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Caccia alla Chimera – CAPITOLO 5

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Il secondo incontro fra Mastrelli e Magnusson tutto sommato era stato più produttivo del primo.

Purtroppo Walter era stato costretto ad andare via in seguito al risoluto invito degli infermieri, proprio nel momento in cui Magnusson, visibilmente prostrato, si era assopito all’improvviso.  Tuttavia il materiale e le notizie che aveva raccolto gli avrebbero permesso di far decollare quell’approfondimento mediatico della notizia, che sarebbe risultato di certo il principale tormentone tv dei mesi successivi.

 
Il primo passo ufficiale fu la grande conferenza stampa organizzata da YouGlobe per la presentazione ufficiale del nuovo programma; il delegato aziendale fu ovviamente Filippo Rossetti, che in qualità di Direttore della testata giornalistica TG white era il dirigente più accreditato al riguardo.
Rossetti, per scongiurare qualche eventuale ed imprevedibile defezione da parte mia o di Walter, venne a prenderci direttamente alla fine della registrazione del TG mattutino.
–        Eccola qua la nostra star! Il grande Mastrelli… the number one!
–        Dottor Rossetti come mai da queste parti?
–       Oh! niente, niente! Fra mezz’ora ci sarà la conferenza stampa e sono passato a prendervi per fare quattro chiacchiere prima del grande incontro.
–        Ah, ecco! E’ venuto in pratica a precluderci ogni via di fuga… non è vero?
–        Ih! … come sei sospettoso!
–        No, la verità è che non amo molto questi incontri con altri colleghi che spesso sono aggressivi e ostili senza alcun motivo, comunque ormai mi ha coinvolto e non mi tiro indietro.
–        E il buon Pastrone?
Intervenni nel dialogo parlando dai diffusori acustici della regia.
–        Io ho già indossato la corazza e sono pronto per la battaglia.
–        Bravi, dovete essere sempre così disponibili, anche perché non si tratta di una guerra. Siete uomini pubblici e dovete sapere gestire la vostra immagine anche al di fuori dello schermo televisivo.
Senza concederci il ben che minimo spazio temporale per nostre eventuali repliche, Rossetti prese sottobraccio Walter e lo trascinò verso la sala riunioni, contemporaneamente con l’altro braccio libero rivolto verso i vetri dello studio di regia, mi invitò a seguirli.
 
La sala della conferenza stampa di YouGlobe
 
La sala era stracolma, sul fondo potevo scorgere distintamente una cinquantina di persone in piedi. Walter era certamente abituato alle telecamere, ma nel suo lavoro si trattava pur sempre di un contatto asettico: lui, gli obiettivi elettronici e qualche tecnico di contorno. Tutti gli sguardi verso di lui erano sempre filtrati dai vetri della regia e dalle enormi distanze che lo separavano dai telespettatori, stavolta però era diverso.
Ci accomodammo in tre dietro il banco pieno di microfoni: io e Mastrelli rispettivamente a sinistra e a destra di Rossetti.
Cinzia non venne convocata per non distogliere l’attenzione della platea da Walter, che il dirigente di YouGlobe voleva “prima stella” assoluta.
Si trattava di qualche centinaio di persone contro diverse decine di milioni di utenti televisivi, pochi granelli a confronto con un intero bidone di sabbia, tanto per avere un’idea del rapporto fra i due insiemi. Però, per quanto poco consistente, quella gente era lì, di fronte a noi, ed avrebbe interagito in funzione di tutto ciò che noi tre avremmo esternato in quella circostanza, altro che sguardi vuoti ed assenti al di là dell’immaterico spazio! Altro che folla muta e passiva ipnotizzata dallo sguardo virtuale di un imbonitore televisivo! Lì ci saremmo giocati la reputazione.
Io feci registrare dai miei collaboratori l’intera conferenza stampa, che conservo ancora integralmente.
 
Al nostro ingresso in sala sembravano tutti bendisposti, e già questo ci tranquillizzava. Poi il Direttore, con la sua solita sicurezza e la dialettica sciolta da manager con grandi capacità comunicative, si esibì in una presentazione con i fiocchi.
Ci descrisse come fiori all’occhiello di YouGlobe, parlò delle capacità giornalistiche di Mastrelli sacrificate per troppo tempo in funzione dell’alto gradimento che aveva raggiunto in qualità di lettore, di quello scoop su una sconosciuta profezia di Nostradamus venuta improvvisamente a galla dopo la dichiarazione pubblica di Magnusson, e della incredibile storia umana che ne sarebbe venuta fuori a seguito delle interviste e delle indagini che il nuovo programma televisivo avrebbe svolto nel tempo, concluse con ampollosi elogi nei miei confronti.
Poi diede il via alle libere domande dei giornalisti che ovviamente scelsero Mastrelli come interlocutore.
La prima a prendere la parola fu una collega di “CronoPlanet”, un quotidiano allora nato da poco ma già piuttosto conosciuto e molto letto soprattutto nel nord Italia.
–        Buonasera signor Mastrelli, Marzia Gucciarmo di CronoPlanet. Lei ritiene che un eventuale consenso pubblico del nuovo programma possa essere collegato di più alla sua immagine di star televisiva, alla sincera curiosità dei telespettatori per questa storia, che cammina a cavallo fra vaticinio e moralità scientifica, o alla naturale sensibilità popolare connessa alla sorte del bambino scomparso?
Mastrelli, Rossetti e Pastrone al tavolo della conferenza stampa di presentazione del programma
 
Al primo colpo aveva subito centrato il grande dilemma interiore di Walter; ma lui rispose con serenità e ottimo self control.
–        Le confesso che questa domanda costituisce il mio dubbio più attuale. Tralasciamo la mia notorietà, che scaturisce essenzialmente dall’utilizzo mediatico della mia immagine e che quindi può costituire solo un parametro fisso e non una variabile.
          La risposta forse sta dietro l’insieme di tutti e tre i quesiti, e in ogni caso dobbiamo prima vedere se il programma avrà effettivamente successo; in caso contrario non varrà neanche la pena porsi queste domande.
           Comunque è uno scoop che, almeno durante i TG, si è rivelato di grande interesse per il pubblico e come tale va portato avanti finché non si approda ad una soluzione della storia.
–        Quindi lei intende investigare per andare in fondo alla faccenda?
–        Certamente! Sono stato già due volte a Stoccolma per chiedere informazioni al padre della chimera, per conoscere chi lo ha aiutato a suo tempo in quell’esperimento, quali possano essere stati i rapitori interessati alla sparizione del bambino, come ha vissuto con quell’angoscia nel cuore per quarant’anni ecc. ecc., tutta roba che racconterò nelle prime puntate del programma “Il Mistero della Chimera”. Intendo comunque tornare in Svezia al più presto per ulteriori approfondimenti.
Si frappose nel dialogo un altro giornalista, che al contrario della sua collega non si presentò affatto.
–        E’ riuscito ad individuare le possibili motivazioni di questo vecchio sequestro risalente addirittura al 1968? Che so?! … Tratta di bambini, traffico di organi, pedofilia, ricatto ecc. ecc.
Risposi io, con un tono ben diverso da quello di Walter, forse perché ero irritato dalle orrende argomentazioni messe in gioco con tanta indifferenza da quell’uomo sgradevole e sgarbato.
–        Non vi sono state indagini da parte della Polizia svedese perché Magnusson non denunciò mai il fatto per paura di incappare in conseguenze penali per la illegalità del suo esperimento. Lo scienziato tuttavia sguinzagliò decine di investigatori privati seguendo inizialmente la pista di un possibile ricatto, ma aveva abbandonato questa traccia sia perché del tutto inusuale nell’ambito territoriale svedese, sia perché in seguito era riuscito ad individuare la causa più probabile della misteriosa sparizione del bambino …. ma preferisco non fare anticipazioni in merito perché tutto questo sarà sicuramente oggetto delle prossime trasmissioni televisive. Posso solo dirle che i detective non hanno  ritenuto neanche ipotizzabile che i rapitori fossero capaci di spaventosi obiettivi simili a quelli da lei prospettati.
–        Riccardo Bonacca dell’ “Araldo Padano”: Mi rivolgo al dottor Mastrelli, lei cosa pensa sinceramente del lavoro di Magnusson?
–        Non sono mai stato favorevole alla sperimentazione estrema. E’ dall’inizio di questo secolo che l’uomo tenta di alterare in tutti i modi gli schemi della natura. Meglio precisare che i tentativi sono partiti già negli ultimi decenni del ‘900, ma ci si è spinti sempre più verso l’assurdo, soprattutto dopo che l’opinione pubblica mondiale e gli stessi organi bioetici competenti hanno allargato le maglie dell’iniziale ostilità nei riguardi di queste pratiche scientifiche, allettati dalle finalità che i ricercatori hanno sempre presentato ufficialmente.
           Ma l’esperimento di Magnusson risale addirittura al 1968. Allora era impensabile che la scienza potesse giungere a tanto, e in fondo forse gli stessi ricercatori non credevano neanche di poter condurre in porto positivamente una clonazione manipolata. Credo che il test sia sfuggito di mano all’intera equipe svedese.
           Ancora oggi nel 2012, senza ottenere praticamente nulla, gli scienziati sono passati dalla clonazione di una pecora agli impianti di cellule umane negli animali, dalla creazione di sperma dal midollo di una donna alla fecondazione artificiale, fino alla produzione di centinaia di chimere animali.
           Anche se la sconfitta delle malattie ancora incurabili può apparire finalità importante di questo tipo di ricerca scientifica, è stata comunque sradicata in modo ignobile quella sacra cortina di mistero che ci separava dal concetto stesso di vita, abbiamo sfondato di slancio l’esoterico confine fra lecito e illecito che Dio ci aveva chiesto di rispettare, e tutto questo, tra l’altro, con il beneplacito di coloro che dovrebbero garantire la sacralità della natura, organi religiosi ivi compresi.
            No. Non sono assolutamente d’accordo con tutto questo.
 
Seguirono alcune domande sulle profezie di Nostradamus e sulle relative interpretazioni di Mastrelli; inevitabilmente si cominciò ad uscire fuori tema con le solite banali questioni sulla fine del mondo, sulla terza guerra mondiale, sulle possibili diverse spiegazioni di una stessa quartina ecc. ecc.
Fino all’intervento finale di Rossetti che chiuse la conferenza stampa con la stessa autorità mostrata in occasione dell’apertura.
–        Ringrazio tutti voi per l’attenta partecipazione e per l’interesse che avete manifestato per questa nostra iniziativa giornalistica, ma credo che ora sia meglio lasciare liberi il caro Mastrelli e l’amico Patrone… non vorrei che lo sforzo sostenuto questa sera possa ripercuotersi sui prossimi TG white o sul “Mistero della Chimera”… se loro lavorano male, poi magari sarò io ad essere licenziato.
Una risata generale ed un caloroso applauso chiusero la riunione.
 
Proprio come aveva previsto il direttore Rossetti, con il suo eccellente fiuto di palinsesti di successo, il mini-programma di cronaca intitolato “Il Mistero della Chimera”, piazzato subito dopo il TG whigt della sera, divenne un momento televisivo cult già al termine della prima puntata.
D’accordo con Mastrelli avevo pianificato alla perfezione il debutto, con tanto di trailer di propaganda, peraltro proposto ad ogni turnazione pubblicitaria per l’intera settimana precedente…proprio da fare invidia ai principali talk show nazionali!
Sia negli spot di presentazione che nella sigla iniziale, appariva spesso, con un gioco tecnico di dissolvenze incrociate, l’immagine di Nostradamus; la musica vintage, stile anni 70, con inserti audio simili a ruggiti di un animale sconosciuto, aveva poi gran parte dei meriti nella produzione di interesse e curiosità nei telespettatori.
 
Ascolta la sigla del programma “Il Mistero della Chimera”

 
D’altra parte proprio interesse e curiosità stanno alla base di un successo televisivo, poi basta non incorrere in cadute di attenzione da parte degli utenti con affrettate risoluzioni della tematica principale, mantenendo così alte le aspettative della gente, per poter stiracchiare questo successo su un intero palinsesto stagionale, creando magari i presupposti per un ulteriore consenso di pubblico nella stagione successiva.
Questa è la tecnica adottata per i principali serial internazionali: C.S.I,  E.R., N.C.I.S. J.A.G. ecc. ecc., tutti acronimi insignificanti che però sono stati i titoli delle fiction televisive più seguite degli ultimi 10 anni che hanno riempito le serate di gran parte delle famiglie del pianeta.
Certo “Il Mistero della Chimera” non era una fiction, ma il grado del successo ottenuto da un programma giornalistico, tutto italiano, stava proprio nel fatto che fosse paragonabile solo a quello di un grande serial internazionale.
 
Lo Studio realizzato per il programma  
Avevo curato personalmente la scenografia dello studio, avevo fatto sistemare sulle pareti foto di antiche stampe che riproducevano mitici incroci di animali studiati dai bestiari della kriptozoologia. Sui laterali delle scrivanie, dove dovevano sedere ospiti e conduttori, avevo fatto piazzare copie di un ritratto di Nostradamus. Completavano poi il fascino enigmatico dell’intera operazione giornalistica i due lettori di TG di maggiore successo del momento e una grande riproduzione del quadro “I mostri dell’ingegneria genetica” di Vittorio Piscopo, un pittore futurista napoletano, morto nel 2004, che io ritenevo perfettamente adeguata alla tematica del nuovo programma.
Il quadro “I mostri dell'ingegneria genetica” di Vittorio Piscopo
 
Nel momento in cui era partito per la prima volta il leitmotiv del programma già lo share era alle stelle, e le percentuali erano aumentate sensibilmente durante la seconda puntata. Un vero boom!
La gente si era chiesta subito chi e dove fosse quel giovane ibrido di uomo, in quale parte del mondo fosse nascosto e quali speranze potesse avere, sempre che fosse ancora vivo, di poter sopravvivere ad una natura che evidentemente lo combatteva.
Le domande e la curiosità popolare poi aumentarono esponenzialmente quando subentrarono la misteriosa profezia di Nostradamus, la natura incognita dell’animale incrociato geneticamente nella chimera, i risvolti morali che quella creazione tanto forzatamente artificiosa poteva comportare e il rebus connesso al rapitore dell’essere che fino ad allora era sempre rimasto nell’ombra.
 
Inoltre, come aveva opportunamente studiato Rossetti, la momentanea sparizione dagli schermi televisivi in qualità di lettore da parte di Walter Mastrelli aveva ulteriormente amplificato l’attesa nei telespettatori per quel suo ritorno anche nella nuova veste di reporter.
Insomma, era andato tutto secondo le previsioni… anzi eravamo andati ben oltre.
Per Walter c’era soprattutto la grande soddisfazione di poter finalmente leggere alla gente il frutto del suo lavoro; aveva smesso di fare il pappagallo ripetitore senza anima, per mostrarsi al pubblico quale valido cronista di successo già dall’espletamento del suo primo incarico specifico.
Anche Cinzia ovviamente beneficiava di questo successo restando però, per il grande pubblico, nell’ombra del suo compagno. In realtà la preparazione del programma passava pure da lei; Walter e Cinzia infatti studiavano insieme come snocciolare le notizie alla gente, come impostare ogni singola trasmissione settimanale in funzione delle ricerche effettuate nei giorni precedenti, ma anche i gesti e le espressioni da adottare ad ogni singola deduzione da loro proposta.
Non potevano di certo prevedere quel clamoroso colpo di scena che stava in agguato alla quarta trasmissione, proprio alla vigilia di un altro viaggio di Mastrelli a Stoccolma.

 

Sergio Figuccia

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