Attenzione ai falsi mecenati del XXI secolo!

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Tutti noi dobbiamo metabolizzare un concetto che non fa certo piacere, ma che tuttavia risulta più che mai radicato specialmente nella società occidentale.

Da molto tempo ormai non esiste più la figura di chi riconosce, aiuta e sostiene un artista, in qualsiasi campo egli possa operare, senza pretenderne un immediato ritorno in termini economici o d’immagine.
Diversi secoli fa esistevano i cosiddetti “mecenati”, personaggi di elevata estrazione sociale che, con grande generosità, proteggevano e promuovevano autori che altrimenti sarebbero rimasti in ombra o, ancora peggio, avrebbero dovuto fare scelte diverse da quella artistica per poter sbarcare il lunario, rinunciando così del tutto all’attività più gradita, se non alla maggiore passione della loro vita. 

Oggi invece nessuno “fa niente per niente”, non dobbiamo illuderci: chi si presenta a voi in qualità di mercante, promotore artistico e, purtroppo, spesso anche come critico specializzato, in effetti ha già intravisto l’opportunità di fare business sul vostro portafoglio.
Tranne qualche onesto gallerista e poche ma serie associazioni culturali, operanti sul territorio, che rappresentano in ogni caso gruppi d’aggregazione di autori che riescono a curare i propri interessi e la propria visibilità con piccoli impegni economici annui e sotto l’insegna dell’associativismo, tutte le altre iniziative sono progettate solo allo scopo di racimolare soldi a scapito di ignari autori, completamente all’oscuro di quanto nascosto dietro certe “macchine” organizzative che appaiono all’esterno, ma senza esserlo assolutamente, alquanto professionali e rodate e pertanto affidabili.

Si tratta di organismi composti da pochissime persone, spesso con un critico d’arte, conosciutissimo dalla massa popolare che, nel caso, viene tuttavia impiegato come testimonial della manifestazione, non certo come curatore. Ovviamente l’interesse dei responsabili è quello di racimolare il massimo possibile in termini di iscrizioni (quasi sempre carissime e di poco inferiori ai 1.000 euro), senza alcuna attenzione alla qualità artistica proposta al pubblico.

Purtroppo ci cadono in tanti, e più “pesci” abboccano più si arricchiscono i “pescatori”.
Dietro le quinte si raccolgono i contributi espositivi, non si incentivano di certo le vendite nè si promuovo nuovi talenti.
Infatti, considerata la reale finalità dell’iniziativa e i veri beneficiari della stessa, risulta più conveniente piazzare più tele sulle pareti che non tentare di venderle.

Queste mostre-mercato, che forse sarebbe meglio chiamare “mostruosi-mercati”, si stanno diffondendo in tutta Italia senza soluzione di continuità e spesso con l’affascinante etichetta di “biennale”, un ulteriore espediente autoreferenziale che induce all’iscrizione molti artisti alla disperata ricerca di visibilità.

Amici, attenzione! “Mala tempora currunt”.

Sergio Figuccia

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