Il brutto della diretta

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Assistiamo ogni giorno su Facebook a centinaia di dirette video, che poi si trasformano in registrazioni storicizzate a futura memoria, che definire patetiche potrebbe sembrare un eufemismo. Perché si è generato questo fenomeno nonostante la indubbia validità di questo nuovo strumento informatico? Il problema sta nel caos indotto dalla saturazione.

E’ una regola che vale per tutto. Quando a metà degli anni settanta dello scorso secolo nacque il fenomeno delle “radio libere” (inizialmente chiamate radio pirata) la RAI, che aveva il monopolio delle radio-trasmissioni, inizialmente lottò per tornare ad avere l’esclusiva facendo chiudere e sequestrare dalla vigilanza della Polizia Postale tutte le radio private via via che iniziavano a trasmettere.

Poi qualcuno con la “vista lunga” disse: “lasciateli fare, vedrete che si distruggeranno da soli”. E fu realmente così; in ogni quartiere di ogni città italiana sorsero radio libere a migliaia, facendosi la guerra da sole.

Dopo un breve periodo di stentato “galleggiamento” fra le onde radio metropolitane, le emittenti libere saturarono i bacini di utenza; erano diventate proprio troppe e così iniziarono ad affondare senza trovare più pubblicità per sopravvivere, contenuti validi e diversi da programmare, facendosi pure perseguitare dalla Siae per i diritti d’autore sui brani musicali, divenuti l’unica fonte di materiale da trasmettere.

Si ridimensionarono inevitabilmente in questa assurda guerra fra poveri, e la Rai tornò a spadroneggiare.

Oggi con i social sembra proprio la stessa cosa. Ogni utente vuole essere regista, attore, giornalista, editore, anchorman, presentatore ecc. ecc.; la diretta Facebook, che dovrebbe riguardare solo coloro che ne hanno realmente le capacità per utilizzarla, è diventata uno strumento sprecato nelle mani di centinaia di migliaia di malati di protagonismo, a tutto danno di chi invece avrebbe tanto da dire e che non viene invece seguito come merita.

La presunzione e la vanità della massa popolare uccide i meriti dei singoli appiattendo tutto su un livello di mediocrità ancora più basso di quello dell’epoca pre-digitale; ma la cosa più grave è il notevole successo che alcuni fra i più scadenti e demenziali protagonisti di queste “dirette” (così come le chiamano loro, Facebook parla di live-streaming) riescono a ottenere. Video pieni di luoghi comuni, doppi sensi, linguaggio sgrammaticato e scurrile e soprattutto totalmente inutili registrano altissimi indici di “apprezzamento”, tanto da far guadagnare persino gli stessi strampalati autori di queste “caricature” di servizi giornalistici. D’altra parte non potrebbero piacersi se non si rassomigliassero, come dice un altro celebre luogo comune.

Per “crescere” dobbiamo capire innanzitutto cosa sia l’umiltà, prendendo coscienza dei nostri limiti e della reale qualità dell’informazione che ci giunge dai social e dai media, ma per poter fare tutto questo occorre possedere almeno un discreto livello di intelligenza.

Sergio Figuccia

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