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	<title>sfide &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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	<title>sfide &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<item>
		<title>La coulrofobia è la paura che incutono certi pagliacci</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/la-coulrofobia-e-la-paura-che-incutono-certi-pagliacci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2021 10:13:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; Come in tutte le&#160;pagliacciate circensi, in cui i&#160;clown&#160;sfilano a fine spettacolo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-3936" src="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2021/06/clown.jpg" alt="" width="464" height="309" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2021/06/clown.jpg 600w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2021/06/clown-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-offset-key="6g5qe-0-0">Come in tutte le&nbsp;<strong>pagliacciate circensi</strong>, in cui i&nbsp;<strong>clown</strong>&nbsp;sfilano a fine spettacolo per farsi ammirare l’ultima volta dopo le loro&nbsp;<strong>performance</strong>, così anche i nostri&nbsp;</span><span data-offset-key="6g5qe-1-0">politici usano organizzare manifestazioni “<strong><em>popolari</em></strong>” di&nbsp;<strong>autoglorificazione</strong>&nbsp;per riassumere il loro operato prima delle successive elezioni.</span></p>
<p>E’ un tripudio di&nbsp;<strong>frasi fatte</strong>, di&nbsp;<strong>luoghi comuni</strong>, di “<strong><em>scommesse</em></strong>” vinte, di “<strong><em>sfide affrontate con coraggio</em></strong>” e di “<strong><em>trionfi</em></strong>” su tutti i fronti … come dire:<em>&nbsp;sono stato bravissimo, sono un eroe, mi dovete ammirare e quindi rieleggere di nuovo o almeno rivotare il mio eccezionale partito che “<strong>mi ha messo in quel posto</strong>“.</em></p>
<p>Ma in tutto questo l’<strong>ipocrisia</strong>&nbsp;regna sovrana: tutta la gente che assiste a queste patetiche esibizioni autoreferenziali, nonostante si renda perfettamente conto che si tratta di un enorme cumulo di “<strong>MINCHIATE</strong>“, per devozione al logo di quel determinato partito politico che ha organizzato la manfrina, si spella le mani in una serie infinita di applausi da far invidia alle “prime” teatrali dei maggiori compositori della storia d’Italia.</p>
<p>I “<strong>Pagliacci</strong>“, d’altra parte, hanno ispirato proprio il grande compositore&nbsp;<strong>Ruggero Leoncavallo&nbsp;</strong>nella creazione dell’omonima opera lirica che, alla fine di una storia nella quale si intrecciano realtà e finzione, si conclude con l’esclamazione beffarda e compiaciuta di uno dei protagonisti che urla al pubblico “<strong>LA COMMEDIA E’ FINITA!</strong>”</p>
<p>I&nbsp;<em><strong>clown</strong>&nbsp;</em>sono dunque dei grandi artisti, ma specialmente quelli che non operano nei circhi, finiscono sempre col nascondere tanta roba dietro il loro falso sorriso e la loro pacchiana spavalderia di fine spettacolo. E’ dunque comprensibile che certe persone rimangano traumatizzate dalle loro performance; si tratta di un disturbo di natura psicologica chiamato “<b>coulrofobia</b>“, costituito da una specie di timore, un’avversione istintiva che talvolta diventa perfino un vero e proprio terrore, indotto da queste controverse figure.</p>
<p>Nel settore della politica italiana certe “conclusioni” di fine mandato finiscono con assomigliare molto alla finzione teatrale o circense, specialmente per gli strascichi successivi; guardate che è successo, per esempio, dopo il riassunto fatto da&nbsp;<strong>Nello Musumeci</strong>&nbsp;dei suoi tre anni di governo della Sicilia (<em>cliccate&nbsp;<a href="https://gds.it/articoli/politica/2021/06/26/musumeci-racconta-i-suoi-3-anni-di-governo-ma-scatta-la-contestazione-dei-cittadini-dimettiti-76527e9c-1d67-4e1a-b696-c25189802510/" target="_blank" rel="noopener"><strong>qui</strong></a>&nbsp;per leggere l’articolo del Giornale di Sicilia del 26 giugno 2021</em>).&nbsp;</p>
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		<title>Anche Armani contro il consumismo scriteriato</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/3795-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 17:51:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In una intervista a “ilfattoquotidiano.it“,&#160;Giorgio Armani, una nostra icona mondiale del settore]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In una intervista a “<strong>ilfattoquotidiano.it</strong>“,&nbsp;<strong>Giorgio Armani</strong>, una nostra icona mondiale del settore della moda, rivela la sua avversione verso lo scriteriato e folle&nbsp;<strong>consumismo</strong>&nbsp;che sta distruggendo il mondo spinto verso una dissennata corsa verso il caos. (<em>cliccate&nbsp;<strong><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/14/giorgio-armani-la-lettera-al-mondo-della-monda-io-non-voglio-piu-lavorare-cosi-e-immorale-e-tempo-di-togliere-il-superfluo/5769591/?fbclid=IwAR2I72LnaRfLtiHLML828G7Qztro91WM9ulBtDNcuR7SzVl4uPA9a1F9SrI" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a></strong>&nbsp;per leggere il relativo articolo</em>)</p>
<p class="title-article">In particolare Armani dichiara stizzito: “<em><strong>Io non voglio più lavorare così, è immorale. È tempo di togliere il superfluo e ridefinire i tempi</strong>&nbsp;—– Sbagliato, bisogna cambiare, questa storia deve finire. Questa&nbsp;<strong>crisi</strong>&nbsp; (del coronavirus) è una meravigliosa opportunità per&nbsp;<strong>rallentare tutto</strong>, per&nbsp;<strong>riallineare tutto</strong>, per disegnare un orizzonte più autentico e vero. Non ha senso che una mia giacca, o un mio tailleur vivano in negozio per tre settimane, diventino immediatamente&nbsp;<strong>obsoleti</strong>, e vengano&nbsp;<strong>sostituiti da merce nuova, che non è poi troppo diversa da quella che l’ha preceduta</strong>.&nbsp;</em><em>Io non lavoro così, trovo sia immorale farlo. Ho sempre creduto in una idea di eleganza senza tempo, nella realizzazione di capi d’abbigliamento che suggeriscano un unico modo di acquistarli: che&nbsp;<strong>durino nel tempo</strong>.</em>“</p>
<p>Ovviamente Armani parla del suo settore, quello della moda dell’abbigliamento, tuttavia il suo concetto è tanto profondo da poter essere considerato un’astrazione applicabile all’intera&nbsp;<strong>sfera del commercio mondiale</strong>&nbsp;nella quale dominano costanti, e da troppo tempo, le&nbsp;<strong>sfide</strong>&nbsp;(<em>così le chiamano da anni coloro che reggono i fili del&nbsp;<strong>consumismo globale</strong></em>) contro tutto e tutti alla ricerca del profitto assoluto.</p>
<p>Se n’è parlato tantissimo in questi ultimi anni, anche se in campi commerciali e industriali ben diversi:</p>
<ul>
<li>cellulari che fanno le stesse cose di quelli prodotti in precedenza ma, spacciati per innovativi ed “epocali”,&nbsp;<strong><em>devono</em>&nbsp;<em>sostituire</em></strong>&nbsp;nell’arco di un anno l’intera produzione passata divenuta&nbsp;<em>obtorto collo</em>&nbsp;<strong>obsoleta&nbsp;</strong><em>(leggasi obsolescenza programmata)</em>;</li>
<li>inutili&nbsp;<em><strong>aggiornamenti</strong>&nbsp;</em>di software quotidianamente imposti a pc, telefonini e tablet di tutto il mondo anche in presenza di cambiamenti più che risibili;</li>
<li>televisori e altre apparecchiature elettroniche realmente innovative artatamente tenute “in soffitta” fino alla totale vendita di generazioni di dispositivi intermedi appositamente immessi sul mercato per generare flussi commerciali transitori;</li>
<li>nuovi modelli di autoveicoli che sostituiscono i precedenti, dopo pochissimo tempo dal varo della loro produzione, anche solo per insignificanti dettagli;</li>
<li>prodotti commerciali&nbsp;<strong>IDENTICI</strong>&nbsp;ai precedenti ma venduti con packaging diversi da quelli dell’anno prima;</li>
<li>ecc. ecc. ecc.</li>
</ul>
<p>Insomma Armani ha messo il dito nella piaga nel campo della moda, ma la piaga è globale ed è presente in tutti i settori merceologici e industriali.</p>
<p>E’ l’effetto dello spietato&nbsp;<strong>CONSUMISMO</strong>&nbsp;che caratterizza purtroppo la società contemporanea in tutte le sue accezioni; un&nbsp;<em><strong>cambiamento nevrastenico</strong></em>, troppo spesso inutile, e un’<strong>iperproduzione</strong> diabolica e tanto meno deleteria per l&#8217;ambiente e per l&#8217;umanità, entrambi finalizzati esclusivamente al <strong>profitto assoluto</strong>&nbsp;e alla totale mancanza di rispetto per i lavoratori sfruttati e gli utenti fregati.</p>
<p>Lo stesso&nbsp;<strong>Papa Francesco</strong>&nbsp;ne ha parlato spesso, rivolgendo parole di fuoco nei confronti del dilagante&nbsp;<strong>egoismo</strong>&nbsp;che sta spingendo l’intero Pianeta verso il caos ambientale e culturale … ma sono solo parole. Occorre passare ai fatti, e questo&nbsp;<strong>cambiamento buono</strong>&nbsp;può arrivare solo dai&nbsp;<strong>consumatori</strong>, solo loro possono&nbsp;<strong>frenare la corsa folle del consumismo “consumando” di meno e meglio</strong>.</p>
<p>Armani ha detto bene: “<em>Questa&nbsp;<strong>crisi</strong>&nbsp; (del&nbsp;<strong>coronavirus</strong>) è una meravigliosa opportunità per&nbsp;<strong>rallentare tutto</strong>, per&nbsp;<strong>riallineare tutto</strong>, per disegnare un orizzonte più autentico e vero, togliendo il superfluo e ridefinendo i tempi”.</em></p>
<p>Intanto i miliardari che alimentano e gestiscono il consumismo globale sono perfettamente in sella a questo &#8220;<em>cavallo pazzo</em>&#8221; che <strong>sta facendo impazzire il mondo, </strong>proprio&nbsp; come il <em><strong>Crodino</strong></em>, e ognuno di noi, come un <em><strong>Cretino</strong></em>, ne accetta passivamente la supremazia. Armani forse ci spera ma purtroppo temo che non cambiera nulla se non cambieremo noi per primi.</p>
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		<title>Basta con le sfide e le scommesse, statevene tranquilli</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/basta-con-le-sfide-e-le-scommesse-statevene-tranquilli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2019 15:47:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“I bambini devono essere felici, non essere i migliori“, questo è il titolo di un interessantissimo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="600" height="467" src="http://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2019/07/antagonismo.jpg" alt="" class="wp-image-3722" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2019/07/antagonismo.jpg 600w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2019/07/antagonismo-300x234.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>“<em><strong>I bambini devono essere felici, non essere i migliori</strong></em>“, questo è il titolo di un interessantissimo articolo pubblicato sul “<em><strong>portalebambini.it</strong></em>” (<em>cliccate&nbsp;<a href="https://portalebambini.it/bisogna-essere-felici-non-migliori/?fbclid=IwAR2DoJ1MdAJcx2G00UHEVVVriWUuKMklEBt1_2VHyZ8CUSVnWxuq0CKIJak" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui</strong></a>&nbsp;&nbsp;per leggerlo interamente</em>).</p>



<p>E’ verissimo, ma il concetto vale anche per i genitori.</p>



<p>Inoltre la felicità abbandona gli “<strong>scontenti</strong>” sempre in&nbsp;<strong>competizione</strong>&nbsp;con gli altri anche quando non ce n’è bisogno. D’altra parte la&nbsp;<strong>rivalità sociale</strong>&nbsp;è proprio uno dei sintomi più importanti di instabilità psichica.</p>



<p>La smania di dimostrare la propria presunta “<strong><em>superiorità</em></strong>“, e la continua&nbsp;<strong>autoreferenzialità</strong>&nbsp;sbandierata verso il prossimo, può rendere un qualunque individuo molto affine a quei pazzi sciagurati che una volta vantavano la&nbsp;<strong><em>razza ariana,&nbsp;</em></strong>li ricordate?</p>



<p><strong>Rabbia, ostilità, rancore, odio&nbsp;</strong>e<strong>&nbsp;infelicità</strong>&nbsp;sono i derivati dell’insulsa&nbsp;<strong>competitività</strong>&nbsp;che purtroppo domina sulla società contemporanea; mentre&nbsp;<strong>serenità, appagamento, gioia&nbsp;</strong>e magari anche&nbsp;<strong>felicità</strong>&nbsp;sono più alla nostra portata&nbsp;<strong>se siamo capaci di rispettare chi ci vive accanto senza prevaricarlo in alcun modo</strong>.</p>



<p>Chi non è d’accordo con questo concetto continui pure nella propria stolta paranoia di voler affrontare il resto della propria vita come fosse una “<em><strong>sfida</strong></em>” eterna contro tutto e tutti, ma non illuda se stesso che questo possa renderlo, anche per una sola volta, migliore degli altri, o che il prossimo stia lì a interessarsi alle sue “<em><strong>gesta</strong></em>“, magari per glorificarle;&nbsp;&nbsp;<strong>L’ANTAGONISMO LOGORA CHI NE VUOL FARE ESCLUSIVAMENTE UNA RAGIONE DI VITA.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La degenerazione di una generazione</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/la-degenerazione-di-una-generazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Apr 2019 08:12:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho sessant’anni e solo ora mi sto rendendo conto che la mia è stata la peggiore generazione della]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="600" height="400" src="http://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2019/04/generazioni.jpg" alt="" class="wp-image-3691" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2019/04/generazioni.jpg 600w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2019/04/generazioni-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>Ho sessant’anni e solo ora mi sto rendendo conto che la mia è stata la peggiore generazione della storia umana.<br> </p>



<p>Abbiamo sommerso il mondo con i nostri rifiuti, abbiamo fatto dell’usa e getta la nostra filosofia di vita, abbiamo affidato alle tecnologie la nostra libertà diventandone totalmente schiavi, pur di fare soldi siamo stati capaci di massacrare il nostro stesso habitat e di cambiare perfino il clima, ma quel che è peggio, abbiamo messo al mondo una nuova generazione di umani costretti a subire passivamente gli effetti dei nostri disastri e delle nostre scelte insensate.<br> </p>



<p>Ora sono loro ad accusarci delle nostre scelleratezze e della “violenza” che abbiamo fatto sulle generazioni successive imponendo loro tutto questo scempio.<br> </p>



<p>Ho sessant’anni e appartengo alla generazione che ha rovinato il mondo e la società umana, che ha inventato un dio malvagio da idolatrare (il denaro), che parla solo di sfide, di scommesse, di “crescita” e di produzione sfrenata senza capire che la generazione dei nostri figli vuole invece tranquillità, amore, gioia e natura incontaminata.<br> </p>



<p>Ho sessant’anni e sono conscio che i miei coetanei sono ancora lì al comando del Pianeta, sul quel maledetto <strong>“trono di spade</strong>“, a seminare corruzione, odio, frenesia per il denaro, favoritismi per i ricchi e sopraffazioni per i poveri, fino a quando non finiranno col distruggere tutto quello che le generazioni passate, quelle considerate ancora “incivili“, ci hanno lasciato.<br> </p>



<p>Siete ancora in tempo, sessantenni e settantenni, <strong>massoni, intrallazzisti, mafiosi, imprenditori spregiudicati e pregiudicati imprenditori, dirigenti di aziende che inquinano e inquinatori di aziende sulla direzione sbagliata, politici corrotti e corruttori della politica</strong>, potete ancora aggiustare le cose, evitando di “sfidare” ogni giorno il resto del mondo e di “scommettere” su alcunché.</p>



<p class="has-text-color has-vivid-cyan-blue-color"><strong>Il futuro di una civiltà non si basa né sulle sfide né sulle scommesse né sull’arraffare potere e denaro a scapito degli altri e della stessa natura, sta piuttosto sul rispetto per le generazioni successive alla nostra che non dovranno sostenere il carico delle nostre assurde follie di oggi.</strong><br> </p>



<p>D’altra parte il <strong>FUTURO </strong>non è neanche più nostro, ma è ormai proprietà dei nostri figli.<br> </p>



<p>Ho sessant’anni e sono disgustato per quello che hanno fatto i miei coetanei nel mondo, me ne vergogno tanto perché forse ho fatto poco per poter impedire le loro empietà, ma spero ancora in un ravvedimento anche se tardivo e nella forte reazione dei nostri giovani che, sicuramente, stanno dimostrando più coscienza di noi adulti cresciuti male.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il protagonismo è la droga più pericolosa</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/il-protagonismo-e-la-droga-piu-pericolosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2018 08:28:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ecco a che punto arriva ormai l’aberrazione da protagonismo mediatico. Si fanno chiamare “youtuber”]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco a che punto arriva ormai l’aberrazione da protagonismo mediatico.<span id="more-9425"></span></p>
<p>Si fanno chiamare “<strong>youtuber</strong>” in questo folle mondo che partorisce <strong>fenomeni sociali</strong> e <strong>neologismi</strong> alla velocità della luce, sì, proprio quella che non vedremo mai se continuiamo a non reagire una volta per tutte agli effetti deleteri di certa scriteriata <strong>tecnologia</strong>.</p>
<p>Sono giovani, ma non sempre, con la voglia sfrenata di farsi notare, schiavizzati da un obiettivo comune che ritengono sia il meritato premio alla loro creatività e al loro spudorato <strong>istrionismo</strong>.</p>
<p>Certamente ce ne sono di veramente bravi, ma si tratta di pochi fiori pregiati in una vasta terra coltivata a gramigna. La grande massa di questi <strong>nano-cineasti</strong> ( <em>i loro “lavori” vengono chiamati “corti”</em>) produce però video demenziali, un po’ <em>schizzati,</em> talvolta anche aggressivi, spesso incomprensibili, riempiendo il web e soffocando la qualità di quei pochi che sono capaci di fare qualcosa di buono.</p>
<p>Peccato! Perché, dobbiamo ammetterlo, ci mettono pure l’anima per riuscire nel loro intento e spesso riescono anche a superare la soglia della popolarità, ma non hanno ancora capito che quest’era, sacrificata al dio della tecnologia globale, non permette alcuna continuità automatica nella diffusione del materiale pubblicato in rete, tutto viene fagocitato in pochi giorni, se non in poche ore, nell’immenso archivio dell’oblio più totale, nel buio infinito del nulla digitale.</p>
<p>Gli stessi video definiti virali, nonostante milioni di visualizzazioni, finiscono per spegnersi come una <strong>supernova</strong>, prima luminosissima e un istante dopo collassata nel niente.</p>
<p>Quindi per mantenere la popolarità conquistata gli <strong>youtuber</strong> devono fare cose sempre più eclatanti, sempre più folli, sempre più estreme. Così, per realizzare i loro nuovi video, si fanno pendolare dai tetti di grattacieli di oltre cento piani, si lanciano con la bicicletta dalle montagne più alte, urlano le offese più irripetibili a coloro che etichettano unilateralmente come loro nemici (<em>ma questo lo fa anche Sgarbi alla sua veneranda età</em>), e talvolta si ammazzano anche, quasi a voler dimostrare di essere superiori agli altri che non hanno la capacità di farlo, come nel caso di <strong>Nasim Aghdam</strong>, una giovane di 39 anni residente a San Diego, che ha fatto fuoco nel campus di <strong>San Bruno</strong> ferendo tre persone per poi togliersi la vita. Si è poi scoperto che Nasim odiava <strong>YouTube</strong>, il social che tuttavia aveva utilizzato per anni per pubblicare i propri video e che avrebbe voluto distruggere solo perché gli aveva oscurato alcune sue produzioni video.</p>
<p>In questa corsa sfrenata alla vittoria sugli altri, alla supremazia delle visualizzazioni in rete, alla follia di <strong>scommettere </strong>o<strong> sfidare</strong> sempre e costantemente chiunque, che nel terzo millennio sembra essere diventata la regola imposta dalla globalizzazione, da tutti i media, e da certi stupidi politici che la ripropongono senza soluzione di continuità alla massa popolare, ci mettono lo zampino anche gli stessi social.</p>
<p>Pare infatti che YouTube abbia stabilito nuove regole che escludono dalla <strong>monetizzazione</strong> i canali con meno di 10.000 abbonati e meno di 4.000 ore di visualizzazione, quindi, con molta probabilità, i filmati di Nasim sono stati cancellati e non pagati perché rientravano nella fattispecie esclusa.</p>
<p>Nulla da obiettare sulle scelte aziendali volte a limitare i costi, ma è corretto <strong>spingere</strong> la gente, senza un tradizionale lavoro stabile, a dedicarsi a quest’attività di coinvolgimento delle masse popolari perché in qualche modo remunerata, e poi bloccarne la produzione perché non ha mantenuto i “<strong>numeri</strong>” prestabiliti?</p>
<p><strong>Sembra proprio di avere a che fare con un nuovo tipo di droga letale che da assuefazione e ti costringe a fare i salti mortali per procurartela.</strong></p>
<p>D’altra parte è ampiamente comprovato che i <strong>mass shooter</strong>, i killer di massa che tante volte hanno ucciso soprattutto nelle scuole statunitensi e ai quali è riconducibile anche la stessa <strong>Nasim Aghdam</strong>, sono profili alla ricerca di notorietà; <strong>la ricerca compulsiva della notorietà è dunque una grave patologia da curare, non una dimostrazione di virtù e capacità.</strong></p>
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		<title>Invidia, sentimento degli stupidi asserviti al consumismo</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/invidia-sentimento-degli-stupidi-asserviti-al-consumismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Feb 2018 11:35:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’invidia è lo stato d’animo più stupido dell’uomo. Esisterà sempre qualcuno che ha più di]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>invidia</strong> è lo stato d’animo più stupido dell’uomo.<br />
Esisterà sempre<strong> qualcuno che ha più di te</strong>, qualsiasi cosa riuscirai a conquistare nella vita, e dietro di te ci sarà sempre tanta gente che <strong>non potrà mai avere quello che già hai avuto tu</strong>.</p>
<p><strong>Accontentarsi</strong> non significa porsi dei limiti, vuol dire piuttosto non vivere l’<strong>angoscia</strong> continua di voler raggiungere qualcosa che è totalmente fuori la propria portata.</p>
<p>Purtroppo la nostra società è stata traviata in merito dal <strong>lavaggio del cervello</strong> operato dalla <strong>classe dirigente</strong> e da tutti i <strong>politici</strong> che da una ventina d’anni, tramite la stampa e i media in genere, non fanno altro che sbandierare la necessità di “<strong>VINCERE LE SFIDE E LE SCOMMESSE DEL TERZO MILLENNIO</strong>“.</p>
<p>Se ci pensate su per un momento, questo sembra essere lo <strong>slogan</strong> più adatto per indurre al <strong>CONSUMISMO</strong> più sfrenato. Quindi dietro questo invito di chi gestisce il <strong>potere globalizzatore </strong>c’è un chiaro input che induce a spendere e spandere per favorire le <strong>multinazionali </strong>e i <strong>mercati globali.</strong></p>
<p>Ci hanno forviato completamente, riducendo le nostre vite a una corsa continua verso il <strong>NULLA</strong>, a una <strong>guerra perpetua contro tutto e tutti</strong>.</p>
<p><div style="width: 400px;" class="wp-video"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');</script><![endif]-->
<video class="wp-video-shortcode" id="video-3274-1" width="400" height="400" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="http://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2018/02/27622162_117356922413053_3372697427952795648_n.mp4?_=1" /><a href="http://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2018/02/27622162_117356922413053_3372697427952795648_n.mp4">http://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2018/02/27622162_117356922413053_3372697427952795648_n.mp4</a></video></div></p>
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		<title>L&#8217;apocalisse del consumismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2017 10:10:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Crescere … crescere … crescere … il pil deve aumentare, la produzione si deve implementare, il]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Crescere … crescere … crescere … il pil deve aumentare, la produzione si deve implementare, il mercato si deve espandere, le sfide si devono vincere, la competitività deve essere sempre più forte ……. ma quando ci renderemo conto che TUTTO HA UN LIMITE?<span id="more-7679"></span></p>
<p>La foto che vedete in alto è stata scattata a Sheerness, in Gran Bretagna; è un “cimitero” di autoveicoli nuovi invenduti e ormai difficilmente riutilizzabili per lo scopo principale per il quale sono stati costruiti.</p>
<p>A cosa serve questa corsa alla continua crescita della produzione, in un mercato globale che tende invece ad implodere per un’economia resa asfittica dalla demenziale austerity imposta alle Popolazioni del Pianeta dallo smidollato e dispotico sistema di potere dominante?<br />
In poche parole, che senso ha costruire “tanto”, quando poi non si può vendere “più di tanto”?<br />
E questo vale sia per la produzione industriale, sia per quella manifatturiera e anche per quella agro-alimentare, non dobbiamo infatti dimenticare quanta roba viene mandata al macero ogni anno per permettere la vendita forzata nei mercati interni delle produzioni extra-nazionali.</p>
<p>Cliccando <a href="http://www.curioctopus.it/read/9008/dove-finiscono-le-auto-invendute-ecco-le-impressionanti-immagini-dei-cimiteri-di-macchine" target="_blank">qui</a>, per fare un esempio nel settore industriale, potrete vedere una serie di foto scattate in diverse parti del mondo sopra i depositi di auto nuove risultate invendute, immaginate un po’ che fine faranno questi “freschissimi” prodotti delle industrie automobilistiche mondiali una volta che non si riescono a trovare acquirenti (e che le case costruttrici non intendono assolutamente abbassare i prezzi).</p>
<p>Certo non si può pretendere che chi non ha più soldi in tasca, una volta che sono stati risucchiati dal vortice della crisi economica, dal fisco oppressivo, dall’incapacità gestionale delle amministrazioni pubbliche locali e dalle politiche micragnose e usuraie della comunità europea e del fondo monetario internazionale, continui a spendere il denaro che non ha più per acquistare ciò che la società capitalistica continua a “sfornare” senza soluzione di continuità.</p>
<p>Siamo nell’era della schizofrenia economica e dell’apocalisse consumistica.</p>
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		<title>L&#8217;apocalisse delle certezze</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/lapocalisse-delle-certezze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Apr 2017 16:02:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il termine apocalisse deriva dal greco ἀποκάλυψις (apokalypsis), composto di apó e kalýptein,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine <b>apocalisse</b> deriva dal greco ἀποκάλυψις (<i>apokalypsis</i>), composto di <i>apó</i> e <i>kalýptein</i>, significa un gettar via ciò che copre, un togliere il velo, letteralmente scoperta o disvelamento.<span id="more-8287"></span></p>
<p>Prendo spunto da un articolo dello scorso febbraio del <strong>Corriere della Sera.it</strong> (<em>cliccate <strong><a href="http://www.corriere.it/cronache/17_febbraio_08/udine-lettera-30enne-suicida-1f8da898-edc8-11e6-a862-71d7d0cd9644.shtml?refresh_ce-cp" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a></strong> per leggerlo</em>) per ricordare <strong>Michele</strong>, trentenne di Udine che il 31 gennaio di quest’anno si è ucciso perché <strong>scippato del suo futuro</strong>.</p>
<p>Secondo l’esegeta francese <strong>Paul Beauchamp</strong> “<em>la letteratura apocalittica nasce per aiutare a sopportare l’insopportabile</em>“. Nasce cioè in momenti di estrema crisi per portare un messaggio di speranza: anche se il male sembra prevalere, bisogna aver fiducia nella vittoria finale del Bene.</p>
<p>Alla tragedia ecco seguire inizialmente la solita tempesta di reazioni, soprattutto degli sciagurati media che profittano per fare scoop di cronaca e misero “spettacolo” per aumentare gli ascolti, finché tutto ritorna al precedente oblio e si parla d’altro, di ciò che, sempre i media, stabiliscono debba essere di moda in quell’istante, mantenendo immutato lo statu quo ante di tutto il resto.</p>
<p>Voglio qui riprendere invece l’argomento proprio quando non se ne parla più, né di Michele, né di tutti quei poveri ragazzi ai quali lo stato italiano non concede più alcuna speranza di lavoro in Patria, vantando <strong>iniziative</strong> volte solo a fare emigrare i nostri giovani (<em>vedi erasmus</em>) presentandole come panacea per la disoccupazione; c’è stata persino una parlamentare che, con una faccia tosta da fare invidia al <strong>Barone di Münchhausen</strong>, ha esaltato il <strong>progetto erasmus</strong> come soluzione della crisi di nascite e “ottimo” impulso per l’integrazione globale, riferendosi alle coppie di studenti di nazioni diverse che procreano in occasione delle “trasferte” di studio, sottacendo che in molti casi queste “esperienze” finiscono con l’alterare profondamente la vita di questi ragazzi, ancora impreparati a cambiamenti tanto radicali della loro quotidianità.</p>
<p>Non lasciamo soli i giovani che hanno difficoltà d’inserimento in questa giungla infernale, soprattutto perché l’abbiamo creata noi stessi, noi 50/60enni rappresentanti  di una generazione di falsi contestatori (<em>i sessantottini</em>) che ci siamo appiattiti sull’ignavia e sull’illusione con la gentile collaborazione di quella massa di incapaci che ci avrebbe dovuto amministrare.</p>
<p>Casi analoghi di suicidi di giovani disperati sono avvenuti all’<strong>Università di Palermo</strong> con il 27enne <strong>Norman Zarcone</strong>, dottorando in Lettere, e nel 2010 con un giovanissimo di appena 19 anni che si è gettato dalla stessa finestra 5 anni dopo la tragedia di Norman.</p>
<p>“<em><strong>Un suicidio che non è solo frutto della depressione ma è un omicidio di Stato</strong></em>“, dissero i suoi genitori a caldo. Norman aveva lasciato un quaderno dove aveva annotato una sorta di ‘testamento spirituale’. Scriveva “<em><strong>la libertà di pensare e anche la libertà di morire. Mi attende una nuova scoperta anche se non potrò commentarla</strong></em>“.</p>
<p>Questo sconforto che purtroppo si diffonde sempre più fra i giovani può essere arginato solo da una maggiore vicinanza delle famiglie; genitori, fratelli, sorelle e parenti prossimi dovrebbero avere il compito di non abbandonare a loro stessi questi ragazzi, frustrati dalle cosiddette “<em><strong>sfide</strong></em>” e “<em><strong>scommesse</strong></em>” che una fallimentare classe di politici incapaci (<em>e spesso anche corrotti</em>) e di manager fantozziani continua a prospettare per il futuro, senza riuscire a comprendere che tutto ciò <strong>non può più costituire per le nuove generazioni stimolo alla crescita e al miglioramento delle prestazioni</strong>, <strong>prospettando piuttosto un angosciante futuro carico di tensioni, eccessiva sfibrante competitività e, soprattutto, continua conflittualità con il prossimo che così non può che essere visto solo come un</strong> “<strong>nemico da sconfiggere a tutti i costi</strong>“<strong>, da dover colpire e calpestare per poter sopravvivere. </strong></p>
<p>Questo è tutto il contrario dell’insegnamento cristiano, di quella religione che tutti noi “vantiamo” di professare. Quando si sale sul “pulpito”, sia esso politico o istituzionale sia prima di utilizzare sempre i soliti stereotipi dialettici che fanno riferimento alla sciocca “necessità” di successo assoluto in campo sociale (<em>le famose sfide e scommesse</em>) ci si dovrebbe ricordare che la <strong>serenità e le certezze sono le componenti fondamentali per una vita felice e appagante</strong>, e i nostri giovani, sottoposti invece a prospettive e modelli di vita sempre più stressanti e competitivi, rischiano di crollare psichicamente e, quando va bene, se ne vanno all’estero; appare poi totalmente insensato che qualche stupido e incosciente rappresentante istituzionale prospetti positivamente quest’ultima eventualità: ogni giovane italiano che lascia la propria terra, o ancora peggio se si uccide, è un pilastro in meno nella costruzione del futuro dell’Italia.</p>
<p>“Cari” politici dei miei stivali, quando ciarlate di “crescita”, di ripresa economica, di indici statistici e di tutte le altre follie che vi siete inventati per mantenere sempre la corda tesa in questa ormai cronicizzata crisi, pensate realmente che questi obiettivi possano essere raggiunti dalla vostra decrepita e corrotta generazione? Non è certo retorica sostenere che il futuro è dei giovani e “levarseli dai piedi” può solo castrare qualsiasi aspettativa di crescita sociale.</p>
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