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	<title>editoria &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title></title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2016 12:13:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anche l’editoria è stata colpita dall’uragano “profitto”, un immenso e irrefrenabile tifone]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche l’editoria è stata colpita dall’uragano “<strong>profitto</strong>”, un immenso e irrefrenabile tifone che ha già spazzato via, in tutti i settori della società contemporanea, qualsiasi traccia di onestà, rispetto del prossimo, umanità e soprattutto coerenza.<span id="more-3030"></span><span id="more-7143"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non c’è giorno in cui le grandi “<strong>teste di manager</strong>”, che vorrebbero dirigere il mondo verso i nuovi lidi del “<strong>cambiamento</strong>” a tutti i costi, non si inventino qualcosa che la loro smisurata<strong>presunzione</strong> giudichi “innovativa” o, quantomeno, “redditizia”.</p>
<p>La loro “navigazione” nelle tempestose acque del <strong>mercato globale</strong> (<em>l’orrendo mostro che ci sta portando verso quell’apocalisse pronosticata nel Nuovo Testamento</em>) è “a vista”, totalmente scevra quindi dall’utilizzo di quegli strumenti che in passato hanno invece coadiuvato l’umanità intera nella crescita e nel progresso civile, come l’<strong>etica professionale</strong>, il <strong>riguardo per i fruitori del prodotto</strong> e la <strong>correttezza verso chi ha contribuito, con la propria creatività, alla realizzazione di quello stesso prodotto</strong>.</p>
<p>Le “teste di manager” navigano a lume di naso (quello loro ovviamente) e nella piena consapevolezza di non voler affrontare assolutamente i rischi del mantenimento delle vecchie tradizioni, a loro confronto Schettino diventa un “capitano coraggioso”. Per loro il cosiddetto “<strong>cambiamento</strong>” diventa un’ancora di salvezza, una forma di garanzia che li possa tutelare dalle incognite dell’osservanza delle antiche consuetudini professionali, ritenute ormai obsolete dalle tendenze del momento dettate dagli “studi” americani in campo di <strong>marketing globale</strong>.</p>
<p>Così anche <strong>l’editoria</strong> non è riuscita a tirarsi fuori dal ciclone. Un mercato, quello dei libri, schizofrenico, isterico e incoerente come tutto in quest’epoca di follia allo stato puro.</p>
<p><strong>Si fa tutto e il contrario di tutto</strong>; per esempio pochi anni fa i libri del compianto <strong>Faletti</strong>, comunque molto belli anche nella stesura originale, erano stati “pompati” dall’editore che voleva romanzoni da 800/1000 pagine. Così il lettore si trovava immerso in tante storie “collaterali” che poi non risultavano avere alcuna funzionalità nella trama principale.</p>
<p>Oggi qualcuno si è inventato l’esatto contrario; una casa editrice sta pubblicando un certo numero di libri <strong>in chiave ridotta</strong> rispetto al testo integrale del relativo Autore. Lo slogan ufficiale è: “<strong>distillati, non riassunti</strong>”.</p>
<p>La frase, di indubbio fascino commerciale, è certamente ad effetto, ma nasconde una stratosferica ovvietà: il <strong>riassunto</strong> è un estratto della storia raccontata nel libro, realizzata tuttavia con un nuovo sintetico testo il cui autore non può essere quello del romanzo originale, ma coinciderebbe con lo stesso editore o con un suo delegato; il <strong>distillato</strong> invece è lo stesso testo originale <strong>sfrondato</strong> (<em>in modo <strong>sfrontato</strong></em>) di tutto quanto l’editore ha ritenuto presuntuosamente “<strong>eccessivo</strong>”, in controtendenza rispetto all’Autore che, ovviamente, ha scritto invece tutto ciò che ha ritenuto “<strong>necessario</strong>”.</p>
<p>Si tagliano in pratica le storie per rendere i romanzi più “digeribili” e “appetibili” dal punto di vista commerciale, alla faccia del rispetto che meriterebbero gli autori e i lettori stessi, trattati ormai solo come meri strumenti di profitto.</p>
<p>La presunzione, l’incompetenza, e la sicumera di certi editori hanno superato abbondantemente i confini della decenza.</p>
<p>Ma la cosa più triste è l’eventualità, che personalmente non auspico nella speranza di far recuperare un po’ di dignità all’editoria nazionale, di un successo nelle vendite di questa campagna di <strong>pubblicazioni “bonsai”</strong>.</p>
<p>Non sarebbe giusto nei confronti degli Scrittori, “<strong>letteralmente castrati</strong>” nella loro opera (<em>peraltro secondo scelte dell’editore del tutto personali e opinabili</em>), e dei fruitori dei lavori che avrebbero il diritto di leggere e giudicare i romanzi in formato integrale.</p>
<p>Ma se l’umanità vuole riprendersi il proprio libero arbitrio e ritornare a progredire, liberandosi dal giogo imposto da chi pretende di comandare nelle nostre teste per generare profitto a proprio favore, dovrebbe iniziare a fare le scelte giuste anche in casi come questo. Ai posteri l’ardua sentenza.</p>
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		<title>Frustrazioni degli autori del terzo millennio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 12:33:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
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					<description><![CDATA[Un tempo, ma ormai parliamo di uno o due secoli fa, chi riteneva di possedere un minimo di talento, non]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.5em;">Un tempo, ma ormai parliamo di uno o due secoli fa, chi riteneva di possedere un minimo di </span><b style="line-height: 1.5em;">talento</b><span style="line-height: 1.5em;">, non trovava particolari difficoltà a proporre all’esterno i frutti della propria </span><b style="line-height: 1.5em;">creatività</b><span style="line-height: 1.5em;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2690"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Da sempre, per un <b>artista </b>o un <b>creativo</b>, risulta “<b>necessario</b>” poter vagliare (<i>oggi diremmo testare</i>) le proprie qualità raffrontandosi in qualche modo col “<b>resto del mondo</b>”. Certo in passato c’era sempre il rischio di essere stroncati già in partenza, di ritrovarsi strapazzati dalla “<b>critica</b>” ufficiale o dagli addetti ai lavori pur risultando magari graditi al pubblico; ma almeno c’era facilità di approccio con i fruitori della cultura e, sincero o no, qualificato o no, magari approssimativo o superficiale, forse di parte o interessato chissà, comunque un giudizio non mancava mai e l’artista poteva farsi una sua idea sull’opportunità o meno di continuare a lavorare nel settore.<br />
E questo valeva per tutto: per la pittura, la letteratura, la fotografia, la scultura, la musica ecc. ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi <b>non è più così</b>. Tutto è inflazionato, specialmente nel mondo dell’arte e della cultura contemporanea. La produzione è divenuta <b>mastodontica </b>in qualunque campo e la qualità delle opere, seppur presente, sparisce “<b>nella massa</b>”, nella impossibilità di poter emergere dall’enorme quantità di “<b>detriti</b>” di ogni sorta che prepotentemente si riversa di continuo nel mare della creatività umana, divenuto ormai un immenso <b>oceano globale</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le difficoltà maggiori si sviluppano nella <b>letteratura</b>. Per uno scrittore del terzo millennio far leggere una qualsiasi propria creazione al resto dell’umanità è divenuta impresa ardua, specialmente se per &#8220;<b>altri</b>&#8221; intendiamo i parenti e gli amici più vicini.<br />
Qualsiasi sia il soggetto del testo è quasi impossibile trovare qualcuno che si dichiari interessato all’argomento; così, con l’alibi della scarsa <b>attrazione </b>per il tema del libro, la gente del proprio <b>entourage</b>, sulla quale si conta normalmente per un consiglio o una stuzzicante opinione  che possa migliorare la produzione letteraria, mostra solo <b>massima indifferenza </b>per il tuo lavoro e ne prende platealmente le distanze, per poi però discutere animosamente con gli altri tuoi amici, magari in tua presenza, dei nuovi libri acquistati che sta “divorando” con estremo piacere, quasi sempre “<b>minchiate galattiche</b>”, anche se loro di “astronomia” non capiscono nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là di invidie, gelosie, e sciocchi infantili antagonismi, che possono costituire un humus ideale per reazioni di questo tipo, la realtà è che in Italia, e non è un luogo comune, la massa popolare legge pochissimo e male. Non è dunque troppo strano che i campioni di incassi in libreria siano stati ultimamente soprattutto autori stranieri come <b>Dan Brown</b>, <b>Scott Fitzgerald</b>, o <b>Khaled Hosseini </b>e che un autore (<i>si fa per dire</i>) italiano che è stato presente nella top hits si chiama <b>Del Piero</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">La produzione italiana è però validissima, ma è poco conosciuta, soprattutto per ignoranza, cattiva distribuzione, scadente pubblicizzazione, e per la valanga di libri autoprodotti in self-publishing che ormai seppellisce la qualità con la quantità.<br />
Girano sempre gli <b>stessi nomi </b>e le necessità commerciali delle case editrici hanno “permesso” a molti noti autori, che non hanno di certo poteri soprannaturali per poterlo fare, di sfornare decine di libri all’anno, che firmano ovviamente con il silenzioso e sottomesso contributo di giovani “<b>assistenti</b>”, destinati a restare sempre nell’ombra.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono in pochissimi a riuscire a emergere e, <b>non sempre il successo è figlio del merito</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scrittore poco conosciuto spesso si sente <b>solo</b>, e “solo” un altro scrittore lo può comprendere, ma a quel punto subentra magari la gelosia e quel dannato pensiero (<i>totalmente infondato</i>) che fa ritenere un semplice complimento a un collega come un grave danneggiamento per la propria immagine professionale.<br />
Quindi comprendo pienamente il piacere che possa provare un autore quando riceve un&#8217;attestazione di gradimento del proprio lavoro, ma soprattutto l&#8217;ufficializzazione di una &#8220;lettura&#8221; che, altrimenti, resterebbe nella sfera delle possibilità e non in quella delle certezze. E questo vale per tutti, da <b>Eco </b>a <b>Vespa</b>, da<b> Dan Brown </b>a <b>Moccia</b>, da <b>Camilleri </b>giù giù giù giù &#8230;. fino a <b>Vincenzo Mollica</b>.</p>
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