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	<title>whatsapp &#8211; il blog di Sergio Figuccia</title>
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	<description>Archivio attività artistica &#38; Opinionismo personale</description>
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		<title>Dai segnali di fumo al codice binario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2018 08:08:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel suo film “Palombella rossa“, del lontano 1989, Nanni Moretti diceva: “Come parla? Le parole]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="linkedin_share_container"></div>
<p>Nel suo film “<em><strong>Palombella rossa</strong></em>“, del lontano 1989, <strong>Nanni Moretti</strong> diceva: “<em>Come parla? Le parole sono importanti</em>“; purtroppo quella perla cinematografica non è stata in alcun modo ascoltata, e forse non è stata mai compresa dalla grande massa degli italiani.<span id="more-9831"></span></p>
<p>La disgrazia della “moda” orrenda di deformare le parole o di “risparmiarle”, come si faceva una volta nei telegrammi per pagare di meno all’ufficio postale, oggi è controversa, inutile e contraddittoria in un’epoca consacrata alla comunicazione totale e globale.</p>
<p>Che senso ha scrivere pezzetti di parole, eliminando le vocali come si fa nei codici fiscali, rischiando di non farsi capire e di perdere ancora più tempo nel rilanciare altri messaggi solo per chiarire il contenuto dei precedenti “non recepiti” correttamente dagli interlocutori?</p>
<p>Parole che sembrano sigle di aziende o di società per azioni, frasi storpiate e monche che somigliano più alle serie di singhiozzi ritmici emessi da un ubriaco. Parole che sono veri e propri “insulti” alla lingua nazionale. Non occorre fare esempi, basta che diate un’occhiata a quello che scrivete e che vi scrivono sulla famosa applicazione <strong>WhatsApp</strong>.</p>
<p>Ma i social non sono da meno. <strong>Twitter</strong> inizialmente aveva messo pure un limite al numero di parole da poter utilizzare in ogni post pubblicato, poi, fortunatamente, ha compreso che la <strong>sintesi </strong>dialettica non è un valore aggiunto, piuttosto un <strong>limite comunicativo</strong>, e così ha abolito questo inutile “muro” informatico accettando post ben più corposi.</p>
<p>Con il superfluo utilizzo indiscriminato di termini inglesi e la citata aberrazione della sintesi nei contenuti dei post online e dei messaggi telefonici, tanta gente sta perdendo l’uso del corretto linguaggio italiano e tende inesorabilmente a tornare indietro nel tempo; nell’era della comunicazione globale ci si ritrova a esprimersi con modalità simili a quelle del vecchio <strong>telegrafo</strong> che utilizzava <strong>codici</strong> proprio come il celebre <strong>Codice Morse</strong>. D’altra parte la stessa base dell’intero sistema informatico mondiale e dell’<strong>era digitale,</strong> che stiamo vivendo, è il <strong>codice binario</strong> che utilizza solo due elementi: l’<strong>1</strong> e lo <strong>0</strong>, proprio come i vecchi segnali di fumo dei pellerossa americani. Insomma in questo settore il progresso, trascinato dalla tecnologia commerciale e scriteriata, sembra la metafora di un treno che corre in retromarcia e che, passando da splendidi periodi realmente consacrati alla cultura più elevata, ci sta portando indietro nel tempo, annullando tutto quello che la storia ha regalato alla razza umana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-3361" src="http://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2018/09/evoluzione_delle_comunicazioni.jpg" alt="" width="1797" height="1663" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2018/09/evoluzione_delle_comunicazioni.jpg 1797w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2018/09/evoluzione_delle_comunicazioni-300x278.jpg 300w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2018/09/evoluzione_delle_comunicazioni-768x711.jpg 768w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2018/09/evoluzione_delle_comunicazioni-800x740.jpg 800w" sizes="(max-width: 1797px) 100vw, 1797px" /></p>
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		<title>Selfie sulla fine di una civiltà</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/selfie-sulla-fine-di-una-civilta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jun 2017 19:53:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E’ molto alta la probabilità che le nuove generazioni dell’umanità stiano in pratica “fotografando”]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ molto alta la probabilità che le nuove generazioni dell’umanità stiano in pratica “fotografando” la fine della società civile.<span id="more-8576"></span></p>
<p>Ovviamente ci sarà il solito bastian contrario, perfettamente integrato nell’imbarbarimento globale, che magari mi definirà <strong>millenarista</strong> o predicatore apocalittico di sventure, ma per quanto mi sforzi di “pensare in positivo” non riesco a scorgere scorci di cielo sereno sul futuro della <strong>società digitale</strong>.</p>
<p>L’uso sfrenato e scriteriato della <strong>tecnologia</strong> e della <strong>scienza</strong> in genere ci sta portando, sempre più velocemente, verso un abbrutimento sociale che non ha eguali nell’intera storia del genere umano.</p>
<p>I giovani sembrano i più “colpiti” da tanto “progresso”; attaccati agli infernali <strong>smartphone</strong> dalla mattina alla sera non riescono più a comunicare fra loro se non a “colpi” di <strong>messaggini</strong> o <strong>whatsapp</strong>, non sanno più parlare la lingua madre che hanno irrimediabilmente deturpato con inverosimili acronimi e onomatopeici aborti lessicali. Per i pastrocchi scolastici creati da un’amministrazione statale incapace di plasmare il settore dell’insegnamento in funzione di una straripante tecnologia, i giovani italiani, pur studiando forse più dei genitori, si presentano spesso ignoranti e stralunati su qualsiasi tema in discussione; magari conoscono bene qualche lingua straniera (<em>l’inglese soprattutto</em>), ma poi si rilevano totalmente all’oscuro in argomentazioni di cultura generale, anche di basso livello.</p>
<p>Non riescono a trovare lavoro, se non dopo anni di attesa, dovendo comunque accettare condizioni eccessivamente gravose, prossime allo schiavismo, e remunerazioni ormai appiattite sui valori standard attribuiti agli immigrati e agli extra-comunitari, nonostante i titoli di studi comunque acquisiti (<em>laurea compresa</em>), anche perché i sindacati hanno completamente perso la loro funzione di difesa dei diritti dei nuovi assunti  e, sia nel settore pubblico sia in quello privato, lasciano ormai fare liberamente ai datori di lavoro.</p>
<p>Per i <strong>ragazzi degli anni ’90</strong> dunque gli orizzonti appaiono foschi e talvolta pure piuttosto oscuri; purtroppo per loro la sola certezza appare la <strong>tecnologia</strong>, che però in parte, ma i giovani non lo percepiscono, è anche fra le cause principali della scadente qualità del lavoro e dell’enorme difficoltà nel trovarlo, ceduto com’è quasi totalmente ai computer e alle gestioni informatiche.</p>
<p>Alla generazione a “cavallo fra il primo e il secondo millennio” non resta dunque che abbrutirsi con <strong>smartphone</strong>, <strong>pc</strong> e <strong>tablet</strong>, in stupidi giochini globali, distorti usi dei <strong>social</strong> e <strong>scimmiottamenti di tendenza</strong>, il tutto condito da miliardi di <strong>inutili foto</strong> che vagano in rete come sorridenti fantasmi nel più variopinto e complesso <strong>VUOTO ASSOLUTO</strong> che civiltà terrestre abbia mai generato nell’intera storia del Pianeta.</p>
<p>La società digitale appare quindi una mastodontica accozzaglia di dati che il potere tenta di sfruttare a proprio uso e consumo solo per poter “rapinare” il più possibile i popoli sottoposti, e le nuove generazioni, totalmente allo sbando, per cercare disperatamente un diletto o un interesse qualsiasi al quale potersi aggrappare in quel “vuoto” di cui parlavo prima nel quale fluttuano noiosamente.</p>
<p>Così, fotografando e riprendendo in video tutto ciò che caratterizza la quotidianità, questo immenso esercito di <strong>zombie</strong> riempie la rete e i social di quantità colossali di insulsaggini che, alla fine, non fanno che aumentare sempre più il grado di alienazione di ciascuno di noi, ma soprattutto dei giovani. Fenomeni come i <strong>suicidi</strong> di “<strong>blue whale</strong>“, i <strong>foreign fighters</strong> dell’<strong>estremismo islamico</strong> o i folli <strong>click</strong> <strong>sui cornicioni dei grattacieli</strong> per produrre <strong>selfie</strong> popolari sulla rete sono tutti figli di questo “<strong>nulla” </strong>che ci ha regalato la <strong>civiltà digitale</strong>.</p>
<p>Vi propongo un emblematico video di <strong>Steve Cutts</strong>, drammatico ma molto significativo, che presenta quanto ho espresso in precedenza con grandissima genialità creativa e la forza comunicativa che solo i fumetti di una volta riuscivano ad avere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/l3wjcwTcfT4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Nell’era dei tagli, ecco i “tagliatori di testi” sui social</title>
		<link>https://blog.figuccia.com/nellera-dei-tagli-ecco-i-tagliatori-di-testi-sui-social/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Figuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 07:42:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nell’era della comunicazione globale i controsensi delle abbreviazioni, dei twitt, degli emoticon e]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’era della <strong>comunicazione globale</strong> i controsensi delle <strong>abbreviazioni</strong>, dei <strong>twitt</strong>, degli <strong>emoticon</strong> e della <strong>brevità forzata</strong> nel linguaggio scritto e parlato, stanno tagliando gran parte della nostra capacità di espressione, proprio come l’uso smodato dell’inglese nel nostro Paese sta distruggendo la lingua italiana.<span id="more-8333"></span></p>
<p>Vi riportiamo alcuni degli esempi più comuni, chi di voi non ha già letto su <strong>Facebook</strong>, <strong>Whatsapp, Messenger</strong> o nelle <strong>Chat, </strong>parolette “singhiozzate” come queste?</p>
<ul>
<li>“<strong>rip</strong>“: per dire “riposi in pace” (<em>quella che appare la più cinica e irriverente, soprattutto perché rivolta a un essere umano defunto</em>)</li>
<li>“<strong>npl</strong>” : per indicare i “crediti deteriorati” o le “sofferenze bancarie” (<em>non performing loans)</em></li>
<li>“<strong>raga</strong>” : per invocare i propri amici (<em>ragazzi</em>)</li>
<li>“<strong>cmq</strong>” : per comunque, una parola che nelle chat è considerata lunghissima</li>
<li>“<strong>x</strong>” : per non scrivere “per”</li>
<li>“<strong>cn</strong>“: contrazione di “con” – certo un gran bel risparmio!</li>
</ul>
<p>Ma poi ci sono le espressioni tipiche dei <strong>nerd</strong> :</p>
<ul>
<li><strong>10X</strong> o <strong>10Q</strong>:  per ringraziare (dall’inglese “<em>thanks</em>” (10 = <em>ten</em>, x = <em>ks</em>) o “<em>thank you</em>” (10 = <em>ten</em>, q = <em>kyou</em>).</li>
<li><strong>2</strong>: per scrivere “anche” o “pure” (dall’inglese <em>“too”) – </em>quindi per scrivere “anch’io”<em> (me too) </em>si adopera “<strong>me 2</strong>″</li>
<li><strong>2H</strong>: per indicare “arma a due mani” (abbreviazione di “<em>two hands</em>“)</li>
<li><strong>4</strong> : abbreviazione di “per” (dall’inglese “<em>for</em>”). Quindi “<strong>4life</strong>” (for life, per la vita), oppure “<strong>4ever</strong>” (for ever, per sempre), “<strong>4u</strong>” (for you, per te)</li>
<li><strong>LOL</strong> : per indicare “un sacco di risate” (acronimo dall’inglese <em>laughing out loud</em> o <em>lots of laughs</em>, “sto ridendo sonoramente”)</li>
</ul>
<p>Ma ce ne sono migliaia, impossibile indicarle tutte in quest’articolo.</p>
<p>La comunicazione totale, invece di espandere linguaggi e contenuti, ha dilatato esclusivamente le tecniche di diffusione e la massa degli utenti coinvolti, peggiorando però enormemente la qualità dell’informazione, sia nella sostanza che nelle forme stesse di espressione.</p>
<p>Oggi sui social non si dialoga, piuttosto si “cinguetta”, si singhiozza, si balbettano acronimi, si tendono a sillabare solo pezzi delle parole necessarie rendendo i testi sempre più simili a serie infinite di <strong>codici fiscali</strong>, sacrificando tante innocenti vocali che, pur non avendo fatto alcun male a nessuno, vengono elise spietatamente, troncate e massacrate sull’altare del “<strong>linguaggio universale</strong>” che tale non sarà mai, perché sempre più precluso alle masse restando nella conoscenza dei pochi “creativi” che l’hanno generato.</p>
<p>In tutto questo accorciare, abbreviare, sintetizzare scriteriatamente, spesso non si ci comprende, si alterano le corrette percezioni dei toni espressivi, che solo con i giusti giri di parole possono essere adeguatamente descritti. Per questo i moderni “<strong>tagliatori di testi</strong>” hanno inventato gli “<strong>emoticon</strong>“, faccette o in genere piccole icone, incaricate di indicare stati emotivi o specificare contesti che gli abusi delle abbreviazioni fanno inevitabilmente sparire.</p>
<p>Ma a questo punto, considerando che siamo nell’età digitale e che il linguaggio dei computer, che a breve domineranno il mondo intero, è basato sul <strong>codice binario</strong> composto dai soli due elementi “<strong>1</strong>” e “<strong>0</strong>“, perché non parliamo o scriviamo anche noi nello stesso modo?  Eviteremmo così anche gli sforzi mentali che facciamo oggi per abbreviare le parole, privandole magari solo di una o due vocali o di qualche consonante. Dialogando direttamente in forma digitale, con l’ausilio degli emoticon, potremmo evitare tutti quegli inutili sforzi che facciamo tutti i santi giorni sui social per “risparmiare” pezzi di parole e inventare sempre più nuove abbreviazioni.</p>
<p>Se, per esempio, ai tempi di <strong>Dante Alighieri</strong> fossero già esistiti il <strong>codice binario</strong> e<strong> gli emoticon</strong>, il sommo poeta avrebbe scritto la sua “<strong>Divina Commedia</strong>” così:</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-3133 alignleft" src="http://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2017/02/divinacommedia.jpg" alt="divinacommedia" width="979" height="79" srcset="https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2017/02/divinacommedia.jpg 979w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2017/02/divinacommedia-300x24.jpg 300w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2017/02/divinacommedia-768x62.jpg 768w, https://blog.figuccia.com/wp-content/uploads/2017/02/divinacommedia-800x65.jpg 800w" sizes="(max-width: 979px) 100vw, 979px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Senza alcun dubbio il grande poema risulterebbe più attuale, tecnologico, pittoresco e sintetico, ma non vi sembra che manchi sempre qualcosa?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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