Il discorso di Mattarella a fine anno

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31 dicembre 2017.   –   Mattarella ti vogliamo tutti bene, ma almeno per il discorso di fine anno svincolati dai legami col sistema di potere, getta via la retorica politica filo-europeista, non farcire il tuo saluto al Popolo Italiano con le solite fanfaronate sulla “ripartenza”, la “crescita” e l’uscita dal “tunnel della crisi”, alle quali non crede più nessuno, men che meno la comunità europea che probabilmente vorrebbe tutto il contrario.
Ti prego di cuore, e proprio perché ti immagino ancora realmente al di sopra di quella melassa sdegnosa di fandonie demagogiche nella quale fluttua la casta di politici che ha affossato il nostro Paese, di non apparire il 31 dicembre di fronte alle telecamere ingessato, come tante altre volte, fra le rigide bende che ti impone il “protocollo”.
Hai lottato contro la mafia, e la cosa ti avvicina tanto al ricordo dell’amato Presidente Pertini, che si è battuto per la libertà del “suo” Popolo, quanto ti allontana da altri personaggi come napolitano e ciampi, che non sono di certo rimasti nel cuore degli Italiani proprio per i loro vincoli con l’egemonica,falsa e oscura classe dominante.
Stavolta avrai l’occasione per far ricredere quei milioni di elettori che disertano costantemente le urne, perché il loro sentimento anti-politico e la forte voglia di manifestare il proprio sdegno verso l’acclarata incapacità dell’attuale classe politica nascono appunto dall’insostenibilità di certe dichiarazioni, di certi discorsi pubblici che sono palese dileggio all’intelligenza delle masse popolari.
Il Popolo non è stupido, ed è inutile tentare ancora di prenderlo in giro con sciocche arringhe piene di promesse insulse e di spauracchi inconsistenti; il Populismo è la rivendicazione dei DIRITTI DEL POPOLO, non il “babau” dal quale fuggire.
Presidente Mattarella, ti prego di essere sincero domani sera in tv, di essere te stesso e non la controfigura presidenziale che ti impone il potere di palazzo.
Auguri a Te e a tutto il Popolo Italiano che crede nella reale rinascita della nostra Nazione.


1 gennaio 2018

Ho visto il discorso del Presidente solo stamattina su RaiPlay e devo ammettere che qualche discontinuità rispetto ai suoi più recenti interventi pubblici c’è stata. Non ha parlato (finalmente) né di ripartenza economica, né di crescita, né di pil e debito pubblico; soprattutto non ha fatto i soliti riferimenti minacciosi, tanto cari al pd e alla comunità europea, sull’avanzata dei “populismi” e dei “nazionalismi”, presentati sempre in precedenza come pericolose evoluzioni politico-sociali invece che reali esigenze dei Popoli di far valere i propri diritti e far ascoltare la loro voce alle istituzioni politiche, concentrate soltanto sulla dannata “crescita economica”. Ha chiesto correttamente agli elettori di non disertare le urne il prossimo 4 marzo, tuttavia senza convincenti argomentazioni che possano dissuadere dal farlo sia la generazione dei più giovani, alla prima esperienza di votazione amministrativa, sia gli stanchi e rassegnati aventi diritto al voto, già sufficientemente nauseati dall’intera classe politica italiana.

Mattarella ha insomma tentato di distaccarsi dalla solita mummificata figura di Capo di Stato sempre troppo vincolato alle politiche governative del proprio Paese e agli slogan di “palazzo”; c’è riuscito solo in parte … ma almeno è apprezzabile la sua volontà di provarci. In tutto questo è tuttavia da rilevare, sui vari commenti presenti nei social, il fortissimo dissenso anti-istituzionale che si propaga sempre più rapidamente in Italia nonostante sia fortemente sottovalutato da certi stupidi e arroganti politici italiani che, permettetemi di citare un celebre brano di Ivano Fossati (Panama), “NON SANNO DI AGITARSI SU DI UNA POLVERIERA”. Così come ha detto ieri sera lo stesso Mattarella, riferendosi però ai generici mutamenti sociali, “il cambiamento va seguito, compreso e interpretato”, la classe politica non ha ancora capito che il sentimento di anti-politica sta crescendo pericolosamente a dismisura e che il cosiddetto “potere” non è più al riparo dalla rabbia popolare, nascondendosi come una volta dietro il “rispetto” per le figure istituzionali e la “copertura” da mamma chioccia delle Forze dell’Ordine, anch’esse bistrattate dalla pubblica amministrazione.

I presuntuosi e incapaci amministratori della nostra Nazione, che non riescono più ad arginare il fenomeno della corruzione, della povertà dilagante, della mancanza di lavoro, e che raggiungono il potere solo con l’intrallazzo, il collare massonico, o altri abietti “strumenti”, non riescono ancora a rendersi conto del’elevatissimo livello di sdegno nei loro confronti che si percepisce in Italia, anche senza fare sondaggi fra la popolazione. Continuano a “fidarsi” della loro striminzita schiera di adepti e del ruolo raggiunto che, UNA VOLTA, generava “rispetto” e obbedienza ma oggi, visti i risultati della loro gestione del potere, solo astio e intolleranza.

Per esemplificare il pensiero di un italiano su tre, cito ancora una volta “Panama” di Ivano Fossati:
… “piña colada o coca cola … non ne posso più … signori, un ultimo tè, il nostro porto di attracco non da segno di sé”.

https://youtu.be/jV5q41kGbtY

Sergio Figuccia

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