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	<title>eventi &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>La banalità diventa regola</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/la-banalita-diventa-regola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2018 10:37:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quantità immense di foto, video, immagini di opere pittoriche, aforismi, spesso retorici e ridondanti,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quantità immense di foto, video, immagini di opere pittoriche, aforismi, spesso retorici e ridondanti, vengono postati giornalmente in un turbinio pirotecnico di dati informatici che “dura” meno di un giorno, se non persino poche ore. <span id="more-9370"></span><br />
Poi tutto viene fagocitato dagli archivi dei <strong>social network</strong> in funzione delle varie date e ore di pubblicazione; tutto va in coda, su fondo pagina, dentro i tasti degli anni precedenti, in un enorme guazzabuglio che <span class="text_exposed_show">fa sparire “<strong>tutto</strong>“, pur mantenendolo in una sorta di “<strong>coma farmacologico</strong>” nei bassifondi virtuali dei social network.</span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p>Non parliamo poi degli “<strong>eventi</strong>“, tutto ciò che implica coinvolgimento dei gruppi di amici, magari per festeggiare un semplicissimo compleanno, o per celebrare la vittoria in un torneo di burraco, viene trasformato in “<strong>EVENTO</strong>“.</p>
<p>Prima un “<strong>evento</strong>” era una circostanza attesa e auspicata sia dai relativi protagonisti, sia da folte schiere di pubblico; oggi viene invece <strong>banalizzato e annichilito</strong> da una serie infinita di iniziative personali di dubbio interesse popolare e di discutibile qualità.</p>
<p>Diventa evento (<em>scusate il gioco di parole</em>) persino la caduta del primo dentino di nostro figlio, certamente un momento storico per noi genitori, ma di sicuro non il più importante degli appuntamenti mondani per lo zio della cognata del consuocero del nostro panettiere di fiducia, anche se risulta nell’elenco dei nostri “<strong>amici</strong>” fin da quando ci siamo registrati per la prima volta su <strong>Facebook</strong>.</p>
<p>Ogni evento sparisce nel pubblico oblio già il giorno stesso della sua inaugurazione, spazzato via dal “<strong>vento elettronico</strong>” dei massicci flussi informatici successivi … e forse, chissà, proprio per questo viene chiamato “<strong>e-vento</strong>”.</p>
<p>I <strong>social</strong>, con i loro <strong>automatismi</strong> e i loro “canti da sirene”, ci stanno “massacrando” la personalità,<strong>illudendoci di essere sempre grandissimi protagonisti della vita pubblica</strong>, mantenendo invece pressoché inalterati i nostri rapporti sociali, “conquistati” nella realtà senza l’uso del pc.</p>
<p>Per utilizzarli dunque nel migliore dei modi e per esaltarne la indubbia valenza, dovremmo considerarci meno “<strong>protagonisti</strong>” e più disponibili ad appartenere a una <strong>comunità</strong>, accantonando possibilmente l’inconfessato <strong>desiderio egocentristico e autoreferenziale</strong> di essere <strong>al centro dell’attenzione di tutti</strong> … <strong>nei social network non servono né i leader né i capitani di ventura, almeno lì, conta solamente il popolo, la comunità nella sua interezza.</strong></p>
</div>
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		<title>Orrori fotografici nell&#8217;era dello smartphone</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/orrori-fotografici-nellera-dello-smartphone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2015 10:46:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
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					<description><![CDATA[Il giornalista e scrittore Roberto Cotroneo ha pubblicato recentemente un bellissimo articolo intitolato:]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="kopa-one-third"></div>
<p>Il giornalista e scrittore Roberto Cotroneo ha pubblicato recentemente un bellissimo articolo intitolato: “Scattate fotografie orribili senza saperlo, vi stanno ingannando” (<a href="http://robertocotroneo.me/2014/10/10/fotografia/" target="_blank">cliccare qui per leggerlo</a>), che io condivido in pieno pur non essendo un fotografo.</p>
<p>Ma Cotroneo ha “focalizzato” (è proprio il caso di dire così) la sua attenzione solo sulla componente tecnica delle foto del terzo millennio, non sui contenuti che, per quanto sia possibile, risultano ancora peggiori.</p>
<p>Ma vogliamo un attimo riflettere su cosa si fotografa oggi con gli smartphone?<br />
A parte qualche raro caso di drammatiche istantanee di vita vera, estrapolate casualmente da “passanti” che si sono ritrovati al posto giusto nel momento giusto, la maggior parte dei soggetti fotografati sono gruppetti di personaggi falsamente felici, “immortalati” con ebeti sorrisi plastificati attorno a un tavolo (o un divano maltrattato) di un qualunque locale pubblico, per dimostrare ai “posteri” la loro presenza in quelli che si ostinano a chiamare “eventi”.<br />
In realtà si tratta di tristissime riunioni di “zombi” che si illudono di essere ancora vivi fingendo di socializzare con creature consimili all’interno di insignificanti adunate salottiere; ma i “non-morti” non si rendono conto del loro stato, e farsi fotografare a migliaia, in quell’ammasso di sorridenti maschere da “torre di Babele” che non riescono più a comunicare fra loro, dovrebbe dimostrare una vivacità sociale che invece è totalmente assente in questi accumuli caotici di nullità che si illudono di divertirsi.</p>
<p>Ma che dire delle altre tematiche fotografiche tanto di moda oggi?<br />
Che dire, per esempio, dei celebri “selfie”? Quando venivano chiamati “autoscatti” risultavano obsoleti e superati ma, una volta inglesizzata la nomenclatura, si sono trasformati in un fenomeno planetario.<br />
E che ne pensate della follia compulsiva di fotografare ossessivamente il cibo che si sta ingurgitando? O dell’altrettanto scriteriata abitudine di immortalare le scarpe indossate in una determinata occasione, che potrebbe anche coincidere con l’inizio di una qualsiasi giornata feriale, diventando così una nuova forma di routine maniacale da sottoporre a terapia psico-analitica.</p>
<p>Insomma oggi siamo tutti fotografi, così come siamo diventati tutti pittori, scrittori, musicisti, editori. I media, la tecnologia e i social network soprattutto, hanno trasformato il nostro vecchio mondo, dove ognuno di noi aveva il ruolo che gli competeva (per tipologia di studi portati a termine, per qualità intrinseche, per passioni coltivate, per meriti acquisiti sul “campo”, per doni di natura ecc. ecc.), in una sorta di Torre di Babele dove tutti vogliono e pretendono di fare tutto, sommergendo la qualità con la quantità, banalizzando sia le arti che i mestieri, e coprendo di ridicolo, unico effetto percepito da quest’immenso tsunami di presupponenza, quel poco di “buono” che la società di oggi è ancora in grado di generare.</p>
<p>La tecnologia non ha migliorato la nostra qualità sociale, ne ha piuttosto seppellito le eccellenze sotto una montagna di detriti culturali.</p>
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		<title>Facebook: la banalizzazione di tutto</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/facebook-la-banalizzazione-di-tutto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2015 10:38:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libera-mente]]></category>
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					<description><![CDATA[L’avvento dei social network è stato interpretato dalla massa popolare dell’intero pianeta come]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’avvento dei <strong>social network</strong> è stato interpretato dalla massa popolare dell’intero pianeta come la più grande ventata di indipendenza nella storia dell’intera umanità.<span id="more-2988"></span><span id="more-5684"></span></p>
<p>Ogni essere umano dotato di computer ha ritenuto infatti, semplicemente registrandosi su <strong>Facebook</strong>, di essersi trasformato in <strong>editore</strong> di se stesso, <strong>scrittore</strong>, <strong>giornalista</strong> freelance, <strong>opinionista</strong>, <strong>giudice</strong> qualificato, in piena libertà e, soprattutto, senza spendere un centesimo.</p>
<p>In minima parte è anche vero, ma è nelle “<strong>dimensioni</strong>” la vera differenza, come dire che ogni uomo possa ritenersi potenzialmente un <strong>Rocco</strong> <strong>Siffredi</strong> pur avendo prerogative fisiche del tutto <strong>standard</strong>.</p>
<p>La vera forza divulgativa dei social network, a parte la pubblicità (<em>chissà fino a che punto disinteressata</em>) che attualmente stanno facendo in loro favore le televisioni  pubbliche e private, sta proprio nell’<strong>aggregazione</strong>, nella <strong>capacità di raggruppare utenti,</strong> di generare “<strong>unioni</strong>”, di mettere sotto un’unica “etichetta” tantissima gente con uguali intenti o simili affinità.</p>
<p>La massiva <strong>divulgazione</strong> dei dati pubblicati (<em>o “postati” come si dice convenzionalmente</em>) è diventata certamente la vera pietra miliare della <strong>comunicazione</strong>, ma non è assolutamente ciò che molti utenti sono convinti che sia, perché presentarsi “<strong>da soli</strong>” non serve a nulla e si resta “isolati” pressoché come prima.</p>
<p>Chi accede al proprio spazio personale su un social network, per fare un esempio, o alla sua pagina gestita in qualità di amministratore, non si espone immediatamente di fronte a una <strong>platea globale,</strong> come sono convinte purtroppo molte persone, ma inizialmente si trova proprio solo con se stesso, come quando si osserva di fronte lo specchio del proprio bagno, piano piano dovrà dunque costruirsi un suo “<strong>pubblico</strong>”, quelli che il social network “<strong>Facebook</strong>” chiama più semplicemente “<strong>amici</strong>”.</p>
<p>Col tempo, e in base alle effettive conoscenze in campo “<strong>reale</strong>” (<em>senza coinvolgere gente sconosciuta perché ciò è severamente vietato dalla policy di Facebook</em>), questa platea comincia a diventare sempre più grande, ma il nostro pubblico resterà sempre nell’ordine di grandezza del numero delle nostre <strong>effettive relazioni sociali</strong>.  Quindi se vogliamo fare i “<strong>predicatori</strong>” o gli <strong>opinionisti</strong> in termini più ampi e più prossimi al “globale”, dobbiamo scegliere altri canali o aggregarci in gruppi “<strong>virali</strong>” che possono invece espandersi <strong>esponenzialmente,</strong> proprio per la loro capacità di attingere contemporaneamente ai “<strong>bacini di utenza</strong>” di ogni singolo componente del gruppo che agisce da <strong>fattore moltiplicativo della diffusione</strong>.</p>
<p>In poche parole, chi si sente un <strong>padreterno</strong> solo perché è iscritto a Facebook e <strong>pubblica le proprie idee sul suo diario</strong> senza avere tuttavia una <strong>platea sufficiente</strong>, è come se “parlasse da solo” o se tentasse, “<strong>pescando</strong>” nel proprio acquario, di catturare<strong> attenzione oceanica</strong>.</p>
<p>Anche i numeri dei commenti o dei  “<strong>mi piace</strong>” sui post di una determinata pagina possono facilmente trarre in inganno. Intanto i commenti per essere “<strong>validi</strong>” devono risultare coerenti al tema proposto nel relativo articolo e qualitativamente <strong>efficaci</strong> al dibattito; inoltre le “risposte” ad un commento andrebbero inserite sotto al relativo commento, non come ulteriore intervento, perché una eventuale replica alla replica trasformerebbe il “campo-commenti” in un “<strong>campo</strong>” da tennis o in un tavolo di ping pong (<em>quindi con due o 4 giocatori al massimo</em>)  invece che di un tavolo di discussione multipla.</p>
<p>Poi, una pagina con soli <strong>50 iLike</strong> che però rispondono tutti e con regolarità ad ogni post, <strong>non è comunque paragonabile</strong>, come potenzialità ed effettiva forza di divulgazione, a una pagina con <strong>10.000 fan, </strong>anche se in massima parte <strong>leggono solo senza intervenire </strong>(<em>modalità detta “<strong>silenziosa</strong>“, ultimamente molto utilizzata, anche se va in senso contrario allo spirito di una comunità virtuale dove i “<strong>guardoni ignavi</strong>” che <strong>rifiutano il confronto</strong> o per alterigia o per atavica scadente autostima, non sono di certo benvoluti</em>) .</p>
<p>Insomma i social network sono giganteschi “<strong>recipienti</strong>” stracolmi di dati, e il massiccio utilizzo di questi strumenti, senza un minimo di conoscenza specifica del loro funzionamento, serve a ben poco e resta un’attività “<strong>fine a se stessa</strong>“; certo “<strong>chi si accontenta gode</strong>“, e coloro che si avvalgono dei social in ambiti ristretti illudendosi invece di “<strong>parlare</strong>” col mondo, non si pongono alcun <strong>dubbio in merito alla reale efficacia di questo loro impegno</strong>, ma in fondo: “<strong>contenti loro, contenti tutti</strong>“.</p>
<p>Ben altra cosa è invece l’aggregazione, l’inserimento in qualità di “<strong>follower</strong>” (<em>sostenitore</em>) all’interno di entità già costituite che hanno raccolto nel tempo <strong>ampio consenso popolare</strong>. In quest’ultimo caso la <strong>visibilità</strong> degli interventi è certamente da rapportare ai grandi numeri, non alla solita, monocorde e circoscritta <strong>cerchia di “amici”</strong>…. ma, in questa eventualità, viene a mancare l’<strong>autoesaltazione</strong> <strong>da protagonismo puro </strong>di cui sopra, quella <strong>mera illusione</strong> di essere al centro dell’<strong>attenzione globale</strong> per la propria essenza diretta, magari per aver iniziato una discussione con un post provocatorio all’interno di un proprio spazio esclusivo, dove il “<strong>titolare</strong>” ufficiale è il “<strong>padrone assoluto</strong>” che ha il potere di <strong>accogliere o cancellare i propri seguaci</strong>, quasi che quel diario fosse un <strong>castello feudale</strong> in cui il “<strong>signore</strong>” regna sovrano; un potere virtuale dunque, ma pur sempre un “<strong>potere</strong>” da opporre a quello, ben più reale e oppressivo, che si subisce passivamente da cittadini, contribuenti e uomini del popolo.</p>
<p>Quantità immense di foto, video, immagini di opere d’arte, brani letterari vengono <strong>postati giornalmente in un turbinio pirotecnico di dati informatici</strong> che “dura” meno di un giorno, se non persino poche ore. Poi tutto viene <strong>fagocitato</strong> dagli archivi dei social network in funzione delle varie date e ore di pubblicazione; tutto va <strong>in coda</strong>, su <strong>fondo pagina</strong>, dentro i tasti degli anni precedenti, in un enorme <strong>guazzabuglio</strong> che fa sparire “<strong>il tutto</strong>“, pur mantenendolo in una sorta di “<strong>coma farmacologico</strong>” nei <strong>bassifondi virtuali</strong> dei social network.</p>
<p>Non parliamo poi degli “<strong>eventi</strong>“, tutto ciò che implica coinvolgimento dei gruppi di amici, magari per festeggiare un semplicissimo compleanno, o per celebrare la vittoria in un torneo di burraco, viene trasformato in “<strong>EVENTO</strong>“.</p>
<p>Prima un “evento” era una circostanza attesa e auspicata sia dai relativi protagonisti, sia da folte schiere di pubblico; oggi viene invece <strong>banalizzato</strong> e <strong>annichilito</strong> da una serie infinita di <strong>iniziative personali</strong> di dubbio interesse popolare e di discutibile qualità.</p>
<p><strong>Diventa evento</strong> (<em>scusate il gioco di parole</em>) persino la caduta del primo dentino di nostro figlio, certamente un momento storico per noi genitori, ma di sicuro non il più importante degli <strong>appuntamenti mondani</strong> per lo zio della cognata del consuocero del nostro panettiere di fiducia, anche se risulta nell’elenco dei nostri “<strong>amici</strong>” fin da quando ci siamo registrati per la prima volta su Facebook.</p>
<p>Ogni evento sparisce nel <strong>pubblico oblio</strong> già il giorno stesso della sua inaugurazione, spazzato via dal “<span style="text-decoration: underline;"><strong>vento elettronico</strong></span>” dei <strong>massicci flussi informatici successivi</strong> … e forse, chissà, proprio per questo viene chiamato “<strong>e-vento</strong>”.</p>
<p>I social, con i loro automatismi e i loro “canti da sirene”, ci stanno “massacrando” la personalità, illudendoci di essere sempre grandissimi protagonisti della vita pubblica,  ma mantenendo invece pressoché inalterati i nostri rapporti sociali, conquistati senza l’uso del pc.</p>
<p>Per utilizzarli dunque nel migliore dei modi e per esaltarne la <strong>indubbia valenza</strong>, dovremmo considerarci meno “protagonisti” e più disponibili ad appartenere a una comunità, accantonando possibilmente l’inconfessato desiderio egocentristico di essere al centro dell’attenzione di tutti … <strong>nei</strong> <strong>social network</strong> <strong>non servono né i leader né i capitani di ventura,</strong> <strong>almeno lì conta il popolo</strong>.</p>
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