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	<title>stadi+di+calcio &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>Chi non salta è della Lazio</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2021 16:40:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; Ci si chiede in questi giorni se sia corretto inginocchiarsi all’inizio di una partita]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-3933" src="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2021/06/inginocchio_.jpg" alt="" width="485" height="323" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2021/06/inginocchio_.jpg 600w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2021/06/inginocchio_-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 485px) 100vw, 485px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci si chiede in questi giorni se sia corretto inginocchiarsi all’inizio di una partita di calcio per manifestare pubblicamente “qualcosa” al mondo che sta osservando.</p>
<p>Qui non si sta a&nbsp;<strong>discriminare</strong>&nbsp;su ciò che fa oggetto dello strano cerimoniale, piuttosto se sia corretto mostrare poca condivisione nel momento di farlo.</p>
<p>Se si inginocchia una squadra per intero e perfino la terna arbitrale, viene dato a chi osserva un segnale ben preciso, e coloro che restano in piedi, magari solo perché non messi al corrente in tempo giusto sulle motivazioni, finiscono con l’essere “<em><strong>messi al bando</strong></em>” dall’<strong>opinione pubblica</strong>&nbsp;che si fa probabilmente un’idea sbagliata su quell’astensione. Quando poi l’argomento è così grave come il&nbsp;<strong>razzismo</strong>, allora il rischio è anche quello di stigmatizzare la protesta e rendere risibile il gesto che vorrebbe invece segnalare uno sdegno ritenuto universalmente sacrosanto contro questo fenomeno.</p>
<p>D’altra parte c’è anche chi fa osservare che non può e non deve essere considerato “<strong><em>razzista</em></strong>” chi decide di non aderire all’<strong>atto simbolico</strong>, magari solo per non conoscerne i reali dettagli. Visto che stiamo parlando di episodi agli interni degli&nbsp;<strong>stadi di calcio</strong>&nbsp;viene subito in mente quel “segnale” delle tifoserie romane che si mettono a saltellare sulle tribune urlando: “<strong>CHI NON SALTA E’ DELLA LAZIO</strong>”&nbsp; … e come la mettiamo con i romanisti affetti da sciatica o magari costretti sulla sedia a rotelle? Saranno costretti a tifare per la Lazio per forza di cose? Perché l’appartenenza a un gruppo deve essere “dimostrata” solo dimostrando che gli altri ne sono fuori?</p>
<p>Insomma:&nbsp;<strong>la protesta contro le discriminazioni finisce col discriminare essa stessa; ci si chiede dunque se sia giusto adottare atti simbolici tanto plateali che poi finiscono col generare ulteriori divisioni nell’opinione pubblica, già divisa praticamente in tutto</strong>.</p>
<p>Ma nel caso della protesta del mondo del calcio contro il razzismo la domanda che dobbiamo farci è invece:&nbsp;<em><strong>ma un pubblico atto simbolico (qualsiasi esso sia) cosa rappresenta veramente? Appartenenza a una corrente di pensiero o dichiarazione personale di desiderio di cambiamento?&nbsp;</strong></em>Se riusciamo a trovare una giusta risposta allora possiamo decidere con lucidità se “schierarci” pro o contro … gli indecisi ci stanno ancora pensando, gli altri si sono fatti convinti di avere le idee chiare.</p>
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