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	<title>mediaset &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>Le televisioni nazionali in mano agli incompetenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2014 12:22:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte a gogò]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ da tempo cosa arcinota che la classe dirigente italiana sia ampiamente deficitaria, qualsiasi sia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ da tempo cosa arcinota che la <strong>classe dirigente</strong> italiana sia ampiamente deficitaria, qualsiasi sia il campo preso in considerazione.<span id="more-2691"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Politica, economia, industria, scuola, banche, amministrazione pubblica, è tutto un disastro per il fallimentare (<em>e inspiegabilmente superpagato</em>) italico management. Ma non dobbiamo dimenticare, in questo orrido quadro di incapacità, la gestione dei media in genere e delle televisioni in particolare.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.5em;">Gli esempi emblematici al riguardo sono tantissimi, ne abbiamo già parlato in questo blog il </span><strong style="line-height: 1.5em;">26 aprile del 2010</strong><span style="line-height: 1.5em;"> con l’articolo ironico “</span><a style="line-height: 1.5em;" href="http://www.striscialaprotesta.it/2010/04/26/palinsesti-intelligenti-per-spettatori-deficienti/" target="_blank">Palinsesti intelligenti per spettatori deficienti</a><span style="line-height: 1.5em;">”. Ebbene da allora non è cambiato nulla. Le televisioni continuano a “massacrare” </span><strong style="line-height: 1.5em;">sceneggiati </strong><span style="line-height: 1.5em;">e</span><strong style="line-height: 1.5em;"> fiction</strong><span style="line-height: 1.5em;">, siano esse di propria produzione, o comprate all’estero e pagate magari “un occhio della testa”.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Ultimo in Italia, dopo diverse decine di programmi interrotti alla seconda puntata o abortiti ancora prima dell’inaugurazione, se non spostati continuamente di orario e di canale di trasmissione, ecco spuntare il caso “<strong>Downton Abbey</strong>“.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <strong>serie</strong> di altissimo livello giunta alla fine della terza stagione e <strong>pluripremiata</strong> in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>telefilm</strong> è una produzione inglese di grande prestigio e qualità; ottima la fotografia, superlativi gli interpreti, accattivante il soggetto che riveste anche il carattere di importante <strong>contributo storico</strong>, una vera e propria <strong>epopea delle classi sociali</strong> nell’<strong>Inghilterra</strong> di inizio secolo scorso.  Acclamata dal pubblico di mezzo mondo e glorificata dalla critica, che forse per la prima volta ha correttamente giudicato un prodotto televisivo, in Italia invece ha fatto “<strong>flop</strong>”… come mai, direte voi?</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, i responsabili di rete se lo chiedono pure!  Lungi da quelle “teste” l’idea che siano proprio loro gli incapaci che hanno fatto fallire il lancio della fiction in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">In <strong>America</strong>, nonostante la particolare antipatia per la storia inglese, il colossal televisivo ha registrato <strong>dieci milioni di spettatori</strong> alla prima della quarta stagione, mentre in Italia le avventure di <strong>Lord Grantham e famiglia</strong> hanno portato davanti agli schermi solo 861.000 persone alla fine della terza.</p>
<p style="text-align: justify;">La spiegazione del fallimento è semplicissima, ma risulta ovviamente incomprensibile per i dirigenti televisivi che, possedendo ridotte capacità intellettive, sono arrivati perfino a dare la colpa di tutto questo agli spettatori italiani, considerati idonei a seguire solo “<strong>I Cesaroni</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">La serie ha iniziato a essere trasmessa in Italia dal canale televisivo satellitare “<strong>Diva TV</strong>” che ha diffuso le prime due stagioni. Già questa “<strong>falsa partenza</strong>” su una rete satellitare di limitato bacino di utenza è risultata penalizzante, poi, non si sa perché e non si sa per chi, la fiction è passata (<span style="text-decoration: underline;"><em><strong>sotto totale silenzio</strong></em></span>) nei palinsesti di <strong>Mediaset</strong> senza alcuna “copertura” pubblicitaria che potesse creare preventivo interesse nei telespettatori, come si fa normalmente con qualsiasi produzione televisiva in programmazione anche se scadente. E’ dunque spuntata come un fungo direttamente alla terza stagione prima su <strong>Canale 5</strong> e poi, per darle il “<strong>colpo di grazia</strong>” definitivo, è transitata su <strong>Retequattro</strong>, ultimo vagoncino del trenino <strong>Mediaset</strong>, cambiando giorno e orario e sempre senza alcuna comunicazione ai poveri telespettatori interessati che hanno dovuto fare salti mortali per seguire la loro serie preferita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, d’altra parte, i dirigenti televisivi fanno parte di quello stuolo di individui che si fanno segnalare, sponsorizzare e raccomandare dai “<strong>soliti noti</strong>” del potere occulto per poter ricoprire quegli incarichi che non sono assolutamente idonei a ricoprire. Così, una volta piazzatisi sul “<strong>trono</strong>” ne restano “<strong>intronati</strong>”, e non sono capaci di fare le scelte giuste, non riconoscono la effettiva qualità delle produzioni da mandare in onda, e distruggono, come pronipoti di <strong>Attila</strong>, tutto quello che passa sotto i loro piedi (<em>che poi è il mezzo con il quale ragionano</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Il direttore di <strong>Retequattro</strong> al riguardo ha dichiarato: “<em>Sapevamo che era un prodotto difficile perché parla alla testa e non alla pancia</em>“, e infatti lui <strong>l’ha trattato con i piedi</strong>.</p>
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