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Mediocrità e mitomania camminano a braccetto

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Nello scorso mese di giugno il blog “Striscia la Protesta.it” ha pubblicato un breve articolo sul tema dei mitomani che ormai ci ritroviamo in mezzo ai piedi in qualsiasi luogo e circostanza.

L’articolo del 28 giugno u.s., intitolato “I mitomani ci stanno invadendo” (cliccate qui per leggerlo),  propone un’interpretazione del fenomeno estrapolata da un’intervista che l’attore e regista Carlo Verdone ha concesso a “Repubblica.it“.

Verdone li chiama giustamente “cazzari“, e in effetti, riassumendone tutte le possibili sfaccettature, il concetto di mitomania potrebbe essere comunque racchiuso nella principale azione compiuta costantemente da questo genere di individui: “sparare cazzate“.

Il celebre attore ha più volte rappresentato sul grande schermo personaggi del genere, ora vorrei identificarne meglio i “connotati” sociali con una profilazione un po’ più caratterizzante.

Il mitomane (o cazzaro):

  1. Stravolge i fatti, magari anche inconsapevolmente (ma di norma con specifica volontà), modificandone a proprio uso e consumo la reale natura o distorcendone gli effetti, le componenti e il ruolo dei protagonisti al fine di apparire, agli occhi degli altri, il personaggio principale degli eventi e non il mediocre comprimario qual è nella realtà.
  2. Vive una sorta di realtà parallela nella quale, con la fantasia, tende a mascherare la propria estrema mediocrità cercando di apparire, e spesso ci riesce anche, un essere di elevato valore e di grandi capacità.
  3. Ha una cultura approssimativa, basata essenzialmente sulle pur scarne esperienze personali, sul “sentito dire“, e sulle continue ricerche compiute tramite Google e le visite sui siti internet; tuttavia cerca di presentarsi sempre come uomo/donna di grande intelligenza e preparazione, trasformando così il dozzinale nozionismo informatico in un fantasioso patrimonio di conoscenza in realtà del tutto inesistente.
  4. Tende a identificarsi in “modelli” precostituiti di personaggi celebri o di comune frequentazione che attirano la sua attenzione, ma che, una volta emulatane l’essenza, vorrebbe sparissero nel nulla in quanto divenuti, nella sua fantasia, suoi odiati competitor.
  5. Sui social network può presentarsi in due modalità estremamente diverse: o muto “osservatore” non partecipante, ottenendo così elementi “utili alla propria conoscenza” passiva, indotta dalle storie di vita altrui, senza rischiare possibili magre figure nel confronto con gli altri utenti; o esaltato esibizionista che sgrana continuamente insulse “perle di saggezza” piene di retorica e pseudo-raziocinio, possibilmente “estrapolate” dai post di amici e conoscenti vari.
  6. Non ha alcun rispetto per il prossimo, anche se finge ipocritamente di mostrarlo solo verso chi gli fa più comodo.
  7. Cerca sempre di far sue le esperienze degli altri, ma non nel senso di approfondimento della conoscenza, piuttosto nella possibilità di vantare come propria qualcosa che l’ha visto solo banale comprimario  e non principale realizzatore.
  8. Tende inevitabilmente all’autoreferenzialità e all’autoglorificazione parlando solo di se stesso, delle proprie esperienze e vantando “successi” in qualsiasi campo, anche se in realtà fa una vita più che mediocre; disconosce però, con cieca caparbietà, tutto ciò che di positivo e valido possa essere stato realizzato da chi gli sta attorno perché vede in ogni affermazione degli altri una propria personale sconfitta.
  9. Scientificamente è stato provato che la mitomania può assumere carattere patologico nelle personalità maggiormente coinvolte in questa devianza (pseudologia fantastica).
  10. Spesso la causa di quest’aberrazione è da ricercare in traumi giovanili derivanti da piccoli insuccessi malamente interpretati come gravi fallimenti. La reazione può portare dunque o a immaginare per sé una vita solo di vittorie e consensi, anche dove non ce ne sono proprio, (fino ad arrivare al “titanismo) oppure, in alternativa, a forme depressive di vario livello. In quest’ultimo caso quindi la mitomania può essere considerata un atteggiamento auto-protettivo alternativo alla depressione; come dire: meglio esaltati che avviliti.

 

Sergio Figuccia

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