Caccia alla Chimera – CAPITOLO 18

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A Cinzia era bastata una sola telefonata per la conferma di quanto aveva immediatamente ipotizzato nel momento in cui Navarro le aveva segnalato il secondo cognome della Serrano.

Una sola telefonata per la ratifica del suo ingresso nel mondo oscuro delle inquietudini, delle incertezze connesse al futuro.

Si sentiva pronta ad affrontare un intero esercito di dubbi, almeno nella sfera che competeva il suo animo, lo spazio immenso, ma comunque limitato, del suo esclusivo ego. Ma quello che temeva maggiormente, forse proprio per la sua professione di giornalista, era l’opinione pubblica; non sapeva come presentare la cosa ai telespettatori, come impostare la comunicazione ufficiale di quanto era emerso dalle indagini di quei giorni nella successiva puntata del “Mistero della Chimera”, che sarebbe andata in onda appena due giorni dopo e che, alla luce di quanto scoperto separatamente dai tre conduttori proprio in quegli ultimi giorni, sembrava essere destinata ad essere l’ultima della serie.

Per non pensarci su eccessivamente cercò di pungolare maggiormente la sua curiosità di brava giornalista lavorando mentalmente sulle altre verità ancora in sospeso.

Cinzia, Walter e Franco infatti si erano ripetutamente parlati per telefono, ma nessuno di loro aveva voluto segnalare agli altri due quanto aveva scoperto. Ognuno si era limitato a manifestare il proprio convincimento sul fatto che la ormai prossima riunificazione dei dati, raccolti nell’ultima settimana da loro tre, avrebbe certamente svelato per intero tutte le verità sulla Chimera.

Così Cinzia, non essendo a conoscenza di quanto scoperto da Franco Sereni, si concentrò sull’animale che poteva essere stato incrociato con i geni della Chimera. Pensò al velociraptor ed alla strana somiglianza che quell’animale preistorico aveva con la mitologica figura del “drago”, a parte le ali ovviamente.

La profezia di Nostradamus parlava di “uomo e bestia insieme” nel 2012, ma per la cultura orientale, e nello zodiaco cinese in particolare, già a gennaio 2012 l’umanità era entrata nella costellazione del “drago”.

Quindi il DNA del velociraptor le sembrava funzionare meglio di qualsiasi altro animale. Inoltre nel codice di Dresda, unico dei quattro codici Maya che ha resistito alla dominazione spagnola, l’altra profezia relativa alla “fine dei tempi” prevista nel 2012, anche essa esaminata da Walter, parlava di zampilli d’acqua fuoriusciti dalle fauci di un drago e di una grande oscurità sulla quale vincerà poi la luce.

Il drago-sauro quindi è presente sia nelle predizioni occidentali di Nostradamus e dei Maya, sia in quelle orientali sull’anno del “dragone”.

Potevano essere coincidenze, ma troppo specifiche per non tenerne conto.

Cinzia pensò allo zodiaco cinese che presenta la figura del drago,  imperante nel 2012, come essere nobile, carismatico e potente, ma anche esigente, dogmatico ed altero. Tutte caratteristiche perfettamente calzanti  con la Chimera, ormai da lei identificata.

 

Nel frattempo Walter faceva i conti con la “sua verità”, senza avere cognizione delle ultime news di Sereni e soprattutto di Cinzia.

Aveva toccato con mano l’unica traccia mai battuta: la “pista del depistaggio”, avrebbe detto Franco con i suoi soliti giochi di parole; una sorta di ossimoro con il quale avrebbe dovuto fare i conti in futuro, per poter cavare fuori quel ragno che dentro il buco aveva tessuto una tela micidiale.

Per quanto strano potesse apparire a quel punto, tutto ciò che si era detto in precedenza veniva interamente annullato; come sempre la classica chiusura del cerchio passava da una inversione di rotta radicale e la verità sarebbe apparsa solo tornando indietro nel tempo all’origine della vicenda.

Da parte sua Walter, avendo ormai accertato che le apparenze erano risultate frutto di quel castello di carte che loro stessi avevano costruito, sul volo aereo di ritorno dalla Svezia elaborava mentalmente le ipotesi riguardanti le due identità della Chimera nelle sue componenti umana e animalesca.

 

Franco Sereni invece aveva in mano quasi tutte le chiavi di volta dell’intera vicenda.

Gli unici tasselli che gli mancavano erano in possesso di Cinzia, ma ancora lui non ne era al corrente, e di uno dei componenti dell’equipe scientifica del 1968 che non aveva conosciuto in quanto era stato intervistato in precedenza da Walter.

Tornando dal Brasile così, prima di rientrare a Milano, decise di fare tappa a Firenze per la definizione degli ultimi approfondimenti del caso. 

Polasacra infatti gli aveva suggerito di parlare con Ferdinando Mussi per comprendere meglio i dettagli della fine di Magnusson.

 Così come era avvenuto con Walter, Mussi incontrò Franco Sereni nel suo studio presso il Museo di Storia Naturale, ma stavolta la situazione era molto diversa.

Mussi non aveva più il coltello dalla parte del manico, come quando aveva incrociato Mastrelli. Il suo nuovo interlocutore era ormai al corrente di come erano andate effettivamente le cose, gli occorrevano solo piccoli dettagli, ormai poco influenti nella storia.

               Dottor Mussi sto arrivando direttamente dal Brasile dove sono riuscito a parlare finalmente con il dottor Kurt Polasacra. Mi ha raccontato tutto: della malattia di Magnusson, della sua immensa sofferenza, della sua voglia di farla finita, della soluzione scientifica alla instabilità della Chimera risolta da Polasacra quando Richard aveva appena tre anni ecc.ecc.

Mi mancano solo i dettagli sulla sua morte e so, ormai con certezza, che solo lei potrà fornirmeli.

 

Franco Sereni si dimostrava molto risoluto, anzi nel suo approccio risultò quasi sgradevole per la sua determinazione, ma la cosa funzionò e Mussi, da vecchio combattente sconfitto, cedette le armi.

               Polasacra doveva restare irreperibile, non riesco a capire come siete riusciti a scovarlo in quella favela.

Lei a questo punto avrà compreso che, contrariamente a quanto dichiarato da Fredik Larsen e da Ester Serrano, i rapporti all’interno del nostro staff sono sempre stati ottimi. I falsi contrasti fra di noi erano funzionali al depistaggio che abbiamo impiantato per far considerare Magnusson come un uomo essenzialmente solo…in realtà non è mai stato così.

L’unico punto di vista non condiviso in tutta questa vicenda ha sempre riguardato proprio la divulgazione ai media e a tutta l’umanità in caso di piena riuscita dell’esperimento.

Prima della separazione di Richard dalla macchina che aveva gestito il suo sviluppo fetale, Magnusson aveva più volte manifestato la volontà di esternare il suo successo per storicizzarlo, nonostante l’illegalità di quel tipo di attività scientifica.

Per mesi abbiamo cercato di dissuaderlo; a nessuno di noi sarebbe piaciuto essere sbattuto sulle prime pagine dei giornali con l’etichetta di scienziato pazzo, stile Mengele, per intenderci. E tale possibilità non deve sembrarle una mia esagerazione, sarebbe stato certamente così. Eravamo nel 1968, oggi forse quel tipo di sperimentazione genetica sarebbe apparsa a passo con i tempi, ma allora il solo scenario possibile era il nostro arresto e la pubblica lapidazione tramite giornali e TV.

Non volevamo assolutamente correre questo rischio. Oltretutto ci eravamo affezionati tutti a Richard, e pensare cosa avrebbe dovuto affrontare nella società cosiddetta civile, se l’esperimento fosse stato pubblicato ufficialmente, ci faceva venire la pelle d’oca.

Avevamo visto crescere quel bambino, giorno dopo giorno, e ognuno di noi stava a guardarlo per ore e ore dietro quei vetri; come potevamo pensare di darlo in pasto alla stampa, all’infame mondo della televisione e certamente agli assistenti sociali che l’avrebbero scippato al padre naturale?

Sarebbe stato considerato un mostro, anche se l’unico effetto dell’esperimento nel nascituro, come peraltro ampiamente previsto, era stata la perfezione assoluta sia nel corpo che nello spirito.   I mostri sarebbero stati invece ben altri: quelli che avrebbero giudicato, per esempio, quelli che avrebbero impedito a Richard una vita normale, che l’avrebbero esaminato centimetro per centimetro, forse anche per negare la più piccola delle soddisfazioni a Magnusson.

Lui però insistiva per mandare le “partecipazioni”, anche a costo di rischiare la galera e di perdere la patria potestà del bambino.

 

Sereni lo interruppe con una sua osservazione spontanea.

               E dire che sia Larsen che la Serrano ci hanno detto l’esatto contrario.

               Certo! Dovevano far sospettare di Kurt Polasacra per farlo apparire il cattivo della situazione. Ora siete troppo vicini alla verità per continuare a fingere e tentare di depistarvi ancora. 

Volevamo tutti bene a Samuel Magnusson, ma non potevamo permettere che il bambino potesse correre inutili rischi di iper-esposizioni mediatiche, e di sparire magari dentro qualche altro laboratorio scientifico governativo e, ancora peggio, in chissà quale parte del mondo.

Al riguardo tutti noi avevamo ipotizzato scenari orrendi dei possibili sviluppi, con il convolgimento di servizi segreti, di altri scienziati imbavagliati dal segreto di Stato, di immondi politici in cerca di gloria, di militari senza scrupoli a caccia di nuove armi ….di…di…insomma…lei sa che eravamo nel ’68, provenivamo dalla guerra fredda, dalla crisi di Cuba del ’62, quell’anno c’era stata anche l’invasione della Cecoslovacchia da parte dei carri armati sovietici che avevano messo fine alla Primavera di Praga….una tale scoperta avrebbe fatto gola a chissà quanti personaggi dell’epoca!

               Ma probabilmente anche oggi sarebbe così!

               Bravissimo! E proprio per questo che abbiamo depistato in tutti i modi le vostre ricerche. Non volevamo che Richard corresse anche oggi i rischi che aveva corso nel momento in cui era nato. Abbiamo cercato di proteggerlo in tutti i modi.

               Mi perdoni dottor Mussi, credo di cominciare a intravedere una luce nel tunnel della confusione in cui mi trovo dall’inizio di questa indagine….ma ancora tante cose non mi sono chiare. La prego, andiamo per gradi e ricominciamo daccapo, partendo proprio dal momento della nascita di Richard, pardon! Dal distacco della Chimera dalla macchina che l’aveva, per così dire, tenuto in gestazione.

               Parto, è proprio la parola giusta, dal momento in cui Magnusson aveva staccato a Richard il cordone ombelicale, ovviamente artificiale anche quello.

Assistemmo ad una scena che nessuno di noi potrà mai dimenticare. Samuel se ne stava lì in piedi col bambino in braccio che lo guardava in silenzio, erano uno di fronte all’altro e si fissavano reciprocamente occhi negli occhi.

Eravamo certi che Richard avesse già sviluppato buone capacità visive, proprio grazie alle caratteristiche dei geni inseriti nel suo DNA.

Molti di noi piangevano per l’emozione e lui, con quel marmocchio che lo guardava fisso negli occhi, era proprio felice, e come vuole fare sempre un uomo innamorato, avrebbe certamente esposto ai quattro venti quel frutto suo e della sua creatività scientifica.

Fu in quel momento che tre di noi si scambiarono uno sguardo che poteva essere solo indice di piena apertura alla complicità.

Nel pomeriggio di quello stesso giorno iniziammo a tramare…sì, oggi parlo di tramare perché da anni mi sono pentito di quell’azione, in fondo pur agendo per il bene di Richard abbiamo dato una pugnalata al cuore di Samuel Magnusson, è stata una forma di tradimento a tutti gli effetti. Allora però ci sembrò tutto diverso, tutto ampiamente giustificato dalla necessità di proteggere il bambino.

               Mi ha parlato di tre collaboratori, uno era chiaramente lei….e gli altri due.

               Kurt Polasacra ed Ester Serrano, ed è stata proprio lei a proporci la soluzione al problema della collocazione di Richard. Serviva una buona famiglia che potesse crescerlo nel migliore dei modi, possibilmente nascondedogli la sua vera natura così Ester ci prospettò la possibilità di affidarlo a sua sorella e suo cognato che da anni volevano a tutti i costi un figlio, e che dopo tanti inutili tentativi erano riusciti a prendersi solo l’esaurimento nervoso.

Dopo una lunga telefonata con sua sorella, Ester ci confermò che la coppia aveva accettato con gioia. Organizzammo così il rapimento di Richard e lo mandammo in porto la notte del giorno successivo a quello della sua nascita.

               E gli altri componenti dell’equipe erano al corrente?

               Sì, aderirono tutti all’idea di dare una famiglia diversa alla Chimera all’insaputa di Magnusson, ma fuori dal nostro terzetto solo Toren sapeva quali sarebbero stati i genitori adottivi. Era presente ad una delle nostre discussioni ed aveva sentito tutto, agli altri preferimmo non dire nulla.

 Anche Franco Sereni venne così a conoscenza dell’identità della Chimera, doveva tuttavia chiarire ancora con Mussi il ruolo da lui rivestito nella morte di Magnusson che risultava peraltro sempre più avvolta nel mistero, nonostante i chiarimenti ricevuti sul vecchio rapimento del 1968 e sul vero nome del figlio dello scienziato svedese.

Sergio Figuccia

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