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	<title>francesco+m+scorsone &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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	<title>francesco+m+scorsone &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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		<title>Due recensioni sulla mostra Scenari Contemporanei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2013 10:46:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
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					<description><![CDATA[ La mostra &#8220;Scenari Contemporanei&#8221; (vedere precedente articolo) è stata recensita, fra]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.5em;"> </span><span style="font-size: small;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">La mostra &#8220;<b>Scenari Contemporanei</b>&#8221; (<i>vedere precedente articolo</i>) è stata recensita, fra gli altri, anche da <b>Francesco M. Scorsone </b><i>(SiciliaInformazioni.com)</i><b> </b>che ha profittato dell&#8217;occasione per fare il punto, nel suo specifico articolo che pubblico qui di seguito, sulla grave problematica, oggetto della collettiva e tema caro all<b>&#8216;UNESCO,</b> che ha patrocinato l&#8217;iniziativa artistica di &#8220;<b>Pittorica.it</b>&#8220;.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;"><span id="more-2692"></span></span></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">&#8220;Fino al 24 novembre 2013 è visitabile la mostra: “Gli Artisti di Pittorica – Scenari contemporanei” alla Real Fonderia in Piazza Fonderia a Palermo. </span></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">La struttura  comunale, recentemente restaurata e allestita in modo adeguato a spazio espositivo, è stata messa a disposizione dell’Associazione Pittorica al fine di presentare, sia pure per un brevissimo  periodo (circa 10 gg.) i lavori dei 20 autori. Le opere sono incentrate sugli scenari contemporanei in termini di cambiamenti climatici (dovuti in massima parte sia all’evoluzione del pianeta come alla schizofrenia degli uomini), agli arrivismi, ai poteri forti delle società finanziarie, alle pericolosissime agenzie di rating americane, alla supremazia delle nazioni; ultimi in ordine di data sono i fatti delle trivellazioni russe nel parco nazionale dell’Artico ma potremmo parlare dei danni all’ecosistema dovuti alla caccia alle balene da parte dei giapponesi, alle pale eoliche &#8211; veri e propri ecomostri &#8211; alle trivellazioni petrolifere sconsiderate nel bacino mediorientale, così come alle grandi navi da crociera che solcano i mari ammorbandoli in modo irreversibile  con i rifiuti organici dei passeggeri. Vale la pena ricordare che i pesci usano mangiare ciò che il mare produce. Non dimentichiamoci del proverbio: “pesce grande mangia pesce piccolo” quindi il mare non ha bisogno dei biscotti, delle molliche, delle bucce e di tutti quei prodotti che, si dice, non inquinano ma di fatto inquinano. Nel Pacifico c’è un’isola chiamata  “Pacific Trash Vortex”, peraltro non è l’unica, nel medesimo oceano ce ne sono cinque, che si è formata con i rifiuti plastici trascinati dalle correnti oceaniche di dimensioni ragguardevolissime;  la più grande è stata stimata che misuri oltre 700.000 km©ü. Sono cifre da capogiro. Immense petroliere giornalmente affrontano i mari in tempesta con conseguenze a volte veramente disastrose: basti pensare al disastro della Torrey Canyon che riversò in mare 120.000 tonnellate di greggio o l’incidente al largo della Louisiana nel Golfo del Messico, un mare di petroli senza fine o il disastro della centrale atomica di Cernobyl e ancora Fukujma e poi le Filippine con il tifone Haiyan per non parlare dei terremoti, delle deportazioni di massa, dei campi profughi, dei focolai di guerra in ogni angolo della terra. Ogni giorno si registrano nel pianeta migliaia di nefandezze commesse dall’uomo che, per la ricchezza materiale, sta distruggendo la terra. </span></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">A poco servono gli appelli dell’</span></span><span style="line-height: 115%; font-size: 10pt;">UNESCO </span><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">quando non sono seguiti da interventi sul campo. Non può certamente essere affidato ad un gruppo di volenterosi che autonomamente e senza interventi esterni cercano fortemente di denunciare procedendo purtroppo in ordine sparso, i mali di un ecosistema vicino al collasso. </span></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">Non è il caso dubitare della buona fede degli artisti che si sono uniti sotto la direzione artistica di Pittorica e del suo presidente, la validissima e attivissima Teresa Ferlisi, per denunciare, attraverso le loro opere (molte delle quali hanno centrato sotto il profilo estetico il tema della mostra) ma basterà se poi tutto ciò non servirà a scuotere le coscienze? Ipotesi molto possibile. Ma è della mostra e di ciò che abbiamo visto che siamo chiamati a scrivere. Ottimi sono i lavori di Tiziana Viola Massa costretta dal suo bambino a riflettere su cosa gli stiamo riservando per l’avvenire (oltre i tralicci e le ciminiere una palla di vetro ti lascerò), di Angelo Denaro e i sili di una centrale nucleare tedesca. Un’opera certamente di denuncia contro l’estremismo del nucleare, realizzata nel 1991 e quasi irriconoscibile se non fosse per la sua “nota” caratteristica o la deturpazione, ma non solo, del paesaggio causata dalle pale eoliche nell’opera di Anna Torregrossa e ancora “l’odore” di morte per asfissia che “emana” l’opera di Antonella Affronti, maschere antigas a coprire volti che tali non sono più. Teschi spolpati da vermi, da fumi tossici, disidratati dalla forte escursione termica di una esplosione nucleare. Certamente opere che in qualche modo hanno una loro valenza di denuncia. Mi colpisce la deportazione di una interminabile colonna di donne Afgane sotto lo sguardo vigile di un soldato dell’alleanza di Sergio Figuccia: l’opera “Passaggio a Parwan” del 2009 è la triste conseguenza di una guerra iniziata da Bush per motivi economici delle grandi compagnie petrolifere  e che non finirà neanche sotto il secondo mandato di Obama malgrado gli impegni in campagna elettorale. Le bugie della politica forse fanno male tanto quanto la guerra e noi italiani che viviamo momenti difficili ne sappiamo qualcosa. Ma questo è un altro tristissimo discorso sulle guerre “dimenticate” sullo spread che sta affossando di debiti i paesi come il Portogallo, la Spagna, l’Italia, la Grecia etc.. La mostra è completata dalle opere di: Salvatore Anzalone, Marisa Battaglia, del duo Costanzo-Pintaudi, Dario Di Vincenzo, Liliana Errera, Rita Gambino, Caterina Lala, Pino Manzella, Antonietta Mazzamuto, Giuseppe Muliello, Sergio Orlando, Maria Giovanna Peri, Maria Laura Riccobono, Vincenzo Verderosa. </span></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">Va sottolineata infine la proiezione di fotografie di Giuseppe Nuccio il cui reportage sui diversi aspetti della realtà monumentale del nostro paese viene decontestualizzata e ricollocata in ambienti altri. Una ottima capacità tecnica, immagini molto accattivanti ma forse non abbastanza coinvolgenti per la gravità del tema.&#8221; </span></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 115%;"><span style="font-size: small;">   </span></span></span><span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><span style="line-height: 115%;">Palermo li, 18.11.2013                                              <i><b>Francesco M. Scorsone </b></i></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">Altra recensione è quella di Maurizio Crispi (blog: Frammenti e pensieri sparsi):</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il 15 novembre 2013 è stata inaugurata a Palermo, nello splendido scenario espositivo della Real Fonderia Oretea alla Cala, la mostra pittorica collettiva &#8220;Gli Artisti di Pittorica&#8221;, alla sua 6^ replica con il tema portante &#8220;Scenari contemporanei&#8221;.<br />
La mostra è stata avviata in concomitanza con la Settimana nazionale UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2013.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra è stata promossa ed organizzata da &#8220;Pittorica&#8221;. Web Art promotion.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra rimarrà aperta sino al al 24 novembre 2013 con i seguenti orari: tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.</p>
<p style="text-align: justify;">Le opere (19 in tutto per 19 artisti) sono state esposte rispettando un percorso circolare dalla prima opera alla destra rispetto all&#8217;ingresso (Palermo Centro storico di Dario Vincenzo) dell&#8217;ingresso all&#8217;ultima (in realtà fuori dal catalogo assieme ad alcune altre) il cui titolo è &#8220;Lampedusa&#8221;, molto drammatica perché la spuma del mare che si genera dall&#8217;urto contro la roccia sembra trasformarsi in lava e fuoco.<br />
La circolarità fa riferimento all&#8217;idea del cerchio, come elemento di condivisione, ma nello stesso ad un percorso che non ha inizio e non ha fine e, quindi, si può entrare nel percorso in qualsiasi punto, procedendo in un senso oppure nell&#8217;altro.<br />
La mostra con le opere multiformi di cui è composta (che spaziano dalla rappresentazione realistica, eppure evocativa e carica di velenze simboliche, a quella più astratta e geometrica) getta uno sguardo poliedrico e sfaccettato sugli &#8220;scenari contemporanei&#8221;, muovendosi tra speranza e sconforto, tra ricerca di una centralità dell&#8217;uomo ad una sua dispersione nella tecnologia, ma sempre seguendo la sottile linea rossa della solitudine che permea le nostre vite, in cui l&#8217;interfaccia comunicativa è sempre più rappresentata da mondi virtuali.<br />
Pippo Cadoni , in un breve discosrso introduttivo, ha dato delle possibili chiavi di lettura, spendendo alcune parole sulla modernità e su come le opere esposte interpretino la modernità e su quali soluzioni esse possano offrire in un mondo in cui tutto &#8211; anche le più banali azioni per le più banali necessità &#8211; si genera per mezzo di un click sul bottone d&#8217;una tastiera oppure su di un telecomando.<br />
&#8220;Siamo delle idrovore energetiche&#8221; &#8211; ha soggiunto.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; possibile uscire dalla modernizzazione e dall&#8217;automazione dei click? Forse, ma gli artisti e il percorso sembrano dire no, in definitiva: una risposta che daà per scontato la trasformazione tecnologica delle nostre città e degli scenari in cui viviamo, nei cui angoli riposti, tuttavia, rimangono degli elementi insospettabilmente umani e a-tecnologici, come ad esempio nell&#8217;opera che raffigura un Godot che attende che succede qualcosa, dormendo su di una panchina che sembra essere divenuta il suo letto.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Possiamo controllare le tecnologie che ci circondano. La mostra con il suo percorso ci dice di no. Eppure, occorre che noi umani torniamo ad essere al centro della scena. Ma c&#8217;è un paradosso, perchè l&#8217;uomo a differenza degli altri animali, delcreato, non ha istinti: sopravvive solo perchè ha inventato le tecnologie. Sopravvive perchè tra il sì e il no, può dire &#8216;non so&#8217; &#8230; la possibilità di esprimere il dubbio e l&#8217;incertezza ci diversifica&#8221; (Pippo Cadoni).</p>
<p style="text-align: justify;">Ha fatto seguito una proiezione a tema del fotografo Giovanni Nuccio (peraltro autore del Progetto grafico e delle foto che corredano il pieghevole sulla mostra), all&#8217;insegna della multimedialità, a sottolineare che, pur in tentativo di evasione dalla tecnologia attraverso l&#8217;opera artistica realizzata usando le proprie mani nello sforzo creativo (e comunicativo) alla tecnologia bisogna pur sempre ritornare.</p>
<p style="text-align: justify;">Grande la varietà delle opere esposte sia per il soggetto sia per la tecnica di realizzazione.<br />
Mi ha colpito particolarmente come efficace &#8220;scenario contemporaneo&#8221; l&#8217;opera di Sergio Figuccia, Passaggio a Parwan&#8221;. Perché? Guardandola da lontano, mi era sembrato che volesse rappresentare come un corteo di pastori e di Re Magi alla volta di un presepe ubicato in un paesaggio lunare (forse per via dei rossi e dei gialli accesi delle due tuniche in primo piano) e, invece, l&#8217;opera rappresenta uno scenario di guerra come si può arguire dal minaccioso soldato in primo piano che imbraccia un mitra.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi ancora &#8220;L&#8217;Acropoli di Atene da Piazza Syntagma&#8221; di Antonietta Mazzamuto che con la sua tecnica di realizzazione simil-collage e le scritte sovraimpresse sull&#8217;immagine e, in parte, in filigrana, evoca qualcosa di antico e solenne, pur nella sconfortante modernità della cronaca a cui si allude.</p>
<p style="text-align: justify;">E &#8220;Strade&#8221; di Vincenzo Verderosa che apre un inquietante sguardo sulle rigide geometrie che ci impriogionano, reticoli di strade come gabbie, che soltando levandosi in alto a volo d&#8217;uccello possono essere colte nella loro angosciante labirintica grandezza, a somiglianza delle grandi incisioni rupestri peruviane nella piana di Nazca che possono essere decifrate soltanto guardandole da grande altezza e non certamente camminandoci sopra. Davvero inquietante.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche l&#8217;opera di Pino Manzella, dal titolo &#8220;Daniela&#8221;, merita una menzione: apparentemente è un ritratto, ma i capelli della donna si aprono ad ombrello e sembrano trasformarsi in un mare sul cui margine naviga un barcone di umanità dolente, forse clandesitini alla ricerca di un loro futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">16 novembre 2013                                                                       <b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Maurizio Crispi</b></p>
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		<title>Fenomenologia del mercato dell&#8217;arte contemporanea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Oct 2012 05:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
		<category><![CDATA[articolo]]></category>
		<category><![CDATA[francesco+m+scorsone]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione+personale]]></category>
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					<description><![CDATA[Propongo nuovamente un articolo tratto dal blog personale dell&#8217;amico Francesco Marcello Scorsone.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img alt="" align="middle" src="/public/nippon.JPG" /></p>
<p>Propongo nuovamente un articolo tratto dal blog personale dell&#8217;amico Francesco Marcello Scorsone. E&#8217; una interessante analisi su certi &quot;fenomeni&quot; del mercato dell&#8217;arte contemporanea che fa un po&#8217; da seguito al suo precedente articolo del 16 agosto u.s. che trovate su questo stesso blog.</p>
<p><span id="more-2700"></span></p>
<p>&lt;&lt; Che cosa &egrave; la fenomenologia? La fenomenologia, nella filosofia di E. Husserl, &egrave; il metodo attraverso il quale lo spirito, per mezzo di riduzioni successive, viene a trovarsi al di l&agrave; degli esseri empirici e individuali, di fronte alle essenze assolute di tutto ci&ograve; che &egrave;. (Il Nuovo Zingarelli, dizionario&nbsp; della lingua italiana). Ho voluto citare la definizione e soprattutto il filosofo Edmund Husserl perch&eacute;, a mio parere, l&rsquo;argomento che intendo trattare ha molte affinit&agrave; con quanto sostiene uno dei quattro massimi studiosi di fenomenologia. Cio&egrave; l&rsquo;esperienza intuitiva riferita a fenomeni che hanno punti di partenza tali da potere considerare di ricavare elementi dalle caratteristiche essenziali per affermare il principio della validit&agrave; di una determinata operazione che ha come base un riflesso fenomenologico, associato al nostro punto di vista e aggiungerei a quello che vorremmo che gli altri condividessero. Ma al tempo stesso mi domando se valeva la pena scomodare Husserl per parlare di Andrea Dipr&egrave;, uno degli ultimi &ldquo;fenomeni&rdquo; televisivi contemporanei. Imbonitore, massacratore mediatico di giornalisti e critici d&rsquo;arte, sostenitore della comunicazione di massa. Nelle sue &ldquo;mani&rdquo; (o meglio attraverso le sue parole) le classiche &ldquo;sole&rdquo; diventano capolavori in quanto sostiene che &egrave; la comunicazione quella che conta non il prodotto. &Egrave; un punto di vista dal quale ovviamente prendo le distanze. Nella trasmissione televisiva &ldquo;Mi manda Raitre&rdquo; (un programma chiuso a novembre del 2011 per assenza di telespettatori), il Dipr&egrave; fu invitato da Edoardo Camurri, conduttore del programma, per tentare di dare ai telespettatori una spiegazione sul&nbsp; fenomeno del &ldquo;successo&rdquo; delle sue teorie; egli sostiene infatti che odia la retorica, il monumentalismo e l&rsquo;accademismo e ci&ograve; gli serve affinch&eacute; gli &ldquo;artisti&rdquo; con fiducia possano avvicinarlo. Si fanno intervistare, vengono messi in onda i loro quadri (a pagamento ovviamente ma questo lui non lo dice), e di colpo i&nbsp; quadri salgono di prezzo, vengono conosciuti nei 15 minuti di messa in onda televisiva, in tutta l&rsquo;Italia. L&rsquo;aggressione verbale ad Achille Bonito Oliva, nel corso della trasmissione &ldquo;Mi manda raitre&rdquo;, sembra che abbia avuto effetti notevoli. Me ne parlava con toni enfatici uno dei tanti pittori della domenica che incontro per lavoro. Certo mi rendo conto che aggettivi come: strepitoso, da urlo, straordinario, enorme, magico, meraviglioso, geniale, ineguagliabile, tutti attributi usati da imbonitori televisivi per decantare inqualificabili schifezze possano avere una certa presa su sprovveduti acquirenti della notte. Rimbecilliti hikikomori vagano da un canale all&rsquo;altro alla ricerca di opere e oggetti &ldquo;marca braccio&rdquo; per chiss&agrave; quali investimenti. Perch&eacute; sia chiaro solo raramente &ldquo;passa&rdquo; qualche ottimo lavoro a prezzi, &egrave; il caso di dirlo, &ldquo;da urlo&rdquo;. Ma la questione non riguarda i nottambuli, loro sono le vittime designate. Vengono scelte con cura. Sono soggetti fuori dal sistema dell&rsquo;arte, outsider come gli artisti. &Egrave; proprio il caso di dirlo: Dio fa gli uomini e fra di loro si accoppiano. Solo lo stolto pu&ograve; credere che uno stolto &egrave; normale. Questa realt&agrave; fenomenologica viene applicata costantemente a qualsiasi problema a prescindere dalla latitudine. Attualmente, se volessimo fare un&rsquo;analisi del linguaggio che viene utilizzato per vendere arte o pentole, ci accorgeremmo che non si distanzia di molto. Per un venditore (il cui vocabolario deve contenere solo parole &ldquo;povere&rdquo;) chiunque esso sia, un materasso, una valigia o un quadro, vengono presentati con le stesse parole: &ldquo;indispensabile, comodo, toglie i problemi, evita lo stress ma, soprattutto, &egrave; sempre un investimento. Catecumeni notturni spesso si ritrovano in gruppi per ascoltare in pullman o in albergo le magnificenze di un tappeto o di un set di pentole. Ma se fin qui la questione pu&ograve; essere di carattere generale e, di conseguenza, la spesa &egrave; sempre contenuta nell&rsquo;ambito di qualche centinaio di euro quando il problema investe l&rsquo;arte, o meglio il cosiddetto quadro d&rsquo;autore, la situazione si fa pi&ugrave; critica che mai. &Egrave; in atto una campagna &ndash; proveniente dall&rsquo;est &#8211; tendente a screditare quanto di valido &egrave; stato &ldquo;costruito&rdquo; nell&rsquo;ultimo secolo in merito all&rsquo;arte contemporanea. L&rsquo;attacco in questo senso di Dipr&egrave; al mondo dell&rsquo;arte, con suoi freak e i suoi&nbsp; irregolari o outsider e disadattati e chi pi&ugrave; ne ha pi&ugrave; ne metta, diventa qualcosa di simile al dilettantismo, gli atteggiamenti di tipo sgarbistico serviranno a poco, verr&agrave; arrotato miseramente da una comunicazione transoceanica senza precedenti. Bisogner&agrave; guardarsi dall&rsquo;enorme potenza penetrativa cinese. <br />
In un precedente articolo &ndash; Palermo-Lussemburgo &ndash; abbiamo trattato l&rsquo;argomento, ma la questione su ci&ograve; che sta accadendo in termini fenomenologici &egrave; qualcosa che non ha solo a che fare con l&rsquo;arte ma punta all&rsquo;egemonia sul sistema economico passando per l&rsquo;arte. A poco servir&agrave; sapere che tra i primi dieci artisti nel mondo i record d&rsquo;asta appartengono ad artisti americani (con 7opere), a inglesi (con 2 opere), e francesi (con 1 opera). Il sistema che &egrave; in atto riguarda una teoria che non riusc&igrave; a mettere in pratica Andy Warhol. Egli sosteneva che l&lsquo;arte doveva essere &ldquo;consumata&rdquo; come un qualsiasi prodotto commerciale e quindi messa negli scaffali dei supermercati ribadendo che chiunque poteva portarsela via a prezzi modici. Esattamente come per la coca cola. L&rsquo;arte quindi come prodotto di massa e non pi&ugrave; elitaria come abbiamo sempre pensato che sia. Giorni fa ad Agrigento, Paolo Schiavocampo ribadiva il concetto, che condivido, secondo cui l&rsquo;arte invece deve essere elitaria, deve essere un prodotto di nicchia senza falsa democrazia. L&rsquo;arte deve riprendersi il suo spazio lasciando che altri producano ci&ograve; che servir&agrave; per reclamizzare biscotti per cani o latte per beb&egrave; o &ldquo;parmigiano&rdquo; made in Palma cos&igrave; come il &ldquo;vino nobile&rdquo; di Pechino. Personalmente non ho difficolt&agrave; a credere che i cinesi sono capaci di costruire un&rsquo;autostrada laddove il giorno prima c&rsquo;era un villaggio o chiss&agrave; quale altra &ldquo;magia&rdquo; costruttiva. Ma la questione non &egrave; questa. La cultura non si costruisce come una strada o un ponte e i cinesi lo sanno. La loro &egrave; una cultura millenaria ma in questo momento hanno bisogno di bruciare le tappe, di fare prima di chiunque altro, hanno necessit&agrave; di immettere sul mercato dell&rsquo;arte &ldquo;materiale veloce da realizzare: stampe, fotografie, fotoserigrafie, riproduzioni su finta seta cinese, dipinti informali su tela etc. Baster&agrave; per invadere il mercato mondiale dell&rsquo;arte? Ho paura di s&igrave; se non si interviene energicamente, per evitare di subire un secondo scacco. Il primo, come &egrave; noto, rivoluzion&ograve; il sistema dell&rsquo;arte europea. Il secondo potrebbe influenzare l&rsquo;intero pianeta. Basti pensare che ai cinesi basterebbe far diventare quadri i loro ideogrammi. <br />
Sono talmente belli, prescindendo dai loro significati, che forse non sarebbe neanche una cattiva idea.&gt;&gt;</p>
<p>Palermo 8 ottobre 2012&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Francesco M. Scorsone</p>
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		<title>La Cina è sempre troppo vicina, ora anche nell&#8217;arte</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/la-cina-e-sempre-troppo-vicina-ora-anche-nellarte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Aug 2012 13:45:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
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					<description><![CDATA[Propongo di seguito un interessante articolo dell&#8217;amico Francesco Marcello Scorsone intitolato]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img alt="" align="middle" src="/public/aPechino.jpg" /></p>
<p>Propongo di seguito un interessante articolo dell&#8217;amico <b>Francesco Marcello Scorsone </b>intitolato &quot;<b>Pechino, Lussemburgo e perch&eacute; no anche Palermo porto franco per l&rsquo;arte</b>&quot;.<br />
Nel fare il punto sul drammatico momento dell&#8217;arte in <b>Italia</b>, ed in <b>Sicilia </b>in particolare, <b>Marcello </b>lancia una provocazione per mettere sotto i riflettori la <b>Citt&agrave; di Palermo</b>, contrastando l&#8217;espansione &quot;<b>gialla</b>&quot; in occidente nel campo dell&#8217;arte che i <b>governi europei </b>stanno favorendo (<i>con sgravi fiscali e tassazioni alleggerite</i>) come hanno fatto in precedenza anche per i tradizionali <b>mercati commerciali</b>.</p>
<p><span id="more-2701"></span></p>
<p>&quot;Il porto franco (o zona economica libera) come &egrave; noto &egrave; un territorio delimitato di un paese, o comune, nel quale si godono particolari benefici di carattere tributario o daziario sulle merci in transito o in temporanea importazione. Fra non molto, per la precisione nel 2013, la citt&agrave; di Pechino,&nbsp; in una zona di fianco al Beijing Capital International Airport, inaugurer&agrave; uno spazio di 83.000 mq dedicato interamente all&rsquo;arte nel senso pi&ugrave; ampio della parola: vini pregiati, arte contemporanea, gioielli, oggetti d&rsquo;antiquariato etc. saranno messi in commercio in questa zona senza essere gravati da tributi e balzelli vari a condizione che gli acquirenti non siano residenti. I compratori potranno, a loro&nbsp; volta, conservare nei magazzini o special box attrezzati della zona franca gli oggetti acquistati. Salvo poi pagare le regolari tasse al momento dello &ldquo;sdoganamento&rdquo;.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />
Geniale direbbe un qualsiasi economista che ha a cuore le sorti occupazionali di un paese. Io immagino una situazione analoga a Palermo &#8211; che ha avuto il porto franco per lunghissimi anni e quindi di esperienza ne dovrebbe avere parecchia. Quale potrebbe essere il risvolto economico se lontanamente si potesse pensare di realizzare un porto franco nella citt&agrave; capoluogo regionale dedicato esclusivamente all&rsquo;arte contemporanea del bacino del mediterraneo. Sappiamo benissimo quale sia, in questo momento, la portata della drammatica crisi che sta attraversando il nostro paese. Uno dei settori colpiti in modo, ahim&egrave;, irreversibile &egrave; quello dedicato all&rsquo;arte contemporanea. A farne le spese sono tutti quegli artisti che, nel giro di pochissimo tempo, si sono ritrovati con affitti e tasse da pagare senza la possibilit&agrave; di incassare alcunch&eacute; in quanto da qualche anno non si vende pi&ugrave; niente. Le gallerie d&rsquo;arte o le associazioni culturali che hanno avuto sempre un peso determinante, gestendo una malferma economia artistica siciliana, hanno chiuso ogni fonte di possibile manifestazione espositiva giacch&eacute; non vi &egrave; nessun ritorno. La stessa stampa siciliana non d&agrave; grandi spazi agli eventi che accadono in Sicilia se a questi sono interessati autori siciliani di seconda linea.&nbsp; <br />
La nuova stagione che ci apprestiamo a vivere &egrave; piena di incertezze; le notizie che arrivano da Milano o Roma, per non parlare di altre citt&agrave;, sono disarmanti. Quelle sparute attivit&agrave; artistiche di vari Enti Pubblici regionali o locali o di alcune Fondazioni sono ben poca cosa per tentare di dare un minimo di vitalit&agrave; ad una realt&agrave; che ha raggiunto il pi&ugrave; basso livello di interesse dal dopoguerra ad oggi. Troppe tasse per artisti, operatori culturali e gallerie. Se un&rsquo;opera venduta in galleria costa al pubblico &euro; 3.000, di fatto l&rsquo;artista incassa &euro;. 2.019 e su questa somma, giacch&eacute; si tratta di una transazione non diretta, dovr&agrave; pagare il 21% di IVA, le tasse irpef 30-40% e, non ultima, il 4% di diritti d&rsquo;autore (tassa introdotta dal 2008 che paga la galleria alla SIAE ma che di fatto viene addebitata all&rsquo;artista). <br />
Se non si provvede con una terapia di urgenza ad intervenire sul comparto delle arti figurative rischiamo di vedere naufragare un patrimonio di creativit&agrave; stranoto in tutto il mondo. L&rsquo;Italia, patria di uno dei pi&ugrave; grandi movimenti artistici quali il &ldquo;futurismo&rdquo; che ha contagiato l&rsquo;intero globo (ved. Mostra Futurismo&amp;Futurismi &ndash; Palazzo Grassi del 1986 una mostra alla quale centinaia di artisti, 117 musei di tutto il mondo, 106 enti privati pi&ugrave; un innumerevole numero di collezionisti anonimi hanno dato il loro contributo per la riuscita di un movimento artistico unico), potrebbe rischiare di essere travolta dal fenomeno giallo. Va considerato, a riprova che il fenomeno cinese &egrave; imminente, il fatto che da quest&rsquo;anno l&rsquo;imposta sulle opere d&rsquo;arte importate in Cina &egrave; stata ridotta dal 12% al 6% e l&rsquo;iva &egrave; solo del 17%.&nbsp; Non vi &egrave; dubbio quindi che siamo entrati in un &ldquo;territorio economico&rdquo; in assenza di&nbsp; concorrenza se si pensa che dietro questo progetto faraonico vi &egrave; l&rsquo;organizzazione governativa Beijing Gehua Cultural Development Group che, assieme a Euroasia, nel 2010 ha aperto un porto franco a Singapore e un altro che vedr&agrave; la luce a Lussemburgo nel 2014. <br />
La preoccupazione pu&ograve; non essere rilevante pensando ad uno sviluppo geoeconomico dell&rsquo;arte contemporanea, ma se si pensa che il mercato dell&rsquo;arte europea pu&ograve; essere negoziato a Lussemburgo, quello euroasiatico a Pechino (che nel tempo dovrebbe assorbire quello di Hong Kong) o Singapore il conto &egrave; presto fatto: abbiamo assolutamente necessit&agrave; di un porto franco in Sicilia (Palermo) per potere negoziare le opere di artisti che vivono nel bacino mediterraneo. Montesquieu sosteneva che i porti franchi erano un fenomeno repubblicano. Ebbene noi siamo una repubblica ed &egrave; ora di pensare agli sgravi di imposizione fiscale.&quot;&nbsp;</p>
<p>Palermo, 10/08/2012&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Francesco M. Scorsone&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
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