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	<title>privatizzazioni &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>Occorrerebbe una legge per impedire le delocalizzazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Aug 2019 10:17:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Deitalianizzare, l’hanno già fatto centinaia di aziende nel recente passato, fra tutte quella che]]></description>
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<p><strong>Deitalianizzare</strong>, l’hanno già fatto centinaia di aziende nel recente passato, fra tutte quella che ha fatto maggiore scandalo è stata la&nbsp;<strong>Fiat</strong>&nbsp;che Marchionne volle a tutti i costi (<em>costi pagati dai&nbsp;lavoratori ovviamente</em>)&nbsp;<strong>delocalizzare</strong>&nbsp;fuori dal nostro Paese.</p>



<p>Oggi sembra farsi avanti in tal senso anche&nbsp;<strong>Unicredit</strong>, azienda di credito ITALIANA di respiro internazionale, fra le più importanti in Europa.</p>



<p>Dal 2008 Unicredit è andata avanti a colpi di migliaia di&nbsp;<strong>esuberi</strong>&nbsp;dichiarati ad ogni piano industriale,&nbsp;<strong>arrivando a ridurre il personale del 50%</strong>.</p>



<p><strong>Carmelo Raffa</strong>, figura storica del sindacalismo siciliano nel settore del credito, coordinatore della&nbsp;<strong>FABI</strong>&nbsp;(<em>Federazione Autonoma Bancari Italiani</em>) nonché nostro coautore, ha attaccato in merito&nbsp;l’amministratore delegato&nbsp;<strong>Jean Pierre Mustier:&nbsp;</strong><em>“Si chiedono sacrifici ai lavoratori per poi constatare che sono finalizzati a riempire le tasche di soldoni …”</em></p>



<p>Chiara ed esplicita dunque l’accusa di Raffa nei confronti di una banca che da troppo tempo ha&nbsp;<strong>dimezzato il personale</strong>,&nbsp;<strong>bloccato il</strong>&nbsp;<strong>turnover</strong>,&nbsp;<strong>assunto pochissime nuove risorse</strong>,&nbsp;<strong>chiuso tante agenzie</strong>, sul territorio siciliano specialmente, e&nbsp;<strong>fatto fuggire gran parte della clientela verso Poste Italiane</strong>, il tutto non per necessità, piuttosto per pidocchiosa convenienza.</p>



<p>D’altra parte questa era la prevedibile “<strong><em>altra faccia</em></strong>” delle&nbsp;<strong>privatizzazioni</strong>&nbsp;applicate agli&nbsp;<strong>istituti di credito</strong>&nbsp;e fortemente volute negli anni ’90 dai vari ciampi, amato, draghi ecc. La libertà di azione, limitatissima quando le banche erano istituti di diritto pubblico, si è enormemente enfatizzata a seguito delle privatizzazioni, non trattando (<em>almeno sulla carta</em>) denaro pubblico, gli istituti di credito hanno potuto liberamente usufruire di enormi capitali, “privati” (<em>bel gioco di parole</em>) allo Stato Italiano e gestiti nel più gretto modo possibile: solo ed esclusivamente nell’interesse di soci e management aziendali, senza alcun rispetto per la clientela, né alcuna moralità gestionale.</p>



<p><strong>Il credito, il vero originario motivo dell’esistenza delle banche su un territorio, è venuto meno</strong>, hanno sofferto le famiglie, le piccole aziende, e gli imprenditori e il denaro nelle casse delle banche è servito quasi esclusivamente a poter liberamente speculare sui mercati internazionali, culminando con la celebre “bolla” dei titoli tossici del 2008.</p>



<p>Ma torniamo a Unicredit. La FABI lamenta condizioni di lavoro difficili e una emblematica diminuzione di correntisti che preferiscono l’attività meno schizofrenica di Poste Italiane. In un comunicato del maggiore sindacato dei bancari si legge:<em>“Pronti alla lotta contro i 10.000 tagli al personale paventati nel nuovo piano industriale. Enormi fette della Sicilia sono scoperte e senza banche, con la clientela che fugge in Poste Italiane’. Il 29 luglio la protesta con un sit-in sotto le sedi dell’azienda.&nbsp;Il comportamento di Unicredit Group di fronte alle prese di posizioni manifestate da mesi dalle organizzazioni sindacali in sede Abi (Associazione bancaria italiana), sugli organi di informazioni e sui social appare alquanto e fortemente provocatorio”.</em></p>



<p>Carmelo Raffa aggiunge: “<strong><em>Non sono ottimista sull’andamento delle trattative in Abi, prevedo un autunno caldo con azioni di protesta che non coinvolgeranno solo i bancari, ma anche la clientela</em></strong>.&nbsp;<strong><em>Le dichiarazioni dei vertici dell’azienda&nbsp;ci inducono ad aprire un fronte di conflittualità con questa azienda internazionale, ma dai connotati italiani. Ci chiediamo se il signor Mustier stia lavorando per ‘deitalianizzare’ l’azienda per poi trasferirla in Francia o in qualche altro Paese dell’Europa</em></strong>“.</p>



<p>La&nbsp;<strong>piaga</strong>, perché tale è per l’intera economia italiana, delle&nbsp;<strong>delocalizzazioni</strong>&nbsp;<strong>DEVE ESSERE RISOLTA</strong>. Il governo, chiunque sia al potere, ha l’<strong>obbligo morale e istituzionale nei riguardi dell’intero Popolo Italiano di bloccare questa immane porcheria</strong>, un escamotage organizzativo che le assurde leggi comunitarie non vietano proprio per il postulato di base di una comunità, ma che mette inesorabilmente alla corda l’economia della nostra Nazione sovrana (<em>sempre sulla carta</em>) favorendo paesi meno forti del nostro (<em>Romania, Albania, ecc.</em>)&nbsp; e i due tradizionali “schiacciasassi” dell’unione: Francia e Germania.</p>
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		<title>Pubblico o privato, questo è il problema</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/pubblico-o-privato-questo-e-il-problema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Sep 2018 08:11:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Propaganda … propaganda … propaganda“, il pd ripete fino alla nausea questo stupido ritornello,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="linkedin_share_container"></div>
<p>“<em>Propaganda … propaganda … propaganda</em>“, il <strong>pd</strong> ripete fino alla nausea questo stupido ritornello, proprio come fa <strong>Sgarbi</strong> con la sua celebre “<em>capra … capra … capra</em>” nel patetico tentativo di difendersi dalle sacrosante accuse di aver gestito malissimo le risorse dello Stato Italiano quando ha governato.<span id="more-9816"></span><br />
Guardate questo filmato che documenta un intervento di <strong>Riccardo Ricciardi</strong> (<em>il partito di appartenenza non ha assolutamente alcuna importanza</em>) nella <strong>Sala del Mappamondo</strong> sul drammatico argomento del crollo del<strong> Ponte Morandi di Genova</strong>.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/5fCo7Mj1m5A" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<p>E alle immorali, indegne e scriteriate privatizzazioni citate nel video, destinate quasi tutte alle grinfie degli amici degli amici, occorre anche aggiungere dagli anni ’90 in poi:<br />
<strong>la gestione delle acque, delle banche, dell’energia, delle ferrovie, di alcuni importanti asset industriali pubblici ecc. ecc</strong>., tutti settori dove si sono riscontrate tragiche criticità, se non addirittura sciagure con perdite di vite umane.</p>
<p>Secondo voi le pri<span class="text_exposed_show">vatizzazioni hanno migliorato le cose, come si aspettavano gli italiani e come era stato astutamente prospettato da chi intendeva favorire i propri “amici” a scapito dello Stato?</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Secondo noi <strong>il privato tende a scrollarsi di dosso tutte le responsabilità e i doveri di una corretta gestione del bene che gli è stato affidato, spremendolo come un limone e fino all’ultima goccia del suo succo e aumentando esponenzialmente le tariffe applicate per ricavarne il massimo dei profitti possibili</strong>.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><strong>Lo Stato invece, anche se talvolta in passato si è manifestato inefficiente, ha pur sempre il dovere istituzionale di garantire la sicurezza e un buon servizio, con pene pesanti per i responsabili delle eventuali disfunzioni anche dal punto di vista penale.</strong></span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Ecco quindi un motivo in più per liberarsi “pilatisticamente” di questi pesanti obblighi e “passare la patata bollente” ai privati senza vincoli, coscienza e scrupoli.</span></p>
<p><strong><span class="text_exposed_show">Dunque è risultata corretta la scelta di affidare pressoché tutte le risorse pubbliche a privati e gruppi di privati per permetterne profitti plurimiliardari senza alcuna contropartita in termini di ottimizzazione, sicurezza e correttezza nella gestione dei relativi servizi prestati al Popolo Italiano?</span></strong></p>
<p>A voi l’ardua sentenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il conto non torna al tornaconto di Ryanair</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/il-conto-non-torna-al-tornaconto-di-ryanair/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2017 11:48:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’era di Babele continua a mietere vittime, sia fra i lavoratori sia fra gli utenti che dalle loro]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="js_7" class="_5pbx userContent _3576" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}">
<p>L’era di Babele continua a mietere vittime, sia fra i lavoratori sia fra gli utenti che dalle loro prestazioni dovrebbero trarne esclusivamente dei benefici, peraltro pagati profumatamente.</p>
<p>I famelici datori di lavoro di oggi non riescono più a concepire semplici prestazioni di servizio senza stiracchiamenti estremi dei guadagni, risparmiando spudoratamente sui costi di gestione e sulla qualità dei servizi offerti, magari anche con un’assidua e perniciosa farcitura di proposte commerciali.</p>
<p>Il profitto dev’essere spinto al massimo del “possibile”, e dovendo fare i conti con la spietata concorrenza globale e con una mentalità strozzina che ha ormai permeato l’intera società contemporanea, tutte le aziende, sia nel pubblico che nel privato, devono fare assolutamente “numeri” (come si dice in gergo manager-demenziale), magari sfruttando il più possibile la disponibilità dei lavoratori, sottopagandone le prestazioni e spremendo all’osso i malcapitati clienti.</p>
<p>Si potrebbero fare infiniti esempi di assurdità di questo genere, tuttavia mi limito a citarne due, una in ambiente pubblico e l’altra in quello privato.</p>
<p>Fra i servizi spicca, per la sua estrema inefficienza e problematicità, il comparto della sanità pubblica. Ma avete mai riflettuto sul momento in cui è iniziato questo scempio? La risposta è semplice: da quando i politici da strapazzo del nostro Paese hanno voluto trasformare gli ospedali, gli uffici e tutte le strutture sanitarie in vere e proprie “aziende” produttive, convertendo così i dirigenti medici in aggressivi manager, i pazienti in “clienti” da spremere e gli organismi pubblici in fruttifere “macchine da profitto”, cosa del tutto fuori da qualsiasi logica sensata e civile, considerando che di servizio pubblico si tratta e che il “bilancio aziendale” di un ospedale può risultare positivo solo lucrando turpemente sulla salute di cittadini.</p>
<p>Nel privato un emblematico esempio si trova facilmente pensando alle compagnie aeree, una volta, quando ancora erano pubbliche, si chiamavano “compagnie di bandiera”, oggi invece, dopo la tempesta di privatizzazioni, sono veri e propri carrozzoni che si scippano “a morsi” i clienti a colpi di ribassi sui prezzi dei voli, ma che cercano disperatamente di spremere denaro dalle tasche dei viaggiatori vendendo durante i viaggi prodotti commerciali di tutti i generi e persino biglietti del “gratta e vinci”. I voli sono diventati un tormento per i viaggiatori, prima in aereo ci si poteva riposare schiacciando magari un pisolino ristoratore, oggi è un continuo viavai, da una punta all’altra del velivolo, degli assistenti di volo, trasformatisi ormai in venditori ambulanti dagli scriteriati e avidi management delle compagnie aeree. Ti propongono di tutto: dai cibi preconfezionati (una volta gratuiti), agli orologi di qualsivoglia qualità, dai profumi dozzinali agli alcolici di marca, dai biglietti della lotteria a periodici e riviste più o meno patinate. E’ uno strazio commerciale che dura per tutto l’intero volo, facendo credere al povero viaggiatore di stare al centro di un mercatino rionale.</p>
<p>Al riguardo Ryanair spicca fra tutte le compagnie low cost, è la più aggressiva dal punto di vista commerciale e quella che pretende di più dai propri dipendenti. Guai a non vendere a sufficienza durante i voli! Si rischia il licenziamento.</p>
<p>Recentemente (come si legge in un articolo de “ilmattino.it” del 25/11 u.s.) un assistente di volo è stato ufficialmente censurato da Ryanair, e penalizzato con riduzione del riposo compensativo, per non aver venduto abbastanza durante i voli in cui era di turno.</p>
<p>Per carità! E’ vero che Ryanair ha incamerato nel solo 2016 ben 2 miliardi di dollari dalla sola vendita dei prodotti a bordo, ma se tali introiti sono così importanti, perché non rinominare la compagnia in Ryanmarket e trasformarla in un bel centro commerciale?</p>
<p>Questa è la dimostrazione di come la storia sia solo un’alternanza di corsi e ricorsi. Ogni inizio di millennio è da sempre caratterizzato dal successo dei mercati e del commercio globale; così è stato dopo l’anno 1.000 (d.C), nell’XI secolo, e così sta avvenendo dopo il 2.000.</p>
<p>Tuttavia è pura follia trasformare la prestazione di un servizio in mera attività commerciale, anche il profitto deve avere i suoi limiti … e non lo dico io, che sono nessuno, l’ha più volte rimarcato Papa Francesco.</p>
</div>
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