente</strong> ha scoperto, per esempio, che:  “<em>molti siti di bufale condividono gli stessi codici e account per mostrare le pubblicità di Google e altri fornitori, che sono la loro principale fonte di ricavo, e creano network con vari account per diffondere più facilmente i loro articoli, sensazionalistici e quasi sempre inventati, e che una di queste reti fa capo a una società con sede a Sofia, in Bulgaria, registrata a nome di un imprenditore italiano. “<strong>Liberogiornale.com</strong>“, per esempio, fa parte di una galassia di <strong>siti bufalari che spesso storpiano in modo ingannevole i nomi di testate giornalistiche molto note,</strong> come “<strong>Ilfattoquotidaino.com</strong>” (non è un refuso: è proprio <strong>quotidaino</strong>), “<strong>News24tg.com</strong>” o “<strong>Gazzettadellasera.com</strong>“. L’intento sembra piuttosto evidente: <strong>ingannare i lettori facendo credere che le notizie pubblicate provengano da testate autorevoli e incassare grazie al traffico pubblicitario derivante dalla frenetica condivisione</strong></em>“.</p>
<p>Insomma dobbiamo aprirci sempre più gli occhi e far funzionare al meglio le nostre capacità ricettive, ciò che ci viene presentato come verità assoluta non è quasi mai tale; i media nazionali sono tutti controllati dal sistema di potere che tende a manipolare l’opinione pubblica a proprio uso e consumo, nel web abbondano siti con testate simili a quelle più conosciute che diffondono notizie false per ricavarne introiti pubblicitari, i social traggono in inganno moltissimi utenti permettendo la condivisione di falsità, il <strong>debunking</strong> nel tentativo di cacciare le bufale potrebbe colpire anche onesti operatori della libera informazione e chi grida “alla bufala, alla bufala!”, come nella celebre storiella di “Al lupo, al lupo!”, potrebbe finire col digerire scempiaggini a centinaia rischiando di non credere più alla più evidente delle verità.</p>
<p>Siamo proprio messi bene nell’era dell’<strong>iper-informazione</strong>!</p>
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