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Quando la banca sarà gestita solo dai computer

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Unicredit ha chiuso il primo semestre di quest’anno con utili netti di circa 1,9 miliardi di euro (leggere un articolo relativo cliccando qui). Tuttavia le fuoriuscite del personale proseguono incessantemente (3.900 prepensionamenti già concordati con i Sindacati entro il 2018).
Ci si chiede dunque: perché nonostante gli ottimi risultati raggiunti le aziende (Unicredit non è certo l’unica a farlo) continuino in Italia a “liberarsi” in tutti i modi possibili di dipendenti svuotando posti di lavoro a migliaia?

La crisi e le necessità fiscali, almeno negli ultimi tempi, appaiono sempre più degli alibi inconsistenti.

Da una decina d’anni i management delle aziende più grandi seguono tutti la “moda” del settore, quella di trattare a “pesci in faccia” il personale interno (non direttivo ovviamente, quello si continua a strapagarlo senza alcun criterio oggettivo) in quanto ritenuto una sorta di “palla al piede” per la crescita dei ricavi.

Ufficialmente descrivono le risorse umane come il fiore all’occhiello e il vero valore aggiunto delle relative società, ma in realtà, dietro le quinte, fanno di tutto per accollare alla classe impiegatiziale colpe degli eccessivi costi del lavoro, senza però immettere in questa schizofrenica valutazione le retribuzioni faraoniche di certi manager (magari anche inutili o comunque supervalutati); ne conseguono gli esuberi a tempesta, gli esodi biblici e lo sdegno crescente dei lavoratori degli interi settori di appartenenza.

Dietro tutto questo, almeno nel settore creditizio, c’è anche la folle smania di digitalizzare tutto quanto delegando i clienti a “operare” da soli da casa tramite computer. Questa strategia non solo è configurabile come un’utopia gestionale, ma potrebbe anche rendere inaffidabile l’intero comparto bancario.

Gli utili sbandierati da Unicredit non sono stati di certo raggiunti in regime di totale “digitalibilidilizzazione” (direbbe Raul Cremona quando imita il Mago Silvan) ma da un’azienda che conta ancora una forza lavoro di oltre 110.000 posti a tempo pieno.

Ai posteri l’ardua sentenza e ai “posteriori” l’incarico di ricevere tutte le possibili fregature, per clienti e dipendenti, che quest’idea di smantellamento globale potrebbe causare a lungo termine.

Al riguardo segnalo gli enormi rischi cui l’intera nostra civiltà potrebbe andare incontro dando eccessiva “carta bianca” ai computer e cedendo loro tutte le attività umane compresa l’economia; per farlo riporto di seguito un articolo del “Messaggero.it” (cliccare qui per leggerlo) nel quale si comunica l’interruzione di un esperimento iniziato dagli analisti di Facebook una volta accertato che due computer si erano messi a discutere da soli in una lingua sconosciuta, estraniando di fatto l’elemento umano dalla loro misteriosissima conversazione.

Troppa tecnologia non migliora la vita umana, piuttosto tende a ucciderla.

 

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Sergio Figuccia

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