Il sole digitale dei tuttologi

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Chi stravede per la tecnologia si prepari ad “abbracciare” il futuro prospettato da questa vignetta.

Chi l’avrebbe mai detto, a metà degli anni ’90 del secolo scorso, che nell’inizio del terzo millennio la tecnologia potesse soppiantare a tal punto l’attività umana da potersi paragonare alla stella di un sistema solare i cui pianeti costituiscono l’intera umanità? Tutto infatti gira ormai intorno all’informazione digitale, un vero e proprio sole che illumina certamente, ma carpisce anche una buona parte della nostra energia vitale annullando e rendendo inutile tutta una serie di attività psico-fisiche che fino a oggi hanno distinto l’essere umano da quello animale.

Abbiamo perso da tempo l’intimità e la privacy, ma anche certa manualità, buona parte della creatività, in molti casi anche il lavoro, sempre più affidato alle macchine e ai computer. Si parla sempre più spesso di intelligenza artificiale, ennesimo furto subito dall’uomo, colpito stavolta proprio nella sua dote principale, l’intelligenza appunto, che lo ha da sempre caratterizzato sulla Terra rispetto a tutti gli altri esseri viventi.

La tecnologia, partorita dagli esseri umani, doveva essere nelle intenzioni iniziali solo uno strumento, ma purtroppo, superando abbondantemente quel limite che ne permetteva il controllo, è riuscita a trasformare il suo creatore in un suo schiavo. La stella che brilla nel firmamento informatico tende a bruciare del tutto l’essenza umana, facendola evaporare in una tristissima nuvola di oscuro fumo inerte.

Anche la società viene lentamente distrutta dal suo interno, i rapporti interpersonali sono ridotti in troppi casi a semplici messaggini testuali, resi ancora più insulsi dalla moda, introdotta da un social network in particolare, di limitare a pochi caratteri qualsiasi comunicazione, anche la più complessa; facile immaginare i milioni di cortocircuiti comunicativi fra persone che non si sanno esprimere già a voce, figuriamoci con sintetiche frasi scritte in fretta su un’apparecchiatura lunga pochi centimetri.

L’ignoranza delle masse si maschera da falsa cultura popolare attingendo di continuo, proprio tramite l’alta tecnologia che ne permette il più facile accesso, all’immensa banca dati della rete che costituisce l’intero scibile umano. Quindi la conoscenza, prima circoscritta a determinate fasce sociali (insegnanti, scienziati, studiosi, letterati ecc.), oggi viene vantata da chiunque sia in possesso di un semplice cellulare.

Tutti noi siamo diventati geni, creativi, professori, registi, sapienti, critici, giornalisti, scienziati e dottori in tuttologia, la materia più completa e articolata che mai si sia studiata su questo stranissimo Pianeta. Sappiamo bene che in realtà si tratta di un gigantesco bluff, di una sciocca millanteria che non ha alcun fondamento qualificato nella nostra reale cultura di base, tuttavia ci piace troppo strombazzare al vento, sui social, ma anche nei nostri rapporti interpersonali, tutto quello che possiamo trovare durante le nostre continue consultazioni di Google, di Wikipedia, o magari dei tanti blog che allevano bufale come fossero fattorie della Campania.

Oltre che schiavi della tecnologia, ora siamo diventati anche arroganti e stupidi portatori di presunzione globale.

Sergio Figuccia

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