Dopo l’orrore della cronaca anche il teleorrore

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Ci voleva Fiorello a fare il giusto clamore sul grave problema dell’ansia indotta dai continui e reiterati “approfondimenti giornalistici” (li chiamano così) dei più drammatici fatti di cronaca che le televisioni nazionali ci propinano quotidianamente.
E’ un fenomeno disgustoso che si è diffuso sempre più partendo soprattutto dal caso Avetrana.
La vita è già difficile di per se, non ci volevano di certo i “giornalastri” televisivi con i loro pseudo-servizi di approfondimento, con i “riassunti delle puntate precedenti” (quando rielencano a ogni evento drammatico tutti i fatti precedenti dello stesso tipo degli ultimi 5 anni), e gli inutili condimenti prosaico-retorico-letterari della cronaca nera che, in realtà, si commenta già da sola.
Vogliono apparire come grandi scrittori, qualificati analisti sociali, in realtà ci troviamo ogni giorno, su ciascuna delle reti televisive nazionali, di fronte a patetici individui che mettono continuamente il dito nelle piaghe di una società che sta andando ormai in “malora”, solo per fare “audience“, per attirare qualche telespettatore in più; il tutto espletato con mastodontica presunzione, scadentissima professionalità e monumentale noncuranza delle ricadute emotive su soggetti deboli e facilmente condizionabili come bambini e anziani (tra l’altro proprio quelli che stanno di più dinanzi lo schermo televisivo).
“Faccette” appositamente studiate per l’occasione, qualche lacrima tirata giù a forza, occhi sgranati nel tentativo ridicolo di mostrare al pubblico un coinvolgimento emotivo personale che invece non c’è, anzi, ai “giornalastri” e alle “presentatorazze” … non ce ne può fregare di meno, ma fanno tutto il possibile per rendere ancora più drammatiche le storie che raccontano per decine e decine di volte, come se non fosse sufficiente lo sdegno popolare che questi eventi generano già da soli.
C’è chi ripropone il solito luogo comune sul potere del telecomando, ma si tratta di un problema essenzialmente etico, il fatto di potersi voltare da un’altra parte non rende di certo accettabile questa abietta speculazione sulle disgrazie della gente solo per farsi seguire da un numero maggiore di persone.
Una volta, quando non esisteva ancora il telecomando, la televisione aveva le sue regole morali; oggi si abusa in qualsiasi campo, soprattutto in quello dello spettacolo e dell’informazione.
Vorrei ricordare a tutti i telespettatori, ma anche ai magistrati che sembrano nicchiare sull’argomento, che è ancora vigente una certa legge sulla privacy e una normativa giudiziaria che regolamenta la materia quando vi sono ancora indagini in corso; se per raccontare un evento, al di fuori degli ordinari canali giornalistici (tg e stampa) che devono dare solo la stringata notizia dell’evento, si entra di forza nei dettagli delle vite private, sia dei protagonisti che dei comprimari (parenti,amici,testimoni,vicini di casa ecc.), si sconfina con l’illegalità, oltre alla volgarità delle inutili chiacchiere da cortiglio. Cambiare canale col telecomando equivale a mettere la testa sotto la sabbia … non vediamo nulla ma fuori le porcherie avvengono lo stesso.
Oltre alla violenza della cronaca subiamo così anche quella mediatica indotta, ma almeno su questa possiamo intervenire, denunciandola, stigmatizzandola, ridicolarizzandola e mettendola alla berlina proprio come sta facendo Rosario Fiorello in questi ultimi giorni. A lui va tutta la mia stima personale per questo suo intervento.

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Sergio Figuccia

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