Caccia alla Chimera – CAPITOLO 8

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Mastrelli aveva deciso di non rientrare più negli studi, almeno per quella sera.

Quell’osceno festeggiare per un successo televisivo, derivato dalla comunicazione in diretta della fine violenta di un uomo, gli dava il voltastomaco e io me ne vergognai nel momento stesso in cui vidi Walter uscire lentamente dal set televisivo, senza dare neanche un’occhiata verso l’alto alla mia sala regia, verso la quale invece aveva sempre lanciato ampi saluti amichevoli ad ogni fine registrazione.

Nonostante i notevoli miglioramenti etico-professionali apportati negli anni al sistema televisivo mondiale, la continua concorrenza fra le reti satellitari, via cavo, e la forte rivalità fra i TG white e black all’interno di ciascuna compagnia, aveva permesso il permanere, anche nel 2012, di certa cinica immoralità nel trattamento e nella diffusione delle notizie di cronaca nera, un tipico retaggio delle “TV spazzatura” di fine millennio e di inizio secolo; sufficiente ricordare al riguardo certe dirette televisive del 2001 durante la “Guerra del Golfo” in Iraq.
Vecchi colleghi mi avevano raccontato alcune incredibili sceneggiate televisive adottate nei notiziari e nei programmi giornalistici per catturare il più possibile l’attenzione degli spettatori a danno delle altre televisioni; chi più osava nell’elaborare drammaticamente le terribili note di cronaca, più veniva ripagato dal sistema di valutazione degli ascolti.
Non si stendeva alcun velo pietoso sulle vittime, anzi! Si faceva il possibile per evidenziare i particolari più efferati dei delitti, per mandare in onda le immagini più cruente… il sangue versato negli omicidi, nelle stragi e nelle guerre, sia esse civili, fratricide o repressive, veniva ulteriormente sparso ai quattro venti dalle televisioni e dalla stampa.
Il diritto di cronaca era diventato l’alibi di certo giornalismo d’assalto per fare carriera, per sviluppare audience d’eccellenza. Tutto quello che poteva essere comunque comunicato entro i corretti limiti della decenza veniva invece sputtanato impietosamente in qualsiasi fascia oraria a qualsiasi spettatore. Lo slogan era “per non dimenticare”… ed in effetti quelle immagini terribili come potevano essere dimenticate? Quei particolari, tanto orribili quanto inutili da divulgare, come potevano passare inosservati? Che importanza poteva avere se dinanzi le TV venivano sottoposti a shock visivo migliaia e migliaia di bambini o di incolpevoli anziani?
Si procedeva con la violenza della violenza, con gratuita ferocia asservita al potere dei media.
La crudeltà descritta finiva con il risultare comparabile a quella adottata nel descriverla.
Poi, fortunatamente, nel febbraio 2012 subentrò il “codice Roosby”, che stabilì per tutte le compagnie televisive mondiali, e per la stampa internazionale, precise regole etiche nella gestione dei palinsesti TV, nelle organizzazioni di spettacoli teatrali e cinematografici, e nella diffusione delle notizie di cronaca. Non fu una restaurazione della censura, come lamentarono molti addetti del settore, ma l’istituzione di un corretto strumento operativo che avrebbe eliminato per sempre, e su scala planetaria, certi abusi speculativi di violenza mediatica, tutelando la sensibilità di buona parte degli spettatori.
Fu proprio in quell’occasione che vennero avviati i TG black e i TG white.
Ma purtroppo, nonostante i rinnovamenti, la moralizzazione e l’invenzione di uno straordinario apparecchio elettronico che avrebbe permesso ad ogni emittente di calcolare autonomamente i propri ascolti senza sottomettersi alle società esterne di riscontri statistici, spesso anche corrotte, ogni tanto si tornava a speculare biecamente sulla sacralità della vita umana per fini di supremazia mediatica globale o di leadership all’interno di una stessa azienda.
Prima di quel giorno non avevo mai assistito o aderito a simili celebrazioni di cinismo, e la cosa che mi faceva più male era che quella volta proprio io ero risultato fra i protagonisti.
Walter, doppiamente frustrato, si era rifugiato nel bar di fronte al gigantesco edificio di YouGlobe, dopo qualche minuto lo raggiunse Cinzia ansimante.
– Gioia! Ma cosa ti è successo? Non ti ho mai visto tanto contrariato! Hai lasciato tutti senza neanche un saluto…
– E tu perché hai recitato la parte della grande “professionista” proprio con una notizia simile?
Cinzia si rabbuiò in volto, rimase a fissare il suo uomo occhi negli occhi per qualche secondo, poi allontanò un’altra sedia dal tavolino che Walter aveva occupato da qualche minuto e si accomodò accanto a lui.
– Ho la sensazione che tu abbia scambiato la mia sincera sorpresa con un espediente per ottenere maggiore attenzione. Ho sempre considerato questo genere di mezzucci al pari di meschinità per arrivisti, non è certo roba per me. L’istinto mi ha fatto leggere quelle righe in modo da condividere lo stupore con te e con chi mi stava guardando, come se tutta quella gente fosse presente in sala di fronte al nostro tavolo … niente di più, ti prego di credermi, non sono così falsa.
Walter comprese subito l’errore nella sua chiave di lettura dell’episodio, quando finì tutta la storia mi rivelò di essersi sentito un verme per aver paragonato la sua compagna a qualche altra odiosa collega carrierista.
Ma l’evento l’aveva colpito alla sprovvista e la rabbia l’aveva accecato facendogli interpretare male una reazione che invece era del tutto naturale.
In silenzio le prese la mano e se la portò alla bocca baciandone dolcemente il dorso.
– Ti prego di perdonarmi. Ho passato un brutto momento … non so perché ma mi ero un po’ affezionato a quell’uomo e alla sua storia. Non condividevo affatto la sua iniziativa scientifica, ma in qualche modo mi affascinava il suo pensiero, l’amore che aveva messo in quell’esperimento e che aveva provato per quel bambino… speravo di incontrarlo di nuovo…e invece!
–  E ora che intendi fare?
– Devo assolutamente tornare a Stoccolma, interrogare gli infermieri, chiedere notizie alla Polizia locale per capirci qualcosa in più… ma soprattutto devo riprendere a cercare le tracce della chimera, Magnusson mi aveva dato l’elenco di tutti i suoi collaboratori di quarant’anni fa e i luoghi dove potrei trovarli oggi. Ricordi? Ne abbiamo parlato l’altro giorno quando mi hai chiesto l’elenco dei nomi. Penso di ricominciare da questo, nella speranza che nel frattempo vengano chiarite le modalità di questo assurdo omicidio.
–  Ma quale animale potrebbe uccidere in quel modo? Perché da quello che c’era scritto nel comunicato solo di un animale si può trattare! Non credi?
–   Già! Un animale … una bestia feroce o … o una sua componente, mah!
–   Cosa vuoi dire?
–  Non so … ho una mezza idea … ma potrei anche sbagliarmi ed essere completamente fuori strada … vedremo.

Dopo appena dodici ore da quel maledetto comunicato in diretta TV Walter era già sull’aereo per Stoccolma.
Per proseguire la trasmissione era stato concordato fra lui, Cinzia e la direzione di YouGlobe una formula alternativa che prevedeva una prima parte gestita da lei che sul finale avrebbe però dialogato con lui via satellite, in diretta da Stoccolma, per gli ultimi eventuali aggiornamenti.
Walter, prima di attingere notizie sui vecchi collaboratori di Magnusson, e in particolare su quel Kurt Polasacra che sembrava essere l’unico informato sui segreti più reconditi di quella storia, aveva deciso di prendere contatto con la competente Centrale di Polizia per venire a conoscenza di eventuali novità emerse nel corso delle prime indagini sull’omicidio.
Un agente si incaricò di dargli qualche dritta solo grazie alla disponibilità di un suo superiore che, conoscendo bene il programma televisivo, si era convinto del valore della investigazione privata di Mastrelli.
Gli fu così accennato qualcosa sulle strane circostanze di quello che appariva come un vero e proprio delitto, anche se la cosiddetta arma restava avvolta nel mistero. L’agente gli consegnò anche una delle foto scattate dalla “scientifica” sulla scena del delitto.
Era un’immagine orrenda che trasmessa in TV sarebbe risultata di certo uno scoop per la trasmissione di YouGlobe, ma avrebbe violato il codice Roosby. Così Walter si limitò a conservarla.
Si appuntò inoltre su un block notes i dati principali forniti dalla polizia:
a)      La stanza, o scena del delitto come viene chiamata in gergo, era stata trovata intatta, fatta esclusione del letto dove giaceva la vittima.
b)      Il corpo a prima vista presentava solo quell’enorme morso al centro dell’addome, per il resto non aveva alcun segno di ulteriore violenza; occorreva comunque attendere gli esiti dell’autopsia.
c)      La stanza era vigilata dall’esterno dai paramedici di turno, e nessuno di notte aveva sentito rumori sospetti.
d)    La Polizia inizialmente aveva ipotizzato l’attacco di una grossa bestia feroce come un orso, una tigre, un leone o qualcosa del genere. Ma per quanto le tracce fossero tanto profonde e vistose, l’attribuzione delle stesse ad un animale ben preciso sembrava alquanto difficoltosa. I denti dovevano essere di una grandezza veramente spropositata e l’apertura della mascella tanto grande da far impallidire qualsiasi essere terrestre, per quanto di stazza extralarge. Forse solo qualche grosso abitante dei fondali oceanici, come un’orca assassina o uno squalo bianco avrebbe potuto divorare praticamente tutta la parte centrale del corpo di Magnusson, ma anche in tale circostanza il morso non sarebbe stato unico, né tanto ampio, a parte la ovvia impossibilità che un animale marino così grande potesse trovarsi “di passaggio” in una camera da letto a duecento chilometri dalla costa.
Non avendo alcuna cognizione di carattere scientifico in merito alla possibile interpretazione delle impronte dentali e relativamente alla effettiva causa della morte, Walter stabilì di attendere gli esiti dell’esame autoptico, e di approfondire nel frattempo le ricerche sui collaboratori del defunto scienziato.
Sergio Figuccia

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