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	<title>guerra+di+genere &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>Una meravigliosa cascata di mimosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2019 00:01:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anche quest’anno si festeggiano le donne dedicando loro un giorno dell’anno, come si fa per i lavoratori,]]></description>
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<p>Anche quest’anno si festeggiano le <strong>donne</strong> dedicando loro un giorno dell’anno, come si fa per i lavoratori, per i papà, per la Liberazione, per la Repubblica, per i nonni, per i single, per gli omosessuali ecc. ecc.</p>



<p>Ma siamo poi così sicuri che questo genere di <strong>celebrazione</strong> “specifica” sia di giovamento alle donne?</p>



<p>Già da tempo qualche dubbio è sorto in merito, soprattutto per le stesse festeggiate che iniziano a sentirsi a disagio nel ruolo che questa ricorrenza impone loro. La necessità di glorificare qualcuno o qualcosa nasce infatti dal bisogno di riproporre un’antica memoria, o dalla fierezza da manifestare pubblicamente per certe <strong>diversità sociali</strong>, ma le <strong>donne</strong> non rientrano in nessuno dei due casi.</p>



<p>La <strong>figura femminile</strong> sta al di sopra di qualsiasi presupposto di <strong>festeggiamento</strong> in quanto è l’<strong>essenza stessa della vita</strong> che celebriamo in pratica ogni giorno della nostra esistenza. Dedicare una sola giornata a chi ci ha messo al mondo, o a coloro che rappresentano la parte <strong>essenziale</strong> delle nostre famiglie (<em>compagne,&nbsp;mogli e figlie</em>), mi sembra alquanto riduttivo e, riflettendoci su, rischia pure di presentare l’<strong>8 marzo</strong> come l’ennesimo rito che evidenzia solo una <strong>diversità</strong>, in fondo l’esatto contrario cui ambiscono invece tutte le donne del mondo.</p>



<p>Purtroppo l’originario fattore stimolante che stava alla base di questo giorno speciale è via via mutato col trascorrere del tempo, trasformandosi negli ultimi anni da <strong>sacrosanta recriminazione di uguaglianza</strong>, in una società ancora imbevuta di tracotante <strong>maschilismo</strong>, a sfacciata manifestazione di <strong>orgoglio femminile</strong> che non può che ingenerare sciocchi risentimenti aumentando nuovamente le distanze fra l’uomo e la donna.</p>



<p>In pratica, quello che prima costituiva la celebrazione dei traguardi conquistati dalle donne si è trasformato in un nuovo stimolo per mantenere vivi i fuochi di una ridicola <strong>guerra di genere</strong> che non giova proprio a nessuno. L’uomo, anche se in ritardo e molto lentamente, sta ormai accettando la <strong>parità sociale</strong> con la donna, almeno nella gran parte dei Paesi civili; isterici rigurgiti di femminismo integrale quindi, possono solo nuocere fortemente al processo di equivalenza universale già in corso.</p>



<p>Piuttosto che vantare <strong>esclusività tutte al femminile</strong> in ambiti lavorativi, artistici o sociali, che in fondo non fanno altro che ghettizzarle ulteriormente, le donne dovrebbero invece lottare a fianco degli uomini più evoluti (<em>perché di bestie e canaglie al maschile ce ne sono ancora tanti in giro</em>), contro altre <strong>mostruosità</strong> che purtroppo continuano a essere perpetrate in varie parti del mondo contro il genere femminile e a qualsiasi età anagrafica.</p>



<p>L’<strong>8 marzo</strong> dovrebbe essere dunque il giorno in cui tutti noi urliamo all’intero pianeta la nostra rabbia contro l’<strong>infibulazione</strong>, praticata in Egitto, Sudan,&nbsp;Somalia,&nbsp;Eritrea,&nbsp;Senegal,&nbsp;Guinea, Mali, contro le inaudite <strong>violenze</strong> subite fin da bambine dalle donne pakistane, indiane, afghane, irachene, contro i <strong>matrimoni combinati in giovane età</strong> in Ciad, Yemen, India, Nepal, contro la mancanza di leggi che tutelino le donne in Guatemala, spesso uccise e violentate per strada, contro gli sfregi al volto per futili motivi imposti dai mariti alle loro mogli in India, contro i <strong>femminicidi</strong>&nbsp;e gli <strong>stupri</strong> che in Italia sembrano non finire mai, insomma di motivi per fare cortei e manifestazioni in favore delle donne ce ne sono tantissimi, e tutti molto più validi dello sbandieramento di un <strong>orgoglio femminile</strong> che rischia di mettere in secondo piano la necessità di <strong>conferire alle donne il doveroso rispetto globale</strong> che meritano; in questa battaglia gli <strong>uomini civili e di buon senso</strong> sono comunque dalla loro parte, di certo non i nemici da combattere.</p>



<p>Oggi è l’8 marzo: <strong>VIVA LA DONNA IN OGNI PARTE DEL MONDO!</strong></p>



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