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	<title>smartphone &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>Selfie sulla fine di una civiltà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jun 2017 19:53:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E’ molto alta la probabilità che le nuove generazioni dell’umanità stiano in pratica “fotografando”]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ molto alta la probabilità che le nuove generazioni dell’umanità stiano in pratica “fotografando” la fine della società civile.<span id="more-8576"></span></p>
<p>Ovviamente ci sarà il solito bastian contrario, perfettamente integrato nell’imbarbarimento globale, che magari mi definirà <strong>millenarista</strong> o predicatore apocalittico di sventure, ma per quanto mi sforzi di “pensare in positivo” non riesco a scorgere scorci di cielo sereno sul futuro della <strong>società digitale</strong>.</p>
<p>L’uso sfrenato e scriteriato della <strong>tecnologia</strong> e della <strong>scienza</strong> in genere ci sta portando, sempre più velocemente, verso un abbrutimento sociale che non ha eguali nell’intera storia del genere umano.</p>
<p>I giovani sembrano i più “colpiti” da tanto “progresso”; attaccati agli infernali <strong>smartphone</strong> dalla mattina alla sera non riescono più a comunicare fra loro se non a “colpi” di <strong>messaggini</strong> o <strong>whatsapp</strong>, non sanno più parlare la lingua madre che hanno irrimediabilmente deturpato con inverosimili acronimi e onomatopeici aborti lessicali. Per i pastrocchi scolastici creati da un’amministrazione statale incapace di plasmare il settore dell’insegnamento in funzione di una straripante tecnologia, i giovani italiani, pur studiando forse più dei genitori, si presentano spesso ignoranti e stralunati su qualsiasi tema in discussione; magari conoscono bene qualche lingua straniera (<em>l’inglese soprattutto</em>), ma poi si rilevano totalmente all’oscuro in argomentazioni di cultura generale, anche di basso livello.</p>
<p>Non riescono a trovare lavoro, se non dopo anni di attesa, dovendo comunque accettare condizioni eccessivamente gravose, prossime allo schiavismo, e remunerazioni ormai appiattite sui valori standard attribuiti agli immigrati e agli extra-comunitari, nonostante i titoli di studi comunque acquisiti (<em>laurea compresa</em>), anche perché i sindacati hanno completamente perso la loro funzione di difesa dei diritti dei nuovi assunti  e, sia nel settore pubblico sia in quello privato, lasciano ormai fare liberamente ai datori di lavoro.</p>
<p>Per i <strong>ragazzi degli anni ’90</strong> dunque gli orizzonti appaiono foschi e talvolta pure piuttosto oscuri; purtroppo per loro la sola certezza appare la <strong>tecnologia</strong>, che però in parte, ma i giovani non lo percepiscono, è anche fra le cause principali della scadente qualità del lavoro e dell’enorme difficoltà nel trovarlo, ceduto com’è quasi totalmente ai computer e alle gestioni informatiche.</p>
<p>Alla generazione a “cavallo fra il primo e il secondo millennio” non resta dunque che abbrutirsi con <strong>smartphone</strong>, <strong>pc</strong> e <strong>tablet</strong>, in stupidi giochini globali, distorti usi dei <strong>social</strong> e <strong>scimmiottamenti di tendenza</strong>, il tutto condito da miliardi di <strong>inutili foto</strong> che vagano in rete come sorridenti fantasmi nel più variopinto e complesso <strong>VUOTO ASSOLUTO</strong> che civiltà terrestre abbia mai generato nell’intera storia del Pianeta.</p>
<p>La società digitale appare quindi una mastodontica accozzaglia di dati che il potere tenta di sfruttare a proprio uso e consumo solo per poter “rapinare” il più possibile i popoli sottoposti, e le nuove generazioni, totalmente allo sbando, per cercare disperatamente un diletto o un interesse qualsiasi al quale potersi aggrappare in quel “vuoto” di cui parlavo prima nel quale fluttuano noiosamente.</p>
<p>Così, fotografando e riprendendo in video tutto ciò che caratterizza la quotidianità, questo immenso esercito di <strong>zombie</strong> riempie la rete e i social di quantità colossali di insulsaggini che, alla fine, non fanno che aumentare sempre più il grado di alienazione di ciascuno di noi, ma soprattutto dei giovani. Fenomeni come i <strong>suicidi</strong> di “<strong>blue whale</strong>“, i <strong>foreign fighters</strong> dell’<strong>estremismo islamico</strong> o i folli <strong>click</strong> <strong>sui cornicioni dei grattacieli</strong> per produrre <strong>selfie</strong> popolari sulla rete sono tutti figli di questo “<strong>nulla” </strong>che ci ha regalato la <strong>civiltà digitale</strong>.</p>
<p>Vi propongo un emblematico video di <strong>Steve Cutts</strong>, drammatico ma molto significativo, che presenta quanto ho espresso in precedenza con grandissima genialità creativa e la forza comunicativa che solo i fumetti di una volta riuscivano ad avere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/l3wjcwTcfT4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Una tempesta di smart-phone ci seppellirà</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/una-tempesta-di-smart-phone-ci-seppellira/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2017 16:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;evoluzione tecnologica di per sé non è di certo un problema per la civiltà contemporanea,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;evoluzione tecnologica di per sé non è di certo un problema per la civiltà contemporanea, piuttosto ne è l&#8217;emblema.</p>
<p>Tuttavia il connesso <strong>marketing globale</strong>, drogato, ipnotico, bugiardo, folle, perverso e crescente in modo esponenziale, oltre a rendere <strong>tecno-dipendenti</strong> intere generazioni, sta spingendo l&#8217;intero sistema economico correlato verso un inevitabile punto di rottura.</p>
<p>Un articolo nuovo all&#8217;anno per ogni marchio multinazionale e per ogni tipologia di prodotto; i televisori sono sempre più grandi, più precisi, più dettagliati, più luminosi, magari curvi, a chiocciola, pentadimensionali, stroboscopici, i telefoni cellulari poi fingono di evolversi periodicamente, con cadenza semestrale o annuale, ma in realtà sono sempre gli stessi con piccole differenze che non giustificano di certo l&#8217;obsolescenza dei modelli precedenti e la &#8220;necessità&#8221; di cambiarli con i nuovi.</p>
<p>Insomma un&#8217;<strong>iper-produzione</strong> che giova solo alle aziende costruttrici e in genere alla <strong>filiera commerciale</strong> (<em>piccola e grande distribuzione, mercato indotto e centri assistenza</em>), non di certo ai consumatori che, ipnotizzati dalla pubblicità mediatica e dalla rete, sempre più ossessiva e martellante, buttano via, inutilmente e costantemente, un mucchio di denaro  solo per stare d&#8217;appresso alle mode del momento e all&#8217;incalzare continuo di una evoluzione tecnologica i cui effettivi pregi sono tutti da dimostrare.</p>
<p>E chi diventa vittima di questa <strong>smania</strong>, un po&#8217; come accade per la <strong>ludopatia</strong>, non può più fare a meno del prodotto &#8220;nuovo&#8221;, anche se sa perfettamente che, una volta uscito dal negozio, quel meraviglioso ultimo &#8220;nato&#8221; della tecnologia diventa precocemente vecchio, come accade per la razza umana quando si viene colpiti da &#8220;<strong>progeria</strong>&#8220;, solo che per l&#8217;uomo si tratta di malattia rara, mentre per l&#8217;elettronica e l&#8217;informatica si tratta ormai di &#8220;<strong>normalità</strong>&#8220;.</p>
<p>Così il <strong>tecno-dipendente</strong>, per esempio, pur di entrare in possesso dell&#8217;ultimo modello di <strong>smart-phone</strong>, quello col nome che contiene il numero superiore a quello del suo attuale cellulare, cerca tutte le motivazioni possibili per giustificare l&#8217;acquisto a se stesso, ai parenti e agli amici; così vengono fuori i soliti alibi, magari banali o inverosimili come: &#8220;quello vecchio mi è volato dal finestrino mentre passavo sul viadotto&#8221;, oppure &#8220;mi è caduto nel frullatore mentre mi facevo il frappè&#8221;, o magari &#8220;si è rotto perché ricevo troppe telefonate e farlo aggiustare non conviene&#8221;.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-8436 size-full" src="http://www.striscialaprotesta.it/wp-content/uploads/2017/03/tempesta_tecnologica.jpg" alt="" width="593" height="259" /></p>
<p>Le case produttrici poi, perfettamente consapevoli di avere ormai il pieno possesso psicologico di diversi milioni di &#8220;<strong>polli</strong>&#8221; (<em>già spennati, ma mai abbastanza</em>), ce la mettono tutta per infilare lo spiedo fino in fondo. Così fanno a gara fra loro per far uscire il &#8220;numero successivo&#8221; prima della ditta concorrente, in un tourbillon di modelli sempre più piatti, tondi, veloci, luminosi, con più fotocamere, migliori display, massime ricezioni, magari anche anfibi, quadrifonici, servo-assistiti ecc. ecc. ecc., ma sempre utilizzabili nello stesso modo degli ultimi modelli precedenti della stessa generazione.</p>
<p>E&#8217; uno scenario ormai tipico del consumismo stiracchiato fino all&#8217;estremo, ma come ho accennato all&#8217;inizio, la corda non si può tirare all&#8217;infinito, prima o poi giunge sempre il momento di rottura. Quanti altri modelli potranno inventarsi ancora i produttori prima di saturare tutte le possibili varianti da inserire? Come ci sembra umanamente impossibile che nel salto in alto si possano superare i tre metri, così appare sempre meno probabile che ogni azienda possa produrre altri dieci/quindici smart-phone con caratteristiche sempre differenti o migliorative rispetto ai modelli precedenti.</p>
<p>Il limite ormai è molto vicino, anche perché questo mercato drogato e isterico interviene nell&#8217;ambito di una delle più gravi crisi economiche dell&#8217;era moderna; riusciranno i nostri &#8220;eroi&#8221; a spillare ancora denaro dalle &#8220;botti&#8221; asfittiche dei consumatori ormai ridotti allo stato di pre-povertà?</p>
<p>Il video che segue è una riuscitissima caricatura di questo scenario &#8220;pre-apocalittico&#8221; che segnala anche le gravi ricadute ambientali sull&#8217;eco-sistema, purtroppo ormai seriamente compromesso dall&#8217;eccessivo accumulo di rifiuti elettronici dovuti proprio a questa globale follia commerciale.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/HNSd3IMNxAE" width="850" height="478" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Orrori fotografici nell&#8217;era dello smartphone</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/orrori-fotografici-nellera-dello-smartphone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2015 10:46:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il giornalista e scrittore Roberto Cotroneo ha pubblicato recentemente un bellissimo articolo intitolato:]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="kopa-one-third"></div>
<p>Il giornalista e scrittore Roberto Cotroneo ha pubblicato recentemente un bellissimo articolo intitolato: “Scattate fotografie orribili senza saperlo, vi stanno ingannando” (<a href="http://robertocotroneo.me/2014/10/10/fotografia/" target="_blank">cliccare qui per leggerlo</a>), che io condivido in pieno pur non essendo un fotografo.</p>
<p>Ma Cotroneo ha “focalizzato” (è proprio il caso di dire così) la sua attenzione solo sulla componente tecnica delle foto del terzo millennio, non sui contenuti che, per quanto sia possibile, risultano ancora peggiori.</p>
<p>Ma vogliamo un attimo riflettere su cosa si fotografa oggi con gli smartphone?<br />
A parte qualche raro caso di drammatiche istantanee di vita vera, estrapolate casualmente da “passanti” che si sono ritrovati al posto giusto nel momento giusto, la maggior parte dei soggetti fotografati sono gruppetti di personaggi falsamente felici, “immortalati” con ebeti sorrisi plastificati attorno a un tavolo (o un divano maltrattato) di un qualunque locale pubblico, per dimostrare ai “posteri” la loro presenza in quelli che si ostinano a chiamare “eventi”.<br />
In realtà si tratta di tristissime riunioni di “zombi” che si illudono di essere ancora vivi fingendo di socializzare con creature consimili all’interno di insignificanti adunate salottiere; ma i “non-morti” non si rendono conto del loro stato, e farsi fotografare a migliaia, in quell’ammasso di sorridenti maschere da “torre di Babele” che non riescono più a comunicare fra loro, dovrebbe dimostrare una vivacità sociale che invece è totalmente assente in questi accumuli caotici di nullità che si illudono di divertirsi.</p>
<p>Ma che dire delle altre tematiche fotografiche tanto di moda oggi?<br />
Che dire, per esempio, dei celebri “selfie”? Quando venivano chiamati “autoscatti” risultavano obsoleti e superati ma, una volta inglesizzata la nomenclatura, si sono trasformati in un fenomeno planetario.<br />
E che ne pensate della follia compulsiva di fotografare ossessivamente il cibo che si sta ingurgitando? O dell’altrettanto scriteriata abitudine di immortalare le scarpe indossate in una determinata occasione, che potrebbe anche coincidere con l’inizio di una qualsiasi giornata feriale, diventando così una nuova forma di routine maniacale da sottoporre a terapia psico-analitica.</p>
<p>Insomma oggi siamo tutti fotografi, così come siamo diventati tutti pittori, scrittori, musicisti, editori. I media, la tecnologia e i social network soprattutto, hanno trasformato il nostro vecchio mondo, dove ognuno di noi aveva il ruolo che gli competeva (per tipologia di studi portati a termine, per qualità intrinseche, per passioni coltivate, per meriti acquisiti sul “campo”, per doni di natura ecc. ecc.), in una sorta di Torre di Babele dove tutti vogliono e pretendono di fare tutto, sommergendo la qualità con la quantità, banalizzando sia le arti che i mestieri, e coprendo di ridicolo, unico effetto percepito da quest’immenso tsunami di presupponenza, quel poco di “buono” che la società di oggi è ancora in grado di generare.</p>
<p>La tecnologia non ha migliorato la nostra qualità sociale, ne ha piuttosto seppellito le eccellenze sotto una montagna di detriti culturali.</p>
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