Caccia alla Chimera – CAPITOLO 17

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Franco Sereni controllò attentamente il tabulato dei voli aerei da Rio de Janeiro.

I suoi ragazzi avevano fatto proprio un bel lavoro, non era facile entrare in possesso di simili elenchi e dei relativi dati sensibili senza apposite autorizzazioni, le investigazioni private non sono mai state alla stessa stregua di una indagine di Polizia.

Il giornalista si rese subito conto che occorreva parlare con Kurt Polasacra senza neanche guardare l’altro tabulato relativo ai voli in arrivo nella città brasiliana.

Il nome dello scienziato era infatti regolarmente registrato in partenza proprio in uno dei periodi immediatamente precedenti alla morte di Magnusson, quindi il suo nome tornava prepotentemente nell’ambito dei sospettati.

Quello che Navarro aveva raccontato a Cinzia Forestieri poteva anche essere vero, Polasacra si dedicava anima e corpo ormai da anni ai bambini della favelas di Rio, però un viaggio a Stoccolma l’aveva pur fatto negli ultimi mesi, ed a Stoccolma c’era Magnusson. Anche se non l’aveva ucciso lui era comunque sulla scena del delitto e la sua presenza a Rio non costituiva più un alibi valido.

Per il programma c’erano ancora quattro giorni di tempo, così Franco decise di partire per Rio de Janeiro senza dire niente a nessuno, comunicò solo la sua assenza alla direzione del TG black per farsi sostituire dal suo vice nei notiziari di quelle sere.

Aveva troppa fretta di concludere, un dubbio cominciava a roderlo dentro e voleva a tutti i costi giungere alla conclusione del caso prima di Walter e Cinzia e non certo per scalzarli o per acquisire notorietà mediatica, la sua era essenzialmente correttezza professionale congiunta a spirito umanitario, il desiderio dello scoop era ormai passato in secondo piano.

Trovare la missione all’interno della favela Parada de Lucas non fu di certo facile per Franco, ma alla fine riuscì nel suo intento e si presentò ad una suora chiedendo del dottor Polasacra.

La religiosa andò a chiamarlo entrando in un locale basso con una piccola porta protetta a suo modo da una serie di fili di spago nei quali erano state infilzate diverse decine di tappi di sughero.

Polasacra uscì velocemente dal locale, forse convinto che si dovesse trattare di una delle solite richieste di un suo intervento nella routine giornaliera della missione, ma quando vide Sereni che lo aspettava si bloccò improvvisamente e guardò il suo interlocutore con una smorfia piuttosto eloquente.

               Doveva pur accadere prima o poi – disse rassegnato – me l’aspettavo da un giorno all’altro.

               Suppongo dalla sua reazione che lei sappia chi sono io.

               Certo! Le pare che solo perché mi trovo in una favela brasiliana sono fuori dal resto del mondo? Anche qui abbiamo i cellulari, le antenne satellitari, le televisioni ecc. ecc. Sono solo un uomo che vuole trascorrere la sua vecchiaia a fare del bene al prossimo, mantenendo le distanze da una società che non ama più. Tutto il can-can che state creando attorno a questo caso mi sta nauseando.

Polasacra fece segno a Sereni di sedersi, ma in quel momento il giornalista di YouGlobe si rese conto che lì intorno non c’era una sedia almeno nell’arco di cento metri, si accomodò quindi a terra subito imitato dallo scienziato italo-svedese, il tutto sotto lo sguardo curioso della suora.

 

               Mi spiace che lei mi veda come un disturbatore venuto dal mondo che lei ha voluto abbandonare, ma le assicuro che non è così. La mia presenza qui è dovuta a ben altre motivazioni che non la banale ricerca di un ennesimo scoop mediatico….

               … che già avete abbondantemente realizzato con questa storia – lo interruppe Polasacra.

               Ha ragione, ha ragione! Ma lei non ritiene che trovare la soluzione finale agli enigmi della Chimera non costituisca anche la fine di questa gallina dalle uova d’oro per la nostra compagnia televisiva?    In effetti ci converrebbe stiracchiare il più possibile questa vicenda per mantenere molto alto l’indice degli ascolti e per il massimo del tempo possibile, magari affidandoci semplicemente agli inquirenti istituzionali e alle polizie locali con i lunghissimi tempi che ne conseguono.     Un esempio di questa tecnica mediatica è facilmente rilevabile nel caso del delitto di Avetrana; la Rai e le reti di Mediaset ci sono andate a nozze fra il 2010 e il 2011, ne hanno fatto un evento “storico”, televisivamente parlando si intende.    Pur trattandosi di un dramma familiare e dell’assassinio di un’adolescente era pur sempre un omicidio maturato in un ambiente domestico per un intreccio di gelosia, sesso e coinvolgimenti sentimentali, nulla di nuovo nella letteratura criminale, eppure fra approfondimenti, speciali e talk show in prima serata hanno tirato su una mostruosità giornalistica durata oltre un anno e mezzo.     Peraltro in queste condizioni di estrema popolarità gli stessi protagonisti, per quanto squallidi e immorali, finiscono col ricevere anche gratificazioni in termini di celebrità immeritata dal loro comportamento criminale. Scrivono libri per editori senza scrupoli, si fanno pagare per interviste da giornalisti scorretti ecc. ecc., proprio una oscenità in termini di etica.   Non vogliamo proprio ripetere la stessa porcheria, dobbiamo chiudere al più presto questa vicenda giungendo alla verità senza indugi o forzati rallentamenti mediatici. Io in particolare comincio a pensare che i primi a dover mettere la parola fine dobbiamo essere proprio noi di YouGlobe.

L’estrema sincerità che Franco Sereni aveva mostrato nella sua risposta finì col convincere Polasacra almeno ad ammorbidire l’iniziale avversione manifestata nei confronti del giornalista.

       Non sono andato via dall’Europa per fuggire dalle mie responsabilità e la mia accoglienza … diciamo fredda, non è dovuta ad antipatia nei confronti della classe dei giornalisti che comunque fanno il loro lavoro, anche se spesso un po’ fuori dalle righe. Ho vissuto sempre sforzandomi di dare un senso alla mia presenza sulla terra e penso di esserci riuscito soprattutto ora, in questo buco oscuro del mondo. Sono passato da diverse esperienze nella mia vita, da una iniziale attività di ostetricia post laurea all’accettazione di quell’invito di Samuel Magnusson di far parte di un gruppo sperimentale di ricercatori scientifici, alla creazione di un’associazione di artisti operanti in Italia ed in particolare a Palermo da dove provengono alcuni dei miei parenti, fino a questa mia ultima avventura in Brasile che mi sta concedendo il massimo degli appagamenti possibili per un medico, ma forse anche per un qualunque essere umano. Ho da fare con bambini che non hanno nulla, che non sanno cosa vuol dire una carezza o un sorriso da parte di un genitore, che vedono il futuro solo come un tunnel dell’orrore nel quale dover entrare per evitare un orrore ancora più grande perché già a portata di mano. Spesso li vedo tremare e non certo per il freddo, hanno dentro tutto la vergogna che un essere umano può accumulare anche solo per il fatto di esistere, di dover affrontare per forza di cose una umanità immonda e infame che li ritiene rifiuti prima ancora di consumarli. Posso confessarle che gli unici momenti della mia vita in cui posso dire di essere stato veramente felice sono quelli in cui ho visto sbocciare sulle loro labbra il primo sorriso, dopo quella infinita serie di ghigni e smorfie di sofferenza che sono costretto a vedere dal momento della loro accoglienza nella missione. Li raccogliamo spesso per le strade prima che vengano intercettati dagli squadroni della morte e dobbiamo fare salti mortali per fargli raggiungere un grado sufficiente di fiducia nel prossimo. Sono come piccole belve feroci da addomesticare, ma una volta riusciti nell’intento possiamo proprio dire che il nostro gruppo ha compiuto un vero miracolo, ed a quel punto io mi sento pienamente gratificato nella mia essenza di essere vivente, è ormai l’unico scopo della mia vita.

 
    Ma ci sono stati momenti in cui lei ha lasciato i suoi bambini, anche se solo per qualche giorno, ed il motivo di questi allontanamenti dalla sua missione non può che essere stato il suo vecchio legame con l’esperimento “Chimera”.
 
Polasacra inchinò il capo ma continuò a rispondere al suo interlocutore, semplicemente cambiò l’obiettivo del suo sguardo passando dallo sguardo di Sereni alla terra battuta che fungeva da pavimento nel suo centro missionario.
 
     E’ vero. Sono dovuto andare urgentemente a Stoccolma perché convocato da Ulrik Toren, uno dei due infermieri che faceva parte del nostro gruppo scientifico del 1968.
Ulrik era tornato nel 2005 come assistente sanitario da Magnusson per l’aggravarsi della sua malattia. Nella telefonata che fece per richiamarmi in Svezia mi raccontò che, dopo tanto tempo dallo scioglimento del nostro staff, Samuel ricordava ancora con piacere il legame che si era creato ai tempi dell’esperimento, e per questo aveva voluto al suo capezzale proprio uno degli infermieri della vecchia equipe, tra l’altro uno dei pochi che era rimasto in Svezia ed a Stoccolma in particolare.
Toren mi disse che Magnusson negli ultimi tempi era sempre più inquieto, prima di morire voleva a tutti i costi rivedere il figlio e che sarebbe stato giusto almeno tentare di accontentarlo. Mi raccontò anche del suo appello in TV che era andato in onda il giorno prima della sua telefonata e che io non avevo visto.
 
Sereni però interruppe il racconto di Kurt Polasacra.
  Dottore, mi perdoni ma c’è qualcosa che non quadra. Ester Serrano ha raccontato al mio collega Mastrelli che i rapporti all’interno dello staff scientifico dell’esperimento “chimera” non erano buoni, lei ora mi fa capire invece che le relazioni fra i componenti erano addirittura idilliache, tanto da far rimpiangere a Magnusson quel lontano e breve periodo di collaborazione con tutti voi.
 
Polasacra per la prima volta sorrise.
  Ogni essere umano interpreta il mondo che gli sta attorno in maniera diversa da tutti gli altri.  Tante volte poi, pur coincidendo in massima parte, le opinioni vengono espresse in modi tanto eterogenei da far apparire le cose da punti di vista diametralmente opposti. Tutto sta nel rapporto fra quanto recepito e modalità di espressione del proprio pensiero; raramente si riesce a trasmettere correttamente la realtà del “vissuto”.  
Non vorrei finire col fare filosofia spicciola , ma credo che la Serrano abbia mal interpretato i rapporti interpersonali instaurati nella nostra piccola comunità di allora, o quantomeno non li ha raccontati con coerenza.
E’ vero, qualche screzio c’è stato, ma si è trattato solo di piccole controversie fra professionisti di alto livello messi praticamente a confronto in un progetto comune. Mi creda, se fossero stati altri a ricoprire quegli incarichi sarebbe scoppiata una guerra mondiale. Invece andò tutto bene fino in fondo.
      Quindi un gruppo molto unito.
       Direi proprio di sì.
       Ma torniamo alla telefonata di Toren.
    Quando Ulrik mi telefonò fu come l’aver riesumato dalle profondità della memoria un pezzo di vita ormai seppellito dal tempo….quarant’anni sono quarant’anni perbacco!   Eppure non mi sono sentito di abbandonare il vecchio amico e sono andato a trovarlo senza alcuna esitazione, sapevo che ormai gli restava poco da vivere.
      E cosa vi siete detti quando vi siete rincontrati dopo circa quaranta anni.
    Le parole hanno poca importanza in questi casi, vale più un abbraccio sincero ed uno sguardo affettuoso al quale potersi aggrappare per salvare la propria anima. E questo valeva sia per me che per lui.
   Dottore Polasacra, lei sa dove si trova Richard attualmente, e se il mancato incontro col padre potrebbe condurlo effettivamente ad una morte in tempi brevi per non aver ricevuto il prodotto immunizzante scoperto da Magnusson?
     Io ho una risposta ad entrambe le sue domande.
Il rimedio al bio-rigetto, come noi chiamammo questo pericolo a lungo termine per la Chimera, l’avevo risolto io dopo appena tre anni dalla nascita di Richard e, sapendo dove si trovava, avevo provveduto a somministrarglielo già nel 1971.
    Quindi Richard è salvo da allora e non occorre fare alcuna corsa contro al tempo.
   Certo! Ormai è al sicuro.
   Questa è una buona notizia e sarà stato lei a comunicarla a Magnusson non appena vi siete incontrati?
  Sì, ovviamente. Era il suo peggiore tormento, più che la sua stessa malattia. Anche lui aveva scoperto la soluzione a quel problema, ma solo pochi anni fa e sapere che suo figlio era fuori pericolo fu per lui una gioia immensa.
 
Polasacra raccontò a Franco Sereni altri particolari inediti della storia, ma per completare il quadro al giornalista occorrevano ancora due tasselli:  l’identità della Chimera e l’animale con il quale erano stati incrociati i suoi geni.
 
Sul nome Polasacra volle tacere, sapeva che ormai il suo interlocutore era vicino alla verità e non voleva essere lui a rivelarla perché lo riteneva un altro tradimento, sarebbe stato lo stesso giornalista a scoprirla da solo, ed in poco tempo.
 
– Allora, considerando che non mi vuole dire altro, glielo chiedo a bruciapelo. Qual è l’animale che avete incrociato con il DNA di Richard? So che solo lei al mondo ne è a conoscenza.
  Sì, è una parte del progetto che abbiamo elaborato e definito solo io Magnusson. Ma sa cosa mi sembra bizzarro in tutta questa storia?
    Cosa?
   Avete avuto tutti la risposta sotto il naso e non ve ne siete accorti, a noi sembrava quasi una ovvietà, la prima cosa che avreste capito o almeno intuito. Invece vi è sfuggita completamente, forse perché eravate distratti da altro: dal realizzare lo scoop televisivo, per esempio, o dal ricercare i protagonisti della vicenda per mezzo mondo, fra Svezia, Italia, Brasile e Israele … mah! Non saprei! In ogni caso fino ad oggi nessuno ha capito.
 
Franco Sereni, dopo quella rivelazione che aveva chiuso il lungo colloquio con Polasacra, tornò così in Italia col bagaglio carico di notizie e di soluzioni a gran parte degli enigmi della Chimera.
Il suo era stato uno dei viaggi più proficui del terzetto di giornalisti, ma ancora non conosceva gli enormi passi avanti nelle indagini che avevano fatto contestualmente sia Cinzia che Walter.
Nel momento in cui si sarebbero riuniti, tutti i dati raccolti avrebbero dato una svolta definitiva nello sviluppo della vicenda. Erano ormai ad un passo dalla verità

 

Sergio Figuccia

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