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	<title>falsità &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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	<title>falsità &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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		<title>Draghi &#8230; di comodo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2021 11:25:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; Viviamo in un mondo dominato dalla&#160;finzione&#160;e dalla&#160;falsità. Avete fatto caso]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-3893" src="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2021/02/IDraghidiKomodo.jpg" alt="" width="600" height="400" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2021/02/IDraghidiKomodo.jpg 600w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2021/02/IDraghidiKomodo-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Viviamo in un mondo dominato dalla&nbsp;<strong>finzione</strong>&nbsp;e dalla&nbsp;<strong>falsità</strong>.</p>
<p>Avete fatto caso che in sole ventiquattro ore le&nbsp;<strong>borse</strong>&nbsp;hanno avuto un sussulto in crescita e lo&nbsp;<strong>spread</strong>&nbsp;è sceso improvvisamente&nbsp;<strong>al di sotto dei 100 punti</strong>? Vi siete chiesti certamente come mai, considerando che dal punto di vista sanitario in sole ventiquattro ore non è cambiato nulla, che il governo uscente è rimasto fermo al palo a causa della crisi innescata da&nbsp;<strong>renzi</strong>, che l’<strong>economia italiana</strong>, studiata e vivisezionata solo in funzione delle proiezioni statistiche a breve e medio termine, in un solo giorno non può di certo aver preso il volo.</p>
<p>Ebbene, nonostante le chiusure per la&nbsp;<strong>pandemia</strong>, i centinaia di migliaia di posti di lavoro persi per il&nbsp;<strong>covid19</strong>, la&nbsp;<strong>crisi di governo</strong>&nbsp;ancora in pieno svolgimento, le&nbsp;<strong>proteste popolari</strong>&nbsp;sempre crescenti e la situazione politica sempre più conflittuale, improvvisamente,&nbsp;<strong>come per miracolo</strong>, in sole 24 ore tutto sembra essere tornato alla normalità, anzi forse ancora meglio della crisi sanitaria iniziata alla fine del 2019.</p>
<p>Perché? Solo perché il&nbsp;<strong>Presidente della Repubblica</strong>&nbsp;ha incaricato&nbsp;<strong>Mario Draghi</strong>&nbsp;di creare un nuovo governo. Certo qualcosa di strano deve pur esserci in questa folle società di oggi che modifica di punto in bianco tutte le proprie valutazioni economiche e stime di crescita solo in relazione a un’investitura politica, a un nome diverso proposto dalla cronaca, a una semplice&nbsp;<strong>speranza di ritorno alla normalità ancora neanche minimamente suffragata dalla concretezza dei fatti</strong>.</p>
<p><strong>Tutto è improntato sulle sensazioni, sull’aleatorietà di statistiche previsionali, sulle paure o sulle certezze indotte dalle “letture di comodo” dei fatti di cronaca sapientemente divulgate dagli speculatori occulti del mercato globale</strong>.</p>
<p>Insomma siamo ancora in pieno marasma (<em>probabilmente studiato a tavolino proprio per generare questo nuovo istantaneo “miracolo italiano” di berlusconiana memoria</em>) ed è bastata la sola comparsa di&nbsp;<strong>Draghi</strong>, non certo apparso direttamente dalla mitologia greca, per mettere a posto tutto, proprio come accadde nel 2011 con l’improvvisa apparizione di un altro&nbsp;<strong>MARIO</strong>&nbsp;(monti in quel caso) nel mondo della politica italiana in seguito alla&nbsp;<strong>soprannaturale creazione del padreterno napolitano</strong>.</p>
<p>Forse è scritto nel destino dell’Italia che i “<strong>mari</strong>” debbano inesorabilmente “circondare” la nostra penisola non solo geograficamente; ma io temo i “mari”, gli tsunami spuntano proprio da lì.</p>
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		<title>Mi piace o non mi piace, questo è il problema</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/mi-piace-o-non-mi-piace-questo-e-il-problema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 May 2017 07:55:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Purtroppo non risulta molto chiara alla massa degli utenti che la sfera delle reazioni e delle interazioni]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo non risulta molto chiara alla massa degli utenti che la sfera delle reazioni e delle interazioni sui social network è del tutto simile a quella che avviene al di fuori della rete.<span id="more-8478"></span></p>
<p>Il fatto di postare qualcosa sul proprio diario o sulla propria pagina non vuol dire assolutamente che a ogni pubblicazione debba corrispondere un numero di likes pari o proporzionale al numero dei collegamenti acquisiti all’interno del social (<em>i cosiddetti “amici”</em>).</p>
<p>Già il modo stesso con il quale viene generato nel tempo il proprio numero di <strong>follower</strong> (<em>amici, amici degli amici, semplici conoscenti, amici di semplici conoscenti … e così via</em>) la dice lunga sulla reale consistenza numerica di chi ci segue realmente, così come nell’ambito della nostra società reale conosciamo tantissime persone ma di queste solo poche sono sinceramente legate alle vicende della nostra vita.</p>
<p>A questo dobbiamo aggiungere che, per quanto alto possa essere il numero dei nostri “<strong><em>amici</em></strong>” sul diario di <strong>Facebook</strong>, fra di essi, <strong>INEVITABILMENTE</strong>, saranno sempre presenti:</p>
<ul>
<li><strong>quelli che mettono il “mi piace” solo sui post frivoli e dilettevoli</strong> (<em>cani che ballano, gatti che fanno le capriole, uccelli canterini, gente che cade ecc</em>.);</li>
<li><strong>quelli che non vogliono darti “importanza” anche se ti visualizzano sempre sulla loro home</strong>;</li>
<li><strong>gli ipocriti, che fingono di seguirti ma che, in realtà, di te non gliene frega proprio nulla e, dopo qualche like, si aggregano alla categoria precedente</strong>;</li>
<li><strong>quelli che contestano qualsiasi cosa, anche l’ovvietà, e che neanche pagati sono disponibili a concederti il “piacere” di prenderti in considerazione. </strong>Questi utenti, che spesso adoperano un linguaggio scurrile ricco di parole tronche e abbreviazioni infantili, sono chiamati tecnicamente “<strong>troll</strong>” e, proprio come i personaggi delle tradizioni popolari scandinave (<em>vedere anche il “<strong>Signore degli Anelli</strong>“</em>) sono veri e propri <strong>disturbatori</strong>, sfruttati anche da certi partiti politici per “colpire” gli avversari.</li>
<li><strong>quelli che non leggono, per cocciutaggine costituzionale e ignoranza cronica, i post o i commenti troppo lunghi ritenendo la brevità un valore aggiunto, </strong>mentre si sa benissimo che certi concetti complessi necessitano di un certo numero di parole per essere ben compresi e non far cadere i lettori in equivoci e fraintendimenti (<em>lo stesso social network <strong>Twitter</strong>, celebre proprio per i limiti dei caratteri imposti nei suoi post, è tornato indietro su questa scelta e sulla sua originaria policy in tal senso</em>);</li>
<li><strong>quelli che non partecipano attivamente al dibattito nei social, per non rischiare critiche e in genere per non esporsi, ma che studiano quotidianamente ciò che fanno o scrivono tutti gli altri che conoscono</strong>; questi sono chiamati “<strong>guardoni</strong>” e risultano forse i più detestabili perché si muovono fra l’ignavia patologica e la perversa curiosità.</li>
<li>infine ci sono<strong> quelli che frequentano saltuariamente i social e non ne conoscono bene le dinamiche, </strong>visionano pochi post degli amici e, anche volendosi inserire nel dibattito, non sanno neanche cosa scrivere.</li>
</ul>
<p>Insomma nei social c’è la stessa variegata “fauna” che incontriamo per strada o che ci vive accanto giornalmente con le proprie personalissime convinzioni.</p>
<p>Certi <strong>studi scientifici</strong> hanno dimostrato che quando postiamo qualcosa sui social generiamo un rilascio di <strong>dopamina</strong> attivando una specifica area del cervello che ci da una sorta di piacere legato all’<strong>ILLUSIONE</strong> di essere popolari.</p>
<p>E ciò, purtroppo, genera <strong>dipendenza</strong> e talvolta <strong>delusione o depressione</strong> se prendiamo coscienza della futilità di quello che facciamo o dell’abbaglio che abbiamo preso nel ritenerci celebrità del web.</p>
<p>Ci sono utenti che non ottengono “<strong>like</strong>” in quasi tutti i loro post, pur avendo un numero elevato di <strong>follower </strong>e proponendo sempre dibattiti o problematiche interessantissimi. A loro non interessano minimamente questi “dati statistici” di <strong>gradimento fittizio </strong>la cui eventuale assenza costituisce solo un <strong>falso problema</strong> del quale è opportuno disinteressarsi totalmente, l’importante è invece proporre <strong>cose intelligenti e utili alla collettività</strong>, frivolezze e banalità, per quanto popolari possano risultare nel breve termine, alla fine cadono inesorabilmente nel “dimenticatoio” e nell’indifferenza totale.</p>
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		<title>La grande bellezza e il trionfo dell’ipocrisia</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/la-grande-bellezza-e-il-trionfo-dellipocrisia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2014 11:58:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ieri (4/3/2014) in tv è stato trasmesso il film di Paolo Sorrentino &#8220;La grande bellezza&#8220;,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Ieri (4/3/2014) in tv è stato trasmesso il film di <b>Paolo Sorrentino </b>&#8220;<i><b>La grande bellezza</b></i>&#8220;, vincitore del Premio Oscar 2014 quale &#8220;Miglior film straniero&#8221;.</div>
<div style="text-align: justify;">La cosa che mi ha colpito di più è stata proprio la forte volontà di voler premiare un film che &#8220;dipinge&#8221; una tristissima e<b> patetica umanità</b>, purtroppo tipica di parte della società italiana di oggi, appunto &#8220;straniera&#8221; per il continente americano.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Il lavoro di<b> Sorrentino &amp; C.</b> (<i>ma forse i meriti sono interamente da condividere con la “<b>C</b>” – <b>Carlo Verdone</b>, <b>Sabrina Ferilli</b>, fotografia di <b>Luca Bigazzi</b>, musica di <b>Lele Marchitelli</b>, scenografia di <b>Stefania Cella</b>, ecc. ecc.</i>) descrive con eleganza e distacco quella <b>tapina tribù di esaltati</b> che si inebria della falsità distribuita a pioggia dalla festaiola vita notturna metropolitana per poter nascondere, a se stessa soprattutto, una triste realtà di continui fallimenti.</div>
<div style="text-align: justify;">Dietro le penose “<b>maschere</b>” degli scatenati ballerini della notte si nascondono le sventure accumulate in una tristissima vita diurna dove la finzione non riesce a trovare gli stessi spazi esplosivi conquistati invece a forza sotto la brillante luna piena romana.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">E’ la stessa pietosa “<b>umanità</b>” che, paragonandosi alla generazione dei propri figli, certamente ben più motivata a celebrare la speranza in un possibile lieto futuro, si accontenta di postare sui social network le foto di questi incontri festaioli consegnando al parossismo la propria ipocrisia nel tentativo di nascondere i fallimenti del presente.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Quei pochissimi che hanno letto un mio romanzo di<b> 5 anni </b>fa (“<b><i>I Draghi di Komodo</i></b>”) hanno riscontrato, fra le righe del racconto, lo stesso tipo di denuncia sociale: gossip, falsità, doppiezza e rapporti di amicizia improntati più sul “comodo” e sul confronto sociale che non su sinceri sentimenti di stima e affetto. Qualcuno mi ha anche fatto rilevare (<i>ma non sarei sincero nel dire che non me ne sono accorto</i>) che scene come quella del <b>funerale </b>marchiato dall’ipocrisia, o della <b>festa a bordo piscina </b>con i commenti velenosi delle donne più attempate del gruppo e la <b>sorpresa finale </b>di gusto <b>kitsch </b>(<i>nel film Serena Grandi che esce prorompente dalla torta, nel libro una modella seminuda che si tuffa in piscina dalla macchina dello sponsor</i>) sono perfettamente interfacciabili l’una con l’altra.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Evidentemente il fenomeno della<b> tribù danzante</b>, che festeggia la propria falsità con i suoi aberranti spettacoli notturni, è stato notato anche da <b>Sorrentino </b>che però ha l’enorme merito di essere riuscito a confezionarci su un grande capolavoro di “<b>rara bellezza</b>”.</div>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Amici nemici, un problema generazionale</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/amici-nemici-un-problema-generazionale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2013 10:49:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[  Vi siete guardati intorno negli ultimi anni?  Avete notato differenze fra i rapporti interpersonali]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p>Vi siete guardati intorno negli ultimi anni?  Avete notato differenze fra i <strong>rapporti interpersonali</strong> della vostra generazione e quelli intrattenuti dai vostri figli con i loro amici?</p>
<p><span id="more-2695"></span>*</p>
<p>La stirpe degli <strong>ultra cinquantenni</strong> di oggi si è da tempo <strong>inaridita</strong>.</p>
<p>E’ triste, e non certo retorico, dover ammettere che i <strong>valori sociali</strong> di chi ha superato il mezzo secolo di vita sono evaporati nella ionosfera e poi, passando dal buco dell’ozono, sono finiti nel nulla cosmico.</p>
<p>C’è da chiedersi dunque perché non collima più, per esempio, il concetto di “<strong>amicizia</strong>” fra moderni ultra cinquantenni con quello fra giovani di<strong> età inferiore ai 30 anni</strong> o perché gli odierni attempati si incaponiscono a perseguire ancora logiche di <strong>casta</strong> o di <strong>associazionismi occulti</strong> per il raggiungimento dei loro obiettivi <em>(spesso anche personalissimi o infami), </em>quando i loro stessi figli hanno preso coscienza dei cambiamenti sociali  adeguandosi alle nuove necessità e affrontandone coraggiosamente, da soli e senza alcun aiuto esterno, i conseguenti problemi <em>(<span style="text-decoration: underline;">altro che bamboccioni! </span></em><span style="text-decoration: underline;"><em>–</em><em> E</em><em>’</em><em> vero fornero? E</em><em>’</em></span><em><span style="text-decoration: underline;"> vero padoa schioppa, dovunque tu sia</span>?).</em></p>
<p><strong>Gli anziani di oggi costituiscono invece una generazione disgraziata</strong>.</p>
<p>Non sono più capaci di intrattenere rapporti sinceri e leali con quelli che una volta si chiamavano “<strong>amici</strong>”; o rompono i legami che ritengono troppo “<strong>ingombranti</strong>”, per invidia, gelosia o per quella esasperante smania di “<strong>confronto</strong>” che spesso li vede perdenti, oppure continuano a “<strong>trascinarsi</strong>” dietro <strong>falsi rapporti amichevoli</strong> basati solo su possibili opportunità da sfruttare in futuro, se non in un parassitario presente, vissuto magari all’ombra di quell’ “amico” che non spenderà comunque mai un solo centesimo per ricambiare quel ruffiano legame sopportato solamente per pura ostentazione di superiorità.</p>
<p>Brutta generazione! <strong>Che ha vissuto il ’68 ribellandosi e il 2012 facendosi soggiogare</strong>, che ha creduto nella vera amicizia solo fino al momento in cui ha dovuto fare i conti con un concetto considerato ormai molto più determinante per la società contemporanea: <strong>il protagonismo</strong>.</p>
<p><strong>Successo a tutti i costi</strong>, <strong>egocentrismo assoluto</strong>, <strong>voglia di spiccare</strong> in qualche modo sugli altri, <strong>carrierismo esasperato</strong>, sono tutte alterazioni sociali che hanno condotto alla <strong>deformazione dei rapporti</strong> fra un singolo individuo e un altro.</p>
<p>Il <strong>fenomeno</strong>, partito già dagli anni ’80, come sempre dall’<strong>America</strong> (<em>vera fucina di stronzate di livello universale, che poi vengono automaticamente scimmiottate nel resto dell’occidente</em>) con il celebre “<strong>edonismo reaganiano</strong>“, si è purtroppo consolidato in Italia con il “<strong>berlusconismo</strong>“, altro fenomeno, stavolta nostrano, che ha portato al massimo del parossismo il <strong>culto della competizione</strong> <strong>e dell’apparenza</strong>.</p>
<p>La generazione che è stata maggiormente permeata da queste due “correnti di pensiero” (<em>chiamiamole così per non offendere chi ne è stato contagiato</em>) è stata proprio quella degli attuali ultra-cinquantenni, mentre le nuove generazioni ne sembrano esenti (<em>speriamo continui così anche in futuro</em>).</p>
<p>Per gli “<strong>infettati</strong>” non c’è più spazio per la <strong>solidarietà sociale</strong>, anche se “ufficialmente” si presentano con la maschera che il Premio Nobel per la Letteratura<strong> José Saramago</strong> ha definito la “<strong>maschera della falsità</strong>“. Esternamente gente cordiale, sensibile, altruista, internamente insulsi individui gretti, egoisti, presuntuosi e aridi. Non si “muovono” se non hanno ritorni economici o di “immagine”, <strong>non sono disponibili a concedere nulla senza un concambio adeguato</strong>.</p>
<p>Saramago, qualche giorno prima di morire, ha detto: “<strong><em>Non viviamo una crisi economica, questa è una crisi morale, per questo sarà molto difficile uscirne</em></strong>“, e il filosofo <strong>Emil Cioran</strong> ha affermato in coerenza: “<em><strong>Oggi quasi nessuno riesce a fare a meno della propria maschera. Si ha troppa paura di farsi vedere a cuore nudo dagl’altri, mostrarsi nella propria schiettezza, aprirsi con fiducia,  farsi capire per quello che realmente si sente e si prova. Tutto nasce da questo complesso di timori. Siamo soltanto maschere che non hanno il coraggio di essere</strong></em>“.</p>
<p>In questo scenario un “<strong>amico</strong>“  diventa solo un numero in più sui contatti di <strong>Facebook</strong>, per dirla alla maniera di <strong>Pirandello</strong>: un fastidioso antagonista da “<strong>trattare con i guanti gialli</strong>“.</p>
<p>Un “amico” diventa un <strong>ex</strong> nel momento in cui non si riesce a tenerne il passo, o a dimostrare di esserne in qualche modo superiore, nonostante la propria innegabile <strong>mediocrità</strong> dovrebbe invece costituire un razionale deterrente a qualsiasi genere di <strong>competitività</strong> nei confronti di certo prossimo <strong>maggiormente qualificato</strong>.</p>
<p>Ognuno si ritene un “<strong>padre eterno</strong>” e si ostina in penosi tentativi per dimostrarlo; gli “<strong>altri</strong>” (<em>praticamente tutto il resto del mondo</em>) sono solo <strong>“personaggi di contorno”</strong> che devono essere funzionali esclusivamente alla propria esaltazione. </p>
<p>Guai se gli “altri” che si aggirano nella più vicina orbita hanno invece capacità e talento superiori! Vanno immediatamente epurati e trattati appositamente con il massimo del <strong>disinteresse</strong> e con la più estrema <strong>indifferenza</strong>, se non magari “accoltellati” (<em>in senso metaforico ovviamente</em>) dietro le spalle e in contumacia, nel patetico tentativo di sminuirne il valore all’interno del <strong>gruppo</strong>, con la mera illusione di riuscire così a conquistare “punti” per se stessi e poter risalire dagli ultimi posti della “classifica sociale”.</p>
<p>L’ammirazione e il consenso per il prossimo, in questo contesto, sono da abolire in toto. L’amico deve essere un <strong>essere inferiore</strong>, un <strong>sottomesso</strong>, oppure, e questa è l’unica eccezione, deve essere già in possesso di quel “<strong>potere</strong>” che può essere asservito alle proprie smanie di “<strong>ascesa</strong>“. Lui però, l’amico potente,  non muoverà mai un dito al riguardo, proprio al contrario di quello che facevano gli “amici” della generazione precedente.</p>
<p>Brutta davvero!  Altro che “<strong>generazione di ferro</strong>”!</p>
<p>La nostra (<em>perché anche io che vi scrivo purtroppo ne faccio parte</em>) è proprio una generazione di “<strong>falliti rampanti</strong>”, quelli che leggendo (<em>sempre che disposti intanto ad ammettere di averlo fatto</em>) risponderanno subito: “<strong>Pensa per te … io non sono un fallito</strong>”; gli stessi personaggi che non hanno ancora compreso che <span style="text-decoration: underline;"><strong> in questa cloaca sociale a “emergere” sono spesso solo gli “stronzi”.</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Quest&#8217;articolo è anche presente sul blog &#8220;Striscia la protesta&#8221; al link:</span></strong></span><strong><span style="text-decoration: underline;">  <a href="http://www.striscialaprotesta.it/2013/07/08/amici-nemici-un-problema-generazionale/#more-3086">http://www.striscialaprotesta.it/2013/07/08/amici-nemici-un-problema-generazionale/#more-3086</a></span></strong></p>
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		<title>Attenzione ai falsi mecenati del XXI secolo!</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/attenzione-ai-falsi-mecenati-del-xxi-secolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 09:26:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutti noi dobbiamo metabolizzare un concetto che non fa certo piacere, ma che tuttavia risulta pi&#249;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img alt="" align="middle" src="/public/collettive_mercato.jpg" /></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Tutti noi dobbiamo metabolizzare un concetto che non fa certo piacere, ma che tuttavia risulta pi&ugrave; che mai radicato specialmente nella societ&agrave; occidentale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial"><span id="more-2697"></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Da molto tempo ormai non esiste pi&ugrave; la figura di chi riconosce, aiuta e sostiene un artista, in qualsiasi campo egli possa operare, senza pretenderne un immediato ritorno in termini economici o d&rsquo;immagine.<br />
Diversi secoli fa esistevano i cosiddetti &ldquo;mecenati&rdquo;, personaggi di elevata estrazione sociale che, con grande generosit&agrave;, proteggevano e promuovevano autori che altrimenti sarebbero rimasti in ombra o, ancora peggio, avrebbero dovuto fare scelte diverse da quella artistica per poter sbarcare il lunario, rinunciando cos&igrave; del tutto all&rsquo;attivit&agrave; pi&ugrave; gradita, se non alla maggiore passione della loro vita.&nbsp;</span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Oggi invece nessuno &ldquo;fa niente per niente&rdquo;, non dobbiamo illuderci: chi si presenta a voi in qualit&agrave; di mercante, promotore artistico e, purtroppo, spesso anche come critico specializzato, in effetti ha gi&agrave; intravisto l&rsquo;opportunit&agrave; di fare business sul vostro portafoglio.<br />
Tranne qualche onesto gallerista e poche ma serie associazioni culturali, operanti sul territorio, che rappresentano in ogni caso gruppi d&rsquo;aggregazione di autori che riescono a curare i propri interessi e la propria visibilit&agrave; con piccoli impegni economici annui e sotto l&rsquo;insegna dell&rsquo;associativismo, tutte le altre iniziative sono progettate solo allo scopo di racimolare soldi a scapito di ignari autori, completamente all&rsquo;oscuro di quanto nascosto dietro certe &ldquo;macchine&rdquo; organizzative che appaiono all&rsquo;esterno, ma senza esserlo assolutamente, alquanto professionali e rodate e pertanto affidabili.</span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Si tratta di organismi composti da pochissime persone, spesso con un critico d&rsquo;arte, conosciutissimo dalla massa popolare che, nel caso, viene tuttavia impiegato come testimonial della manifestazione, non certo come curatore. Ovviamente l&rsquo;interesse dei responsabili &egrave; quello di racimolare il massimo possibile in termini di iscrizioni (quasi sempre carissime e di poco inferiori ai 1.000 euro), senza alcuna attenzione alla qualit&agrave; artistica proposta al pubblico.</span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Purtroppo ci cadono in tanti, e pi&ugrave; &ldquo;pesci&rdquo; abboccano pi&ugrave; si arricchiscono i &ldquo;pescatori&rdquo;.<br />
Dietro le quinte si raccolgono i contributi espositivi, non si incentivano di certo le vendite n&egrave; si promuovo nuovi talenti. <br />
Infatti, considerata la reale finalit&agrave; dell&rsquo;iniziativa e i veri beneficiari della stessa, risulta pi&ugrave; conveniente piazzare pi&ugrave; tele sulle pareti che non tentare di venderle.</span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Queste mostre-mercato, che forse sarebbe meglio chiamare &ldquo;mostruosi-mercati&rdquo;, si stanno diffondendo in tutta Italia senza soluzione di continuit&agrave; e spesso con l&rsquo;affascinante etichetta di &ldquo;biennale&rdquo;, un ulteriore espediente autoreferenziale che induce all&rsquo;iscrizione molti artisti alla disperata ricerca di visibilit&agrave;.</span></span></p>
<p><span style="font-size: larger"><span style="font-family: Arial">Amici, attenzione! &ldquo;Mala tempora currunt&rdquo;.</span></span></p>
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		<title>L’arte dei concorsi a premi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jan 2013 12:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[artisti]]></category>
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					<description><![CDATA[  Chi si muove nella sfera dell’arte, lasciamo perdere se con merito o senza, viene tempestato periodicamente]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">Chi si muove nella sfera dell’arte, lasciamo perdere se con merito o senza, viene tempestato periodicamente da una miriade di proposte tendenti a coinvolgere il malcapitato autore in qualsivoglia impresa espositiva.</span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;"> </span></span></div>
<p><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;"><span id="more-2698"></span></span></span></p>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">Si va dalla mega <b>collettiva </b>di <b>5.000/6.000 </b>autori, alla <b>personale </b>chiavi in mano, ovviamente con tutte le relative spese a carico dell’artista. Ma non mancano di certo i concorsi a premi, le gare di pittura estemporanea o le selezioni per poter partecipare alle <b>biennali </b>ubicate nelle località più svariate.</span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;"> </span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">In qualsiasi campo l’eccessiva quantità di offerte genera “<b>inflazione</b>” (<i>vedi televisioni e radio private, compagnie fornitrici di energia o servizi telefonici, società di consulenza, ecc. ecc</i>.), e l’inflazione appiattisce tutto facendo apparire scadenti anche iniziative di buona valenza.</span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;"> </span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">Una delle manifestazioni più presenti in questo contesto è, per esempio, il <b>Premio Terna</b>. Chi di voi non ha mai ricevuto una proposta di partecipazione a questo concorso via e-mail o con passaparola?</span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">Non sto qui a contestare la validità di una specifica organizzazione, ce ne sarebbero tante da analizzare e dalle quali poter estrapolare il relativo occulto aspetto speculativo!</span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">Vorrei però far rilevare come possa risultare palesemente assurda una votazione popolare (stile Sanremo), effettuata peraltro con voti raccolti nel web, per la selezione di pochi vincitori fra circa <b>3.000 opere </b>presentate esclusivamente in rete, quindi anche difficili da esaminare per l’oggettiva problematicità legata alla sola visione digitale delle opere.</span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;"> </span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">In proposito un artista, con la scusa di voler chiedere alla Befana di portarsi via nel 2013 il Premio Terna, ha inviato il 2 gennaio una serie di e-mail a operatori culturali e autori contemporanei spiegando i motivi per cui contesta questo premio.</span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;"> </span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">Ho voluto estrapolare, per riproporvele, alcune interessanti osservazioni dal suo messaggio di posta elettronica.</span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;"> </span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">«…ogni volta centinaia di email mi arrivano puntualmente da altrettanti artisti che, tra loro in competizione, si attendono tutti, in virtù della nostra amicizia, che voti per loro. Dopo essersi regolarmente registrato, chiunque può, pur nell’impossibilità sostanziale di visionare e comparare le migliaia di opere in concorso, assegnare il proprio voto. </span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">Alla stregua di aspiranti miss, vallette, veline o postine, gli artisti mobilitano familiari, amici e amici di amici pregandoli, come in una interminabile catena di S. Antonio, di coinvolgerne ancora altri alla ricerca di preziosi voti. </span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">Voti, si chiedono voti e non apprezzamenti! Al di la di ogni impossibilità di valutazione, ciascuno ti chiede esplicitamente e ripetutamente di votare per loro. </span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">…… Sono questi meccanismi perversi, che nulla hanno a che vedere con l’arte, a generare la convinzione che valore e riconoscimento spettino a quanti, a qualunque costo, dimostrino la propria capacità di mobilitazione.</span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">Di fronte a ciò provo una grande tristezza non per quanti raccogliendo migliaia di indirizzi utili incrementano il loro potere comunicazionale, ma per i tanti “artisti” che continuano a credere nella befana.</span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;"><b>L&#8217;arte, quella vera, non ha bisogno di voti né di vincitori ma di attenzione, sensibilità, cultura</b>.»</span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;"> </span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">La conclusione del messaggio di quest’artista mi sembra poi che riassuma perfettamente il concetto principale dell’intera questione, elogiando le mostre allo stato puro e bocciando i concorsi di dubbia valenza:</span></span></div>
<div><span style="font-size: larger;"><span style="font-family: Arial;">«L’arte è vita per chi la produce e linfa vitale per chi se ne nutre. L&#8217;arte è incontro e confronto, <b><span style="text-decoration: underline;">mai competizione</span></b>.»</span></span></div>
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