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	<title>fotografia &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>L&#8217;  &#8220;Anthologia&#8221; fotografica di Letizia Battaglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2016 16:23:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
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					<description><![CDATA[Si è inaugurata il 5 marzo 2016, ma aperta al pubblico il giorno successivo, una importante mostra fotografica]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Si è inaugurata il 5 marzo 2016, ma aperta al pubblico il giorno successivo, una importante mostra fotografica nello spazio espositivo “Zac” dei Cantieri Culturali della Zisa di Palermo.</div>
<div>Si tratta di una esposizione antologica, curata da Paolo Falcone, che costituisce una sorta di omaggio della Città di Palermo alla fotografa Letizia Battaglia.</div>
<div>Oltre 140 “opere” fotografiche che vogliono celebrare gli ottant’anni di una fra le prime donne fotoreporter italiane; sono immagini presentate insieme per la prima volta in questa mostra, intitolata  “Anthologia”, che rappresenta un vero e proprio stralcio della storia d’Italia, non solo della Sicilia, dagli anni ’70 in poi, in un turbinio di ricordi che raccontano circa 40 anni della vita di Letizia Battaglia, ma anche del corso degli eventi più significativi della Repubblica Italiana.</div>
<div></div>
<div><img loading="lazy" class="size-full wp-image-3072 alignleft" src="http://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2016/03/FotoLetiziaBattaglia2.jpg" alt="FotoLetiziaBattaglia2" width="480" height="270" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2016/03/FotoLetiziaBattaglia2.jpg 480w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2016/03/FotoLetiziaBattaglia2-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" />Sono immagini che evocano passioni, rabbia, tristezza, gioia, stupore; foto che generano nello spettatore un sobbalzo emozionale ad ogni cambio di soggetto, ad ogni successivo clic che fa immergere il visitatore, di volta in volta, nell’atmosfera rarefatta che collega quel passato, cui la foto si riferisce, al presente che quasi appare da essa stessa derivato, come se Letizia Battaglia abbia, magari anche senza volerlo, costruito “l’odierno” in funzione di tutto ciò che ha documentato con l’estensione del suo sguardo costituito dalla sua macchina fotografica.</div>
<div>
Così sembra quasi una “deduzione”, logica e moralmente corretta, che dopo 35 anni da quel celebre suo scatto di Sergio Mattarella, che il 6 gennaio del 1980 soccorre il fratello Piersanti pochi istanti dopo essere stato vilmente colpito dalla mafia, sia nato il 12° Presidente della Repubblica Italiana; o appare quasi scontato che dopo quel drammatico ritratto di Rosaria Costa, la vedova dell’Agente Vito Schifani, tragico e meraviglioso nello stesso tempo con il suo taglio netto fra chiaro e scuro, fra vita e morte, fra speranza e disperazione, sia cresciuto sempre più il desiderio di riscatto di un intero Popolo contro la sopraffazione e la cieca e stolta violenza.</div>
<div>Letizia raccoglie tutto nelle sue foto, utilizzando il “filtro” ottico della sua anima per trasformare in Arte ciò che gli altri vedono solo come fredda cronaca dello sterile nostro quotidiano.</div>
<div>E’ una mostra da “bere” in un solo unico sorso, come quella Milano nella quale si trasferì nel 1970 agli inizi della sua carriera, o soprattutto, come il calice amaro di quei maledetti “anni di piombo”, da lei tanto bene documentati, nella sua amatissima Palermo.</div>
<div>La mostra, che si chiude con un rilevante video che mette a nudo la coscienza dell’artista, dagli inizi della sua attività fino a quel suo mesto “rammaricarsi” finale per non essere riuscita a cambiare certa misera mentalità della sua città, è stata promossa dal Sindaco Leoluca Orlando e dall&#8217;Assessorato alla Cultura di Palermo in collaborazione con la Fondazione Sambuca, e con gli allestimenti curati insieme all&#8217;Accademia delle Belle Arti di Palermo.</div>
<div>Resterà in esposizione al pubblico fino all’8 maggio 2016.</div>
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		<title>Orrori fotografici nell&#8217;era dello smartphone</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/orrori-fotografici-nellera-dello-smartphone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2015 10:46:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
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					<description><![CDATA[Il giornalista e scrittore Roberto Cotroneo ha pubblicato recentemente un bellissimo articolo intitolato:]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="kopa-one-third"></div>
<p>Il giornalista e scrittore Roberto Cotroneo ha pubblicato recentemente un bellissimo articolo intitolato: “Scattate fotografie orribili senza saperlo, vi stanno ingannando” (<a href="http://robertocotroneo.me/2014/10/10/fotografia/" target="_blank">cliccare qui per leggerlo</a>), che io condivido in pieno pur non essendo un fotografo.</p>
<p>Ma Cotroneo ha “focalizzato” (è proprio il caso di dire così) la sua attenzione solo sulla componente tecnica delle foto del terzo millennio, non sui contenuti che, per quanto sia possibile, risultano ancora peggiori.</p>
<p>Ma vogliamo un attimo riflettere su cosa si fotografa oggi con gli smartphone?<br />
A parte qualche raro caso di drammatiche istantanee di vita vera, estrapolate casualmente da “passanti” che si sono ritrovati al posto giusto nel momento giusto, la maggior parte dei soggetti fotografati sono gruppetti di personaggi falsamente felici, “immortalati” con ebeti sorrisi plastificati attorno a un tavolo (o un divano maltrattato) di un qualunque locale pubblico, per dimostrare ai “posteri” la loro presenza in quelli che si ostinano a chiamare “eventi”.<br />
In realtà si tratta di tristissime riunioni di “zombi” che si illudono di essere ancora vivi fingendo di socializzare con creature consimili all’interno di insignificanti adunate salottiere; ma i “non-morti” non si rendono conto del loro stato, e farsi fotografare a migliaia, in quell’ammasso di sorridenti maschere da “torre di Babele” che non riescono più a comunicare fra loro, dovrebbe dimostrare una vivacità sociale che invece è totalmente assente in questi accumuli caotici di nullità che si illudono di divertirsi.</p>
<p>Ma che dire delle altre tematiche fotografiche tanto di moda oggi?<br />
Che dire, per esempio, dei celebri “selfie”? Quando venivano chiamati “autoscatti” risultavano obsoleti e superati ma, una volta inglesizzata la nomenclatura, si sono trasformati in un fenomeno planetario.<br />
E che ne pensate della follia compulsiva di fotografare ossessivamente il cibo che si sta ingurgitando? O dell’altrettanto scriteriata abitudine di immortalare le scarpe indossate in una determinata occasione, che potrebbe anche coincidere con l’inizio di una qualsiasi giornata feriale, diventando così una nuova forma di routine maniacale da sottoporre a terapia psico-analitica.</p>
<p>Insomma oggi siamo tutti fotografi, così come siamo diventati tutti pittori, scrittori, musicisti, editori. I media, la tecnologia e i social network soprattutto, hanno trasformato il nostro vecchio mondo, dove ognuno di noi aveva il ruolo che gli competeva (per tipologia di studi portati a termine, per qualità intrinseche, per passioni coltivate, per meriti acquisiti sul “campo”, per doni di natura ecc. ecc.), in una sorta di Torre di Babele dove tutti vogliono e pretendono di fare tutto, sommergendo la qualità con la quantità, banalizzando sia le arti che i mestieri, e coprendo di ridicolo, unico effetto percepito da quest’immenso tsunami di presupponenza, quel poco di “buono” che la società di oggi è ancora in grado di generare.</p>
<p>La tecnologia non ha migliorato la nostra qualità sociale, ne ha piuttosto seppellito le eccellenze sotto una montagna di detriti culturali.</p>
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