La coulrofobia è la paura che incutono certi pagliacci

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Come in tutte le pagliacciate circensi, in cui i clown sfilano a fine spettacolo per farsi ammirare l’ultima volta dopo le loro performance, così anche i nostri politici usano organizzare manifestazioni “popolari” di autoglorificazione per riassumere il loro operato prima delle successive elezioni.

E’ un tripudio di frasi fatte, di luoghi comuni, di “scommesse” vinte, di “sfide affrontate con coraggio” e di “trionfi” su tutti i fronti … come dire: sono stato bravissimo, sono un eroe, mi dovete ammirare e quindi rieleggere di nuovo o almeno rivotare il mio eccezionale partito che “mi ha messo in quel posto“.

Ma in tutto questo l’ipocrisia regna sovrana: tutta la gente che assiste a queste patetiche esibizioni autoreferenziali, nonostante si renda perfettamente conto che si tratta di un enorme cumulo di “MINCHIATE“, per devozione al logo di quel determinato partito politico che ha organizzato la manfrina, si spella le mani in una serie infinita di applausi da far invidia alle “prime” teatrali dei maggiori compositori della storia d’Italia.

I “Pagliacci“, d’altra parte, hanno ispirato proprio il grande compositore Ruggero Leoncavallo nella creazione dell’omonima opera lirica che, alla fine di una storia nella quale si intrecciano realtà e finzione, si conclude con l’esclamazione beffarda e compiaciuta di uno dei protagonisti che urla al pubblico “LA COMMEDIA E’ FINITA!

clown sono dunque dei grandi artisti, ma specialmente quelli che non operano nei circhi, finiscono sempre col nascondere tanta roba dietro il loro falso sorriso e la loro pacchiana spavalderia di fine spettacolo. E’ dunque comprensibile che certe persone rimangano traumatizzate dalle loro performance; si tratta di un disturbo di natura psicologica chiamato “coulrofobia“, costituito da una specie di timore, un’avversione istintiva che talvolta diventa perfino un vero e proprio terrore, indotto da queste controverse figure.

Nel settore della politica italiana certe “conclusioni” di fine mandato finiscono con assomigliare molto alla finzione teatrale o circense, specialmente per gli strascichi successivi; guardate che è successo, per esempio, dopo il riassunto fatto da Nello Musumeci dei suoi tre anni di governo della Sicilia (cliccate qui per leggere l’articolo del Giornale di Sicilia del 26 giugno 2021). 

Sergio Figuccia

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