Il diritto di disinformazione

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Ecco la verità sul tanto decantato “DIRITTO D’INFORMAZIONE“. Si tratta di un diritto del Popolo Italiano che i media hanno rivoltato come un calzino in loro favore; non è più interpretato come necessità popolare di una corretta e onesta informazione, piuttosto come libera facoltà dei giornalisti di comunicare all’opinione pubblica solo ciò che risulta più utile in termini di audience, magari anche manipolando la verità o manifestandola con modalità ansiogene e teatrali per aumentarne a dismisura il pathos connesso. 

Così per il Popolo Italiano un proprio diritto è stato trasformato deliberatamente in una violenza psicologica da dover subire a ogni visione dei tg, a ogni servizio di approfondimento, a ogni titolone stampato sui giornali. Una pioggia di angoscia, di tensione emotiva, di vero e proprio terrore mediatico che viene diffuso spietatamente sull’intera Nazione da coloro che continuano a violare quel codice deontologico (Testo unico dei doveri del giornalista – Approvato dal Consiglio Nazionale nella riunione del 27 gennaio 2016) cui hanno invece giurato fede. E nessuno interviene in merito, tantomeno i direttori di rete o di testate giornalistiche, anzi sono proprio loro probabilmente a “motivare” e “caricare” certi “giornalastri” (come li chiamo io) nelle loro peggiori performance.

In questi giorni assistiamo così quotidianamente (ma già da due settimane almeno) a certi servizi televisivi melodrammatici ed esorbitanti sui contagi da Covid19 in Italia. Lettori e lettrici dei tg che snocciolano le loro presentazioni dei relativi servizi con quel caratteristico slang enfatico, tanto di moda in tv negli ultimi anni, a base di pause e sospiri fra soggetti, oggetti, predicati verbali, e participi passati, condite da espressioni afflitte “alla faccia” della grammatica italiana che viene straziata sull’altare dell’emotività mediatica. Assistiamo a vere e proprie prestazioni teatrali di pseudo-giornalisti che recitano nelle zone rosse o negli studi televisivi ipocrite pièce drammatiche a uso e consumo degli indici di ascolto, forse senza neanche rendersi conto del panico che seminano nella Popolazione.

E in tutto questo non viene neanche risparmiata la privacy della gente, è di oggi la notizia di una bambina del nord-Italia che ha saputo di essere stata contagiata insieme ai genitori da un articolo della stampa nazionale che ha citato tanto di nome e cognome, coinvolgendo la minore a una forma di “linciaggio verbale” nella comunità e sui social.

Insomma, grazie ai giornalastri il palloncino è diventato una mongolfiera e l’unica vera notizia (il contagio di qualche centinaio di persone nel nostro Paese) si è trasformata in una infinita cronaca dell’Apocalisse.

Il vero virus che gli untori dei media stanno diffondendo è il panico.

 

Sergio Figuccia

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