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	<title>utenti+dei+social &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>Facebook, sono solo 25 i miei 5000 amici?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 17:00:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; Molti utenti di Facebook hanno riscontrato, ma si tratta di qualcosa che risale a qualche anno]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-3841" src="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2020/11/facebookamici.jpg" alt="" width="511" height="343" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2020/11/facebookamici.jpg 600w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2020/11/facebookamici-300x202.jpg 300w" sizes="(max-width: 511px) 100vw, 511px" /></div>
<div dir="auto">&nbsp;</div>
<div dir="auto">Molti utenti di Facebook hanno riscontrato, ma si tratta di qualcosa che risale a qualche anno fa, che il social mette in evidenza sulle home dei vari diari solo i post di circa&nbsp;<strong>25</strong>&nbsp;degli amici registrati in ciascun account, anche se in realtà i nominativi degli “amici” sono migliaia.</div>
<p>Purtroppo le dinamiche dei social, e di&nbsp;<strong>Facebook</strong>&nbsp;in particolare, non sono chiare per tutti; il problema, sempre che di vero problema si tratti, non si risolve però copiando e incollando uno specifico testo sul proprio diario, questo può servire solo a far rilevare la presenza dell’algoritmo di Facebook ai 25 amici che vedono i nostri post nella loro home page e che sconoscono questa limitazione, ma non serve certo ad aumentarne il numero, che resterà purtroppo sempre lo stesso fino a contraria decisione di coloro che stanno nella “<em>stanza dei bottoni</em>” della piattaforma web.</p>
<p>Commentando invece i post di altri amici non presenti fra i 25 visibili nella nostra home o inserendo like nei loro post permettiamo al sistema di Facebook di inserire questi amici nei 25 in sostituzione di quelli che interagiscono in modo minore sul nostro diario.</p>
<p>Questa è una tattica adottata dal social anche per favorire coloro che partecipano attivamente ai dibattiti ricavandone così visibilità, non sono visti bene infatti i “<em><strong>guardoni</strong></em>“, coloro cioè che navigano&nbsp;<strong>solo per vedere ciò che fanno gli altri senza argomentare minimamente sui contenuti dei post.</strong></p>
<p>D’altra parte la scelta dei programmatori non è del tutto fuori luogo: si chiamano “<em><strong>social</strong></em>” proprio perché si tratta di mezzi per&nbsp;<strong>socializzare</strong>, per discutere cioè su problematiche e temi comuni, per condividerne le opinioni, per imparare qualcosa dalle esperienze altrui, per scoprire magari che esistono opinioni e idee contrarie ma con uguale validità delle nostre (<em>sempre che siamo disponibili a considerarle civilmente con serenità e senza stupide o infantili reazioni in perfetto stile mediatico</em>). Che senso ha iscriversi per “<strong><em>non partecipare</em></strong>“, stare lì dietro a&nbsp;<strong>sbirciare in silenzio dietro le “<em>persiane socchiuse</em>“, come si usava fare in certi paesini dell’entroterra nel secolo scorso per passare il tempo nascosti alle spalle del prossimo da giudicare o criticare?&nbsp;</strong>In fondo il social è come un grande paese da “<strong><em>vivere</em></strong>” insieme ai propri conterranei, al prossimo che ci circonda;&nbsp;<strong>se rifiutiamo qualsiasi contatto con il resto del mondo, ma ne scrutiamo furtivamente l’attività, certo qualche problema psichico dobbiamo averlo</strong>. (asocialità, supponenza, timidezza, scarsa autostima, curiosità morbosa, misantropia, complesso d’inferiorità, ecc. ecc.)</p>
<p>Semmai la recriminazione più sensata potrebbe essere quella di coloro che si vedono costretti a subire questa limitazione a causa di altri utenti meno corretti, si dice “<em>piange il giusto per il peccatore</em>“, la regola infatti vale per tutti.</p>
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		<title>Il brutto della diretta</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/il-brutto-della-diretta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2017 18:26:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Assistiamo ogni giorno su Facebook a centinaia di dirette video, che poi si trasformano in registrazioni]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Assistiamo ogni giorno su Facebook a centinaia di dirette video, che poi si trasformano in registrazioni storicizzate a futura memoria, che definire patetiche potrebbe sembrare un eufemismo. Perché si è generato questo fenomeno nonostante la indubbia validità di questo nuovo strumento informatico? Il problema sta nel caos indotto dalla saturazione.<span id="more-8132"></span></p>
<p>E’ una regola che vale per tutto. Quando a metà degli anni settanta dello scorso secolo nacque il fenomeno delle “radio libere” (<em>inizialmente chiamate radio pirata</em>) la RAI, che aveva il monopolio delle radio-trasmissioni, inizialmente lottò per tornare ad avere l’esclusiva facendo chiudere e sequestrare dalla vigilanza della Polizia Postale tutte le radio private via via che iniziavano a trasmettere.</p>
<p>Poi qualcuno con la “vista lunga” disse: “lasciateli fare, vedrete che si distruggeranno da soli”. E fu realmente così; in ogni quartiere di ogni città italiana sorsero radio libere a migliaia, facendosi la guerra da sole.</p>
<p>Dopo un breve periodo di stentato “galleggiamento” fra le onde radio metropolitane, le emittenti libere saturarono i bacini di utenza; erano diventate proprio <strong>troppe</strong> e così iniziarono ad affondare senza trovare più pubblicità per sopravvivere, contenuti validi e diversi da programmare, facendosi pure perseguitare dalla <strong>Siae</strong> per i diritti d’autore sui brani musicali, divenuti l’unica fonte di materiale da trasmettere.</p>
<p>Si ridimensionarono inevitabilmente in questa assurda guerra fra poveri, e la Rai tornò a spadroneggiare.</p>
<p>Oggi con i social sembra proprio la stessa cosa. <strong>Ogni utente vuole essere regista, attore, giornalista, editore, anchorman, presentatore ecc. ecc</strong>.; la diretta Facebook, che dovrebbe riguardare solo coloro che ne hanno realmente le capacità per utilizzarla, è diventata uno strumento sprecato nelle mani di centinaia di migliaia di <strong>malati di protagonismo</strong>, a tutto danno di chi invece avrebbe tanto da dire e che non viene invece seguito come merita.</p>
<p>La <strong>presunzione</strong> e la <strong>vanità</strong> della massa popolare uccide i meriti dei singoli appiattendo tutto su un livello di <strong>mediocrità</strong> ancora più basso di quello dell’epoca <strong>pre-digitale</strong>; ma la cosa più grave è il notevole successo che alcuni fra i più scadenti e demenziali protagonisti di queste “dirette” (<em>così</em> <em>come le chiamano loro, Facebook parla di live-streaming</em>) riescono a ottenere. Video pieni di luoghi comuni, doppi sensi, linguaggio sgrammaticato e scurrile e soprattutto <strong>totalmente inutili</strong> registrano altissimi indici di “apprezzamento”, tanto da far guadagnare persino gli stessi strampalati autori di queste “caricature” di servizi giornalistici. D’altra parte non potrebbero piacersi se non si rassomigliassero, come dice un altro celebre luogo comune.</p>
<p>Per “crescere” dobbiamo capire innanzitutto cosa sia l’<strong>umiltà</strong>, prendendo coscienza dei nostri <strong>limiti</strong> e della <strong>reale qualità dell’informazione</strong> che ci giunge dai social e dai media, ma per poter fare tutto questo occorre possedere almeno un discreto livello di intelligenza.</p>
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