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	<title>inventario &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>Il buio oltre la passione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2012 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è sempre un momento in cui, per ognuno di noi, tutti i nodi vengono inesorabilmente al pettine.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è sempre un momento in cui, per ognuno di noi, tutti i nodi vengono inesorabilmente al pettine.</p>
<p><span id="more-2699"></span></p>
<p>È il tempo dell’analisi dei <b>ricordi di una vita</b>, l’occasione che si presenta a una certa età di esaminare con più attenzione tutto quanto è fluito dalle nostre mani, dal nostro libero arbitrio, dalla nostra capacità di “<b>generare</b>” che costituisce quella giusta e unica motivazione al nostro transito su questo mondo.<br />
Non intendo certo parlare del momento del “<b>trapasso</b>”, in quell’attimo, che tutti ovviamente ci auguriamo lontanissimo, il nostro “<b>inventario</b>” assume i connotati della <b>irreversibilità</b>, della chiusura per <b>cessazione di attività</b>;  no! … mi riferisco invece a quel momento di <b>riflessione </b>che ci capita all’improvviso, durante la nostra mezza età, quando siamo sufficientemente maturi per capire che forse abbiamo <b>seminato troppo</b>, o <b>troppo poco</b>, e che quindi non raccoglieremo mai <b>adeguatamente</b>.</p>
<p>Lo scopo di ognuno di noi, dal momento in cui la <b>ragione </b>inizia a farsi spazio nella <b>coscienza </b>dopo la nostra venuta al mondo, è sempre quello di agire in funzione di un “<b>ritorno</b>”, di un conseguente <b>beneficio </b>derivante dalle <b>nostre attività</b>.<br />
Questo caratterizza principalmente il nostro comportamento razionale; studiamo per migliorare al massimo il nostro inserimento sociale, lavoriamo per potenziare la nostra presenza nella comunità, molti congiurano per acquisire “potere”…comunque tutto è finalizzato ai <b>frutti “terreni”</b>, da raccogliere quindi nell’arco della nostra vita.</p>
<p>Avviene tutt’altro nella <b>sfera dell’istinto</b>, in quella parte della nostra anima dominata dalle <b>passioni</b>. In questo <b>micro-universo </b>non siamo i padroni assoluti, pur trattandosi di una dimensione interna al nostro essere noi finiamo col subire, al suo interno, tutti quegli <b>stimoli</b>, tutte quelle <b>sollecitazioni </b>indipendenti dalla nostra volontà o, per meglio dire giocando un po’ con le parole: <b>la volontà diventa strumento della voluttà.</b></p>
<p>Per gli <b>artisti </b>di ogni ordine e grado, non stiamo qui di certo a parlare di qualità o di giudizi critici sulle relative valenze creative che comunque hanno sempre il valore limitato della soggettività, il mondo della passione ha il netto sopravvento su quello della razionalità.<br />
Quindi <b>per una vita intera</b>, pur tra mille sacrifici, pur consapevoli della inutilità di una produzione artistica troppo estesa e che una derivante inflazione di mercato potrebbe anche inficiare il gran lavoro svolto, <b>gli artisti continuano a produrre</b>, a creare, a inventare, a generare arte in tutti i modi possibili e da loro immaginabili.</p>
<p>Ma poi giunge <b>quel momento</b>, quell’istante di riflessione che “fa pensare” al di là dell’istinto e della passione.<br />
Ci si rende conto di avere le stanze piene di roba, che molta produzione resterà nell’anonimato, che i <b>sentimenti </b>che hanno generato tanta determinazione nella creazione di quei manufatti non sono neppur minimamente condivisi da chi ti sta attorno, che quello che ogni autore ritiene possa essere un’opera d’arte <b>non interessa che a pochissima gente del settore</b>.<br />
L’artista vede <b>il buio oltre la sua passione</b>, immagina che dopo la propria morte tutto ciò che ha creato in vita possa finire nel “<b>dimenticatoio</b>”, nel <b>disinteresse globale </b>che già inizia a percepire intorno a sé; si chiede: &#8220;<i><b><span style="text-decoration: underline;">ma ne vale la pena?&#8221;</span></b></i></p>
<p>È quello il momento in cui la <b>sfera dell’istinto </b>si scontra con quella del r<b>azionale</b>, e la crisi economica di questo secondo decennio degli anni 2000 può amplificare i deleteri effetti di questa collisione.<br />
La ragione non vede obiettivi logici e possibilità di raccolta a breve termine di frutti del grande lavoro artistico svolto e tende a paralizzare la sfera delle passioni … <b>gli artisti sono portati a fermarsi</b>, a cristallizzare la propria creatività.</p>
<p>È un <b>grave campanello di allarme</b>, e non solo per la nostra misera società contemporanea, ormai incapace di generare valori al di fuori di quella sfrenata e sgraziata corsa alla continua crescita e al potere facile, ma se <b>l’arte è vita</b>, lo è maggiormente per gli artisti stessi che la producono, e la morte dell’arte potrebbe essere tale anche per loro.</p>
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