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	<title>fake+news &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>Il coronavirus si è travestito da bufala</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/il-coronavirus-si-e-travestito-da-bufala/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2020 11:26:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Con la stessa tempestività con la quale le autorità cinesi hanno imposto il silenzio totale ai media]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="" data-block="true" data-editor="eth63" data-offset-key="4ljdh-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="4ljdh-0-0"><span data-offset-key="4ljdh-0-0">Con la stessa tempestività con la quale le autorità cinesi hanno imposto il silenzio totale ai media sulla questione del&nbsp;<strong>coronavirus</strong>, sono partite in tutto il mondo, soprattutto sui social, centinaia di&nbsp;<strong>FAKE NEWS</strong>.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="eth63" data-offset-key="26gpf-0-0">
<div data-offset-key="26gpf-0-0">&nbsp;</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="26gpf-0-0"><span data-offset-key="26gpf-0-0">Dobbiamo imparare a capire che&nbsp;<strong>le “BUFALE” sono nate proprio per screditare agli occhi dell’opinione pubblica certe notizie vere troppo scomode per le istituzioni.</strong></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="eth63" data-offset-key="d4m26-0-0">
<div data-offset-key="d4m26-0-0">&nbsp;</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="d4m26-0-0"><span data-offset-key="d4m26-0-0">Così la verità che sfugge dalle strette maglie dei controlli e delle censure di stato, finisce poi per essere sepolta dalla melma di sciocchezze creative messe in giro per raggirare i Popoli e gli stessi media.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="eth63" data-offset-key="202hv-0-0">
<div data-offset-key="202hv-0-0">&nbsp;</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="202hv-0-0"><span data-offset-key="202hv-0-0">In questo modo&nbsp;<strong>la gente non crede più a nulla e magari ritiene del tutto inventata proprio la notizia vera; il potere neutralizza così tutto ciò che ritiene pericoloso se divulgato alla popolazione.</strong></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="eth63" data-offset-key="bjfb3-0-0">
<div data-offset-key="bjfb3-0-0">&nbsp;</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="bjfb3-0-0"><span data-offset-key="bjfb3-0-0">Nel caso del coronavirus le fake sono partite a raffica dopo la divulgazione della notizia che il virus sia stato creato al&nbsp;<strong>National Biosafety Laboratory</strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Wuhan</strong>&nbsp;(<em>elaborando il virus della Sars</em>) probabilmente per essere usato in futuro nel campo militare (<em>guerre chimiche e batteriologiche</em>) ma che successivamente è sfuggito ai controlli del laboratorio.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="eth63" data-offset-key="1uc55-0-0">
<div data-offset-key="1uc55-0-0">&nbsp;</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="1uc55-0-0"><span data-offset-key="1uc55-0-0">La notizia è sfuggita come il virus ai controlli delle autorità cinesi e così è stato dato il via alle solite fake “coprenti”; in questo caso: contagio da pipistrello, da topo, da serpente, poi è spuntato pure il pangolino ecc. ecc. seminando in tutto il mondo il dubbio che quella strana notizia iniziale fosse in realtà una bufala.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="eth63" data-offset-key="3gjl7-0-0">
<div data-offset-key="3gjl7-0-0">&nbsp;</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="3gjl7-0-0"><span data-offset-key="3gjl7-0-0">Vi prego di perdonare la mia caparbietà in merito, ma io credo più alla bufala che non alla realtà ufficiale.</span></div>
</div>
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		<title>Informicidi: la verità violentata dai media scorretti</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/informicidi-la-verita-violentata-dai-media-scorretti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 16:26:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il mondo intero si è ribellato alle fake news che hanno inquinato l’informazione e l’opinione pubblica]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="600" height="400" src="http://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2019/09/violenzastampa.jpg" alt="" class="wp-image-3734" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2019/09/violenzastampa.jpg 600w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2019/09/violenzastampa-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>

Il mondo intero si è ribellato alle fake news che hanno inquinato l’informazione e l’opinione pubblica in questi ultimi tempi.Ma non risultano meno infestanti delle celebri bufale certi atteggiamenti della carta stampata, delle tv pubbliche o private, e dei giornali on line che, per ottenere maggiore audience, distorcono l’informazione fino ad alterarne la corretta percezione nelle masse popolari.<br>Vi segnalo un ottimo articolo di Nadia Somma, attivista del Centro antiviolenza Demetra, pubblicato il 9 settembre su ilfattoquotidiano.it.Nell’articolo si legge tra l’altro: “Che cosa si deve dire, ancora, sulla narrazione tossica dei media? Se i giornalisti imbellettano la violenza contro le donne e la chiamano “amore, “passione” e iniettano linfa nella sottocultura del femminicidio; se provano empatia per i violenti e la loro triste sorte ma dimenticano le donne uccise; se continuano a inflazionare l’ego dei killer raccontandoci quanto soffrissero per un “amore non corrisposto”, quanto “desiderassero” la donna che hanno massacrato, quanto speravano in un sì; —(omissis)— se ci dicono che la vita delle donne non vale nulla di fronte alla frustrazione di un uomo e se infine, colpevolizzano le donne uccise: che cosa dovremmo scrivere ancora?”<br>Nadia Somma ha perfettamente ragione e la sua acuta osservazione dovrebbe approdare in Parlamento.La stampa va educata, perché non è più capace di autoregolarsi.Andrebbe studiata subito una legge che preveda l’imposizione di un codice deontologico cui tutti i giornalisti dovrebbero attenersi. Purtroppo la perenne sfida di tutti contro tutti per acquisire sempre maggiore visibilità, specialmente nell’infame mondo dell’intrattenimento televisivo e della pubblica informazione, porta i cosiddetti “giornalisti” a strafare, a interpretare in modo alternativo la realtà per attirare maggiormente l’attenzione della gente, costi quel che costi. Dunque solo con una nuova regolamentazione che possa imporre per legge norme precise anche sulle modalità di esposizione dei fatti potremmo sperare di avere in futuro un’informazione giusta e non distorta dalle esigenze di popolarità.<br>Frasi a effetto, volgarità senza ritegno, accuse infamanti contro indagati che poi si scoprono essere innocenti, o viceversa frasi subliminali che tendono ad ammorbidire, se non perfino giustificare reati gravissimi (già si chiama peraltro “apologia di reato”), titoli pirotecnici che non hanno alcun riferimento all’articolo cui si riferiscono, insomma tutta una MATERIA CHE VA SERIAMENTE REGOLAMENTATA (come già fatto per le fake news) CON PENE PECUNIARIE RILEVANTI E, NEI CASI PIU’ GRAVI, RIPERCUSSIONI PENALI PER I RESPONSABILI E BLOCCO TEMPORANEO DELL’ATTIVITA’ GIORNALISTICA.<br>Questa non è CENSURA, piuttosto CIVILTA‘ applicata all’informazione.<br>La libertà di pensiero non deve mai prescindere dai vincoli di correttezza professionale cui devono sottostare i media e tutti i canali dell’informazione pubblica.<br>In futuro, dopo aver generato il neologismo del femminicidio, non vorrei che si arrivi a parlare di informicidio.

</p>
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		<item>
		<title>Bufale, sbufale, anti-bufale</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/bufale-sbufale-anti-bufale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Mar 2017 15:50:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alale alala! Gridavano in battaglia gli antichi Greci. Eia Eia Alalà! Urlavano i fascisti. Eccaallà!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="dfk6t-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="dfk6t-0-0"><span data-offset-key="dfk6t-0-0"><span data-text="true"><strong>Alale alala</strong>! Gridavano in battaglia gli antichi Greci. </span></span><strong>Eia Eia Alalà</strong>! Urlavano i fascisti. <strong>Eccaallà</strong>! Dicono oggi a Roma. Com’era nelle previsioni, la guerra nel web fra le disinformazioni bufalare, l’informazione indipendente, la manipolazione istituzionale dell’opinione pubblica e i demistificatori (debunker a caccia di bufale) prosegue sempre più accanita.</div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="cgu3d-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="cgu3d-0-0"><span data-offset-key="cgu3d-0-0">In un articolo di <strong>Enzo Pennetta</strong> su “NexusEdizioni.it” (<a href="http://nexusedizioni.it/it/CT/fake-news-siamo-in-guerra-nel-senso-pieno-del-termine-5422" target="_blank">cliccare qui per leggerlo</a>) rileva come <strong>internet</strong> in questi ultimi anni stia ostacolando in modi diversi l’assoluto <strong>monopolio dell’informazione</strong> detenuto da sempre dalle istituzioni pubbliche, presentandosi come il “<strong>nemico numero uno</strong>” per il potere costituito.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="5048u-0-0">Si parla in particolare delle “<strong>fake news</strong>“, quelle notizie totalmente false che alterano la credibilità di quanto viene diffuso ufficialmente dai media istituzionali o quantomeno controllati dalle istituzioni.</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="5048u-0-0">Delle cosiddette “<strong>bufale</strong>” ne abbiamo parlato recentemente anche noi nel tentativo (purtroppo non sempre riusciamo nel nostro intento di aprire gli occhi alla gente) di chiarire che non bisogna mai credere al primo colpo alle notizie che vengono diffuse in rete, specialmente a quelle rilevate su <strong>Facebook</strong>, ma neanche occorre additarle subito come “bestialità” volte a coinvolgere emotivamente l’attenzione degli utenti dei social. E’ necessario capire prima di tutto quale sia l’effettiva fonte dell’informazione, valutarne l’attendibilità e poi accettare la notizia sempre con il beneficio del dubbio, potremo essere certi della reale consistenza di quanto abbiamo letto solo nei giorni successivi, perché, bufala o no, la verità in gran parte viene sempre a galla, a meno che non si tratti della solita robaccia istituzionale tenuta segreta ai più per gestire “al meglio” il potere.</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="5048u-0-0"></div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="5048u-0-0">Ma le “<strong>bufale</strong>” più pericolose non sono certo quelle di natura pseudo-scientifica, paranormale o complottistica (scie chimiche, ufo, apparizioni mistiche ecc.), in questi casi si tratta di effettivi dubbi, generati da chi osserva la realtà in modo più analitico degli altri, che vengono però amplificati e utilizzati come fondamento di veri e propri “castelli in aria” costruiti per il protagonismo o il business commerciale di pochi operatori farlocchi. Certo gli ingenui ci cascano facilmente, ma chi è più avvezzo alle fandonie della rete, e ormai cominciano a essere in tanti, capisce subito come catalogare e archiviare queste notizie nella propria “libreria della conoscenza” e si fa delle grasse risate in merito.</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="5048u-0-0">Le “<strong>fake da guerra psicologica</strong>” sono piuttosto quelle notizie collegate alla “macchina del fango”: dichiarazioni pubbliche mai esternate, pensieri di personaggi pubblici captati nell’etere da politici arrivisti o pseudo-giornalisti da strapazzo, voci di corridoio appositamente alterate per colpire una ben precisa personalità istituzionale, e così via. Calunnie truccate da verità occulte, bufale in abito da sera per manipolare l’opinione pubblica, quindi strumentali alla gestione del potere o a possibili business commerciali sulla rete (pubblicità).</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="d9k4f" data-offset-key="5048u-0-0"></div>
<p><strong>Alessandro Benigni, </strong>docente di ruolo di Filosofia e Psicologia<strong> </strong>sostiene: “S<em>e avete l’illusione di potervi esprimere liberamente, sappiatelo: questa illusione è funzionale ad un guadagno, ad un’operazione commerciale. Quindi politica, quindi di potere. Potere che viene esercitato contro di noi da chi, astutamente, resta dietro le quinte dell’intero processo di formazione del pensiero e del consenso. Perché a questo, serve Facebook”.</em></p>
<p>Poi sul sito<strong> “Berlicche” </strong>si legge: “<em>Bene, abbiamo internet. Lo sapete qual è il guaio di internet? Che una fetta enorme di contenuti passa attraverso le mani di pochi. Pensateci un attimo: siete davvero convinti che chi ha il potere possa permettere che le chiavi dell’informazione siano fuori dal suo controllo? — </em><em>I sistemi operativi, quelli che fanno funzionare il vostro computer, sono in mano ad un paio di persone. Cercate un sito, una notizia su internet? Anche qui è dominio di un paio di persone. Avete un account sui social? Chi credete che li possegga? Esatto, un paio di persone. In parecchi casi, le stesse persone. </em><em>Probabilmente, se non sei un addetto ai lavori, non ti rendi conto di quanto sia fragile la libertà della rete. — </em><em>Quel potere di cui dicevo si è accorto che le stava sparando troppo grosse, e molta gente non ci credeva più. Le persone avevano cominciato a rivolgersi ad altri canali, non controllati. Così sta correndo ai ripari. C’è una guerra civile in corso, e si combatte nell’informazione. O meglio nella <strong>disinformazione</strong>, che oggi ha raggiunto livelli parossistici proprio nei media ufficiali. — </em><em>Primo, <strong>convincere che in rete girano un sacco di balle.</strong> Secondo, che occorre fare qualcosa! </em><em>E quindi incaricare “qualcuno” di individuare ed eliminare chi propaga notizie false.</em></p>
<p>Il “diavoletto” Berlicche dunque insinua (e questa potrebbe essere una bufala o una contro-bufala istituzionale) che la eccessiva presenza di notizie false potrebbe essere stata perfino favorita (se non generata) dalle stesse istituzioni per colpire i social e l’intera internet privando, così la rete di quell’autonomia e libertà d’informazione che tanto sta danneggiando il controllo governativo dell’opinione pubblica. Bufale dunque finalizzate a “imbufalire” la libertà di pensiero del web.</p>
<p>Forse sarà anche una cattiveria, sta di fatto che la <strong>Boldrini</strong> ha selezionato quattro personaggi: <em><strong>Paolo Attivissimo</strong>, <strong>Walter Quattrociocchi</strong>, <strong>David Puente</strong> e <strong>Michelangelo Coltelli </strong></em>che  prossimamente potrebbero essere incaricati ufficialmente dal governo di “filtrare” dalla rete i siti diffusori di fake.</p>
<p>Magari l’intento statale è anche sensato (perché le bufale, da qualsiasi parte provengano, hanno proprio rotto le scatole), ma il potere che delega potere sinceramente mi spaventa un po’.</p>
<p>A parte i quattro cognomi (che sinceramente mi sembrano “apocalittici”), non sembra di trovarsi di fronte a gente impreparata: il giornalista informatico <strong>Attivissimo</strong>, per esempio, risulta tale (attivissimo) proprio nel settore delle inchieste su bufale e teorie del complotto. Insieme a <strong>Puente</strong> ha scoperto, per esempio, che:  “<em>molti siti di bufale condividono gli stessi codici e account per mostrare le pubblicità di Google e altri fornitori, che sono la loro principale fonte di ricavo, e creano network con vari account per diffondere più facilmente i loro articoli, sensazionalistici e quasi sempre inventati, e che una di queste reti fa capo a una società con sede a Sofia, in Bulgaria, registrata a nome di un imprenditore italiano. “<strong>Liberogiornale.com</strong>“, per esempio, fa parte di una galassia di <strong>siti bufalari che spesso storpiano in modo ingannevole i nomi di testate giornalistiche molto note,</strong> come “<strong>Ilfattoquotidaino.com</strong>” (non è un refuso: è proprio <strong>quotidaino</strong>), “<strong>News24tg.com</strong>” o “<strong>Gazzettadellasera.com</strong>“. L’intento sembra piuttosto evidente: <strong>ingannare i lettori facendo credere che le notizie pubblicate provengano da testate autorevoli e incassare grazie al traffico pubblicitario derivante dalla frenetica condivisione</strong></em>“.</p>
<p>Insomma dobbiamo aprirci sempre più gli occhi e far funzionare al meglio le nostre capacità ricettive, ciò che ci viene presentato come verità assoluta non è quasi mai tale; i media nazionali sono tutti controllati dal sistema di potere che tende a manipolare l’opinione pubblica a proprio uso e consumo, nel web abbondano siti con testate simili a quelle più conosciute che diffondono notizie false per ricavarne introiti pubblicitari, i social traggono in inganno moltissimi utenti permettendo la condivisione di falsità, il <strong>debunking</strong> nel tentativo di cacciare le bufale potrebbe colpire anche onesti operatori della libera informazione e chi grida “alla bufala, alla bufala!”, come nella celebre storiella di “Al lupo, al lupo!”, potrebbe finire col digerire scempiaggini a centinaia rischiando di non credere più alla più evidente delle verità.</p>
<p>Siamo proprio messi bene nell’era dell’<strong>iper-informazione</strong>!</p>
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