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	<title>emozioni+di+un+creativo &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>Non sparate sulle emozioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Nov 2021 10:48:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Proprio ieri un mio carissimo amico, scrittore talentuoso, lamentava su un post di Facebook la propria]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class=" wp-image-4215" src="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2021/11/emozioni.jpg" alt="" width="574" height="376" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2021/11/emozioni.jpg 696w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2021/11/emozioni-300x197.jpg 300w" sizes="(max-width: 574px) 100vw, 574px" /></p>
<p>Proprio ieri un mio carissimo amico, scrittore talentuoso, lamentava su un post di Facebook la propria inspiegabile commozione sofferta nel rileggere alcune pagine del suo ultimo libro.</p>
<p>Si chiedeva se questo fosse un effetto della vecchiaia o la subentrante debolezza emotiva che colpisce chi si immedesima troppo nei personaggi da lui creati.</p>
<p>Io personalmente sono convinto che sono vere entrambe le cose. Superata una certa età, intorno ai sessant&#8217;anni, la sfera emotiva di ognuno di noi subisce una sorta di allargamento delle <strong><em>maglie di protezione</em></strong>, proprio da queste piccole &#8220;falle&#8221; filtrano sciami di <strong>turbamenti</strong> delle nostre coscienze dovute sia agli eventi riscontrati nel quotidiano, sia all&#8217;istintiva personale identificazione di ogni autore nelle storie da lui stesso inventate. Vecchiaia dunque, ma anche maggiore permeabilità della &#8220;<em>corazza</em>&#8221; che difende le nostre <strong>coscienze</strong> susseguente all&#8217;eccessivo sforzo creativo patito nel tempo.</p>
<p>A me infatti accade da sempre, e non solo al sopraggiungere della vecchiaia. Mi sono emozionato e commosso quando dipingevo alla fine degli anni &#8217;80 e da quando ho scritto il mio primo libro negli anni &#8217;90, &#8220;<em>Il dono della sopravvivenza</em>&#8220;.<br />
Mi accorgevo però che poi lo stesso non accadeva ai destinatari delle mie opere, a quel pubblico che tante volte, per non voler concedere alcuna gratificazione all&#8217;autore, si sforza di tenere a bada qualsiasi emozione, o magari apprezza, si complimenta, sicuramente gradisce ma non prova certo quel tormento emotivo che caratterizza un artista nella propria fase ispirativa.</p>
<p>Ci si sente persino un po&#8217; scemi per questa improvvisa commozione non condivisa da chi ci sta attorno, ma è &#8220;colpa&#8221; della naturale sensibilità che gioca questi brutti scherzi a coloro che hanno &#8220;<em>l&#8217;ardire</em>&#8221; e la &#8220;<em>tracotanza</em>&#8221; di essere <strong>creativi</strong>.</p>
<p>Semmai fa un po&#8217; più male la successiva delusione che si prova quando quel &#8220;<em>parto mentale</em>&#8221; non risulta altrettanto toccante per gli altri; la <strong>sensibilità</strong> non è un effetto collaterale dei creativi, ne è piuttosto la caratteristica principale, e purtroppo non ha la capacità di risultare <strong>contagiosa</strong>.</p>
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