Caccia alla Chimera – CAPITOLO 9

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Tutte le informazioni raccolte fino a quel momento giravano attorno a quel Kurt Polasacra che ai tempi era il principale assistente di Magnusson; era lui che aveva condotto in segreto la clonazione del suo datore di lavoro, era lui che aveva effettuato l’impianto dei geni del misterioso animale, prescelto dallo scienziato svedese, nel DNA del bambino-clone nella sua fase embrionica, era lui che comandava il gruppetto di luminari che, dopo aver fatto nascere la chimera scollegandola dalle macchine, ne aveva seguito la crescita nei pochi giorni successivi antecedenti il misterioso rapimento.

Walter doveva assolutamente trovarlo e parlare con lui per ottenere qualche nuova informazione che potesse dare una svolta alla sua indagine, ormai arenata in attesa dell’autopsia di quell’unico testimone che avrebbe potuto fornirgli i maggiori dettagli ed i migliori indizi sulla vicenda.
Ma l’assistente sembrava svanito nel nulla, gli ultimi dati che Walter aveva ottenuto lo collocavano a Palermo intorno all’anno 1999, nel momento della creazione del portale web “Pittorica” che lui, grande appassionato d’arte, aveva fondato per promuovere l’attività degli artisti italiani; d’altra parte Polasacra era di origine italiana, e palermitana in particolare, quindi il desiderio di far conoscere le opere degli autori siciliani era più che plausibile.
Ma, da allora, erano trascorsi altri 13 anni e l’assistente principale di Magnusson era sparito come un’ombra al calare del sole. La sua creatura web, Pittorica, era cresciuta enormemente, centinaia di artisti avevano aderito alle sue iniziative, i comunicati stampa da pubblicare giungevano ormai da tutte le parti di Italia e dall’estero e la presenza in rete del dominio “org”, era tanto rilevante da far registrare decine di migliaia di letture giornaliere.
Walter si chiedeva come potesse andare così bene un organizzazione web in assenza del suo creatore; ma anche la Chimera forse era cresciuta da sola, senza la presenza al suo fianco del padre biologico, almeno di parte umana. Qualcuno evidentemente aveva badato ad entrambi facendo le veci dei rispettivi “genitori” contumaci.
Qualcuno aveva preso in mano la gestione dei siti web “Pittorica” ma, per forza di cose, doveva conoscere bene Polasacra e sapere dove si nascondeva, così come qualcuno doveva aver adottato Richard-la chimera, ancora in fasce al momento del suo rapimento,  in sostituzione del padre Samuel Magnusson.
Mentre Walter giungeva a queste conclusioni, Cinzia approfondiva i contatti con i responsabili di Pittorica e con gli artisti associati, certa che qualcosa prima o poi sarebbe saltata fuori.
Il primo dato importante in merito fu un ritratto a carboncino che uno dei primi artisti iscritti aveva fatto a Kurt Polasacra nel 2000, proprio qualche mese dopo la nascita del portale web e poco prima della sua misteriosa sparizione.
 
Era solo una stampa che Cinzia aveva avuto dalla pittrice Marisa Battaglia, uno dei primi artisti associati, che lei aveva intervistato ancora sotto l’identità di Gabriella Bellavista.
La pittrice palermitana aveva ricevuto quella copia dal disegnatore ritrattista Juan José Navarro, uno spagnolo suo amico che si era iscritto per primo a Pittorica e che conosceva tanto bene Polasacra da fargli da iniziale webmaster nell’impostazione grafica nella prima versione html del sito internet.
La Battaglia aveva precisato a Cinzia-Gabriella che Navarro aveva l’intenzione di ritrarre tutti i soci, a cominciare appunto dal socio-fondatore Polasacra, per poi pubblicare i disegni in rete al posto dello ordinarie foto personali dei vari autori da promuovere.
Anche Navarro era però irreperibile, Cinzia tuttavia era soddisfatta perché aveva in mano almeno l’immagine di come era Kurt Polasacra negli ultimi anni, le ultime e scarne foto risalivano infatti al 1968, l’anno dell’esperimento e Polasacra, dopo tanto tempo, era sicuramente molto cambiato.
Nel frattempo Walter cercava per mezza Svezia i collaboratori di Magnusson.
Sapeva che erano tutti vivi e che alcuni erano rimasti a Stoccolma anche se si erano allontanati da quella villa in cerca di un nuovo lavoro, subito dopo la chiusura dell’esperimento “Chimera” e il rapimento del piccolo Richard.
Da loro, tranne che dal latitante Polasacra, Magnusson aveva ricevuto promessa di assoluto silenzio sulla intera storia…ma erano trascorsi oltre quarant’anni e le cose erano cambiate, forse Walter avrebbe avuto qualche risposta importante per la sua indagine.
Ester Serrano era una ottantenne spagnola, ancora in piena attività, se non fosse stato per il bastone di metallo con il quale si accompagnava camminando, sarebbe sembrata certamente più giovane.
Nonostante l’età gestiva infatti un bed and brakfast a Göteborg molto frequentato ed apprezzato.
 
Dopo una iniziale reticenza ad accettare un dialogo sull’argomento, si espresse in una performance verbale a dir poco sconcertante. Descrisse prima lo strano rapporto fra Magnusson e Polasacra, basato su un rispetto reciproco di base ma solo dal punto di vista scientifico, in effetti stravolto dall’invidia e dalla gelosia professionale e condito da un profondo disprezzo dell’italo-svedese per la scelta di Magnusson di lavorare in totale segreto, opzione questa assolutamente non condivisa da Polasacra che avrebbe invece voluto divulgare al massimo il successo di quell’esperimento.
Ne venne fuori una specie di silenzioso conflitto fra i due che, alla fine, giunsero perfino a detestarsi sino al punto da scambiare qualche parola solo durante la fase più delicata dell’esperimento di clonazione; dopo la nascita di Richard il silenzio divenne tombale.
Nei tre giorni successivi Polasacra aveva ricevuto ordini da Magnusson solo tramite la bacheca del laboratorio. Per lui risultava frustrante dover relegare il loro successo tecnico entro i confini della villa di Magnusson, invece di ufficializzare a tutte le agenzie di stampa quel trionfo scientifico che l’avrebbe fatto diventare uno degli scienziati più popolari nel mondo, anche se subito dopo l’altro “camice” che gli aveva fatto da datore di lavoro.
Ester era proprio un fiume in piena nel raccontare quegli anni al servizio di Magnusson; le sue caratteristiche mediterranee di allegria, franchezza ed estroversa comunicatività aiutarono molto Walter a comprendere l’habitat nel quale agivano anche gli altri personaggi che in seguito avrebbe dovuto incontrare.
La Serrano descrisse uno per uno tutto il personale che operava nella villa-laboratorio, la personalità, le fobie e le peculiarità caratteriali di ognuno di loro.
Su suggerimento della dottoressa spagnola andò a trovare l’altro medico svedese Fredik Larsen a Malmö.
Aveva l’incarico di assistere il medico prenatale Samuel Avrahm, un luminare israeliano che Magnusson aveva voluto al suo fianco per seguire lo sviluppo del feto-chimera in ogni sua fase.
Walter non riscontrò affatto in Larsen la stessa accoglienza e disponibilità che gli aveva concesso Ester Serrano. Era l’esatto suo opposto; un individuo un po’ più giovane, sulla settantina, molto introverso e sospettoso.
Accolse Mastrelli in vestaglia e dopo le ovvie e necessarie spiegazioni inerenti la sua ricerca, e la conferma da parte di Larsen di esserne comunque a conoscenza per il grande tam tam mediatico che aveva preceduto il suo arrivo, Walter decise di andare decisamente al nocciolo della questione, alla domanda diretta di maggiore priorità, anche se ne prevedeva la risposta.
– Su quale animale era caduta la scelta di Magnusson nella creazione del DNA misto della Chimera?
  Questo è stato un argomento tabù per tutti i componenti del nostro gruppo di lavoro, signor Mastrelli. Gli unici che erano a conoscenza della natura dei geni “animali” del bambino erano Magnusson e Polasacra.
 Ma lei ha lavorato a fianco del dottor Samuel Avrahm, che in qualità di medico prenatale doveva pur sapere con quale essere aveva a che fare.
 Detto così sembrerebbe ovvio, ma Magnusson aveva organizzato tutto in modo perfetto. Avrahm doveva lavorare prescindendo da qualsiasi combinazione genetica fosse stata effettuata nella fase di concepimento clonativo. Doveva seguire l’evoluzione della crescita fetale proprio come se il piccolo Richard fosse stato un bimbo normale, segnalando qualsiasi anomalia in merito. Stesso discorso valeva per il medico neonatale … non ricordo bene il nome…d’altra parte sono trascorsi quarant’anni… a ecco! Ester…Ester Serrano, era una donna.
  Sì. Le ho fatto visita proprio ieri.
   E che le ha raccontato?
 Mi ha parlato di tutti voi, ma la cosa che mi ha segnalato maggiormente è stata la rivalità fra Polasacra e Magnusson , lei mi conferma questo antagonismo?
 Certo che glielo confermo. L’ambiente negli ultimi giorni si era degradato terribilmente a causa delle continue liti fra i due. Era diventato un inferno. Sono arrivati a non parlarsi più, se non tramite una lavagna. Ester comunque aveva rapporti sociali con l’intero staff, aveva quindi un’idea più chiara della situazione, io non trattavo quasi nessuno del gruppo, mi facevo i fatti miei.
  Come mai?
  Non ho mai avuto un carattere così aperto come quello della Serrano. Alla mia congenita riservatezza si era aggiunta la mia totale assenza di feeling con ciascun componente dello staff, fatta eccezione per il dottor Samuel Avrahm con il quale lavoravo a stretto contatto.
– Tornando ai geni di natura animale inseriti nel DNA di Richard, ma qualcuno di voi aveva fatto ipotesi in merito?…aveva sentito parlare di qualche possibilità emersa dai dialoghi dei suoi colleghi? Che so io… di qualche supposizione…
    Come le ho detto prima non avevo alcun dialogo col resto dello staff; però qualche indiscrezione mi era giunta all’orecchio. Parlando fra di loro qualcuno azzardava le ipotesi più incredibili. Qualcuno sosteneva che si trattasse di un orso polare, qualche altro di un felinide aggressivo, come un leone o una tigre, comunque tutte le voci “di corridoio” concordavano su un essere terrestre di natura estremamente forte e selvaggia; ma la più incredibile delle congetture fu quella di Ferdinando Mussi, il biologo italiano che riscuoteva maggior credito nell’ambito dell’intero staff proprio per la sua specializzazione scientifica e l’incarico connesso all’interno del progetto.
    E cosa sosteneva Mussi?
   Era convinto che i geni inseriti nella chimera appartenessero ad una razza animale estinta sulla terra da molte migliaia di anni.
 I dinosauri! – La parola mi sfuggì per lo stupore, quasi fosse un’esclamazione.
 Più esattamente secondo Mussi la componente animalesca della chimera era collegata ai geni di un “velociraptor” che erano stati prelevati da un esemplare congelato, ritrovato in un blocco di ghiaccio risalente a 90 milioni di anni fa, scoperto per caso nell’estremo nord della Svezia.
In qualche modo Magnusson era riuscito ad entrare in possesso di una piccolissima parte del fossile dal quale avrebbe potuto benissimo estrarre il DNA.
   Ma perché avrebbe dovuto optare per un essere tanto distante dall’uomo?
   Non così distante come lei possa ritenere. L’obiettivo di Magnusson era di poter convogliare in suo figlio proprietà poco presenti nell’uomo o di esaltarne alcune caratteristiche. Il velociraptor in effetti era un dinosauro che spiccava per la sua intelligenza e la sua velocità. Le sue tattiche di caccia, fra tutti i predatori terrestri conosciuti, è risultato senza alcun dubbio il più astuto, rapido e resistente nell’intera storia del pianeta terrestre.

Walter si congedò da Fredik Larsen, era sconvolto; come poteva un uomo progettare la creazione di un simile mostro proprio con le cellule del proprio figlio, peraltro clonato da se stesso? Avendo conosciuto Magnusson nei suoi ultimi giorni di vita riteneva che quella fosse proprio una illazione del tutto infondata. Ripensò tuttavia alla quartina di Nostradamus e gli vennero subito in mente altri strani riscontri considerando corretta quell’ipotesi.
Quando i venti precederanno per tre volte i cavalieri dell’apocalisse,
Uomo e bestia insieme, si mostreranno dopo lungo errare.
L’illusione della scienza farà grande scandalo,
La fine riunirà speranze e frutti della grande caccia.
Dando per scontato ormai che il 2012 era proprio l’anno in questione, il fatto che “uomo e bestia” si sarebbero mostrati “dopo lungo errare” poteva avere sia significato di una prossima visibilità ufficiale, dopo quarant’anni dalla nascita della chimera, sia che la loro unione in un unico corpo potesse avvenire dopo molto tempo, proprio i novantamila anni che in effetti separavano temporalmente le vite delle cellule del velociraptor da quelle dello scienziato svedese.
Considerando poi le prerogative predatorie del dinosauro, quel riferimento finale alla “grande caccia” gli apparve improvvisamente piuttosto calzante, così come la “illusione della scienza” di voler creare un super-uomo con le caratteristiche aggiuntive di una “bestia”, peraltro appartenente ad una era geologica arcaica.
In quell’ottica anche la “fine” che “riunirà”, poteva avere un significato plausibile, poteva essere la classica chiusura del cerchio, la fine di un percorso temporale ciclico che aveva unito un essere primordiale con un altro di ultima generazione. D’altra parte nelle concezioni neoplatoniche il tempo vedeva tutte le cose seguire un percorso circolare, quindi senza un inizio né una fine, in un susseguirsi incessante e ripetuto.
Pura filosofia, certo, ma come tale proprio materia prima delle profezie di Nostradamus.
Walter si rese conto che il prossimo personaggio che avrebbe dovuto incontrare era proprio quel Ferdinando Mussi, lo zoologo italiano dello staff Magnusson che aveva lanciato una ipotesi tanto fantasiosa.
Per lui aveva pronte anche alcune domande che da tempo gli ronzavano in testa, una delle quali purtroppo sembrava aver avuto già una risposta, proprio in seguito alla supposizione di Mussi riferita da Larsen: Ma quale bestia poteva aver azzannato Magnusson in quel modo orrendo?
Sergio Figuccia

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