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	<title>enzo+jannacci &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>La sintesi nell’epoca della comunicazione è anacronistica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2016 10:59:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ora anche il social network “Twitter” si è pentito di questa scelta iniziale (che comunque l’ha]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ora anche il social network “Twitter” si è pentito di questa scelta iniziale (che comunque l’ha caratterizzato nel panorama dei social) e, come Facebook, ha aperto al dialogo completo senza limiti nei caratteri.<span id="more-7608"></span></p>
<p>D’altra parte si ci è resi conto che la sintesi alla Twitter è più un vezzo che una necessità, come accadeva invece in tempi ormai lontani quando il telegrafo doveva obbligatoriamente racchiudere in pochi caratteri notizie, concetti e colloqui anche complessi.</p>
<p>Oggi non è più così, e nell’era della comunicazione in cui si spediscono progetti completi e intere enciclopedie con un semplice file, essere costretti a “cinguettare” poche parole, magari senza neanche riuscire a farci capire da chi ci ascolta, è puramente anacronistico.</p>
<p>Anche perché la capacità di sintesi non è un dono per tutti. Chi riesce a farlo è certamente dotato di abilità dialettiche che difficilmente possono essere trasmesse da un individuo all’altro.</p>
<p>Vorrei ricordare insieme a voi un periodo appartenente ormai al secolo scorso quando il telegrafo, con la sua nota unica e ripetitiva, era il solo mezzo di comunicazione.  Una bellissima canzone di <strong>Enzo Jannacci</strong> è adattissima a riportarci indietro nel tempo.</p>
<p>Vi propongo dunque “<strong>Giovanni telegrafista</strong>”, in memoria di quando trasmettere messaggi era quasi un gesto disperato con il quale si tentava di proiettare nel vuoto dello spazio poche ma significative parole, e talvolta anche sentimenti e dichiarazioni d’amore.</p>
<p>Erano altri tempi, ma forse il desiderio di comunicare era così intenso da abbattere facilmente qualsiasi difficoltà di sintesi e il dialogo avveniva comunque benissimo anche attraverso quel monotono “piripippipiripirippippiri”.</p>
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